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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del sindaco di Acerra, Michelangelo Riemma.
Ricordo che, secondo quanto concordato in sede di programmazione dei lavori dall'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, la Commissione intende procedere ad una serie di audizioni di rappresentanti degli enti locali e delle associazioni di cittadini in ordine alla situazione ambientale ed in particolare alla gestione del ciclo dei rifiuti che caratterizza il territorio del comune di Acerra. L'odierna audizione potrà costituire l'occasione per acquisire elementi informativi sulla specifica vicenda relativa alla localizzazione dell'impianto di termovalorizzazione dei rifiuti, che proprio in questi giorni ha suscitato forti timori di rischi ambientali nell'intera comunità locale.
Nel rivolgere un saluto ed un ringraziamento per la disponibilità manifestata, do subito la parola al dottor Michelangelo Riemma, riservando eventuali domande dei colleghi della Commissione al termine del suo intervento.
MICHELANGELO RIEMMA, Sindaco di Acerra. Signor presidente, onorevoli componenti la Commissione bicamerale, a nome mio e di tutta l'amministrazione della città di Acerra, vi ringrazio per averci dato la possibilità di manifestare un nostro diritto e di informarvi su ciò che sta succedendo in un territorio della provincia di Napoli, che però abbraccia anche comuni della provincia di Caserta.
Per motivi di sintesi e per essere il più puntuale possibile, leggerò la relazione che ho predisposto e che lascerò agli atti insieme con la documentazione cui farò riferimento nell'esposizione.
Questo sindaco, che con l'amministrazione comunale appena reinsediata (giusta sentenza del TAR), ha immediatamente deciso di dare corso ai deliberati del consiglio comunale, che per ben tre volte si è espresso all'unanimità contro la localizzazione in territorio acerrano del termodistruttore, ha ritenuto, in data 3 febbraio 2002, di notificare alla Fibe italimpianti, che stava dando corso ai lavori per la realizzazione del termovalorizzatore in località Pantano di Acerra, nonché agli organismi ed alle istituzioni a vario titolo interessate, ordinanza di sospensione dei lavori che, per opportuna scienza, si allega alle presenti brevi note (Allegato A). Ad essa integralmente ci si riporta in punto di fatto e di diritto in questa sede.
È appena il caso di sottolineare a questa Commissione bicamerale che l'amministrazione comunale intende esperire contestualmente ogni azione a tutela del
proprio territorio e comunque rivolta al ristoro per i gravi danni ambientali patiti. Questo non solo con riferimento al paventato insediamento inquinante, ma anche in ragione delle disastrose conseguenze che sono già derivate al territorio e che sono documentate nelle relazioni conseguenti alle indagini ambientali di cui siamo venuti in possesso, tra l'altro in momenti anche recenti e comunque successivi alla valutazione di impatto ambientale redatta in occasione della paventata localizzazione dell'impianto di termovalorizzazione in Acerra.
Proprio per questo motivo cronologico esse assumono, anche in questa sede, una rilevanza che certamente non sfuggirà alla Commissione, che è stata così sensibile da convocarci a seguito degli ultimi eventi.
Si tratta in primo luogo della relazione dell'ARPAC, risalente all'ottobre 2001, «Programma di monitoraggio della qualità delle acque sul territorio comunale di Acerra». Con essa si monitoravano 117 pozzi ubicati in territorio acerrano: «Di questi ben 25, pari al 21,36 per cento del totale testato, presentano rilevanti quantitativi di sostanze inquinanti (metalli pesanti, nitriti, fenoli, eccetera)». Detti pozzi, dai quali si emungeva acqua per finalità irrigue nella zona agricola di Acerra, anche a seguito di note della locale Asl NA/4, sono stati successivamente oggetto di ordinanza prima sindacale e poi commissariale, con le quali ancora oggi viene fatto assoluto divieto dell'emungimento delle acque per uso irriguo; della nota dello stesso commissariato di Governo per l'emergenza dei rifiuti n. 37108/CD del 5 dicembre 2001, che constatava - a seguito di sopralluogo da parte dell'ARPAC, coadiuvata dal responsabile della polizia ecologica del comune di Acerra - l'esistenza sul territorio del nostro comune di ben 13 discariche abusive, alcune delle quali addirittura contenenti amianto; della relazione ANPA, trasmessa a questo comune in data 3 febbraio 2002 con protocollo n. 7228/CD, con la quale si comunicavano i risultati di indagini geofisiche ed idrogeochimiche nella località Curcio, che conclude addirittura evidenziando l'esistenza di discariche incontrollate di rifiuti di origine incerta «per le quali si rilevano anomalie magnetometriche imputabili alla presenza nel sottosuolo di masse con proprietà ferromagnetiche».
Nella stessa si denuncia altresì l'inquinamento di pozzi e si individuano in località Calabricito ben 7 pozzi che mostrano un superamento dei limiti a carattere diffuso per la presenza di ferro, manganesi, oli minerali, coliformi totali, coliformi fecali ed in ogni caso si evidenzia che, per tutti i pozzi, le acque non risultano pure da un punto di vista microbiologico. Sostanzialmente anche tale relazione fotografa una situazione di grave disequilibrio ambientale, che non solo impone a questo punto una chiara presa di posizione dell'amministrazione comunale, ma che avrebbe dovuto già indurre chi di dovere ad un intervento di bonifica che non può più essere rimandato. Dalla relazione redatta dall'ENEA, pervenuta a questo comune solamente in data 24 gennaio 2003, emerge che «nella prima fase della campagna estiva sono state rilevate, in località Pantano» - località questa sulla quale si vuole far sorgere il termovalorizzatore - «concentrazioni non trascurabili di diossina». Lo stesso ente evidenzia l'assoluta opportunità di un'indagine approfondita per definirne la sorgente emissiva.
Come certamente questa Commissione avrà modo di constatare anche in ragione del dato cronologico inconfutabile, sono tutte relazioni, o comunque accertamenti, dei quali, in ogni caso, per quello che ci interessa in questa sede, non si è tenuto conto, né ovviamente se ne poteva tenere conto per il dato temporale nello studio VIA relativo al termovalorizzatore. Lo studio VIA è infatti datato 29 dicembre 1999.
Ciò posto, è di tutta evidenza che la VIA relativa al termodistruttore di Acerra, alla fin fine, esprime, con tutti i limiti e le contraddizioni che dallo stesso emergono, un parere del quale oggi non si può assolutamente tenere conto.
Questo, non solo per la contraddittorietà giù evidente nella motivazione, ma anche e soprattutto perché posto in essere
al di fuori della valutazione di questi allarmanti ulteriori dati sopravvenuti, che ben conosce il Commissariato di Governo e che certamente oggi inciderebbero in maniera devastante su un'ulteriore VIA, che si sollecita.
E a questo punto non si comprende la pervicacia con la quale, pur a fronte di questi dati obiettivi che evidenziano una vera e propria situazione di disastro ambientale, si continui imperterriti a voler localizzare in Acerra il termodistruttore, andando ad esacerbare gli animi di una popolazione che questi dati conosce e andando ad istigare un'amministrazione che questi dati ha reiteratamente apposti nel tempo.
Prima di entrare comunque nei temi che, a nostro avviso, rispetto alla localizzazione di un termodistruttore come obiettivo finale impongono una diversa scelta del sito da parte di chi di dovere e comunque, nel medio tempo, una moratoria rispetto alle attività oggi pervicacemente portate avanti in attesa della rivalutazione dei dati sopravvenuti, ci appare opportuno evidenziare come questa amministrazione comunale si senta intimamente vicina alle azioni di protesta non violente poste in essere dalle associazioni e dai comitati civici, che anche di tanto si lamentano e non certo senza buoni motivi, purtroppo.
Siamo convinti che dette associazioni stiano esercitando azioni non violente di difesa legittima del territorio, soprattutto a fronte di un'ingiustificata pervicacia del Commissariato di Governo e della società vincitrice di una gara la quale per inciso, presenta dei lati quantomeno oscuri per una serie di motivi.
È sotto gli occhi di tutti oggi un'incomprensibile pervicacia nel perseguimento dell'obiettivo ed un'accelerazione nelle attività, che non solo non hanno alcuna ragionevole motivazione a fronte di fondate proteste popolari, che chiedono anche trasparenza nelle decisioni, ma che sembrano esclusivamente preordinati a creare le condizioni per uno scontro istituzionale e/o di piazza, del quale ognuno si assumerà le responsabilità. Uno scontro che, a nostro avviso, è artatamente perseguito perché serve solo ad impedire un ulteriore necessario confronto e un inevitabile approfondimento dei dati anche ambientali.
Questo alla luce non solo di quanto prima esposto, ma anche della inopinata modifica del piano per l'emergenza rifiuti in Campania, che ha drasticamente diminuito il numero dei termovalorizzatori aumentandone, in maniera spropositata, la potenza e la capacità di quelli che residuano.
L'ordinanza sindacale, che si è ritenuto opportuno allegare alle presenti brevi note, trova la sua ragion d'essere, quindi, non solo in ben tre deliberati del consiglio comunale, con i quali è stato unanimemente espresso il più assoluto dissenso alla localizzazione in Acerra del termodistruttore, nonché nelle recenti sentenze del Consiglio di Stato che inficiano a monte la localizzazione in Acerra del termodistruttore per difetto di legittimazione del Commissariato di Governo, ma anche e soprattutto in una serie di considerazioni e di dati relativi allo stato di salute dell'ambiente in Acerra acquisiti, come si diceva già prima, in un momento successivo alla VIA datata dicembre 1999.
Si tratta di dati comunque noti al Commissariato di Governo, che avrebbe dovuto quantomeno imporre maggiore cautela in un organismo straordinario che, di contro, appare estremamente interessato non tanto alla soluzione del problema dei rifiuti in Campania, quanto piuttosto alla realizzazione, a tutti i costi ed in tempi che si vogliono bruciare, di un impianto che dovrà essere realizzato dalla Fibe, società questa che si aggiudicò una gara ove sarebbe opportuna un'approfondita indagine.
Questo anche al fine di valutare la legittimità di parametri del capitolato ove, pur a fronte dell'obiettiva pericolosità per l'incolumità e la salute pubblica di un impianto di termovalorizzazione, sono stati privilegiati il prezzo offerto a scapito del merito tecnico d'impresa e del valore tecnico delle opere.
Il risultato inevitabile era quello della realizzazione di un impianto obsoleto, che
si avvale di una tecnica di oltre trenta anni fa, che la stessa relazione VIA ha bollato come antiquata e superata.
Ci sembra quantomeno strano che sul punto siano tanto disinformati anche i responsabili del dicastero dell'ambiente, che hanno recentemente e nel corso di una trasmissione televisiva affermato il contrario, smentendo quanto certificato dalla stessa commissione VIA presieduta dalla professoressa Maria Rosa Vittadini, che ha depositato nel dicembre 1999 una relazione, della quale parleremo appena dopo e nella quale il dato tecnico appare chiaro e incontrovertibile.
Nello stesso tempo si palesa come estremamente strumentale e finalizzato a trasformare il confronto giuridico scientifico in uno scontro politico il tentativo di intruppare alcuni sindaci della provincia che, a quanto pare senza conoscere neanche le motivazioni che muovono la legittima protesta popolare e l'azione di questa amministrazione comunale, hanno firmato, evidentemente ligi a direttive politiche che provengono dai padrini e dai padroni del vapore, un proclama che sembra quasi una dichiarazione di guerra ma che, alla fin fine, ha solo lo scopo meno nobile di coprire oscure manovre e di impedire che si faccia luce su una vicenda inquietante, laddove sono stati paventati scenari apocalittici, che assolutamente non esistono e che non hanno alcun conforto tecnico scientifico.
È evidente che il sovradimensionamento dei due impianti comporta necessariamente l'ingravescenza delle problematiche sia ambientali che trasportistiche del territorio nel quale vanno a sorgere i megaimpianti ed ai quali afferiranno i rifiuti dell'intera regione Campania, con le conseguenze facilmente immaginabili.
Il problema oggettivo determinato dalla concentrazione dell'incenerimento dei rifiuti dell'intera regione in soli due impianti, nel caso che ci interessa, è vieppiù aggravato dall'ulteriore assurda concentrazione territoriale dei due impianti in siti estremamente vicini.
I due impianti che servirebbero l'intera superficie regionale (quelli di Santa Maria La Fossa e di Acerra) sono infatti allocati oggi, alla luce del nuovo piano, ad una distanza in linea d'aria di appena 15 chilometri ed intorno agli stessi è localizzato un numero considerevole di impianti di CDR. A nord della provincia di Napoli, partendo da Santa Maria La Fossa, passando per Giugliano, Caivano, Acerra e Tufino, avremo lo sversamento dei rifiuti dell'intera regione Campania per più del 60 per cento.
Questo dato incontrovertibile determina un meccanismo di reciproca esaltazione degli effetti negativi inquinanti conseguenti ai fumi ed alle ceneri e alla presenza dei siti di CDR, dal quale scaturirà un effetto nefasto sul territorio innestando fenomeni che difficilmente potranno essere governati e controllati.
Perché ribadiamo il discorso dei 15 chilometri? Perché in base a studi fatti, che lasceremo alla Commissione, il professor Migliaccio, ordinario dell'università Federico II, ritiene che questo tipo di impianto così come è programmato e progettato, con il suo camino alto 110 metri, ha un'incidenza in negativo per le sue emissioni nel raggio di 10 chilometri (ho fatto preparare dai tecnici del comune una cartina che mostra tale incidenza).
Vi è una sommatoria di fattori di rischio, che andrebbe ad amplificare, in un limitato territorio di inferenza, quelle problematiche per la salute pubblica che non ha escluso neanche l'elaborato della commissione VIA, che pur valutava con parametri diversi e meno allarmanti. Un elaborato ormai datato 1999 che, da un lato, obiettivamente, non ha considerato, per quanto riguarda Acerra, i dati ARPA, ANPA ed ENEA di cui prima, in quanto acquisiti solo successivamente e, dall'altro lato, non ha considerato il dato, di rilevante importanza, anche esso sopravvenuto, costituito dalla vicinanza dei due impianti di termovalorizzazione di cui oggi si parla ed ancora della concentrazione degli impianti di CDR nel medesimo territorio.
È evidente a questo punto che, anche per una questione di interesse superiore pubblico, costituito dal diritto alla salute
costituzionalmente garantito, va complessivamente rivalutato il tutto alla luce dei nuovi parametri e dei nuovi dati di inferenza acquisiti.
Venendo specificatamente all'impianto che si vuole realizzare in Acerra, non si può non evidenziare, proprio in ragione di una vicenda che si palesa estremamente oscura sia per la modalità che per i contenuti della gara, che lo stesso si presenta come un impianto obsoleto al punto tale che il comitato giuridico di difesa ecologica, composto da magistrati e professori universitari, in una nota inviata anche alla presidenza di questa Commissione bicamerale pochi giorni fa, ipotizza addirittura la sussistenza nel caso di specie di un'ipotesi di reato, quella di cui all'articolo 515 del codice penale, e cioè di frode in commercio, con riferimento all'obiettiva obsolescenza della tecnologia proposta.
È appena il caso di considerare, per il fine della condivisione dell'assunto del comitato giuridico di difesa ecologica, che l'impianto de quo anche nel valore tecnico delle opere, su una scala da 0 a 10, risponde, secondo la stessa commissione giudicatrice della gara, ad un coefficiente di 4,2 contro il coefficiente di 8,6 della stessa scala raggiunto dal progetto della società ATI elettroambiente, società che non si aggiudicò la gara, pur avendo un merito tecnico di impresa superiore all'impianto FISIA impianti SpA, per il solo motivo che il presso praticato per chilogrammo di rifiuti sarebbe stato maggiore.
Quello scandaloso risultato fu conseguito dalla Fibe che si aggiudicò la gara solo in ragione di un meccanismo estremamente strano, incartato nel capitolato ove, in una gara avente un evidente interesse pubblico quantomeno per le implicazioni rispetto alla salute delle popolazioni e alla salvaguardia dell'ambiente, si privilegiava l'offerta economica della società per il conferimento di rifiuti e non già, come sarebbe stato più logico, la sicurezza dell'impianto, la tecnologia più avanzata e quindi, in ultima analisi, la salute pubblica.
È innegabile che siamo di fronte ad un impianto obsoleto, quasi un bidone per quello che si è capito, che si avvale di una tecnologia risalente ad oltre 30 anni fa, come denunciato dalla stessa commissione VIA. Tutto ciò quando è sotto gli occhi di tutti che la tecnologia di questi ultimi anni, alla quale con ogni evidenza è estraneo l'impianto, ha fatto passi da gigante sotto l'aspetto sia della sicurezza che della salubrità degli impianti.
Ed appare come un eufemismo l'affermazione che si legge nella relazione VIA «... che la tecnologia adottata per l'incenerimento, pur se convalidata da 30 anni di specifiche esperienze, non risulta particolarmente innovativa». Un eufemismo che forse nasconde l'imbarazzo di chi non poteva relazionare diversamente? Un eufemismo che, nonostante tutta la «buona volontà» non ha potuto far quadrare il cerchio e quindi non ha potuto non sottolineare che l'impianto previsto, tra l'altro un impianto che si richiama ad una tecnologia di oltre 30 anni fa che giocoforza determina effetti legati all'emissione di gas ed aerosol che si ripercuotono principalmente sulla salute umana in un raggio di 10 chilometri.
Ciò posto, e senza neanche volere entrare in questa sede in dati che ad ogni buon conto da oggi in poi non potranno più essere considerati ignoti a questa Commissione, c'è da chiedersi il perché di tanta pervicacia nel voler realizzare, adesso e subito e sulla base di dati scientifici superati da quelli sopravvenuti e redatti da organismi pubblici, un impianto già obsoleto perché fruitore di una tecnica di oltre 30 anni fa e certamente pericoloso per la salute pubblica.
È appena poi il caso di considerare che si vuole realizzare questo impianto nei terreni di Acerra della Fibe, dei quali in verità, diversamente da come previsto nel capitolato, la società viene nella piena disponibilità solo ultimamente - anche grazie all'interessamento di tecnici locali gratificati anche con incarichi prestigiosi, pur a fronte di una carenza di esperienza nel settore - e la si vuole realizzare a pochi chilometri dall'altro di Santa Maria
La Fossa e a poche centinaia di metri dai terreni acquistati dall'INAIL per la realizzazione del Polo pediatrico mediterraneo, una struttura di eccellenza nel settore della pediatria, che sta per essere realizzata in ottemperanza ad un preciso accordo di programma siglato dalla stessa regione Campania con il Ministero della sanità, l'INAIL, la provincia, il comune e la fondazione Sant'Alfonso.
Ma soprattutto vi è sospetta pervicacia nel realizzarlo ad Acerra, pura avendo obiettivamente scienza di relazioni ANPA, ARPAC ed ENEA, successive alla valutazione di impatto ambientale, che denunciano una situazione di grave disequilibrio ambientale, tra l'altro confermando, anche con il supporto di dati scientifici, precedenti note di appositi servizi della locale Asl che avevano determinato le autorità locali ad emettere gravi ordinanze volte al divieto di uso di acque dei pozzi per irrigazioni e al divieto di pascolo nel territorio per gli erbivori transumanti; note che impongono certamente una moratoria, anche al fine di una rivalutazione complessiva del progetto e della localizzazione di un megaimpianto di termovalorizzazione che va predisposto prediligendo la tutela della salute pubblica e non certo la logica delle economie aziendali, cui sembrano essersi piegati proni, per ragioni che ci sfuggono, enti e istituzioni.
Sono a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.
GENNARO CORONELLA. Vorrei rivolgere al sindaco due domane. In primo luogo vorrei sapere se il comune di Acerra sia mai stato interpellato sull'eventuale disponibilità ad ospitare l'impianto. Il sindaco ha fatto riferimento al decreto VIA del dicembre 1999: le risulta che il Ministero abbia disposto l'effettuazione di studi ed accertamenti?
MICHELANGELO RIEMMA, Sindaco di Acerra. A mia scienza, non esiste alcuna richiesta fatta da chi di dovere al comune di Acerra per avere un parere rispetto all'impianto. La nostra battaglia è iniziata tre anni fa, appena abbiamo saputo dell'evento ed in riferimento soprattutto alla trasmissione del parere della commissione VIA datato dicembre 1999. Ci siamo opposti immediatamente.
In uno Stato democratico, la comunità locale e i rappresentanti istituzionali dovrebbero avere un ruolo importante se non altro nella programmazione del proprio territorio. Noi (comunità locale, amministrazione comunale e consiglio comunale) dopo aver programmato, in sintonia con la provincia e la regione, sul nostro territorio uno sviluppo ecosostenibile con industrie medio-grandi, ci troviamo di fronte a questo megainceneritore.
Per quanto riguarda gli accertamenti, ci risulta che le ultime e uniche indagini sono quelle che ho menzionato nella mia relazione, che sono postume al parere della commissione VIA. Antecedentemente si ipotizzavano patologie ambientali sul territorio ma non se ne aveva la certezza. Lascerò agli atti della Commissione il parere della VIA che risulta «simpatico» da leggere, in particolare perché, mentre pone in più dell'80 per cento delle sue pagine quesiti non sottovalutabili, conclude rilasciando un parere positivo per la realizzazione dell'impianto.
PRESIDENTE. Il collega Coronella mi perdonerà, ma il sindaco non è titolato a sapere se il Ministero dell'ambiente stia svolgendo studi ed indagini. Il fatto che il sindaco non lo sappia non esclude che si stia procedendo in questo senso.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Il signor sindaco sa che, da vecchio ambientalista e da parlamentare della zona, mi sono a lungo interessato del problema e credo di poter giungere alla stessa conclusione, non estremistica e non massimalistica, di una moratoria.
Nell'ambito del question time alla Camera ho chiesto al ministro Matteoli una sospensione proprio in base agli elementi indicati (al fatto che l'impianto già quattro anni fa era ritenuto obsoleto, e così via). Credo che la sospensione - su questo le chiedo un parere, signor sindaco - sia indispensabile anche rispetto ad un'indagine
della procura di Nola e della DIA di Napoli abbastanza inquietante, in cui, per quanto ne sappia da parlamentare, si parla addirittura di modifica dei criteri ispiratori del bando, di un prezzo cambiato in corso d'opera, di bruciare nell'impianto qualsiasi tipo di rifiuto a prescindere da quello conferito al CDR. Mi pare che vi sia un elemento anche di tipo penale o comunque tale da richiedere un'indagine penale a monte della localizzazione dell'impianto.
MICHELANGELO RIEMMA, Sindaco di Acerra. Per la verità, rimanendo nelle competenze umili di un sindaco di una città medio-grande della regione Campania con tutti i suoi problemi, posso soltanto dire che nella relazione ho dato degli spunti che potrebbero portare ad approfondimenti.
Comunque, vorrei sottolineare che, anche se nel comune di Acerra sono state svolte indagini da parte degli enti preposti, il problema ambientale non finisce ai limiti del territorio di un comune, perché se parliamo di inquinamento delle falde acquifere probabilmente anche i comuni circostanti, a monte e a valle, hanno gli stessi problemi e se parliamo di inquinamento da diossina, dobbiamo individuare la fonte. Intendo dire che è opportuno allargare la sfera di azione anche ai comuni limitrofi. Vi è poi il problema dei regi lagni che attraversano gran parte dei comuni a nord di Napoli.
In un territorio vastissimo, in cui bisogna - è un diritto sacrosanto dei cittadini - pretendere e avere una bonifica e un alto livello di vivibilità ambientale, è inimmaginabile che si possa accrescere il tasso di impatto ambientale. È come la metafora del malato in fase terminale: invece di aiutarlo, gli diamo quella goccia in più per farlo morire.
LOREDANA DE PETRIS. Vorrei porre una questione già sollevata dal collega Russo Spena, alla quale il sindaco non ha risposto.
La Commissione ha visitato la Campania a giugno ed ha avuto modo di verificare una serie di situazioni ambientali estremamente gravi (le pecore alla diossina, eccetera).
Vorrei conoscere la sua opinione, signor sindaco, sulla sospensione per poter svolgere altre indagini ed eventualmente individuare altre strade. Tra l'altro, all'epoca chiedemmo alla società se vi fosse la disponibilità ad una collocazione diversa dell'impianto ed essa disse che se lo avesse ordinato il commissario sarebbe stato possibile.
MICHELANGELO RIEMMA, Sindaco di Acerra. Lo stato attuale dei fatti è che la società la scorsa settimana è venuta per iniziare i lavori. Anche da ciò discende il nostro allarme.
Vista la situazione, sicuramente chiediamo la sospensione del processo in itinere per favorire una ricognizione più approfondita dal punto di vista ambientale ed anche per quietare i cittadini, cioè per problemi di ordine pubblico. Se diamo certezze calmiamo gli animi e così sarà possibile lavorare in modo sinergico per giungere ad una soluzione migliore, che probabilmente potrà essere quella di rivedere il piano in tempi brevi ed eventualmente prevedere l'allocazione dell'impianto in un sito della Campania, se risulta ancora valido il processo della termodistruzione.
Un'altra preoccupazione riguarda il fatto che il combustibile, cioè il CDR prodotto, possa essere di cattiva qualità. Ciò perché esso presuppone una corretta raccolta differenziata, mentre ora ci ritroviamo di fronte a comuni come quello di Napoli che per oltre il 40 per cento non svolge la raccolta differenziata.
PRESIDENTE. Ringrazio il sindaco - che è accompagnato dal consigliere provinciale Morletta e dai signori Tanzillo, La Ventura e Piatto - per la sua disponibilità e per gli stimoli che ci ha offerto e che saranno oggetto di ulteriori considerazioni e valutazioni.
Informo che il senatore Marano ci ha fatto pervenire una nota con la quale si scusa per la sua assenza di oggi, essendo
ammalato, ed esprime la sua solidarietà rispetto alla vicenda che sta subendo la città di Acerra.
Il presidente della provincia di Napoli ci ha informato che non ha potuto essere qui per ragioni di carattere istituzionale, essendo convocato il consiglio provinciale, ma ci ha inviato una nota, che acquisiremo agli atti, in cui precisa che in via di principio è contrario alla termovalorizzazione nella provincia e afferma testualmente: «Si è costretti a prendere atto che il percorso che il Commissariato di Governo ha quasi completato è manchevole del termovalorizzatore, ma nelle attuali condizioni diciamo "no" alla localizzazione ad Acerra, che soffre già da troppi anni».
Dichiaro conclusa l'audizione.
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