XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3519
Onorevoli Deputati! - Con il presente disegno di legge
viene autorizzata la partecipazione finanziaria italiana al
primo aumento di capitale della Interamerican Investment
Corporation (IIC), alla VII ricostituzione delle risorse
del Fondo asiatico di sviluppo (ADF), alla V ricostituzione
delle risorse del Fondo internazionale per lo sviluppo
agricolo (IFAD) e alla I ricostituzione delle risorse
dell'Asem trust fund, dei quali, di seguito, si
illustrano i contenuti e le modalità di erogazione dei
contributi.
Interamerican Investment Corporation
(Primo aumento di capitale)
1. La Interamerican Investment Corporation (IIC)
fa parte del Gruppo della Banca interamericana di sviluppo ed
ha l'obiettivo di promuovere lo sviluppo del settore privato
nei Paesi dell'America Latina e di facilitare il trasferimento
di capitali privati e di tecnologia verso l'America Latina. A
tale scopo, la Corporation intraprende investimenti
sotto forma di prestiti e di partecipazione al capitale a
favore, preferibilmente, di piccole e medie imprese della
regione. Infatti, lo sviluppo delle piccole e medie imprese
della regione è l'attività prioritaria dell'istituzione. L'IIC
lavora direttamente con il settore privato e non richiede
garanzie governative per i prestiti concessi, gli investimenti
azionari effettuati o le linee di credito accordate.
Costituita nel 1983, l'IIC è diventata effettivamente
operativa solo verso la fine del 1988. Pur essendo finanziata
e gestita separatamente dalla Banca interamericana di
sviluppo, essa ne condivide il presidente e gli organi
amministrativi.
2. L'aumento di capitale pari a 500 milioni di dollari,
concordato durante l'incontro annuale a Parigi del marzo 1999,
è il primo aumento di capitale nella storia della
Corporation. Esso si è reso necessario per consentire
all'istituzione - ormai prossima al raggiungimento dei suoi
limiti finanziari statutari - di continuare ad operare,
espandendo, soprattutto, gli investimenti azionari, che nel
tempo sono andati crescendo. L'aumento di capitale in
questione ha permesso anche l'ingresso nell'IIC di cinque
nuovi membri, già membri della Banca interamericana di
sviluppo (Belgio, Portogallo, Svezia, Norvegia, Finlandia),
che da tempo aspiravano ad aderire all'istituzione.
L'Italia, che è membro fondatore dell'IIC, ha fin
dall'inizio sostenuto la richiesta di aumento di capitale, in
considerazione dell'importanza dell'attività svolta
dall'istituzione, del suo focus sulle piccole e medie
imprese, dei positivi risultati operativi ottenuti nel primo
decennio di attività e delle potenziali opportunità di
investimento da parte delle imprese italiane. L'aumento di
capitale comporterà per l'Italia, che ha confermato la sua
quota azionaria (3,07), una spesa di 15.360.000 dollari USA,
da versare in 8 rate annuali a partire dal 31 ottobre 2000,
come stabilito dalla risoluzione che ha approvato il suddetto
aumento di capitale.
Fondo asiatico di sviluppo
(VII ricostituzione)
1. Il Fondo asiatico di sviluppo è lo sportello, creato
nel 1974, che nell'ambito della Banca asiatica di sviluppo,
interviene nei Paesi più poveri della regione, attraverso la
concessione di prestiti a condizioni particolarmente agevolate
(32(1) anni di durata con un periodo di grazia di 8 anni,
interesse attivo dell'1 per cento annuo nel periodo di grazia
e dell'1,5 per cento annuo durante il periodo di
ammortamento).
L'Italia è entrata a far parte del Fondo in virtù della
legge 23 dicembre 1976, n. 864, con la quale fu autorizzato
sia il contributo iniziale di adesione, sia quello relativo
alla prima ricostituzione delle risorse. Successivamente
l'Italia ha aderito a tutte le altre ricostituzioni che hanno
avuto luogo ad intervalli regolari (ogni quattro anni) in
quanto tale Fondo, come tutti i Fondi di sviluppo, è
alimentato principalmente dai contributi a dono dei
donatori.
2. Le consultazioni per la settima ricostituzione delle
risorse (che copre il periodo 2001 - 2004) sono iniziate
nell'ottobre 1999 e si sono concluse a Okinawa (Giappone) il 7
settembre 2000.
E' stato raggiunto un accordo su un livello di
ricostituzione pari a 5,6 miliardi di dollari USA. Le risorse
fresche, fornite dai donatori, ammontano a 2,91 miliardi di
dollari USA (il dato comprende anche un contributo
supplementare ed un contributo speciale del Giappone) mentre
la parte rimanente sarà di provenienza di risorse interne del
Fondo stesso (cancellazioni, reddito da investimenti,
eccetera).
Il Giappone rimane il maggiore donatore con 1.061 milioni
di dollari USA, seguito dagli Stati Uniti con 412 milioni,
mentre i Paesi europei forniranno un contributo totale pari a
860 milioni di dollari USA. Nuovi Paesi donatori del Fondo
sono il Portogallo e Singapore.
3. Le risorse così mobilitate saranno utilizzate secondo
le linee guida e le raccomandazioni fatte dai Paesi donatori,
i quali hanno ribadito che la missione prioritaria del Fondo
asiatico di sviluppo è la riduzione della povertà nel
Continente, dove il numero dei poveri è pari a 900 milioni. E'
stata pertanto rimarcata la necessità di rafforzare
l'integrazione degli obiettivi di riduzione della povertà in
tutte le operazioni del Fondo e di intervenire nei settori
(1) Il dato è relativo ai prestiti progetto. Per i prestiti
programma la durata è di 24 anni.
cruciali per la lotta alla povertà (istruzione, sanità - con
particolare riferimento alla lotta all'AIDS - settore sociale,
eccetera) e nelle cosiddette aree trasversali (ambiente,
gender issues, sviluppo del settore privato,
eccetera).
Tra le decisioni più importanti assunte dai donatori vi è
quella relativa all'introduzione di un sistema di allocazione
delle risorse basato sulla performance dei Paesi oltre
che sul prodotto interno lordo e sulla popolazione. Infatti,
in un contesto generale di scarsità di risorse a fronte di una
domanda crescente da parte dei Paesi beneficiari del Fondo, è
sempre più importante allocare le risorse laddove sussistano
le condizioni per un loro uso più efficiente. Il sistema
rappresenta un importante passo avanti, perché per la prima
volta la Banca si è cimentata nella definizione di una formula
strutturata che assegna alla performance dei Paesi (dal
punto di vista sia della gestione macroeconomica e
istituzionale che della gestione del portafoglio progetti
della Banca) un peso determinante nella distribuzione delle
risorse. La metodologia è ispirata a quella elaborata
dall'International Development Association (IDA) ma
adeguata alla specificità della regione. Tra i criteri presi a
riferimento nella valutazione dei Paesi, particolare
importanza è stata data al buon governo (governance)
inteso come corretta amministrazione del settore pubblico, con
istituzioni che rispondono del proprio operato e diano
priorità alla realizzazione di politiche di riduzione della
povertà, trasparenza dei processi decisionali, affermazione
dei princìpi di legalità, lotta alla corruzione,
partecipazione e coinvolgimento della società civile nei
processi decisionali. Un'appropriata applicazione del sistema
dipenderà dalla definizione di parametri e indicatori
adeguati, su cui la direzione sta completando il suo lavoro,
che saranno rivisti periodicamente per essere aggiustati ove
necessario.
Un altro problema di rilievo che è stato affrontato nel
corso del negoziato è quello relativo al miglioramento della
governance interna della Banca, che sarà attuato
attraverso un rafforzamento del ruolo del consiglio di
amministrazione nei processi decisionali. In particolare, il
consiglio di amministrazione sarà maggiormente coinvolto nella
preparazione e discussione delle strategie prese. Inoltre, su
raccomandazione dei donatori, la direzione si è impegnata a
costituire un Development Effectiveness Committee, con
il compito di monitorare l'impatto sullo sviluppo
dell'attività della Banca e del Fondo.
Tra le altre questioni, particolarmente dibattuta è stata
quella relativa all'eleggibilità dell'India(2) alle risorse
del Fondo per un plafond limitato e simbolico (50
milioni di dollari all'anno per finanziare interventi nel
campo delle malattie infettive) essendo l'India uno dei Paesi
in cui la povertà assoluta resta un fenomeno di grandi
proporzioni. Al riguardo, non è stato possibile raggiungere
alcun consenso per la netta opposizione di Stati Uniti e
Giappone. L'eleggibilità dell'India era invece appoggiata
dagli Europei, dall'Australia e dalla Nuova Zelanda.
4. L'Italia ha attivamente partecipato alla definizione
delle politiche guida del Fondo, sottolineando in particolare
i seguenti punti:
a) riduzione della povertà come missione
fondamentale del Fondo;
b) inclusione dell'India tra i Paesi beneficiari
delle risorse del Fondo;
c) necessità di accordare priorità ai settori
cruciali per la lotta alla povertà (settore sociale, sviluppo
delle risorse umane, sanità, accesso ai servizi di base);
d) limitazione dell'uso di risorse destinate
all'aggiustamento strutturale;
e) necessità di allocare le risorse sulla base
della performance dei beneficiari basato su una
metodologia di valutazione obiettiva e trasparente.
(2) L'India, in relazione ai propri indicatori economici e
finanziari, può beneficiare solo dell'assistenza della Banca
essendo classificato nella categoria "OCR
Country".
La partecipazione italiana alla ricostituzione in
questione, e al Fondo asiatico di sviluppo in generale, è di
fondamentale importanza in quanto viene a compensare una
presenza alquanto debole della nostra cooperazione bilaterale
nell'area asiatica, che è infatti presente in modo
considerevole solo in Cina, India e Vietnam.
5. Nel corso del negoziato, l'Italia si è impegnata per un
contributo pari al 3,9 per cento del totale della
ricostituzione. Detto contributo ammonta a 111.430.000 dollari
USA, corrispondente a 110.221.542 (3) euro, da versare in
quattro rate annuali, a partire dal 2001. Tale contributo è in
termini nominali circa il 20 per cento in più di quello
fornito nella passata ricostituzione.
Il termine ultimo per il deposito dello strumento di
contribuzione è il 31 marzo 2002.
IFAD
(V ricostituzione)
1. Il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo
(IFAD), con sede in Roma, è stato creato nel 1977, come
tredicesima agenzia specializzata delle Nazioni Unite, a
seguito di una decisione della Conferenza mondiale
dell'alimentazione del 1974 con il mandato di sostenere lo
sviluppo del settore agricolo nei Paesi in via di sviluppo
(PVS). A tal fine, l'IFAD, che si presenta come un'istituzione
"unica" nel suo genere, concede prestiti a condizioni
agevolate a cooperative agricole e piccoli coltivatori dei
Paesi poveri per la realizzazione di programmi di sviluppo e
di riabilitazione nel settore agricolo. I suoi prestiti sono
spesso cofinanziati dalla Banca Mondiale e da altre
Agenzie.
L'IFAD, insieme con la FAO e il PAM (Programma per
l'alimentazione mondiale), costituisce il polo romano delle
Agenzie delle Nazioni Unite, operanti nel settore della
sicurezza alimentare. Con i suoi interventi di lungo termine a
favore dell'agricoltura, esso svolge un ruolo importantissimo
nella lotta alla povertà, considerata la natura "rurale"
della povertà che sussiste nei Paesi del Terzo Mondo e il
fatto che il settore agricolo costituisce da sempre
l'attività principale di tali Paesi.
2. Attualmente, fanno parte del Fondo 161 Paesi, suddivisi
in tre categorie: lista A (Paesi OCSE); lista B (Paesi OPEC) e
lista C (Paesi in via di sviluppo). Diciotto sono i membri del
consiglio d'amministrazione (8 per i Paesi OCSE, 4 per i Paesi
OPEC e 6 per i PVS).
L'IFAD non è un agenzia di aiuti di emergenza. Le sue
risorse finanziarie sono utilizzate a sostegno dell'attività
annuale di prestito (a breve, medio e lungo termine) e del
programma di operazioni "a dono", con il quale sostiene le
attività volte al rafforzamento delle capacità tecniche e
istituzionali connesse allo sviluppo rurale. I doni sono
limitati al 7,5 per cento delle risorse impegnate in ciascun
anno finanziario. I prestiti vengono concessi ai PVS a
condizioni e con modalità diverse a seconda della fascia di
reddito a cui il Paese appartiene. I prestiti a favore dei
Paesi più poveri rappresentano i due terzi del volume
complessivo.
3. Nel febbraio del 1999, il Consiglio dei Governatori ha
avviato la Consultazione per l'esame dell'adeguatezza delle
risorse IFAD disponibili, con la quale è stato posto l'accento
sulla necessità di procedere ad una V ricostituzione del Fondo
per finanziare le operazioni per gli anni 2001-2003, che
saranno attuate nel quadro di azioni e obiettivi che l'IFAD si
prefigge di raggiungere nel lungo termine. Il 31 luglio 2000,
il Consiglio dei Governatori ha adottato la risoluzione
119/XXIV che definisce il volume totale della ricostituzione
pari a 569 milioni di dollari e indica in 460 milioni di
dollari l'ammontare dei contributi attualmente impegnati dai
Paesi donatori. Il contributo dei Paesi della lista A è di 360
milioni di dollari, mentre quello dei Paesi della lista B e
della lista C è di 100 milioni di dollari. Il saldo sarà
coperto con risorse interne e con eventuali contributi
addizionali e complementari corrisposti dai Paesi membri.
(3) Gli importi sono stati calcolati in base ai tassi di
cambio del periodo 1^ ottobre 1999 - 31 marzo 2000.
Il negoziato relativo alla quinta ricostituzione del Fondo
si è chiuso ufficialmente nel febbraio del 2001, quando i
Paesi della Lista B e C hanno raggiunto la percentuale (80)
sul contributo totale a loro carico (100 milioni di dollari)
prevista nella citata risoluzione.
4. L'Italia partecipa con un contributo base di euro
28.806.000. Si è inoltre deciso di erogare al Fondo un
contributo supplementare di euro 3.720.000, da destinare a
favore della Heavily Indebted Poor Countries (HIPC)
Debt Initiative. Questo contributo non dà luogo ad una
alterazione nella quota di partecipazione dell'Italia alle
risorse dell'IFAD.
Asem trust fund
(I ricostituzione)
1. L'idea di costituire un Fondo fiduciario amministrato
dalla Banca Mondiale (Asem trust fund - ATF), finanziato
da contributi bilaterali volontari per rispondere agli effetti
della crisi finanziaria in Asia scoppiata nel 1997, nacque in
occasione dell'incontro tenutosi a Londra, nell'aprile 1998,
tra i capi di Stato asiatici ed europei. Il Fondo ASEM è
operativo dal giugno 1998 ed ha beneficiato, nella sua prima
fase (ATF-1), di contributi per un totale di 45 milioni di
dollari provenienti da 10 donatori: Cina, Danimarca,
Finlandia, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia,
Regno Unito e Unione Europea. L'Italia ha contribuito alla
prima fase del Fondo con 7 milioni di dollari.
2. Obiettivo del Fondo è di facilitare il risanamento
economico nei Paesi contagiati dalla crisi asiatica, sostenere
i programmi di riforma e fornire l'assistenza tecnica
necessaria nei settori finanziario, pubblico, privato e
sociale. I Paesi beneficiari sono stati quelli eleggibili alle
risorse della Banca Mondiale colpiti dalla crisi,
precisamente: Cina, Indonesia, Corea, Malesia, Filippine,
Tailandia e Vietnam.
3. L'organo di Governo del Fondo è un Comitato che
comprende rappresentanti della regione Asia Orientale e
Pacifico (EAP), del Dipartimento del Cofinanziamento (TFC) e
alcuni funzionari della Banca Mondiale appartenenti a settori
rilevanti (finanziario, sociale, eccetera). I donatori del
Fondo si riuniscono, secondo Statuto, ogni sei mesi per
incontrare i rappresentanti della Banca Mondiale ed esaminare
e valutare lo stato d'implementazione dei progetti e le
strategie del Fondo. I progetti al di sopra del milione di
dollari vengono approvati dai donatori.
4. Come previsto dallo Statuto, le risorse del Fondo sono
utilizzate per finanziare, in uguali proporzioni, assistenza
tecnica e programmi di formazione a favore dei Governi
beneficiari, sia nel settore finanziario e della corporate
governance, sia nel settore sociale (interventi volti a
mitigare gli effetti della crisi e a ridurre la povertà).
5. L'Asem trust fund sarebbe dovuto terminare
formalmente il 31 dicembre 2001 ma, tenendo conto del processo
di riforma in atto e dei buoni risultati finora conseguiti, è
stato deciso di procedere a una ricostituzione del Fondo
(ATF-2) e di posticipare il termine delle operazioni. Nel
corso del negoziato per la ricostituzione del Fondo ASEM
(ATF-2) si è deciso di:
a) mantenere l'enfasi sulle riforme nei tre
settori originariamente oggetto d'operazione del Fondo
(finanziario, corporate finance, sociale);
b) conservare l'attuale proporzione nell'utilizzo
delle risorse (50 per cento a favore del settore finanziario e
corporate finance e 50 per cento a favore del settore
sociale);
c) aumentare la percentuale di risorse da
destinare ai Paesi a più basso reddito (attualmente circa il
50 per cento);
d) migliorare il dialogo tra Paesi europei e
asiatici.
6. La ricostituzione è stata necessaria per il fatto che,
dal giugno 2000, L'Asem trust fund ha impegnato tutte le
risorse a
disposizione (circa 45 milioni di dollari per l'ATF-1). Si è
pertanto deciso di procedere al rifinanziamento del Fondo
(ATF-2) per un ammontare intorno ai 30 milioni di euro. Tutti
gli attuali donatori hanno annunciato di voler partecipare,
sebbene alcuni con un ammontare molto inferiore al primo
contributo (come Francia e Italia). Oltre alla Cina, altri
Paesi beneficiari (Corea e Tailandia) hanno espresso
l'intenzione di contribuire alla seconda fase del Fondo.
7. L'Italia si è impegnata a partecipare alla seconda fase
delle operazioni del Fondo (ATF-2) con un contributo pari a 2
milioni di euro.