XIV LEGISLATURA
RELAZIONE - N. 2291 - 3292 - 3823 - 4203 - 4235-A
Onorevoli Colleghi! - Il provvedimento che giunge oggi
all'esame dell'Assemblea si propone di rafforzare il sistema
della moda e del costume italiani, istituendo una "rete" di
musei e strutture espositive destinate alla tutela e alla
valorizzazione del nostro ingente patrimonio in questo
settore.
A questo fine, viene istituita una Fondazione che svolge
funzioni di indirizzo, raccordo e coordinamento del nuovo
"sistema museale della moda e del costume italiani",
realizzando una forma di collegamento stabile tra le strutture
che entreranno a farne parte. Allo stesso tempo, si interviene
per rafforzare le strutture già esistenti e realizzarne di
nuove, in modo da garantire il coinvolgimento più ampio delle
numerose realtà esistenti nel paese.
In tal senso, gli interventi più significativi sono
probabilmente l'istituzione del nuovo Museo della moda
italiana di Milano e la "trasformazione" della Galleria del
costume di Palazzo Pitti di Firenze e del Museo della seta di
Como. Faranno inoltre necessariamente parte della "rete" anche
il Museo del tessuto di Prato e la Fondazione Micol Fontana di
Roma, e si prevede la possibilità che entrino a farne parte
anche gli altri numerosi musei già operanti in questo campo.
Anche al fine di realizzare uno sviluppo del sistema museale
territorialmente equilibrato, si affida alla fondazione il
compito di realizzare, a Lecce, una struttura dedicata al
costume dell'area mediterranea.
La Commissione ha elaborato un testo unificato delle
numerose proposte di legge presentate al fine di istituire
nuovi musei operanti nel campo della moda e del costume.
Prendendo atto delle diverse opzioni territoriali da esse
indicate, è apparso opportuno creare una struttura di
coordinamento di livello nazionale, nel cui ambito inserire
eventualmente interventi mirati, piuttosto che scegliere in
modo arbitrario di premiare l'una o l'altra delle realtà
considerate nelle singole proposte di legge.
Su questa scelta, come su quella di creare una apposita
fondazione di diritto privato cui affidare la gestione del
sistema museale, si è registrata in Commissione un'ampia
convergenza tra i diversi gruppi. Più difficile è stato,
invece, trovare un punto di accordo unanime in relazione alle
diverse strutture da includere necessariamente nella rete,
sulla sede della fondazione e sulla ripartizione del
finanziamento statale autorizzato dal provvedimento.
Su questo terreno, dopo un serrato confronto, sono state
raccolte alcune delle principali richieste avanzate da diversi
gruppi di opposizione: in primo luogo quella di stabilire
direttamente con legge la sede della fondazione a Firenze, e
poi l'inclusione del Museo del tessuto di Prato e della
Fondazione Micol Fontana di Roma, la trasformazione della
Galleria del costume di Palazzo Pitti in Galleria nazionale
della moda e del costume, e l'attribuzione ad essa dei compiti
di direzione scientifica del sistema museale. Non è stato
invece possibile giungere a un accordo definitivo sulla
ripartizione delle scarse risorse disponibili, e ciò ha tra
l'altro impedito la possibilità di procedere in sede
legislativa.
La Commissione ha inoltre introdotto nel testo la maggior
parte delle modifiche richieste dalle diverse Commissioni che
si sono espresse in sede consultiva, con riferimento tra
l'altro all'opportunità di precisare che l'ambito di attività
del sistema museale si estende anche ai prodotti calzaturieri
e agli accessori e di garantire la partecipazione del
Ministero delle attività produttive alla fondazione.
Passando ad illustrare con maggiore dettaglio il contenuto
del provvedimento, l'articolo 1 dispone l'istituzione del
Sistema museale della moda e del costume italiano, che
costituisce una rete di strutture espositive nei settori della
moda e del costume, nonché dei prodotti tessili, delle
calzature e degli accessori.
Fanno parte del sistema museale in via necessaria, come si
è accennato, la Galleria del costume di Palazzo Pitti di
Firenze, che assume la denominazione di Galleria nazionale
della moda e del costume, il Museo del tessuto di Prato, il
nuovo Museo della moda italiana di Milano, il Museo nazionale
della seta di Como e la Fondazione Micol Fontana di Roma. Il
sistema è tuttavia aperto all'adesione di altre strutture
pubbliche e private, secondo modalità e a condizioni che
saranno stabilite dallo Statuto della fondazione.
L'articolo 1 precisa altresì che la Galleria di Palazzo
Pitti e il Museo di Prato mantengono la propria attuale natura
giuridica e le proprie risorse.
L'articolo 2 individua le finalità del sistema museale,
stabilendo che esso provveda a raccogliere, restaurare ed
esporre materiale ed opere che si riferiscono alla storia
della moda e del costume, a valorizzare la cultura del
tessile, a promuovere l'interscambio con i musei stranieri
operanti nel medesimo settore. Il sistema museale deve inoltre
promuovere iniziative attività per favorire la conoscenza,
anche all'estero, del patrimonio conservato, patrocinare
eventi culturali volti a valorizzare le creazioni di giovani
stilisti e istituire premi e borse di studio per la
realizzazione di ricerche e studi in materia.
Si stabilisce inoltre che debba essere promosso
l'ampliamento della rete museale su tutto il territorio
nazionale, garantendo la realizzazione di almeno una struttura
in ciascun regione, così da valorizzare gli apporti regionali
e locali alla tradizione italiana nei campi in oggetto. A tal
fine, si dispone che la fondazione assicuri il più ampio
coinvolgimento delle strutture già esistenti, di cui alcune
vengono espressamente richiamate. Si prevede anche, come già
accennato, la realizzazione a Lecce di un nuovo museo del
costume dell'area mediterranea.
L'articolo 3 affida la gestione del sistema museale a una
apposita fondazione, con sede a Firenze, istituita dal
Ministero per i beni e le attività culturali ai sensi del
regolamento n. 491 del 2001. Si prevede che alla fondazione
partecipino il Ministero delle attività produttive, le regioni
e gli enti locali in cui hanno sede le diverse strutture che
fanno parte della rete, l'Associazione per il Museo della seta
di Como e del Museo didattico della seta, e che vi possano
aderire altri soggetti pubblici e privati.
Allo statuto della fondazione è demandata la definizione
delle funzioni di indirizzo, raccordo e coordinamento delle
attività delle diverse strutture espositive, assicurando loro,
comunque, forme di autonomia, anche differenziata, nonché le
modalità con cui nuovi soggetti possono entrare a far parte
del sistema museale, eventualmente anche senza partecipare
alla fondazione, e i criteri per la ripartizione delle risorse
economiche disponibili.
Tali risorse saranno ovviamente costituite principalmente
dagli apporti e dai contributi che saranno riconosciuti alla
fondazione da parte dei diversi soggetti pubblici e privati
che parteciperanno all'iniziativa. Per quanto riguarda il
contributo dello Stato, l'articolo 4 autorizza attualmente una
spesa complessiva di circa 6 milioni e cinquecentomila euro in
un triennio, in parte (3 milioni di euro) destinata ad
interventi di carattere strutturale, e per il resto quale
contributo alle spese di funzionamento nei primi due anni di
funzionamento. Per gli anni successivi, provvederà la legge
finanziaria.
Più specificamente, le risorse in conto capitale sono
finalizzate alla realizzazione della sede del Museo della moda
italiana di Milano per una quota non inferiore a 2 milioni di
euro, considerato che esso è la principale struttura di nuova
istituzione prevista dalla legge. La restante quota di tali
risorse è ripartita tra la Galleria di Palazzo Pitti e il
Museo della seta di Como, per consentire i necessari
interventi di adeguamento strutturale. Anche per quanto
riguarda le risorse di parte corrente, si prevede,
limitatamente ai primi due anni, una riserva in favore delle
strutture di Milano e di Como, oltre che del futuro museo del
costume dell'area mediterranea di Lecce, fermo restando che
una quota del contributo è assegnata al sistema museale nel
suo complesso, e sarà quindi ripartita tra le tutte altre
strutture. In ogni caso, è bene ribadirlo, il contributo
statale non rappresenta che una quota delle risorse che
affluiranno alla nuova fondazione, cui sono chiamati a
partecipare - come accennato - i diversi enti locali
interessati ed altri soggetti pubblici e privati.
Occorre peraltro rilevare che le misure di carattere
finanziario dovranno necessariamente essere riviste, almeno
dal punto di vista tecnico, considerato il testo in esame è
stato approvato in Commissione nel corso del passato esercizio
finanziario.
Concludendo, mi auguro che in questo passaggio in
Assemblea possano essere superate le difficoltà che hanno
impedito l'approvazione unanime del provvedimento in
Commissione, in modo da assicurarne la tempestiva trasmissione
al Senato e la più rapida trasformazione in legge.
BUTTI, Relatore.