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Seduta del 20/12/2005


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Audizione dell'agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET), Paolo Basile Giannini.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione dell'agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET), Paolo Basile Giannini.
L'ingegner Basile illustrerà alla Commissione le specifiche metodiche nel trattamento e nella gestione dei rifiuti con la produzione di energia realizzate dalla medesima azienda. Le tematiche afferenti ai sistemi di gassificazione e termovalorizzazione dei rifiuti assumono un particolare interesse nel quadro del sistema di completamento del ciclo dei rifiuti.
Nel rivolgere un saluto e un ringraziamento all'ingegner Basile per la disponibilità manifestata, gli do subito la parola, riservando eventuali domande ai colleghi della Commissione in esito al suo intervento.

PAOLO BASILE GIANNINI, Agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET). Mi appresto a relazionare su un impianto di gassificazione studiato per quindici anni, che consiste in camere di combustione primaria (dove vengono immessi direttamente i rifiuti di qualunque natura, purché non esplosivi o radioattivi), una camera di miscelazione del gas prodotto dal processo di gassificazione e una camera secondaria di combustione, in cui i gas vengono bruciati a seguito di un arricchimento di ossigeno.
Le camere di gassificazione possono essere più di una e possono contenere quantitativi variabili di rifiuti tal quali - dalle 20 alle 50 tonnellate - e sono modulabili, cioè ve ne possono essere diverse per lo stesso impianto, alcune delle quali possono funzionare e altre restare ferme. Nelle camere vi è un fondo grigliato su cui si depositano i materiali di natura non organica. Al di sotto della griglia invece si raccolgono le ceneri o gli inerti che possono sempre essere presenti nei rifiuti.
La gassificazione dei prodotti organici, vale a dire di tutti i rifiuti che vi inseriamo - parlo di qualunque genere di rifiuto, anche di copertoni delle auto e di ecoballe - avviene con il seguente processo. Dopo che una camera di gassificazione è stata caricata con i rifiuti, si chiude automaticamente ed ermeticamente e si controlla il quantitativo di ossigeno presente, in quanto il processo richiede una presenza ridotta di ossigeno per evitare la combustione. A questo punto, si immette una fiammella al di sopra dei rifiuti per raggiungere


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una temperatura intorno ai 750 gradi fahrenheit, circa 350 gradi centigradi, che consente la conversione di qualunque tipo di rifiuto (liquido o solido) in gas, ma abbastanza bassa da non consentire la liquefazione di prodotti ferrosi o di altro genere.

PRESIDENTE. E le diossine?

PAOLO BASILE GIANNINI, Agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET). Se è presente un notevole quantitativo di plastica, si sviluppano anche le diossine e i furani. Questo gas, ricco anche di gas nocivi, viene immesso in un canale di miscelazione, in cui avvengono un primo arricchimento di ossigeno e allo stesso tempo delle turbolenze per miscelare meglio le varie componenti. Successivamente il gas passa in una seconda camera, la cosiddetta camera di combustione secondaria, dove si verificano un'ulteriore turbolenza e miscelazione, in quanto migliore è la miscelazione, migliore è la combustione del gas. Mediante i bruciatori, le cosiddette fiamme pilota, si incendia il gas, sviluppando una temperatura intorno ai 1.100-1.200 gradi centigradi. A questa temperatura la diossina e i furani sono completamente distrutti - la temperatura media per distruggerli è di 900 gradi - e non sussistono più nemmeno eventuali elementi patogeni, quindi possiamo immettervi anche i rifiuti ospedalieri. A quelle temperature dunque non c'è più alcun pericolo.
Il fumo che si sviluppa può avere due sbocchi. Il primo è l'invio diretto in atmosfera. Ho qui con me i rilievi dell'EPA sulle emissioni in atmosfera e sulle ceneri: praticamente vi sarebbero solo del CO2 e del vapore acqueo. Dai controlli effettuati dall'EPA, confrontati con le tabelle degli standard europei - in alcuni casi ancora più rigidi, ma che se si sono avvicinati a seguito dell'aggiornamento degli standard dell'EPA - abbiamo riscontrato che ci si mantiene molto al di sotto di questi valori. L'altra soluzione consiste nell'inviare i fumi, molto caldi, in un boiler per produrre vapore acqueo (la nostra società collabora con la General Electric). Il vapore viene inviato in una turbina a vapore che aziona una centrale elettrica, con uno sviluppo notevole di energia elettrica. A questo punto, i fumi che hanno investito il boiler si sono raffreddati, passando da circa 1.200 gradi - a seconda del potere calorifico dei rifiuti - a 400 gradi, e vengono diretti verso degli scrubber, dei filtri a base di calce viva. Al loro interno infatti potrebbe esserci un surplus di cloro che, a contatto con l'aria, potrebbe produrre acido cloridrico. Per eliminare l'eventuale presenza di cloro, si ricorre agli scrubber e pertanto nell'atmosfera non viene immesso neanche più il cloro ma vengono liberate solo il vapore acqueo e l'anidride carbonica.
La potenzialità degli impianti può essere varia: normalmente è preferibile orientarsi su impianti di 200-600 tonnellate giornaliere. Faccio presente che un impianto da 200 tonnellate al giorno produce un'energia da fonte alternativa pari a circa 6 megawatt, con costi di gestione molti ridotti, un grande vantaggio in quanto consente di abbattere notevolmente gli importi dei conferimenti da parte delle amministrazioni pubbliche. Allo stesso tempo, l'impianto può gestire anche soltanto i sovvalli della raccolta differenziata, laddove si volesse recuperare del materiale. Ad esempio, la carta è un prodotto che viene molto apprezzato.

PRESIDENTE. Ingegnere, mi perdoni se la interrompo, ma più o meno ci siamo fatti un'idea.
Le rivolgo due domande. La prima: dove si trova l'impianto?

PAOLO BASILE GIANNINI, Agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET). Questi impianti sono operativi da un anno e mezzo o due e si trovano in Alaska. Stando alle ultime notizie che ho ricevuto, si diffonderanno anche in Svizzera. Si trovano in Alaska perché lì il discorso delle discariche non era assolutamente praticabile e quindi hanno condotto sperimentazioni per anni, realizzando impianti per smaltire i rifiuti.


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PRESIDENTE. Ingegnere, rispetto a questi impianti vengono sollevate due criticità: la difficile maneggevolezza per tecnologie tutto sommato non ancora mature e il fatto che siano adattabili solo a piccole comunità.

PAOLO BASILE GIANNINI, Agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET). Possono essere adattabili a piccole e a grandi comunità: si tratta di impianti che possono andare da 30-40 fino a 2.500 tonnellate al giorno.
Lo ripeto, noi siamo dell'avviso - ma si tratta di scelte politiche e strategiche - che ormai dopo molti anni di studi sia una tecnologia molto apprezzata, che infatti si sta cercando di applicare anche in altre parti del mondo, sperimentata e sicura.

PRESIDENTE. Ne ha parlato con il Ministero dell'ambiente?

PAOLO BASILE GIANNINI, Agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET). Sì, in particolare con la direzione rifiuti, che ha condiviso questo tipo di impianti, ammessi dalla Comunità europea con l'ultima direttiva recepita dal Governo italiano. Si tratta di un impianto che non inquina e costa molto meno di qualunque altro.

DONATO PIGLIONICA. Qual è il costo di realizzazione di un impianto dalle 200-300 tonnellate al giorno?

PAOLO BASILE GIANNINI, Agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET). Un impianto WG/TO completo di centrale elettrica da 200 tonnellate/g costa circa 12 milioni di dollari, mentre uno da 300 tonnellate ne costa circa 19.

PRESIDENTE. Sembra poco. Dico sempre «sembra» perché sono ignorante in materia.

DONATO PIGLIONICA. Non sembra, è poco se si considera che un impianto di termovalorizzazione costa tra i 200 e i 300 miliardi.

PAOLO BASILE GIANNINI, Agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET). Sono dati ufficiali, confermati dalla società madre.

DONATO PIGLIONICA. Facevo un rapido conto: 200 tonnellate dovrebbero servire una comunità di circa 300 mila persone, a fronte di un 50 per cento di raccolta differenziata.

PRESIDENTE. Ad occhio e croce.

PAOLO BASILE GIANNINI, Agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET). Normalmente calcoliamo che si ha un consumo di circa un chilo e quattrocento grammi pro capite. L'impianto può funzionare anche senza raccolta differenziata.
Mi sono interessato anche del problema del casertano, dove ci sono molti bufali e non si sa come smaltire questi rifiuti: per una certa percentuale è possibile trattarli con questo impianto, però non possiamo inserire solo deiezioni: insieme ad esse, ad esempio, possiamo mettere le plastiche dei campi.

PRESIDENTE. Odori?

PAOLO BASILE GIANNINI, Agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET). Nessuno. Appena i camion scaricano i rifiuti all'interno della parte primaria dell'impianto, il tutto viene chiuso ermeticamente e comincia il processo di gassificazione.

PRESIDENTE. Se non ci sono altre sollecitazioni, mi permetterei di ringraziare l'ingegnere per le utili indicazioni che ci sono state offerte, che ovviamente per noi sono elementi essenziali per le necessarie valutazioni che questa Commissione farà per offrirle a quanti devono assumere importanti scelte circa il ciclo integrato dei rifiuti.
La ringrazio e le auguro buona giornata.


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PAOLO BASILE GIANNINI, Agente per l'Italia della società International Environmental Technology (IET). Se permette, le lascio la documentazione; in una copia vi è l'estratto del brevetto mondiale. Resto a disposizione per qualunque chiarimento.

PRESIDENTE. La acquisiamo con piacere. Nel ringraziarla ancora per il suo contributo e per i documenti trasmessi, dichiaro conclusa l'audizione.

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