![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Gibelli ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01497 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).
ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, sottosegretario Saponara, la Lega Nord è qui per ricordare eventi gravissimi verificatisi in Lombardia, una regione impegnata in un'importante consultazione elettorale di carattere regionale, attraverso la denuncia - il Parlamento oggi ne è il primo testimone - di una serie di fatti che sono stati annunciati da tempo e che avevamo sospettato.
Mi riferisco alla possibilità, come già avvenuto in tante consultazioni elettorali, che si presentino liste con contrassegni accettati riportanti caratteristiche attribuibili all'attività politica del nostro movimento, che da ciò subirebbe un danno di carattere elettorale.
La circostanza di cui questa mattina vorrei informare il Governo riguarda la tenuta democratica effettiva viste le denunce e le segnalazioni di molti cittadini, ed in seguito mi soffermerò su una breve cronistoria con testimonianze di casi addirittura clamorosi.
Vi sono liste accompagnate da firme di sottoscrittori totalmente ignari. Tengo a precisare che una lista in particolare provoca un equivoco grave dal punto di vista politico, e la Lega Nord si avvarrà di tutte le iniziative di carattere legale necessarie per garantire giustizia. Signor sottosegretario, mi riferisco ad una lista avente il nome di «Lega Padana Lombardia», facilmente confondibile con il movimento Lega Nord. Dove non c'è alcuna militanza
politica apparente, dove non c'è alcun rapporto con la popolazione, dove esiste un silenzio politico costante, guarda caso in prossimità di consultazioni elettorali compaiono simboli accettati e liste che in alcune circoscrizioni raggiungono un numero di sottoscrittori sufficienti, anche se spesso essi non sanno di aver sottoscritto tali liste!
Si tratta di un pericolo per la democrazia nel suo complesso che oggi ha investito la Lega Nord, e non è il primo caso. Tuttavia ciò rischia, in questa consultazione elettorale e nelle prossime, di diventare una mina vagante per la democrazia che potrebbe coinvolgere anche altri partiti, sia di maggioranza, sia di opposizione.
Ritengo che una serie di condizioni debbano essere risolte. L'interpellanza non chiede solo informazioni da parte del Governo, ma una serie di impegni di natura politico-legislativa. Vorrei sottolineare la necessità dell'intervento non tanto per individuare oggi una soluzione preannunciata, ma per ricordare che in questi giorni il sottoscritto è stato testimone di una serie di situazioni. Tra la presentazione dell'interpellanza ed oggi sono stato informato sull'impossibilità di definire con precisione l'interlocutore a cui rivolgermi. Mi spiego meglio: evidentemente ritenevo, e ritengo tuttora, che sia interessato il ministro dell'interno. Mi è stato segnalato che la situazione legislativa investirebbe, invece, le regioni perché si tratta di questioni loro demandate a seguito di modifiche costituzionali. Rimane aperto il problema relativo al fatto che la legislazione regionale delegata possa contenere quei principi generali di sicurezza della tenuta democratica a fronte di consultazioni elettorali che non possono subire una deriva sudamericana. Rispetto a tali principi ho insistito che fosse il Ministero dell'interno a vigilare su tali questioni.
Dico questo, perché è vero che è intercorsa la nuova normativa relativa ai principi generali in materia di sistemi elettorali, che ha di fatto stabilito che le questioni elettorali sono di competenza delle regioni, tuttavia tale competenza è circoscritta a situazioni specifiche di ineleggibilità riguardanti i componenti ed il presidente dei consigli regionali. Dunque, poiché i principi fondamentali in materia sono stabiliti dalla normativa statale - come indicato tra l'altro dalle disposizioni generali di cui all'articolo 1 della citata legge n. 165 del 2004 -, i rappresentanti di lista e i cittadini non possono trovarsi nell'impossibilità di intervenire in ricusazione o controllo di ciò che hanno fatto gli uffici elettorali.
In Lombardia si sono infatti verificate delle situazioni spiacevoli, perché alcuni uffici centrali di circoscrizione non hanno interpretato in maniera univoca le questioni poste dall'articolo 10 della legge n. 108 del 1968. Alcuni di tali uffici hanno fatto riferimento alla possibilità di presentare solo a posteriori dei ricorsi, mentre altri uffici hanno ammesso la possibilità, a seguito di richieste di liberi cittadini, di verificare preventivamente i requisiti; ciò sulla base dell'interpretazione che un ufficio centrale di circoscrizione non può essere solo un luogo di mera raccolta di informazioni di carattere burocratico. Pertanto in questo secondo caso si è permesso a liberi cittadini di verificare che le proprie firme erano state apposte su liste, che in realtà non sono coincidenti con le proprie vocazioni politiche e con i propri mandati. Pertanto, questa zona grigia, a cavallo tra norme regionali non ancora recepite e norme nazionali definite con il termine di «supplenza legislativa», rischia di dar vita a situazioni assolutamente gravi per la tenuta democratica, che non consentono al corpo elettorale di esprimersi in maniera chiara ed inequivocabile.
Il percorso che abbiamo avuto in questi due giorni, passando dal Ministero dell'interno al Ministero della giustizia, alla Presidenza del Consiglio, al ministro per gli affari regionali e non ultima alla regione interessata, dimostra l'accavallamento di norme che può dar vita a situazioni al limite della tollerabilità. Infatti, la cronistoria che indicavo prima testimonia un fatto grave per la tenuta democratica. A Brescia, per esempio, mi risulta che siano state riscontrate - il
sottosegretario mi darà conferma di ciò - firme presentate nelle condizioni alle quali accennavo prima. È successo addirittura che candidati sindaci abbiano visto, a loro insaputa, la propria firma «cannibalizzata». Vi sono state per esempio denunce da parte del comune di Voghera, che ha riscontrato la presenza di nomi e timbri di presidenti di zona, che non avevano nemmeno presentato la domanda per poter ottemperare ad un obbligo di legge; si sono verificate, quindi, situazioni al limite del paradosso. Dunque si tratta di una situazione penalmente rilevante, assolutamente intollerabile, che non può essere rimandata, dal momento che non può venir meno la salvaguardia dei principi generali, di cui anche alle novellate norme che ho prima richiamato. Ciò, proprio per evitare che si verifichino situazioni come quelle di Brescia, Como e Lecco, dove addirittura un senatore della Repubblica ha visto la propria firma apposta su una lista elettorale con la quale non ha alcun rapporto.
Tra l'altro, si tratta di un esponente della provincia, eletto con la stessa formazione politica e con la stessa maggioranza. È una sorta di deriva sudamericana che, secondo noi, oggi non può ammettere di non ricevere risposte chiare. Non ci si può nascondere dietro una certa bandiera; mi riferisco al fatto che, per quanto riguarda alcune questioni precedentemente elencate, demandate alle regioni, concernenti l'organizzazione e le modalità di svolgimento delle elezioni regionali, non si può non tener conto di quel principio democratico che, in ogni circostanza elettorale, deve essere sempre garantito.
Attendo al riguardo informazioni dal sottosegretario Saponara.
Vorrei concludere con un'ultima considerazione. All'articolo 9 della legge n. 108 del 1968, che riguarda anche i contrassegni elettorali (questione che, oramai, ha assunto una gravità senza precedenti), si fa riferimento - anche se non è scritto in maniera univoca - alla necessità che il modello del contrassegno, anche figurato, debba essere presentato in triplice copia, ma non è ammessa la presentazione di contrassegni identici o confondibili con quelli presentati in precedenza, o quelli notoriamente usati, da altri partiti o gruppi politici.
Non è ammessa, inoltre, la presentazione, da parte di chi ha titolo, di contrassegni riproducenti simboli o elementi caratterizzanti di simboli che, per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento, possono trarre in inganno l'elettore.
Signor sottosegretario, in questi mesi ne abbiamo viste di tutti i colori. Non è più accettabile che una norma della legislazione nazionale, incidente su materie che, peraltro, sono anche di competenza regionale, non tenga conto di un principio che, oggi, vede la Lega nord in una situazione di estrema difficoltà, proprio con riferimento alla riconoscibilità del proprio mandato politico attraverso un simbolo elettorale, problema che non ha coinvolto fino oggi grandi formazioni politiche.
Se la norma del 1968 fosse stata applicata alla lettera, probabilmente, nell'impossibilità di indicare simboli religiosi, anche la DC, con lo scudo crociato, avrebbe avuto qualche problema. Chiaramente, essendo un grande partito, tale questione non è mai stata sollevata.
Se ciò capitasse a Forza Italia, ad Alleanza Nazionale o ai Democratici di sinistra, il Parlamento si troverebbe coinvolto in questa vicenda, mentre oggi, invece, è solo la Lega a subire questi inganni!
Il nostro movimento userà tutti gli strumenti politici, legislativi e penali per ottenere giustizia con riferimento alla riconoscibilità del proprio mandato.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Saponara, ha facoltà di
MICHELE SAPONARA, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, così come ha dato atto l'onorevole Gibelli, l'articolo 122 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale n. 1 del 1999, stabilisce che siano le regioni a disciplinare con propria legge il sistema di elezione del presidente
della giunta regionale e dei consiglieri regionali, nei limiti dei principi fondamentali contenuti nella legge statale, la n. 165 del luglio 2004. Spetta, quindi, alle singole regioni legiferare in materia elettorale ed, in realtà, alcune di esse hanno già adottato normative proprie.
non ha presentato alcuna lista e, pertanto, non si sono verificate le condizioni rappresentate nell'interpellanza.
PRESIDENTE. L'onorevole Gibelli ha facoltà di
ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, prendo atto della risposta da lei oggi fornita. Tuttavia, dalle sue parole resta sul tappeto il problema da me segnalato.
fosse stata univoca nel ricorso successivo. Invece, sono state date risposte tardive a campagna elettorale avviata, con il rischio che la stessa venga distorta negli spazi televisivi contingentati e nei dibattiti pubblici da simbologie - e ritorno alla questione dei simboli - tali da confondere l'elettore.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
Per le rimanenti regioni, quelle che non hanno adottato specifiche disposizioni di legge, tra le quali la Lombardia, vale il sistema della cedevolezza, previsto dall'articolo 5 della legge costituzionale n. 1 del 1999, in virtù del quale, fino all'entrata in vigore dei nuovi statuti e delle leggi regionali in materia elettorale, le elezioni debbano effettuarsi in base alle disposizioni nazionali vigenti in materia, ossia le leggi n. 108 del 1968 e n. 43 del 1995. Pertanto, trattandosi di materia ormai riservata alla competenza legislativa regionale, la «supplenza» della legislazione nazionale può avvenire soltanto da parte della normativa già in vigore, escludendosi ogni futuro intervento legislativo statale in materia.
Assicuro che il Ministero dell'interno continuerà a garantire la consulenza tecnico-organizzativa, curando la serie completa di istruzioni, pubblicazioni e circolari che, in materia elettorale, si attiene scrupolosamente alla puntuale disciplina vigente.
Ricordo, inoltre, che, in materia di elezioni regionali, la presentazione delle liste e dei relativi contrassegni, in virtù della legge n. 108 del 1968, è effettuata presso gli uffici elettorali circondariali e regionali. Tali organi, costituiti presso i tribunali nella cui giurisdizione è il comune capoluogo, sono - com'è noto - composti da tre magistrati nominati dal presidente del tribunale.
In caso di presunte irregolarità, come quelle evidenziate dagli onorevoli Gibelli e Cè, l'ordinamento prevede il ricorso alla competente autorità giudiziaria e, infatti, da quanto comunicato dal Ministero della giustizia, risulta quanto segue.
La procura della Repubblica di Mantova ha comunicato di avere ricevuto, in data 8 marzo, e cioè avantieri - quindi, spero mi si dia atto della tempestività con cui il Governo ha risposto a questa interpellanza -, la denuncia del presidente dell'ufficio centrale circoscrizionale presso il tribunale, che segnalava la commissione dei reati di falso ideologico e falso materiale in relazione a cinque sottoscrizioni autenticate, apposte per la presentazione delle liste per le imminenti elezioni regionali della «Lega Padana-Lombardia».
Tale denuncia traeva origine da una verifica delle firme di presentazione della lista suddetta, richiesta dal segretario provinciale della Lega Nord-Lega Lombardia.
All'esito di tale verifica risultava infatti che cinque elettori (su 1077 sottoscrizioni ammesse) avevano firmato ciascuno per due volte la lista in elenchi diversi con grafie differenti.
In relazione a tale vicenda, sono pertanto in corso le doverose indagini preliminari.
Sempre con riferimento ai fatti verificatisi a Mantova, il presidente del tribunale, nonché presidente dell'ufficio centrale circoscrizionale di Mantova, ha riferito che, sempre in data 8 marzo, è stata deliberata, da parte dell'ufficio da lui presieduto, l'eliminazione della lista «Lega Padana-Lombardia» con i relativi candidati, a seguito della dichiarazione di rinuncia e di ritiro della lista suddetta presentata dal delegato di lista e dagli altri candidati.
La procura della Repubblica presso il tribunale di Sondrio ha riferito che diversi cittadini avevano segnalato che i loro nominativi erano stati indebitamente inseriti nelle liste elettorali di alcuni partiti. In particolare, un parlamentare della Repubblica aveva denunciato che il suo nominativo e la sua firma falsificata risultavano nell'elenco dei sottoscrittori di una lista elettorale.
In relazione a tali fatti, la procura di Sondrio ha iscritto cinque procedimenti penali a carico di ignoti, per i quali sono state delegate indagini alla polizia giudiziaria.
Deve, del pari, segnalarsi che l'ufficio centrale circoscrizionale di Sondrio ha comunicato che la «Lega Padana-Lombardia»
La procura della Repubblica di Varese ha riferito che, per due delle liste presentate in quella circoscrizione (No euro dei banchieri e Liberal democratici), l'ufficio elettorale ha riscontrato vistose irregolarità delle sottoscrizioni degli elettori per la prima di esse, la quale è stata esclusa. Per la seconda delle due liste è stata, invece, riscontrata solo una irregolarità dell'autentica delle firme che, a giudizio di detto ufficio, non ha inficiato la validità della presentazione. Per entrambe le liste l'ufficio elettorale ha provveduto a trasmettere notizia di reato alla procura della Repubblica.
Per quanto riguarda la lista «Lega Padana-Lombardia», il presidente dell'ufficio elettorale di Varese ha riferito che ne è stata revocata la presentazione ad opera degli stessi elettori che l'avevano presentata. Deve segnalarsi, infine, che l'ufficio elettorale centrale di Varese ha riconosciuto immediatamente l'accesso agli atti del procedimento amministrativo relativo alla presentazione delle liste elettorali ai rappresentanti della lista Lega Nord che ne hanno fatta motivata richiesta.
La procura della Repubblica di Brescia ha infine rappresentato che, sino a questo momento, nulla risulta agli atti del suddetto ufficio circa la materia indicata nell'interpellanza. Ciononostante la questione verrà tempestivamente approfondita mediante delega agli organi di polizia giudiziaria.
Lei ha affermato che l'ufficio centrale elettorale di Varese ha riconosciuto immediatamente l'accesso agli atti del procedimento amministrativo relativo alla presentazione delle liste elettorali; ebbene, faccio notare che questo è accaduto anche in altri uffici elettorali. Ovviamente siamo molto contenti di questo, perché ha consentito di risolvere alcune situazioni.
Tuttavia, restano aperte altre due questioni. Intanto tale orientamento non è univoco e vi sono stati altri uffici elettorali che hanno invece seguito un atteggiamento diverso. È questo l'aspetto che a mio avviso dovrebbe essere chiarito. Come lei sa, la legge elettorale prevede un numero minimo di firme, distribuite nelle circoscrizioni.
In termini politici cambia molto, perché l'esito elettorale dipende da quante decisioni vengono deliberate dall'ufficio elettorale a fronte della disponibilità o meno a permettere l'accesso agli atti in maniera contestuale alla presentazione. È questo il problema che ha messo il nostro movimento in una situazione paradossale dandogli la possibilità di riscontrare in taluni casi brogli e irregolarità gravissime, mentre in altre situazioni questo non è stato possibile.
Pongo una domanda che rimando ad altre sedi: chi dà indicazioni precise su questo aspetto? A mio avviso riguarda princìpi fondamentali in materia legislativa che non possono non far capo allo Stato. Quindi, non chiedo che le riserve di legge o le clausole di supplenza vengano meno in materie destinate alle regioni, bensì che si rimandi ad una legge nazionale gli aspetti di trasparenza amministrativa che non possono non coinvolgere lo Stato.
La deriva sudamericana è testimoniata anche da un altro fatto; signor sottosegretario, lei ha sempre detto che i rappresentanti di quella lista hanno poi revocato le firme. Guarda però il caso, ciò è avvenuto nelle situazioni in cui probabilmente i rischi penali riscontrati erano tali da far mettere in pericolo la possibilità stessa di presentazione della lista. Quindi, si è trattato di situazioni in cui evidentemente il coraggio di queste persone - che in alcuni casi a me noti è uguale a zero - ha suggerito più miti consigli.
Tuttavia, questo non può accadere e non sarebbe accaduto se l'indicazione
Si tratta di un fatto gravissimo e la Lega non potrà tornare indietro su tali questioni. Riteniamo che le vicende di questi giorni rischiano di riproporsi nelle prossime tornate elettorali in forme ancora più marcate.
Ritengo che questo livello di attenzione, che chiedo al Ministero dell'interno e a tutti gli organi che mi hanno aiutato a ridimensionare e a definire meglio la questione, non possa non segnare un campanello d'allarme. Si tratta di un fenomeno, come ho già osservato in precedenza, che oggi ha interessato in modo particolare la Lega, ma che potrebbe nel futuro riguardare anche altre formazioni politiche, che in questa circostanza sono state sorde al rispetto del principio generale di tutela della democrazia, sperando di trarre un piccolo vantaggio politico.
La risposta fornita ieri dal ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, a un atto di sindacato ispettivo che verteva su una vicenda analoga ma con alcuni aspetti specifici, testimonia la necessità di maggior rigore, anche per quanto riguarda le norme vigenti, che sono figlie di un diverso sistema elettorale e che prevedono una disciplina dei contrassegni probabilmente datata. Ricordo infatti che si tratta di norme precedenti l'introduzione della possibilità di presentare contrassegni colorati. Il rapporto psicologico con il colore - non intendo soffermarmi sulla questione, mi limito a un accenno - è prevalente rispetto alla composizione del simbolo, mentre il bianco e nero presenta un diverso grado di identificazione.
Si tratta di una questione non risolta, che deve essere affrontata in termini legislativi. Nel caso contrario, corriamo il rischio di vedere seduta nei consigli regionali, nei consigli provinciali, nei consigli comunali o addirittura nel Parlamento, gente che non rappresenta nulla, come nel caso di questa «Lega» che ha l'unica caratteristica di chiamarsi «Lega» - e ciò mi duole enormemente - e che non ha alcun rapporto con il corpo elettorale.
Mantengo pertanto la mia denuncia, che naturalmente non può che essere assolutamente politica. Ritengo che il percorso iniziato oggi con la sua risposta, signor sottosegretario, meriti di essere approfondito e auspico che il Governo, in questa sede da lei rappresentato, e il Parlamento si facciano carico di risolvere una situazione delicata che può minare la tenuta democratica del nostro paese.


