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Seduta del 13/2/2003


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Audizione del vice commissario delegato del Governo per l'emergenza rifiuti in Campania, Raffaele Vanoli.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del vice commissario delegato del Governo per l'emergenza rifiuti in Campania, Raffaele Vanoli.


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L'odierna audizione costituisce l'occasione per acquisire dati ed elementi informativi sullo stato di attuazione nel territorio dei comuni di Acerra e Santa Maria La Fossa della vigente normativa in materia di gestione e smaltimento dei rifiuti e sulle problematiche connesse ai compiti attribuiti agli uffici del commissario su tale specifico settore. Sarebbe utile in particolare acquisire elementi informativi connessi alla vicenda relativa alla localizzazione degli impianti di termovalorizzazione di rifiuti ad Acerra e Santa Maria La Fossa.
Nel rivolgere un saluto ed un ringraziamento per la disponibilità manifestata, do la parola al professor Vanoli, che è accompagnato dal dottor Salvatore Acampora, riservando eventuali domande dei colleghi della Commissione al termine del suo intervento.

RAFFAELE VANOLI, Vice commissario delegato del Governo per l'emergenza rifiuti in Campania. Come tutti sapete, il presidente Bassolino è oggi impegnato a Bruxelles per ragioni istituzionali e quindi mi ha delegato a rappresentarlo in questa sede.
Ho portato con me della documentazione, che consegno alla Commissione, che fa riferimento a quanto già comunicato nella scorsa audizione e che contiene anche qualche elemento aggiuntivo relativo ad eventi di questi giorni. In particolare, per quanto riguarda Acerra, una serie di documenti riguardano l'iter amministrativo e le modalità con cui si è arrivati alla gara; vi è poi la descrizione del processo di conversione del CDR in energia termica relativamente all'impianto particolare e del modello di dispersione degli inquinanti in atmosfera da noi redatto in relazione agli impianti di programma di sviluppo della rete elettrica in Campania. Quest'ultima attività è stata svolta con SOGIN parecchio tempo fa per verificare, ad esempio, l'andamento dei venti, anche con simulazioni al calcolatore.
Rispetto al nostro ultimo incontro, che se non sbaglio si svolse a Napoli, in relazione alla situazione di Acerra abbiamo agito sul fronte dell'impianto e su quello concernente le bonifiche e gli altri problemi connessi.
Quanto all'impianto, abbiamo modificato il progetto originario in modo che lo scarico del CDR non avvenisse all'aperto ma con un'avanfossa, sul modello di Brescia, vale a dire con una copertura (una soluzione che varrà per tutti gli impianti di CDR che hanno la fossa, con esclusione dei più piccoli, cioè Piano Dardine e Casalduni). Abbiamo poi operato con l'azienda, rispetto alla progettazione originaria, che pure rientrava nei limiti previsti dal decreto ministeriale del 5 febbraio 1998, per collocarci al di sotto dei limiti di legge già molto restrittivi. Dopo le misurazioni effettuate a Brescia ed il progetto Silla 2 di Milano, abbiamo capito che ci si poteva spingere oltre, in particolare per quanto riguarda gli ossidi di zolfo e l'acido cloridrico (siamo scesi del 20 per cento rispetto ai limiti normativi), mentre per quanto concerne i NOX, che sono l'aspetto più importante relativamente al traffico veicolare, siamo scesi sotto 100, mentre la legge prevede il limite di 200. Tutti sanno che cosa vuole dire scendere sotto questa soglia in relazione a tali processi di combustione.
Per quanto riguarda le polveri, siamo passati da dieci a cinque microgrammi: poiché ci siamo resi conto che a Silla si può arrivare a tre, stiamo cercando di raggiungere lo stesso obiettivo lavorando con l'azienda sui sistemi di depurazione. A proposito del parametro rappresentato dalle diossine e dai furani, per i quali la normativa più restrittiva è quella contenuta nel decreto del ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998 (0,2 nanogrammi per metro cubo), siamo arrivati a 0,04. Questo risultato è il frutto di una contrattazione con l'azienda abbastanza lunga: a mio avviso si tratta del miglior risultato disponibile sul mercato mondiale per quanto riguarda le emissioni di questo genere.
Abbiamo effettuato due campagne di misurazione sul territorio, che avevo già illustrato nella precedente occasione. Viene in considerazione il progetto ENEA-SOGIN


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per quanto concerne le falde inquinate: partiremo con un sistema pilota, che verrà via via esteso ai pozzi che hanno presentato problemi. Sulla qualità dell'aria, le indagini effettuate da noi e quelle ordinate dall'ENEA - che non conosco nel dettaglio ma solo in forma sintetica - mostrano che il problema è legato essenzialmente al traffico veicolare e al riscaldamento delle caldaiette ambientali.
Quanto all'influenza del termovalorizzatore e dell'eventuale insediamento di centrali elettriche, il rapporto commissionato all'epoca alla SOGIN affermava che ci si trovava in un ordine di grandezza diverso rispetto all'inquinamento già presente nella zona, dovuto alla presenza di insediamenti industriali, un ordine che rientra nei limiti normativi previsti e comunque ben al di sotto del livello dovuto al traffico veicolare.
Sulle discariche abusive, la Jacorossi - incaricata di effettuare la bonifica del litorale domizio e aversano - ha cominciato i lavori su quattro discariche, oltre a quella che abbiamo già preso in considerazione, a proposito della quale rinvio al contenuto della documentazione consegnata.
Abbiamo esaminato anche la situazione relativa ai campi elettromagnetici, senza peraltro rilevare alcun problema, tenendo presente che i cavi del termovalorizzatore sono interrati. Infine, per quanto riguarda la depurazione - ed in particolare il fatto che i vecchi impianti non sono adeguati alla nuova normativa - chiuderemo a giorni la terza fase della gara prevista dalla legge Merloni. In particolare, si è chiusa la prima fase in cui è stato individuato l'affidatario, la seconda in cui sono stati identificati i due concorrenti, per poi giungere alla parte finale, consistente nella trattativa prevista dalla stessa legge Merloni. La commissione doveva concludere i suoi lavori entro il 30 gennaio, ma ha chiesto una proroga di 45 giorni; è stata concessa una proroga di 30 giorni e quindi il 27 febbraio avremo il nuovo affidatario per risolvere insieme con altre la situazione del depuratore di Acerra e dei collettamenti principali che oggi mancano: il depuratore infatti può anche essere in regola, ma non vi arriva niente perché non esistono i collegamenti.
Il relativo project financing prevede 350 miliardi di investimenti, più della metà dei quali di provenienza privata (comunque al momento dell'apertura delle buste si verificherà l'equilibrio raggiunto tra pubblico e privato), ed è ormai in fase di chiusura: speriamo di aver così risolto definitivamente il problema, dopo un lavoro molto impegnativo visto che la questione risale addirittura al 1970, agli anni della Cassa per il Mezzogiorno.
Per quanto infine riguarda le acque, sono state adottate altre iniziative specificamente relative a questo settore: mi riferisco, fra l'altro, all'ampliamento del collettore Cuma, la cui gara si svolgerà fra poco tempo.

PRESIDENTE. Viene sollevata a più riprese l'osservazione che la valutazione di impatto ambientale riguarderebbe tecnologie vecchie di almeno trent'anni. Sarei felice se lei ci fornisse qualche ulteriore indicazione al riguardo.
In secondo luogo, la nostra Commissione ha più volte rilevato l'assoluta necessità di chiudere il ciclo integrato industriale dei rifiuti con l'importantissimo anello rappresentato dalla termovalorizzazione, ma abbiamo anche verificato che talvolta l'eccessiva concentrazione di impianti in una certa area determina disagi sotto l'aspetto organizzativo e anche sotto quello sociale. Avete effettuato studi sull'interferenza tra i due impianti di termovalorizzazione, quello di Acerra e quello di Santa Maria La Fossa?

RAFFAELE VANOLI, Vice commissario delegato del Governo per l'emergenza rifiuti in Campania. Rispondo anzitutto alla domanda concernente la tecnologia, facendo un esempio. Il motore che funziona sulle nostre automobili, quello a ciclo otto, è noto da almeno cinquant'anni; e evidente che rispetto a quel motore - che funziona attraverso le fasi aspirazione, compressione, scoppio e scarico, che rappresentano la base dei motori moderni - si è


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lavorato sul controllo della combustione, sull'elettronica e così via. Oggi possiamo dire che un motore concepito cinquant'anni fa è tuttora attuale: nulla vieta che nel frattempo siano stati progettati altri motori, come ad esempio quello rotante. L'attualità di un certo sistema dipende da ciò che si riesce ad ottenere sul fronte del controllo della combustione.
La normativa mondiale, a partire dagli anni novanta, ha fatto passi avanti perché la tecnologia ha consentito di abbassare ulteriormente i limiti di emissione, oggi scesi al di sotto di un livello ritenuto impensabile un tempo. Ricordo un rapporto dell'ENEA concernente la valorizzazione energetica di impianti dedicati, il quale mostra come, in una situazione come quella tedesca che presenta vari impianti di termovalorizzazione, i limiti siano cambiati sostanzialmente negli anni fino ad arrivare a quelli attuali. Facendo riferimento sempre a termovalorizzatori a griglia, quest'ultima ha fatto passi avanti: prima era raffreddata ad aria, mentre oggi può essere raffreddata ad acqua; entrerò comunque più avanti nello specifico tecnico, anche se si tratta di una materia piuttosto da addetti ai lavori.
Le tecnologie utilizzabili oggi sono sostanzialmente quelle a griglia ed a letto fluido, anche se difficilmente chi usava la prima è passato al secondo. La maggiore difficoltà dei due sistemi è che gli investimenti effettuati sul versante del controllo della combustione sono più elevati per la griglia rispetto al letto fluido. Ma in presenza di vincoli normativi, se si scende al 50 per cento dei limiti in essa fissati, il problema è sapere quanto si è investito nella parte riguardante la depurazione: insomma, non c'è una questione di tecnologia arretrata o meno della griglia perché stiamo parlando dei sistemi più avanzati al mondo. A Milano, esaurito il Silla 1, un sistema a griglia di vecchia generazione, entra in funzione il Silla 2 con parametri completamente diversi; in quella città si è deciso, invece di adeguare la linea fumi del vecchio impianto, di realizzarne uno nuovo che passa da 500 a 1200 tonnellate al giorno. In particolare, sempre con la stessa tecnologia, i limiti delle polveri passano da 30 a 3, le NOx a Milano da 400 a 200 (noi siamo scesi a 100, e quindi siamo più avanti, un lavoro che abbiamo compiuto a valle della gara), i SOx da 200 a 50, il mercurio scende di cinque volte, i metalli pesanti di 8 volte, le diossine di 125 volte.
Ribadisco che questa gara era già stata avviata quando sono stato nominato vice commissario; la commissione ha concluso i lavori del 1998 e ogni volta - soprattutto nell'ambiente politico - sorgono equivoci quando si tratta di date. Nel 1998 la commissione presieduta dal professor Pasquino chiuse la graduatoria; intervenne un cambiamento di gestione nella regione Campania e la graduatoria venne inviata al ministro Ronchi, perché ne prendesse atto, alla fine dello stesso anno. Nel 1999 si è proceduto all'aggiudicazione provvisoria (non si poteva fare altro) e dopo il contratto quella definitiva: si è così arrivati al 2000.
Quindi la gara si era conclusa nel 1998; rispetto ad allora, siamo entrati nel merito e come tecnico posso dire che l'impianto di Acerra rappresenta ciò che di più avanzato esiste al mondo quanto alla garanzia di determinati limiti di emissione, inferiori mediamente del 50 per cento rispetto a quelli previsti dal progetto, che erano conformi ai limiti dettati dalla legge.
Per quanto riguarda il secondo aspetto al quale si faceva riferimento, che è senz'altro molto importante, l'inquinamento di una zona non è dato dalla presenza dei termovalorizzatori del CDR ma da quella delle industrie. Anche dagli ultimi studi dell'ENEA emerge che il termovalorizzatore e forse anche il turbogas non hanno praticamente effetti sulla qualità dell'aria. In risposta alla richiesta del comune di Acerra che ha commissionato lo studio, l'ENEA sottolinea che «tali analisi hanno evidentemente compreso anche la stima dell'impatto specifico connesso con la realizzazione del termovalorizzatore». In altre parole, l'ENEA ha tenuto conto, come abbiamo fatto anche noi, delle centrali, delle industrie, degli impianti a turbogas. «Il relativo contributo alle immissioni


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è risultato essere del tutto marginale. Il termovalorizzatore dà infatti origine ad una rilevatura massima di NOx pari a 0,5 milligrammi per metro cubo ad una distanza di circa due chilometri dagli insediamenti in direzione nord - nord est».
Tutto ciò è stato valutato ai fini dell'espressione del loro parere da due ministri: Ronchi, che ha formulato un avviso favorevole sulla valutazione di impatto ambientale dell'impianto di Acerra, e Matteoli, che si è invece espresso, sempre in senso favorevole, su Santa Maria La Fossa. Questo significa che l'impresa ha presentato il progetto e che la commissione di valutazione dell'impatto ambientale lo ha esaminato, tenendo conto di tutti i parametri presenti sul territorio: i pareri, ripeto, sono stati favorevoli.
Gli approfondimenti che abbiamo svolto per parte nostra ci portano a dire che non esiste il problema dell'interferenza cui si è accennato. Come potrete vedere da una cartina che ho consegnato, la distanza in chilometri tra Santa Maria La Fossa e Acerra è pari a 21,70; non esiste alcuna indagine epidemiologica sul territorio che prenda in considerazione una distanza superiore ai 15 chilometri per studiare gli effetti di un impianto.
La valutazione di impatto ambientale richiesta dall'ordinanza è espressa dal ministro: noi facciamo i notai e ci limitiamo a prenderne atto. Ripeto ancora una volta che il parere è favorevole per entrambi gli impianti e tiene conto di tutti i parametri, tanto è vero che nel primo parere relativo a Battipaglia si disse che il termovalorizzatore e il CDR non potevano trovarsi nella stessa area. Abbiamo accettato questa decisione, anche se personalmente non la condividevo, perché il disagio che si evita in termini di emissioni si recupera per il trasporto.
Quindi, il sistema è il più avanzato tecnologicamente nella letteratura mondiale, almeno a mia conoscenza; i limiti di emissione sono i più bassi registrabili, indipendentemente dalla griglia mobile o dal letto fluido, perché ciò che conta è quello che emette il camino a valle della combustione. Come ho già detto la volta scorsa, stiamo comunque sperimentando un sistema alternativo, per cui dal CDR si effettua la gassificazione e quindi si ricorre alle celle combustibili, ma si deve sapere che ciò costa due o tremila lire per chilo di rifiuto. Stiamo sperimentando a Giugliano una nuova cella combustibile di cinquecento chilowatt. Se fra dieci anni questo sistema, invece di costare duemila lire al chilo, ne costerà duecento, lo adotteremo perché - come tutti sanno - le celle a combustibile sono ad emissione zero e si basano sulla tecnologia dell'idrogeno. Ma stimo parlando di qualcosa che va verificato per quanto riguarda i costi e le quantità: la cella combustibile ha un grande difetto, cioè che per produrre molta energia deve esser molto estesa. Non è possibile pensare di arrivare a cento megawatt con la tecnologia attuale. Comunque, stiamo lavorando in questo senso perché il nostro compito è anche quello di guardare al futuro.

PRESIDENTE. Mi permetto di porre un'altra domanda, anche perché il nostro compito è quello di rappresentare le esigenze che vengono da più parti; il fatto che lei fornisca indicazioni chiare soprattutto sotto l'aspetto della qualità delle attività poste in essere è un servizio che rendiamo alla collettività. Volevo anzitutto chiederle, per quanto riguarda il CDR di qualità, quanto stia incidendo il fatto che la raccolta differenziata stenta a decollare. In secondo luogo, ci dicono che è in fase di realizzazione il polo pediatrico: si è valutata la compatibilità dell'impianto con questo progetto e si è ipotizzato uno studio scientifico, una indagine epidemiologica, al riguardo? Sappiamo che l'Istituto superiore di sanità ha svolto uno studio sulle vecchie discariche: si è valutata l'opportunità di effettuare un'analisi più ampia da un punto di vista scientifico, magari di concerto con lo stesso istituto, per comprendere sotto il profilo epidemiologico ciò che è accaduto e che accadrà nei prossimi anni?

RAFFAELE VANOLI, Vice commissario delegato del Governo per l'emergenza rifiuti


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in Campania. La compatibilità del polo pediatrico è stata presa in considerazione nell'ambito della valutazione di impatto ambientale ed il parere è stato favorevole: il ministro era Edo Ronchi. Tra l'altro, credo che la distanza tra i due siti sia di circa 2,5 chilometri in linea d'aria. Piuttosto, mi porrei un altro problema: non se il polo pediatrico sia o meno compatibile con il termovalorizzatore, ma se esso lo sia con la situazione attuale di Acerra. Tutti i dati ENEA - non i nostri, poiché non abbiamo alcun interesse a caldeggiare una soluzione di cui non siamo convinti - dicono che il termovalorizzatore non comporta alcun genere di problemi per quanto riguarda la situazione di fondo, tanto che il presidente Bassolino ha detto: «Se il bicchiere oggi è a 100 e una goccia lo fa arrivare a 101, noi prima portiamo l'impatto totale a 70-80 e poi aggiungiamo la goccia, in modo che non vi sia alcuna conseguenza».
Per quanto riguarda invece la situazione di Acerra, prima di proporre il termovalorizzatore e per evitare speculazioni a posteriori, abbiamo fatto una sorta di fotografia del territorio. Infatti, il commissariato straordinario - malgrado i pareri della commissione VIA - ha deciso di svolgere un'indagine, anche a livello di rumore, per comprendere meglio quali saranno le differenze quando l'impianto entrerà in funzione. L'influenza del termovalorizzatore è trascurabile rispetto alla situazione attuale: lo dice l'ENEA, lo dice la SOGIN, lo dice un lavoro commissionato dal Ministero dell'ambiente all'Università La Sapienza di Roma, che si conclude nel modo seguente. Per quanto riguarda le valutazioni concernenti il rischio sanitario, sono stati effettuati studi epidemiologici in tutto il mondo e proiezioni rispetto al parco futuro di termovalorizzatori rispetto a quello vecchio. Mi permetto di leggere le conclusioni: «In generale, l'analisi e gli studi epidemiologici condotti in Italia ed all'estero negli ultimi anni su popolazioni esposte ad impianti di trattamento ed incenerimento rifiuti mostrano risultati abbastanza approssimativi e contraddittori. Gran parte degli studi soffrono infatti di numerose limitazioni, quali la mancanza di aggiustamento per i fattori di confondimento, l'assenza di dati quantitativi di esposizione agli agenti presi in considerazione, la molteplicità di esposizioni in quasi tutte le popolazioni studiate, dovute alla compresenza nell'area indagata di altre fonti di inquinamento. In base agli studi epidemiologici disponibili, tuttavia, sembrerebbe ipotizzabile, solo per gli impianti di vecchia generazione, un ipotetico aumento di rischio per il cancro al polmone, mentre meno chiari sono gli altri possibili effetti sanitari. In effetti tali studi hanno riguardato quasi esclusivamente gli inquinanti classici dell'aria (SO2, NO2 e le diossine) mentre le specifiche associazioni tra i metalli pesanti emessi da inceneritore e gli effetti sulla salute delle popolazioni esposte non sono supportate da solida evidenza epidemiologica, per cui questo aspetto meriterebbe un approfondimento.
«Per quanto riguarda gli impianti di più recente generazione, va sottolineato che nel corso degli ultimi venti anni la legislazione internazionale ha posto limiti alle emissioni degli inceneritori inferiori di vari ordini di grandezza a quelli preesistenti». Faccio presente che oggi gli impianti industriali rispondono ancora al decreto ministeriale del 1990: la diossina è prevista a 4000 nanogrammi per metro cubo, contro 0,1 del termovalorizzatore. È un dato che non si può leggere semplicemente in questo modo, perché in realtà si tratta di 700 nanogrammi circa per metro cubo. «La tecnologia ha consentito di pari passo» - prosegue questo documento - «il raggiungimento di emissioni molto contenute, anche per inquinanti incriminati come diossine e furani. Studi di risk assessment basati su modelli che descrivono la realtà corrente, ipotizzati sulla base delle normative vigenti e che tengono conto delle linee guida internazionali, delle vie di esposizione e dei diversi scenari di localizzazione della popolazione, hanno evidenziato come il rischio tumorale e non tumorale nelle popolazioni residenti in vicinanza di inceneritori a norma risulta del tutto trascurabile».


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Il dato fornito da Milano è il seguente: Silla 1 aveva un rischio cancerogeno di 10 alla meno 4, mentre Silla 2 ha un rischio di 10 alla meno 6, vale a dire uno su un milione, rientrando così nella statistica addirittura dei non fumatori. La stessa tecnologia a griglia ha dato questi risultati; tra l'altro, sembra strano che a Milano si sia realizzato un secondo termovalorizzatore nello stesso luogo e nessuno abbia protestato. «Poiché anche questi modelli» - continua la relazione - «mantengono un margine di incertezza, soprattutto legato all'incapacità attuale di raggiungere un consenso sulle dosi limite di riferimento, sarebbe importante approfondire lo studio per offrire alle popolazioni interessate sempre maggiori certezze».
Queste sono le conclusioni del lavoro ricordato, peraltro analoghe ai risultati riferiti dall'ENEA per quanto riguarda le diminuzioni negli anni degli effetti di queste problematiche. Il nostro compito è fare in modo che l'impianto produca il minor inquinamento possibile; per quanto riguarda le altre questioni, credo che il ministro Ronchi e il ministro Matteoli abbiano fornito il loro avviso nel parere di valutazione di impatto ambientale.
Ribadisco comunque che il problema non riguarda il termovalorizzatore ma la situazione complessiva dell'inquinamento industriale: ci sarebbe molto da approfondire al riguardo.

LOREDANA DE PETRIS. Devo dire che sono un po' imbarazzata perché stiamo ripetendo le cose dette a luglio. Già allora era però ben chiaro un problema, sul quale la Commissione - e mi dispiace che non sia presente Bassolino perché forse avrebbe potuto rispondere meglio sul punto - aveva posto l'accento. Quando si assiste ad una resistenza di questo genere, credo sia inutile pensare di risolvere il problema magari con l'esercito. Chi di noi ha avuto esperienze di governo sa che sorgono problemi anche quando si tratta di collocare piccoli impianti: ricordo che per le isole ecologiche si bloccava il traffico a Roma. Tuttavia non si può opporre a tutto ciò un semplice elenco di dati. A proposito di quelli che lei ci ha fornito, occorre vedere che cosa viene preso in considerazione: si possono abbattere tutti i limiti, ma il vero problema è il CDR ed il livello raggiunto dalla raccolta differenziata.
La vera questione in gioco, che non riguarderà solo la Campania ma tutta l'Italia, sta nel fatto che, avendo scelto di avviare parallelamente il processo di raccolta differenziata - che poi però ha subito un rallentamento ovunque - e la costruzione dei termovalorizzatori, poiché alla fine sarà più conveniente e facile utilizzare questi ultimi credo che si verificheranno problemi notevoli dal punto di vista della salute e delle emissioni.
Per quanto riguarda la valutazione di impatto ambientale - questo aspetto interessa chi ha responsabilità politiche - bisogna che si effettui la discussion con la gente, come dicono gli inglesi. La situazione è simile a quella degli OGM: tutti ci dicono che non fanno nulla (l'OMS, l'Istituto superiore di sanità), ma se l'85 per cento dei consumatori non li vuole bisogna rispettare il diritto dei cittadini ad una informazione corretta e ad ottenere valutazioni più complesse. È opportuno, secondo lei, collocare un termovalorizzatore vicino ad un polo pediatrico? È opportuno non tener conto della valutazione degli impatti cumulativi? Si è parlato della presenza delle industrie, ma credo sia inutile, e forse sbagliato, localizzare l'impianto in quell'area. So perfettamente che la gara era stata svolta in precedenza, però occorrerà decidere come andare avanti, perché penso che chi ha interesse a gestire correttamente i rifiuti e ad ascoltare i cittadini - che qualche diritto pure ce l'hanno - dovrà trovare una soluzione: penso che con gli asettici dati scientifici non si vada da nessuna parte.

RAFFAELE VANOLI, Vice commissario delegato del Governo per l'emergenza rifiuti in Campania. Vorrei richiamare non i dati ma un asse portante del sistema integrato dei rifiuti in Campania: dopo la raccolta differenziata non si va direttamente all'impianto di termovalorizzazione, perché


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c'è il passaggio del CDR. I problemi sono due: o l'umido è stato raccolto prima, oppure la separazione secco-umido viene fatta dall'impianto CDR. Ciò significa che, per quanto riguarda la combustione, gli impianti sono proporzionati per un terzo dei rifiuti raccolti: si tratta di due milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti e non si può andare oltre. Ci sono linee che trattano 27,1 tonnellate all'ora per Acerra, vale a dire la capacità totale dell'impianto, che non può sempre andare «a manetta» perché già lavora per 7500 ore, un livello abbastanza elevato.
Il problema per cui non si effettua più la raccolta differenziata e poi si va all'impianto non è proponibile perché gli impianti funzionano con il CDR, non con un rifiuto tal quale. La griglia è proporzionata per lavorare ad 850 gradi; appena il potere calorifico diminuisce (c'è un rapporto da 8 mila a 15 mila per un rifiuto tal quale) l'ossigeno scende sotto il 6 per cento e l'impianto si blocca. Quindi il quantitativo raccolto di 2 milioni e mezzo di tonnellate non può mai trovare ospitalità negli impianti di termovalorizzazione proporzionati per il passaggio, dopo la raccolta differenziata, al CDR.
Oggi la raccolta differenziata è al 12 per cento in Campania; l'impianto CDR dà un risultato pari a circa il 30-32 per cento della quantità di materiale che vi arriva. Se per caso la raccolta differenziata aumenta e l'umido raccolto negli impianti di compostaggio cresce, non per questo il CDR che esce dall'impianto diventa maggiore, perché l'umido prima o poi deve trovare una sua collocazione. Quindi, il problema è che gli impianti sono proporzionati per bruciare circa un terzo dei rifiuti prodotti perché il combustibile derivato dai rifiuti ha una resa 1 a 3 rispetto a quello che andrà nell'impianto di termovalorizzazione.
Tra l'altro, credo che senza una raccolta differenziata adeguata, al contrario delle griglie che si trovano in altri luoghi (che possono funzionare anche con il tal quale), questo impianto non potrebbe operare bene. Perciò, per quel che riguarda i quantitativi, non c'è molto da aggiungere a quello che ho già detto: gli impianti smaltiscono tante tonnellate all'ora, per cui se si fa la somma il risultato è quello che ho ricordato.
Quanto alla compatibilità tra polo pediatrico e termovalorizzatore, ho già risposto. Il problema è che quest'ultimo non aggiunge nulla alla situazione attuale; anzi, l'attenzione che si sta puntando su Acerra, in seguito alle analisi che abbiamo effettuato, porterà sicuramente una migliore qualità della vita. Il presidente Bassolino lo ha detto pochi giorni fa in consiglio regionale. Abbiamo già ipotizzato di investire circa 30 miliardi per quanto riguarda i pozzi, 15 miliardi per le discariche abusive ed un'altra somma per i passaggi a livello, che rappresentano il vero problema per l'inquinamento ad Acerra: non abbiamo ancora fatto i conti e non sappiamo a quanto arriveremo.
Mi rendo conto che esistono perplessità, ma faccio a mia volta una domanda: l'impianto di termovalorizzazione deve essere collocato in un'area industriale e quelle di Napoli si conoscono. A Giugliano c'è l'impianto di CDR deciso dalla regione, così come a Cairano; per quanto riguarda Tufino-Nola, il presidente Russo sa bene qual è la situazione che si è verificata. Rimangono Castellammare, dove non c'è un metro per collocare l'impianto, come a Frattamaggiore e Frattaminore. Ricordo che Ronchi stabilì che l'impianto di CDR e quello di termovalorizzazione non possono coesistere sullo stesso territorio.
Per quanto riguarda la localizzazione, dopo la conclusione del contratto due anni fa e la valutazione di impatto ambientale pervenuta alla fine del 1999, la costruzione dell'impianto poteva iniziare nel 2000. Abbiamo aspettato due anni e mezzo, in seguito ai ricorsi e alle osservazioni della sovraintendenza ai beni archeologici: si è atteso che si pronunciassero il TAR e il Consiglio di Stato. Nel frattempo, non è pervenuta da parte della provincia o da qualcun altro alcuna offerta che consentisse di regolarizzare l'impianto. Già una volta lo abbiamo delocalizzato: sempre


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Ronchi stabilì che non si poteva costruire a Salza Irpina perché ci sono gli acquiferi; la provincia ed un sindaco che riceveva l'impianto sul suo territorio ci dissero che si poteva costruire a Casalduni. Per quanto riguarda invece Benevento abbiamo delocalizzato perché la provincia e il sindaco ci hanno detto che esisteva un posto migliore, e noi abbiamo accettato.
In due anni e mezzo nessuno ha avanzato proposte alternative: allora, se l'impianto è un demonio, come ha detto il presidente Bassolino, lo è dappertutto e non solo ad Acerra. Se invece non lo è, il tempo ha dimostrato che il commissariato su questa linea non ha corso, anzi ha aspettato.

PRESIDENTE. Ringrazio il professor Vanoli per averci fornito utili elementi su cui rifletteremo nelle prossime settimane, il dottor Acampora e i colleghi intervenuti.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 17,40.

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