XIV LEGISLATURA
RELAZIONE - N. 388 - 2773-A
Onorevoli Colleghi! - L'Assemblea è chiamata ad
esaminare ed approvare il provvedimento recante: "Disposizioni
per il riconoscimento della funzione sociale svolta dagli
oratori e dagli enti che svolgono attività similari e per la
valorizzazione del loro ruolo".
1. Ambito di intervento normativo e rapporto con la
legislazione vigente.
Tale provvedimento va innanzitutto inquadrato nel contesto
sociale in cui esso si colloca, e cioè un contesto sociale nel
quale convivono il "mondo giovanile" e quello degli
"adulti".
Adulti ed adolescenti, mondi legati tra loro da nodi di
segreta complicità e, nello stesso tempo, separati dalle
incomprensioni, dai silenzi, a volte dall'odio.
Genitori ed educatori da una parte, e dall'altra bambini,
adolescenti e giovani pronti alla nascita sociale, che
oscillano fra il bisogno di dipendenza e quello di autonomia.
Ragazzi instabili, volubili, inafferrabili, ribelli, talvolta
sconcertanti che indossano gli stessi jeans, si fanno gli
stessi pearcing e mangiano gli stessi hamburger.
Che hanno la loro stanza - quella dove amano barricarsi,
quasi a voler sfuggire al mondo dei "grandi" che presto
abiteranno - zeppa di poster dei loro eroi, dei loro profeti,
dei loro capi. Che camminano nel territorio adulto della
famiglia, della scuola, dello Stato come dei clandestini, che
si risvegliano solo quando si ritrovano tra di loro,
supportati dalla forza del branco.
Ragazzi mutevoli perché devono scoprire chi sono e cosa
vogliono essere, cosa vogliono diventare.
Ma rimane pur sempre il periodo della loro "solitudine":
si può comunicare mantenendo il silenzio sulla propria
identità e corporeità, impoverendo la qualità emotiva dello
scambio.
Bisogna anche considerare in quale contesto economico e
sociale stiamo vivendo. L'ultimo trentennio è stato
caratterizzato da una crescita culturale: siamo passati
dall'analfabetismo alla terza media o ad una cultura
superiore. Un altro dato rilevante è l'avvento delle nuove
tecnologie: che sia i giovani di Salaparuta che quelli di
Tolmezzo usino Internet e le e-mail è una grande
occasione di comunicazione nella misura in cui ciò non li
renda dipendenti.
Ma bisogna anche confrontarsi con una rivoluzione
economica, con un livello economico aumentato, al quale spesso
non corrisponde un adeguato progresso sociale. Ed infatti la
devianza è un concetto sociologico, che presuppone un
comportamento di violazioni continuative di divieti posti da
norme legali e sociali e sottolinea il rapporto negativo
dell'individuo con l'ambiente sociale e, in definitiva, per i
giovani, si tratta della trasgressione delle regole della
civile convivenza.
Alcune recenti indagini hanno appurato che l'età del primo
approccio all'alcool avviene attorno ai 12-13 anni, mentre il
primo approccio agli stupefacenti (cannabis) verso i
14-15 anni di età con uno spostamento sempre più verso le età
più giovani. Formare la personalità dei giovani non è mai
stato facile, ma non lo è soprattutto nel tempo attuale, che
registra preoccupanti spinte al disimpegno ed
all'indifferenza. Spaventa il numero, sempre più elevato, di
giovani che si tolgono la vita.
Rispetto ai nostri padri, che avevano un compito molto
complicato, quello di sopravvivere, ai nostri figli abbiamo
dato tutto, ma in questo modo abbiamo leso i loro anticorpi
psicologici, non permettendo che essi si formino con le
regole, con i "no".
Non li educhiamo ad affrontare la dimensione del
fabbricare, del costruire, e così rischiano di conoscere solo
quella del costruito, diventando ospiti di un mondo già fatto.
L'impegno di noi adulti deve essere, quindi, quello di dare ai
giovani anche la creatività e la fantasia che a volte è
dolorosa.
Costruire è faticoso, ma regala soddisfazione: costruire
un rapporto d'amore è il senso stesso dell'amore.
L'adolescenza prevede il gruppo perché un adolescente da solo
non ce la fa o crede di non farcela.
Nella società in cui viviamo, per venire incontro alla
formazione e all'educazione dei nostri adolescenti e giovani,
nonché per prevenire e contrastare il disagio giovanile, in
mancanza di strutture educative adeguate, gli oratori e gli
enti che svolgono attività similari, possono continuare a
rappresentare come per il passato, un momento di aggregazione
e di crescita sociale, nonché occasione di coinvolgimento
degli adulti che si impegnano ad aiutare i minori nella
delicata fase della loro crescita.
Negli oratori, infatti, i ragazzi possono crescere grazie
alle esperienze d'incontro che hanno con i coetanei, ma anche
con i ragazzi più grandi e più piccoli, nonché con diverse
figure adulte di riferimento, possono esprimere le proprie
potenzialità, sviluppare la creatività, misurarsi con i propri
limiti, confrontarsi con gli adulti, assumersi delle
responsabilità.
Pertanto, negli oratori i giovani non vanno solo per
trascorrere un po' di tempo libero per giocare a pallone. Gli
oratori non sono solo uno spazio a cui si accede perché si è
iscritti o si partecipa ad un'iniziativa, ma sono i luoghi
dove i giovani vivono momenti molto importanti della loro
vita, perché scoprono cos'è la dimensione comunitaria,
conoscono la solidarietà, sviluppano le loro capacità
culturali, intraprendono un cammino di fede, ma con esso anche
un cammino sociale che implica rispetto degli altri e sviluppo
del senso civico. Gli oratori, allora, rappresentano non solo
una comunità che educa e che forma, ma anche una comunità che
cura.
Da ciò la necessità di un riconoscimento legislativo più
ampio e forte che affidi "agli oratori ed agli enti che
svolgono attività similari" compiti istituzionali nell'ambito
del ruolo e dell'azione che esse di fatto svolgono. Si tratta
di una presa d'atto dell'importante ruolo storicamente svolto
nei settori più diversi, che non si limita ad attività
esclusivamente religiose.
Il loro ruolo sociale assume maggiore valenza soprattutto
in presenza dei grandi cambiamenti che stanno attraversando la
società sia a causa delle pressioni migratorie che determinano
problemi complessi che vanno oltre la generosa accoglienza
delle comunità locali, sia a causa dei forti cambiamenti
determinati dalla innovazione tecnologica. Gli oratori, anche
rispetto a questi fenomeni, se adeguatamente sostenuti,
possono svolgere un ruolo decisivo per ridurre le aree del
disagio sociale e per aiutare i più deboli, che spesso restano
esclusi e marginalizzati dal cambiamento e dal progresso,
favorendo l'integrazione degli stranieri di prima e seconda
generazione, valorizzando le capacità degli individui,
diffondendo il "volontariato virtuale", aiutando i più deboli,
sostenendo le famiglie nel progetto educativo.
In questi temi e sulla valorizzazione di queste strutture
si è aperto un forte dibattito nel Paese, e non sono mancate
autorevoli voci: Giovanni Paolo II, il 18 gennaio 2001,
richiamando l'attenzione degli amministratori locali
sull'educazione dei ragazzi, ha fatto esplicito riferimento
agli oratori, così come durante lo svolgimento degli "stati
generali della Città di Milano", svoltasi dall'11 al 13
febbraio 1998, il Cardinale Carlo Maria Martini ha richiamato
l'attenzione degli operatori sociali a favore delle famiglie
ed in particolare dei più piccoli nel contesto educativo degli
oratori.
Le proposte di legge C. 338 e C. 2773 prevedevano un
coinvolgimento delle Regioni per la realizzazione di programmi
ed azioni per il sostegno e la valorizzazione degli oratori;
l'articolo 117, quarto comma, così come modificato, assegna
alla potestà legislativa delle regioni l'assistenza sociale e
la formazione professionale, mentre l'articolo 119, primo
comma, riconosce alle regioni ed altri enti locali piena
autonomia finanziaria; pertanto l'eventuale piano regionale
per la programmazione delle attività sociali da affidare agli
oratori, nonché l'erogazione agli oratori stessi di contributi
finanziari potranno essere oggetto di apposite leggi regionali
(parere espresso dalla I Commissione Affari costituzionali, in
prima istanza).
Diverse regioni hanno già approvato una legge in materia
di oratori: l'Abruzzo, la Calabria, la Lombardia, il Veneto ed
il Friuli-Venezia Giulia.
2. Istruttoria legislativa svolta.
2.1. Audizioni informali.
La Commissione il 9 aprile 2002 ha nominato un Comitato
ristretto, ai sensi dell'articolo 79, comma 9, del
Regolamento.
Il Comitato ha svolto l'audizione informale di
rappresentanti dei seguenti soggetti: Conferenza episcopale
italiana (CEI), Conferenza italiana dei Superiori Maggiori
(CISM), Forum oratori italiani (FOI), Chiese rappresentate
dalla Tavola valdese, Unione italiana delle Chiese cristiane
avventiste del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia,
Unione delle Comunità ebraiche italiane, Unione cristiana
evangelica battista d'Italia, Chiesa evangelica luterana in
Italia, Azione cattolica italiana (ACI).
2.2 Pareri espressi dalle Commissioni.
Il 13 marzo 2002 la I Commissione (Affari costituzionali,
della Presidenza del Consiglio e interni) ha espresso sulla
proposta di legge C. 388 parere favorevole con la condizione
che venissero soppressi gli articoli 3, 4 e 5 della proposta
stessa ovvero che fossero riformulati in modo tale da
garantire il rispetto delle competenze costituzionalmente
spettanti alle regioni e agli enti locali.
Rilevava infatti la I Commissione che gli articoli sopra
citati incidevano su materie, quali l'assistenza sociale e la
formazione professionale, che in base all'articolo 117, quarto
comma, della Costituzione, rientrano nella potestà legislativa
esclusiva delle regioni.
A seguito dei sopra citati rilievi della I Commissione, ho
presentato alla Commissione il 30 maggio 2002 un nuovo testo
della proposta di legge, nel quale non comparivano più gli
articoli in questione, testo che la Commissione ha adottato in
pari data come testo base per la prosecuzione dei propri
lavori.
Il 13 giugno 2002 la Commissione esaminava gli emendamenti
presentati a tale ultimo testo e lo inviava alle Commissioni
I, V, VII e al Comitato per le questioni regionali per
l'espressione del parere di loro competenza.
Il 19 giugno la VII Commissione (Cultura, scienza e
istruzione) ha espresso parere favorevole sul testo da ultimo
citato.
Anche la I Commissione (Affari costituzionali, della
Presidenza del Consiglio e interni) e la Commissione V
(Bilancio, tesoro e programmazione) esprimevano,
rispettivamente il 26 e il 25 giugno 2002, parere
favorevole.
3. Illustrazione dell'articolato definito dalla
Commissione.
L'articolo 1, comma 1, della presente proposta di legge,
in conformità alla disciplina dettata dalla legge quadro per
la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi
sociali, definisce l'apporto a tale sistema degli oratori e
degli enti che svolgono attività similari (articolo 1, commi 4
e 5 della legge 328/2000).
La presente proposta di legge mira anche a rispondere alle
sollecitazioni contenute nella legge 28 agosto 1997, n. 285,
recante disposizioni per la promozione di diritti e di
opportunità per l'infanzia e l'adolescenza, in attuazione dei
princìpi della Convenzione sui diritti del fanciullo, resa
esecutiva con la legge 27 maggio 1991, n. 176. Le attività di
oratorio o le attività similari sono svolte dalle parrocchie e
dagli istituti religiosi cattolici nonché dalle altre
confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato
un'intesa.
Il comma 2 dello stesso articolo 1 finalizza le attività
di cui al comma 1 allo sviluppo, alla realizzazione
individuale e alla socializzazione dei minori, degli
adolescenti e dei giovani di qualsiasi nazionalità, alla
diffusione dello sport, della solidarietà, della promozione
sociale e culturale, al contrasto dell'emarginazione sociale,
della discriminazione razziale, del disagio e della devianza
in ambito minorile.
L'articolo 2 prevede la possibilità per lo Stato, di
concedere in comodato, ai soggetti di cui al comma 1
dell'articolo 1, beni mobili ed immobili, senza oneri a carico
dello Stato, per la realizzazione delle finalità di cui alla
presente legge.
All'approvazione della presente legge, si spera possano
seguire le leggi regionali in materia.
Per una crescita equilibrata dei ragazzi che debbono
inserirsi a pieno titolo in una società moderna ed avanzata,
sempre più piena di insidie, ma certamente migliore, questa
legge deve rappresentare un "patto educativo" nel quale
possono essere coinvolti tutti i giovani nei loro momenti
formativi ed affettivi, integrando l'impegno della famiglia e
della scuola.
Francesco Paolo LUCCHESE, Relatore.