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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di rappresentanti dei comitati cittadini di Acerra.
Ricordo che, secondo quanto concordato in sede di programmazione dei lavori dall'ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, la Commissione intende oggi affrontare la questione inerente alla vicenda che preoccupa l'intera comunità locale relativa alla localizzazione dell'impianto di termovalorizzazione dei rifiuti nel territorio del comune di Acerra.
Ricordo altresì che i rappresentanti dei comitati cittadini di Acerra sono stati già ascoltati dalla Commissione su tale vicenda anche nel corso della missione in Campania lo scorso 12 luglio.
Nel rivolgere un saluto ed un ringraziamento per la disponibilità manifesta, do subito la parola a Giovanni La Montagna, riservando eventuali domande dei colleghi della Commissione al termine del suo intervento.
GIOVANNI LA MONTAGNA, Rappresentante del comitato cittadino contro l'inceneritore. A nome del presidio voglio innanzitutto ringraziare la Commissione perché è la seconda volta che sente la necessità di sentire quanto sta avvenendo sul territorio di Acerra. La volta precedente abbiamo presentato un voluminoso dossier al quale ci rifacciamo integralmente, mentre per la seduta odierna abbiamo predisposto un'ulteriore documentazione - ad integrazione delle perplessità mostrate rispetto alla scelta della localizzazione del termovalorizzatore ad Acerra - che consegniamo al presidente e che chiediamo di acquisire agli atti della Commissione.
GIOVANNI LA MONTAGNA, Rappresentante del comitato cittadino contro l'inceneritore. Come è noto, da anni ci battiamo contro l'incenerimento dei rifiuti e contro l'inceneritore progettato sul territorio di Acerra. Le perplessità che abbiamo manifestato sono chiare da tempo e non nascono all'improvviso, essendo il frutto di una mobilitazione che è cresciuta con il trascorrere del tempo in città, che non è soltanto la mobilitazione di una parte ma è il risultato di anni di lavoro, che ormai ci vede insieme anche sul sito dove dovrebbe sorgere l'impianto. Quel sito è diventato un laboratorio per costruire una nuova idea di sviluppo del nostro territorio e della nostra area, un'area già gravemente ammalata. Per questo ci riportiamo a tutti i dati sicuramente a conoscenza della Commissione.
Vogliamo però fare una serie di riflessioni ulteriori. Ci sembra chiaro innanzitutto che è l'intero piano di smaltimento dei rifiuti progettato in Campania a segnare il passo e a dover essere rivisitato. È inconcepibile andare avanti a tutti i costi senza rendersi conto di come nei fatti questo piano purtroppo non dia segnali di efficacia già oggi. Tutte le criticità ambientali presenti nel mese di luglio e che sono state evidenziate nel corso di questi mesi non soltanto non sono state affrontate (e neanche sono state avviate opere di bonifica), ma si sono addirittura aggravate.
Infatti, l'ultimo studio svolto dall'ENEA fa riferimento a tali criticità, che possono sintetizzarsi nella presenza di diossina su
vasta area del territorio di Acerra proveniente da fonti ad oggi non ancora individuate; nell'inquinamento delle falde e del suolo da diverse sostanze tossiche; nell'inquinamento dell'aria da traffico veicolare.
Partendo proprio dalla critica del piano di smaltimento dei rifiuti, muoviamo un'osservazione sulla localizzazione degli impianti, concentrati tutti nella stessa area e troppo vicini tra loro. A Giugliano, a Caivano, a Tufino, gli impianti di CDR; ad Acerra l'impianto di termovalorizzazione. Quattro impianti a pochi chilometri in linea d'aria l'uno dall'altro, che dovranno trattare i rifiuti di tutta la provincia di Napoli, pari a circa 4.500 tonnellate al giorno! E tutto ciò ispirato, a nostro modesto avviso, da una filosofia di fondo che non privilegia affatto la salute dei cittadini e la tutela ambientale, come si evince in particolare - lo vogliamo sottolineare ad ulteriore integrazione del voluminoso dossier presentato a luglio - dalla gara, espletata nel 1998, che valorizza il prezzo che l'aggiudicatario si impegna a praticare per il rifiuto conferito, piuttosto che il merito tecnico di impresa ed il valore tecnico delle opere. Aggiudicataria è infatti la concorrente che quanto al valore tecnico delle opere raggiunge un punteggio di 4,2 decimi, a fronte dell'altra concorrente, che aveva ottenuto 8,6 decimi.
Altra particolarità che fa capire la filosofia del piano, che non ci convince, è il dimensionamento degli impianti che, relativamente ai termovalorizzatori, andavano progettati e realizzati considerandoli quali terminali di un piano integrato che prevedesse riduzione, riuso, raccolta differenziata, riciclaggio ed altre modalità di trattamento dei rifiuti, e quindi solo per la parte residuale di questi, mentre si desume - a tale riguardo abbiamo allegato una documentazione - che tali dati prescindono dalla raccolta differenziata e addirittura che l'impianto potrà bruciare qualsiasi tipo di rifiuto e perciò non solo il CDR, come dovrebbe essere per legge.
È allora evidente che si punta ad incenerire tutto ed il più in fretta possibile, anche perché (è questo un ulteriore elemento che sottoponiamo alla Commissione) l'affare che è dietro questo piano di smaltimento - ci sia consentito dirlo - è quello della tariffa di cessione dell'energia, il cosiddetto CIP6. Anche su questo produciamo una serie di osservazioni; è assurdo che la gara si sia espletata tenendo conto soltanto della tariffa di cessione del rifiuto e poi alla fine nel contratto compaia all'improvviso la tariffa relativa alla cessione di energia. È ovvio allora che lo stato della raccolta differenziata nella regione Campania, con questo tipo di impianti, è destinata a segnare un ulteriore decremento rispetto al 10 per cento prospettato. Nell'ultima riunione del consiglio regionale il commissario Bassolino, che ha dato una serie di informazioni, non ha fornito - a differenza del mese di maggio 2002 - alcuna percentuale della raccolta differenziata, non ha indicato alcun valore attuale, e questo ci preoccupa notevolmente.
È lo stesso sistema di produzione del CDR, dunque, che si sta attestando su livelli di scarsa qualità e fattura che, a detta degli esperti e stando alle denunce fatte in questi giorni, non fa altro che alimentare ulteriori preoccupazioni circa il momentaneo stoccaggio ed il futuro smaltimento o incenerimento.
Non vanno inoltre tralasciate le preoccupazioni - che sono chiare alla Commissione - relative agli interessi delle organizzazioni criminali nello specifico settore della raccolta dei rifiuti. Il fatto che l'allocazione sul territorio acerrano sia stata decisa dalla ditta vincitrice dell'appalto e non dagli organismi democraticamente eletti per il governo del territorio ci preoccupa, e ci stupisce soprattutto il fatto che solo in data 29 gennaio 2002 la ditta affidataria abbia comunicato alla struttura commissariale di aver stipulato gli atti definitivi d'acquisto dei suoli destinati alla realizzazione degli impianti. Ci sorge il dubbio che non abbia ancora acquisito tutti gli impianti perché addirittura nella stessa area dove dovrebbe sorgere il termovalorizzazione dovrebbe sorgere anche un'area di stoccaggio del CDR.
Il parere della commissione VIA rappresenta un altro forte elemento di criticità
che abbiamo evidenziato anche nel corso della precedente audizione, perché essendo datato 20 dicembre 1999 non tiene affatto conto delle sofferenze riscontrate in momenti successivi e quindi dei dati che oggi sono certi, e già di per sé non era positivo; parla infatti di una tecnologia non particolarmente innovativa. Non dimentichiamo che l'insediamento cade a ridosso del centro urbano ed in un'area ad alto rischio di incidente, perché inclusa nell'inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti ai sensi dell'articolo 15, comma 4, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, relativo al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose. Inoltre, l'impianto dovrebbe essere costruito addirittura in adiacenza dello stabilimento chimico della Montefibre, con l'evidente probabilità di un effetto domino e con danni incalcolabili per l'ambiente e per la salute umana, in caso di incidente.
L'insediamento quindi si realizza in una zona ad altissimo rischio sia per la salute sia per l'ambiente, ampiamente documentato da indagini svolte dagli organismi pubblici (ci richiamiamo al dossier presentato), né ad oggi è stato effettuato alcun intervento di risanamento atto ad eliminare e/o mitigare tali sofferenze. la costruzione dell'inceneritore, sulla scorta dei dati scientifici pubblicati su riviste internazionali di medicina, allarma la popolazione per i consequenziali inevitabili rischi per la salute umana. La costruzione dell'inceneritore comporta ulteriori rischi ambientali relativi al trasporto del CDR (come, da dove e per dove arriverà; ad Acerra è previsto anche lo stoccaggio), all'emissione dei fumi nell'atmosfera, all'utilizzo e riciclo o dispersione delle acque, né tanto meno ad oggi, nonostante l'audizione del mese di luglio, ci è stato chiarito con quali tecniche sarà effettuato lo smaltimento delle ceneri tossiche finali, in quale quantità e dove saranno occultate.
La costruzione dell'inceneritore comporta il definitivo collasso dell'agricoltura, già in crisi per l'assenza di una pianificazione e prospettiva credibile. Basti segnalare che l'agricoltore acerrano che produceva ed esportava in tutto il mondo i prodotti della propria terra (pomodori, patate, carciofi) dovrà rinunciare alla propria attività o accontentarsi di sopravvivere. Infatti, come risulta dall'allegato disciplinare tecnico di una delle imprese che produce patate e che è affermata sul mercato, allegato al dossier, al fine di evitare insuccessi economici, per coltivare prodotti di alta qualità e restare sul mercato, prima di realizzare la coltura è richiesta la conoscenza dei valori pedoclimatici che influenzano il ciclo vegetativo della coltura e le caratteristiche del terreno dell'area interessata, compresa «la valutazione dell'impatto ambientale con possibili sorgenti di inquinamento tra le quali arterie stradali di grande importanza, discariche ed inceneritori». In assenza di raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio, al riuso, alla riduzione dei rifiuti, nonché di insediamenti industriali rispettosi dell'ambiente e della salute, la costruzione dell'inceneritore comporta un ulteriore aumento della disoccupazione e va ad aggiungersi al degrado del centro storico ed all'avanzata della grande distribuzione, pregiudicando ulteriormente gli interessi dei commercianti.
Queste preoccupazioni richiedevano un progetto che indicasse chiaramente la soluzione ai quesiti posti. Ebbene, queste stesse ragioni, cui non può replicarsi promettendo interventi che - lo sottolineiamo - richiedono tempi lunghi di realizzazione o semplici studi di monitoraggio e bonifica del territorio, impongono nell'immediato, a nostro parere, la moratoria del piano regionale di smaltimento dei RSU con riguardo quantomeno all'ordinanza commissariale n. 184 del 23 maggio 2002, pubblicata sul BURC n. 26 del 27 maggio 2002, che dà inizio ai lavori di costruzione dell'impianto di termovalorizzazione per la provincia di Napoli previsto ad Acerra.
Proponiamo una nuova relazione di impatto ambientale (quella agli atti è datata 1999) che tenga conto delle sofferenze del territorio acerrano emerse a seguito dello studio commissionato dal commissariato
di Governo ed effettuato dall'ANPA, dall'ARPAC e dalla SOGIN, nonché della presenza attuale e prossima sullo stesso territorio degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti ai sensi dell'articolo 15, comma 4, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334. Chiediamo l'adozione, con il parere vincolante dell'ente comune, di tutti i provvedimenti necessari al fine di avviare l'indifferibile bonifica del territorio acerrano, ad oggi semplicemente promessa.
Il senso di responsabilità di un'intera città nasce dall'esigenza di riportare la politica nei giusti canali. Non si può continuare a pensare che il commissariamento risolva di per sé i problemi; è necessario ritornare alla gestione ordinaria di una materia nella quale tra l'altro i cittadini sono tenuti a pagare le tasse. Questo non è un principio che esprimiamo soltanto noi; è la stessa giustizia amministrativa che si è pronunciata sul tema, ultimamente, con alcune sentenze molto chiare, in cui ha definito i poteri commissariali eccessivamente lunghi e incapaci di effettuare un intervento senza aver individuato specificamente le norme da derogare. Un'urgenza quindi che non regge dal punto di vista giuridico o politico, per cui chiediamo la convocazione di una conferenza dei servizi Stato, regione Campania, provincia e comuni che relativamente al piano di smaltimento della Campania non si è mai tenuta, al fine di individuare tempi certi, modalità sicure e non approssimative per una corretta raccolta differenziata, per la costruzione della filiera del riciclaggio, per l'individuazione di una politica di riduzione della stessa produzione dei rifiuti. Su questi temi, combattendo la politica delle discariche e gli interessi della camorra, è impegnata in questi giorni la comunità acerrana, che saprà far valere in ogni sede le proprie ragioni, nella convinzione di tutelare gli interessi propri, dei cittadini dei territori limitrofi e dell'intera regione Campania.
Oggi ad Acerra - e con questo concludo, ringraziando per l'attenzione e scusandomi per il troppo tempo impiegato - sta avvenendo qualcosa di veramente importante: un'intera comunità è ormai sensibile a questo problema e ha fatto proprie le ragioni di una battaglia, avendo avuto la capacità di comprendere che siamo di fronte ad un bivio: la città ha la possibilità di realizzare le proprie opere, di riflettere sul proprio futuro oppure di subire inevitabilmente una scelta calata dall'alto, che ne farà la discarica della Campania, senza risolvere assolutamente i problemi cronici di un'intera comunità.
PRESIDENTE. Do la parola a monsignor Giovanni Rinaldi, vescovo di Acerra.
SALVATORE GIOVANNI RINALDI, Vescovo di Acerra. Sarò molto breve, perché l'avvocato ha già detto tutto. Vorrei soffermarmi su un punto che possiamo considerare di carattere morale: siamo di fronte a due urgenze che confliggono fra loro, quella del ciclo dei rifiuti, per il quale è stato scelto il metodo della termodistruzione, che ha avuto modalità irrituali nel suo espletamento e per certi aspetti anche anomale (San Francesco diceva che il denaro è lo sterco del demonio e noi avvertiamo un po' di odore di zolfo) e, accanto a questa, quella ancora più rilevante della vita. Ci sono documenti e analisi dettagliate e ripetute (dell'ENEA, dell'APAC, eccetera) che mostrano che il nostro territorio è malato, ha bisogno di essere curato e protetto, mentre è diventato lo sversatoio di tutta la Campania, regione bella e turistica. Per quale ragione un piccolo territorio, una striscia di terra che una volta era chiamata «terra di lavoro» dovrebbe diventare «terra arsa»? Non vi sarà più produzione agricola, che è la nostra ricchezza; tra l'altro, nelle vicinanze ci sono anche complessi archeologici.
D'altro canto in questo territorio già vi sono problemi come quelli della Montefibre, dei regi lagni, della diossina, delle discariche abusive, tanto che l'ENEA ha dato questo giudizio di «territorio ad alto rischio ambientale».
Allora si devono confrontare le due urgenze: se una richiede una soluzione, l'altra è un'urgenza di vita. È inutile fare
delle leggi se poi esse non vengono tradotte in realtà. Non si può fare mercato della vita, che è un bene indisponibile. Qui, invece, rischiamo di aggravare la situazione del territorio con due termovalorizzatori a dieci chilometri di distanza l'uno dall'altro e quattro impianti di CDR, senza contare le discariche successive, cioè i residui tossici.
Mi domando cosa faccia la politica; la politica è l'arte di governare anche l'emergenza, ma nella ricerca del bene, facendo gravare i pesi che possono derivare ad un territorio su tutti, indistintamente. Se ciò non è possibile, è necessario colloquiare con i cittadini.
Dico con serenità che la città di Acerra è ormai consapevole del problema, che non passa sopra la testa dei cittadini. In diversi modi e più volte ultimamente la città ha dimostrato di essere compatta nella volontà di non ricevere l'inceneritore. La città di Acerra è molto fiera, è medaglia d'oro al valore della resistenza: abbiamo avuto, nel 1943, la strage di 200 acerrani di fronte alle orde barbariche germaniche. Occorre un momento di riflessione; cerchiamo di risolvere i problemi nel modo migliore, tenendo conto di ciò che si chiede, cioè una moratoria ed una riflessione ulteriore. La politica non ha fatto tutto ciò che doveva fare. Da tre anni sono vescovo di Acerra e almeno da tre anni si parla di raccolta differenziata, che però non è stata presa sul serio; soltanto le cittadine e i paesi che avevano il problema della discarica hanno fatto qualcosa, ma non si è dato corso ad un'operazione formativa della gente, e la raccolta differenziata, invece di fare passi in avanti, va indietro.
Si parla del termovalorizzatore di Brescia, ma i problemi sono gli stessi: anche se i bresciani sono più evoluti di noi dal punto di vista civico, la quota di raccolta differenziata in quella città è diminuita perché bruciare tutto nel termovalorizzatore è più facile.
A questo punto vi chiedo di riflettere e di aiutarci. Siamo cittadini italiani e paghiamo le tasse come gli altri, per cui non possiamo essere discriminati su un punto così importante. Cerco sinceramente di non pigiare sull'acceleratore, però vedo i pericoli della situazione e sento che stiamo camminando sul fuoco ardente. Non siamo in Iraq e non dobbiamo essere invasi a tutti i costi: si venga a vedere, si prenda atto di ciò che si è fatto e della documentazione scientifica esistente e si traggano le conseguenze. Grazie.
PRESIDENTE. Neanche l'Iraq deve essere invaso a tutti i costi.
Ringrazio il comitato dei cittadini di Acerra e monsignor Giovanni Rinaldi, vescovo della città, testimoniandogli il fatto che abbiamo sempre evitato che questa Commissione svolgesse un ruolo di SOS ambientale, perché il suo compito è un altro. Per la specificità della questione, abbiamo ritenuto di approfondire il merito e nell'eccezionalità della vicenda abbiamo voluto riconsiderare il metodo della termovalorizzazione in Campania, pur avendo sempre rifuggito, nel modo più assoluto, ogni tentazione proveniente da ogni parte d'Italia nel coinvolgerci in vicende specifiche, epocali, quasi a chiamarci dentro vicende di ordinaria gestione rispetto alle quali il nostro ruolo non ha una sua specificità. In questo senso testimonio anche direttamente l'impegno della Commissione e di tutti i commissari ad essere particolarmente attenti, anche e soprattutto, alla vicenda della termovalorizzazione in Campania, e specificatamente ad Acerra.
VINCENZO SARNATARO, Rappresentante del comitato cittadino contro l'inceneritore. Vorrei aggiungere qualche notazione.
I cittadini già facevano la raccolta differenziata, controllandosi a vicenda, ma tutto ad un tratto è stata azzerata.
Il problema è sotto gli occhi di tutti: ad Acerra c'è la Montefibre e tutta la cittadinanza sa che il suo impatto ambientale è stato devastante. Ad Acerra si muore di cancro e ciò è assurdo ed inaccettabile.
Non vorremmo arrivare all'inevitabile, ma la nostra preoccupazione non è solo di carattere etico, nel senso che non riguarda
solo la scelta tra incenerimento e riciclaggio dei rifiuti, che comunque sono una ricchezza, da questo punto di vista. Non ce ne andremo nemmeno se tenteranno di sgomberarci per imporci le decisioni dall'alto. Grazie.
PRESIDENTE. Do la parola a monsignor Riboldi.
ANTONIO RIBOLDI, Vescovo emerito di Acerra e presidente della fondazione S. Alfonso Maria de' Liguori. Ringrazio tutti per aver preso a cuore un argomento che tocca direttamente la vita, poiché si parla della realizzazione di un polo pediatrico mediterraneo. Sapete bene che al sud non vi è nulla del genere a differenza di altre aree e città come Trieste dove è presente il Burlo, di Genova dove c'è il Gaslini, e di Roma che ha il Bambino Gesù: il sud manca sempre di qualcosa! Sono brianzolo e da quarantadue anni vivo la realtà meridionale non perché mi piaccia andare in giro, ma perché da rosminiano vado dove Dio mi manda. Ho vissuto situazioni particolari e dolorose come il terremoto nel Belice ed ho visto in faccia cosa voglia dire non avere un diritto, cosa voglia dire non essere ascoltati, cosa voglia dire sfiorare la violenza che, per fortuna, non si è mai sviluppata. Il terremoto si è verificato nel 1968, l'epoca dei sessantottini; la prima tenda che innalzarono vicina alla mia fu quella degli studenti di sociologia di Trento, i futuri terroristi del 1978. Come parroco e consapevole dell'esistenza del diritto, ho cominciato ad urlarlo e l'ho fatto per dieci anni affinché questo urlo avesse una ragione; sono sempre stato del parere che urlare senza una ragione equivale a gridare a vuoto. La ragione, all'epoca, erano le case, lo sviluppo ed io ho gridato fino a Roma, dove sono venuto con i bambini, che costituiscono un esercito disarmato!
Sono stato mandato ad Acerra - se avessi potuto scegliere, sarei andato volentieri a Venezia - la cui situazione è molto difficile perché non conosce sviluppo, perché fino a poco tempo fa era dominata dalla criminalità, perché ha subìto una trasformazione che l'ha sconvolta! Prima era una società rurale semplice al punto che, come si diceva in passato, con due moggi una famiglia viveva egregiamente. Oggi la terra è stata quasi tutta espropriata, prima dell'Alfa sud, che doveva occupare centomila operai ma non ha fatto niente; poi dalla Montefibre, che si è «mangiata» tutta la terra che produceva patate e fagiolini doc ... Oggi ad Acerra di vivo c'è rimasta la camorra, il resto è morte. Non c'è più né un industriale, né un agricoltore!
Pensate alla Montedison di Casoria, uno stabilimento alle porte della città che, con le sue ciminiere ed i suoi veleni, per ora dà lavoro ai cassintegrati; ma quando la cassaintegrazione sarà esaurita, verranno assunti gli operai? Acerra non è né industriale né agricola! Tre anni fa si è deciso che occorreva fare qualcosa, muoversi perché il sud è costretto a mandare i suoi bambini a curarsi a Genova o a Roma, con i viaggi della speranza, perché non ha strutture sanitarie adeguate (e non contiamo quelli che muoiono perché non riescono a partire). Secondo i nostri calcoli ogni anno muoiono circa quattrocento bambini perché non riescono a curarsi al sud. Abbiamo dichiarato una guerra e forse questo mese riusciremo ad aprire il cantiere per iniziare i lavori e finalmente anche il meridione avrà il suo Gaslini, avrà quello che gli spetta di diritto in una democrazia. La guerra non è stata facile, perché chiedere la realizzazione di un polo pediatrico mediterraneo è qualcosa che va al di là dei ragionamenti, per me è un sogno ... ma io sono un sognatore. Questo polo può rappresentare una svolta epocale, è un diritto, non è elemosina né assistenza, nasce ad Acerra, è ad Acerra. Contemporaneamente, però, è sorta la questione del termovalorizzatore, che mi domando se sia compatibile con la futura città dei bambini. I due impianti possono stare così vicini? È giusto che si realizzi un termovalorizzatore insieme e vicino ad un polo pediatrico? I bambini devono respirare il profumo dei fiori o il fumo delle ciminiere?
In questi giorni ho molto pensato e mi sono chiesto: se vicino al Gaslini costruissero un termovalorizzatore, cosa succederebbe? Se questo succedesse a Roma, la città che farebbe? Si ribellerebbe e lo stesso avverrebbe a Genova; ecco perché difendo il polo pediatrico come qualcosa di veramente epocale. Parlando con don Verzè, del San Raffaele di Milano, ho capito che la realizzazione del polo pediatrico ad Acerra equivale - ripeto - ad una svolta epocale per il sud; infatti quando il presidente Rastrelli cominciò a parlare di termovalorizzatore ricevette da me un rifiuto netto: mai le due strutture avrebbero dovuto convivere! O l'una o l'altro! Il presidente Rastrelli dichiarò che quella struttura non si sarebbe mai costruita ed io mi fidai, e continuo a fidarmi dei politici. Sarebbe una mancanza di riguardo se non avessi fiducia in voi, perché il politico guarda al bene delle persone; se così non fosse, verrebbe meno la fiducia e trionferebbe l'anarchia. In questo momento, però, la situazione creatasi è talmente grave da indurre ad una riflessione, ad un ragionamento, altrimenti si rischia di fare una guerra con conseguenze terribili, perché Acerra non accoglierà il termovalorizzatore; si rischia lo scontro tra il sì al polo pediatrico ed il no al termovalorizzatore, come finirà? Con la polizia che difenderà gli operai? Attenzione, perché se la violenza si manifestasse, potrebbe prendere il sopravvento ed impedire la realizzazione del termovalorizzatore. Oggi la previsione è nera, lo dico perché stando in mezzo alla gente e conoscendo la città so quale reazione scatta all'arrivo di un autocarro. Nessuno ha intenzione di cedere, anche se finora la città ha assunto una posizione responsabile.
Se il termovalorizzatore verrà realizzato, è facile prevedere l'inizio di una guerra, una spaccatura netta - che non vogliamo - tra la società civile e le istituzioni, che verrebbe ricucita da chi? Non è un danno grave? È un problema che vi sottopongo con molta preoccupazione, anche perché non vorrei che ci scappasse il morto! E in queste condizioni può succedere. In una folla di persone c'è chi ragiona e chi non ci riesce, e far scappare il morto può essere nel programma. E poi? Costruiamo un temovalorizzatore sui morti? Voi, responsabili della politica, dovete tenere conto di quanto vi ho detto; conoscendo il territorio da molto tempo, da quasi venticinque ani, posso azzardare una previsione: il morto gioverebbe alla camorra, se questa è intenzionata a non far costruire il termovalorizzatore. Tenetelo presente perché la camorra è sempre pronta a fare disastri!
Si vuole questo oppure si vuol far trionfare la ragione, l'amore per la persona? La volontà di recuperare la fiducia ci spinge a fare un passo indietro, ad eliminare i sì e i no e ad incontrarsi, a dialogare.
Tra l'altro, c'è chi sostiene che il progetto di termovalorizzatore è obsoleto: quello che s'intende realizzare sarà l'ultimo modello o sarà obsoleto? Lo chiedo, perché se fosse obsoleto, sarebbe un atto non democratico, che andrebbe contro la salute e voi parlamentari avreste il dovere di intervenire! Dire sì significherebbe uccidere, perché pur sapendo che quell'impianto causa la morte, si è approvato il progetto. Nel caso in cui si costruisse un termovalorizzatore tecnologicamente avanzato, quali danni si produrrebbero? È una domanda alla quale non so e non voglio rispondere, perché è politica.
Se l'impianto non venisse realizzato nel sito individuato, rimarrebbe pur sempre il problema dei rifiuti a cielo aperto, che sono bombe ecologiche. La cultura della raccolta differenziata necessita di anni per essere affermata; abito in Brianza, vicino ad Arcore, in un piccolo paese dove si fa raccolta differenziata e dove non c'è mai un foglio di carta per terra, perché la gente con il tempo è stata educata a collocare i rifiuti nei cassonetti giusti, nei tempi e nei giorni giusti. Per avere questo, è necessario tanto tempo e l'affermazione di una cultura particolare, quella di tenere pulito il paese nei modi e nei tempi giusti. Ma questo non spetta a me farlo. Sono vescovo e so cosa voglio dire esercitare un servizio: credo sia un obbligo procedere
avendo presente il bene delle persone. Siamo di fronte alla parabola del buon samaritano, non si può vedere e passare oltre. Ho una grande stima dei parlamentari e del Parlamento e ricordo quando i bambini del Belice furono ricevuti dall'allora Presidente della Camera, Sandro Pertini, il quale quando li vide disse che rappresentavano la più grande vergogna d'Italia! Quegli stessi bambini scrivendo delle lettere, poi pubblicate in un libro, dicevano dei parlamentari che erano «i ladri che siedono in Parlamento» ed io, parlando con loro, li esortavo a non dire certe cose spiegandogli, perché i parlamentari sono persone che fanno il proprio dovere, anche se qualche volta sono sbadati. Ebbene, in questo caso il Parlamento è chiamato a dare una prova di sensibilità verso la gente che siamo chiamati a servire. Credo che la vostra sia una grande responsabilità ed io vi ringrazio di cuore per quello che farete; quelle di oggi sono le considerazioni di chi vive una realtà particolare, in cui la gente crede e spera di riuscire a realizzare qualcosa.
PRESIDENTE. Do la parola al dottor Raimondi.
RAFFAELE RAIMONDI, Rappresentante della fondazione S. Alfonso Maria de' Liguori. La presenza dell'onorevole Russo Spena mi fa pensare che anche la politica ha i suoi limiti: lo dico avendo sentito la risposta data allo stesso onorevole Russo Spena dal ministro dell'ambiente durante una trasmissione televisiva, secondo cui l'inceneritore di Acerra è il più moderno dal punto di vista tecnologico. Di qui, ripeto, la mia considerazione sui limiti della politica, nel senso che ci si dovrebbe sempre confrontare con la realtà in primo luogo e con gli aspetti tecnico-giuridici in secondo luogo. In questo caso si intende realizzare un impianto tecnologicamente sorpassato, come risulta dalla relazione della Commissione per la valutazione di impatto ambientale, che il ministro avrebbe avuto il dovere di consultare, dove si attesta «che la tecnologia adottata per l'incenerimento, pur se convalidata da trenta anni di specifiche esperienze» sottolineo esperienze che sono cosa ben diversa dai progressi tecnologici «non risulta particolarmente innovativa». Chi ha un minimo di dimestichezza con la materia e con la normativa dell'Unione europea sa che la tecnologia in questi anni ha compiuto passi da gigante tanto che sentiamo spesso parlare dell'inceneritore di Amsterdam, di quello di Brescia e così via, che sono dell'ultimissima generazione e compatibili con gli insediamenti cittadini.
Come è possibile che sia stato commissionato un impianto di «remota» tecnologia come ha attestato la Commissione per la valutazione dell'impatto ambientale? Non riusciamo a capirlo e vi giriamo il problema.
Altro punto da sottolineare riguarda le dimensioni dell'inceneritore. Ci si vanta dell'allestimento del più grande termovalorizzatore d'Europa, che sempre la relazione della Commissione per la valutazione dell'impatto ambientale indica come sovradimensionato - anche in termini di costi - perché non si è considerata la raccolta differenziata, che non può essere un optional essendo una disposizione di livello comunitario oltreché regionale.
Da ultimo, la ragionevolezza. Ognuno di noi deve confrontarsi con la ragionevolezza: la Corte costituzionale, infatti, annulla le leggi che risultano irragionevoli. Di conseguenza mi domando come sia possibile scegliere per la realizzazione dell'inceneritore un luogo pressoché contiguo all'area in cui sorgerà il polo pediatrico mediterraneo di Acerra, che dovrà servire non soltanto i bambini del meridione, ma, nelle previsioni della Farnesina, anche i piccoli dei paesi rivieraschi del Mediterraneo. L'ha detto don Riboldi, che cosa farebbero e direbbero i romani se leggessero sul giornale che l'amministrazione capitolina intende realizzare il termovalorizzatore più grande d'Europa vicino all'Ospedale Bambino Gesù? Sicuramente risponderebbero che è vera pazzia! Vi ringrazio.
PRESIDENTE. Do la parola al dottor Bianco.
GIOVANNI BIANCO, Rappresentante della fondazione S. Alfonso Maria de' Liguori. Chi mi ha preceduto ha puntualizzato i motivi che spingono la fondazione Sant'Alfonso Maria de' Liguori ad assumere una posizione di netta contrapposizione alla localizzazione in Acerra del termodistruttore. Credo che questa Commissione debba interrogarsi su due aspetti: innanzitutto perché un'intera città si mobilita contro il termodistruttore e perché lo fa al di là e al di sopra degli schieramenti di parte, di fronte alla pervicacia del commissario di Governo che non si riesce a comprendere, al di fuori di un processo logico-politico che ci lascia estremamente perplessi.
Sono vice sindaco della città e conosco a menadito la relazione illustrata dal sindaco di Acerra, in cui vi sono alcuni punti insormontabili, ossia la verifica di impatto ambientale, che è datata 31 dicembre 1999, e una serie di altri parametri a conoscenza del commissario di Governo, trattandosi delle relazioni dello stesso commissario, dell'ANPA, e dell'ARPAC. È incomprensibile la pervicacia del commissario di fronte all'esistenza di ulteriori dati, con i quali riteniamo si debba confrontare il termovalorizzatore che, secondo quanto riportato nella valutazione di impatto ambientale, è dimensionato per lo smaltimento dell'intero quantitativo dei rifiuti solidi urbani prodotti nella provincia di Napoli, senza tener conto dei flussi e dei materiali recuperati separatamente con la raccolta differenziata. Perché si intende realizzare questo termodistruttore differenziato, in un quadrato immaginario con lati estremamente contenuti che, in linea d'aria, dista non più di quindici chilometri da quello di Santa Maria La Fossa?
Lascia perplessi anche il capitolato di appalto con riferimento al successivo contratto, in cui si privilegia non il valore tecnico delle opere - non a caso il dottor Raimondi ha sottolineato che la tecnologia risulta obsoleta secondo quanto emerge dagli atti - ma il prezzo per chilogrammo di rifiuto. Si badi che nel capitolato di appalto vi è una parametrazione in cui, in una scala da 0 a 10, il valore tecnico di questa impresa è pari a 4,2, cioè ben al di sotto della sufficienza, rispetto ad un altro progetto i cui parametri erano 8,6, ossia vicinissimi alla quota massima. È mai possibile che per un intervento realizzato dalle istituzioni pubbliche riguardante la salute dei cittadini, si privilegi il prezzo? Ecco perché una città si batte contro questo termodistruttore che, tra l'altro, è in contrapposizione con un progetto di assetto territoriale che prevede la localizzazione del polo pediatrico per il quale ci stiamo battendo da anni. Insistiamo perché vi sia un momento di riflessione, una pausa in cui si rivaluti l'intero discorso ed il piano predisposto perché è illogico, inverosimile, fuori da ogni politica di assetto territoriale localizzare due termodistruttori nella regione Campania a distanza ravvicinata, con evidenti problemi sotto il profilo dei trasporti in un'area destinata alla localizzazione - lo ribadisco nuovamente - del polo pediatrico mediterraneo. Vi ringraziamo.
PRESIDENTE. Vi ringrazio per le relazioni e gli spunti offerti che saranno utili ai fini delle nostre valutazioni. Emerge un dato nella complessità del fenomeno che colgo come segnale, ossia che la termovalorizzazione è una necessità in ogni realtà regionale. Nuovamente grazie. Dichiaro conclusa l'audizione.
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