XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1536




        Onorevoli Deputati! - Le condizioni di libero accesso al comparto ittico, che hanno caratterizzato la pesca fino alla data di entrata in vigore della legge 17 febbraio 1982, n. 41, hanno determinato una rilevante crescita della struttura produttiva. Gli alti livelli di attività e di capacità, registrati negli ultimi anni, dimostrano l'elevata pressione che la flotta da pesca esercita sulle risorse ittiche e giustificano le misure adottate a livello nazionale e comunitario per contenere lo sforzo di pesca. Successivamente all'approvazione della citata legge quadro sulla pesca (n. 41 del 1982) si è dato avvio alla riduzione della capacità di pesca mediante il blocco della concessione di nuove licenze e l'introduzione di limitazione alla costruzione di nuovi battelli. Con l'approvazione dei Programmi di orientamento pluriennali (POP) della flotta italiana, sono stati fissati a livello comunitario gli obiettivi di riduzione del tonnellaggio da conseguire ogni tre anni. L'ultimo POP approvato copre il periodo dal 1997 al 31 dicembre 2001.
          E' stato dimostrato, tuttavia, come la ricostituzione degli stock ittici tramite la riduzione della struttura produttiva non può essere relegata alla semplice politica di ridimensionamento del tonnellaggio di stazza lorda e della potenza motore. La riduzione della flotta non è sufficiente a garantire il reale perseguimento di un equilibrato rapporto tra sforzo di pesca e risorse disponibili. E' necessario integrare tali misure con altre di tipo tecnico e, soprattutto, è necessario procedere ad un uso appropriato delle due componenti che formano lo sforzo di pesca (capacità e attività di pesca). Gli interventi finalizzati al controllo della capacità e dell'attività rientrano nella sfera di competenza dei regolamenti comunitari e sono contemplati nei diversi POP. La politica settoriale nazionale integra quella comunitaria mediante l'adozione di misure di limitazione dell'attività di pesca. Tra tali misure integrative va menzionata l'interruzione tecnica o il fermo tecnico.
        La diminuzione nello spazio, nel tempo e nell'intensità dello sforzo di pesca non può che avere un effetto benefico sulla risorsa sfruttata.
        La necessità della salvaguardia delle risorse ittiche da un eccessivo sfruttamento è un punto fermo della politica nazionale settoriale, convalidata da numerosi studi biologici sulla valutazione delle risorse demersali. L'adozione della misura dell'interruzione tecnica, da un lato ha reso possibile la riduzione dello sforzo di pesca quanto alla componente di attività, dall'altro ha attivato un consistente processo di ricostituzione degli stock che, nelle aree a più elevata produttività naturale, ha consentito di registrare un immediato beneficio.
        Gli studi biologici di valutazione delle risorse hanno, inoltre, dimostrato come la tutela degli stock ittici debba essere perseguita lungo tutte le coste italiane.
        Tale intervento, in linea con gli indirizzi programmatici comunitari, rappresenta una misura di accompagnamento sociale e consiste nella corresponsione delle provvidenze per il personale imbarcato (minimo monetario garantito) e nel rimborso degli oneri previdenziali e assistenziali per tale personale.




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