XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4669
Onorevoli Colleghi! - Sono ormai all'ordine del giorno
gli eventi e i comportamenti dannosi nei confronti del
pubblico dei risparmiatori. La gravità dei più recenti fatti,
quali il caso Bipop, il caso dei bond della Cirio, i
prodotti "capestro" venduti dalla Banca 121, successivamente
acquisita dal Monte dei Paschi di Siena, le artificiose
compravendite di azioni tra i fondi gestiti dalla SGR Sanpaolo
IMI Asset Management "Fondi Azioni Italia", "Soluzione
6" e "Soluzione 7", l'eclatante caso dei bond argentini
e da ultimo il caso Parmalat, evidenziano le criticità del
sistema creditizio e finanziario e degli organi preposti al
controllo. E' necessario pertanto che si intervenga al più
presto per rivedere la normativa in materia e predisporre
organi e strumenti di prevenzione per consentire una seria
tutela del risparmio.
Le perdite di ingenti risorse finanziarie costituite da
anni di risparmio degli italiani rappresenta un danno
irrimediabile, una definitiva distruzione di reale ricchezza,
che poteva essere destinata ad investimenti produttivi. Non è
più procrastinabile un intervento normativo di prevenzione per
la tutela del risparmio!
Il Governo è stato già sensibilizzato sulla necessità di
intervenire sul sistema bancario, in concomitanza anche alle
iniziative del Parlamento europeo in materia. Le problematiche
sono infatti comuni, soprattutto nel caso dei bond
argentini, in cui sono stati danneggiati risparmiatori ed
investitori istituzionali a livello europeo ed
internazionale.
La presente proposta di legge intende occuparsi in
particolar modo della questione dei bond argentini, vale
a dire emessi da emittenti pubblici della Repubblica
argentina, posseduti dalla maggior parte degli oltre 450.000
risparmiatori italiani, possessori di titoli di emittenti
argentini per un totale di circa 14 miliardi di euro. Occorre
ricordare come la quota posseduta dai risparmiatori italiani
rappresenti circa il 15 per cento dei titoli finiti in
default, cifra che rappresenta l'elevatissima incidenza
italiana sul debito estero argentino, causata certamente
dall'appetibilità degli interessanti rendimenti offerti, ma
soprattutto da una particolare propensione del risparmiatore
italiano verso un Paese come l'Argentina, a noi legato per
tradizioni culturali e storiche.
A differenza di altri casi di "risparmio tradito", i
possessori di bond argentini si possono considerare in
maggiore difficoltà, in quanto la controparte è uno Stato
estero, che a causa della forte recessione economica,
verificatasi nel gennaio del 2002, ha dovuto sospendere tutti
i pagamenti sia interni che esterni. Contro l'Argentina i
risparmiatori italiani non potrebbero certo instaurare una
causa per frode o dolo o aggiotaggio!
I possessori di titoli argentini hanno dunque una
posizione di assoluto svantaggio poiché il loro interlocutore
è uno Stato sovrano dotato di tutte le tutele politiche e
diplomatiche che l'ordinamento e le consuetudini
internazionali gli accordano, rispetto ad altre dolorose
situazioni di insolvenza finanziaria
Ciò impone la necessità di individuare gli strumenti
legislativi che possano in qualche modo risolvere tale
disparità tra i soggetti in campo. In altre parole la tutela
costituzionale dei risparmio prevista dall'articolo 47 della
Costituzione non può esplicitarsi, per quanto riguarda il caso
"argentino", che attraverso un intervento legislativo capace
di tutelare il cittadinorisparmiatore nei confronti di
un'entità statuale straniera, essendo le altre soluzioni
(azioni legali nei confronti dei beni statali argentini
all'estero, contrattazione diretta risparmiatori-Repubblica
argentina) di difficile attuazione e di incertissimo esito.
A difesa dei piccoli risparmiatori sono sorte varie
associazioni e comitati sia sul territorio nazionale, sia
all'estero, per una collaborazione reciproca nella trattativa
con il Governo argentino.
Purtroppo, le trattative con l'Argentina ad oggi non fanno
sperare in una soluzione soddisfacente e realizzabile in tempi
rapidi.
Infatti, anche se il Fondo monetario internazionale nel
settembre 2003 ha stipulato con il Governo argentino un
accordo per la revisione e la proroga delle scadenze dei
debiti con le organizzazioni sopranazionali, l'economia del
Paese comincia a registrare una incoraggiante ripresa
economica (8 per cento tasso di crescita annuo) ed esistono
ingenti capitali fuoriusciti dal Paese che, in caso di
rientro, consentirebbero ampiamente la soluzione della crisi;
le autorità argentine hanno proposto ai creditori un rimborso
pari a meno del 25 per cento del valore facciale dei
bond, inaccettabile se si considera che alcuni nostri
connazionali hanno investito tutti i loro risparmi o la loro
liquidazione nei titoli argentini!
Si consideri pure che gli organismi multilaterali (in
primis il Fondo monetario internazionale) hanno la garanzia
di un rimborso integrale dei loro prestiti, tutto a discapito
degli investitori privati!
A prescindere da come possano evolversi le trattative con
l'Argentina, c'è un aspetto rilevante del problema che impone
una soluzione da adottare a livello nazionale: la
responsabilità degli istituti di credito operanti in Italia e
delle società di intermediazione mobiliare (SIM), che hanno
collocato i titoli in questione agli ignari e ora disperati
risparmiatori italiani in modo talvolta poco professionale,
evitando di avvertire il cliente della rischiosità del titolo
o, peggio, piazzandolo addirittura nei mesi precedenti il
default: operazione percepita dai risparmiatori come una
manovra del sistema bancario per alleggerire il proprio
portafoglio da bond ormai divenuti pericolosissimi.
Su questo ultimo aspetto dell'"alleggerimento" operato
dalle banche è intervenuto inoltre con scarsa diplomazia, ma
con moltissima chiarezza, il Ministro dell'economia argentino
Roberto Lavagna, che nel corso di un incontro a Milano del 24
marzo 2003 ha pronunciato le seguenti parole: "Molti
bond argentini sono stati venduti dalle istituzioni
finanziarie quando la crisi era già evidente e le istituzioni
erano ben informate. Qualcuno ha quindi tratto vantaggio dalle
asimmetrie informative. Le banche sapevano benissimo come
andavano le cose a Buenos Aires e ad avvantaggiarsi non sono
stati certo i risparmiatori, ai quali le banche hanno offerto
fino all'ultimo la sottoscrizione di obbligazioni, quando già
ben si conosceva il rischio Paese ed il dissesto
imminente".
Al di là delle reciproche accuse sarà comunque compito del
Parlamento, durante l'iter del progetto di legge, capire
(attingendo ai dati e alle fonti della Banca d'Italia), quale
sia stata l'entità del passaggio dei bond argentini dai
portafogli delle banche ai clienti, soprattutto nell'ultima
fase (agosto-dicembre 2001) antecedente alla dichiarazione di
insolvenza.
La responsabilità del sistema bancario e finanziario nella
vicenda permane, nonostante gli sforzi da esso dimostrati di
voler contribuire alla soluzione del problema, come ad esempio
l'adesione da parte di circa 500 banche e SIM all'associazione
Task Force Argentina (TFA), promossa
dall'Associazione bancaria italiana per rappresentare gli
interessi dei risparmiatori nelle trattative.
Tale responsabilità si può evincere anche dalla
circostanza che il Governo argentino ha escluso proprio le
banche italiane dalla gestione, a livello locale, della
ristrutturazione del debito. Ciò può essere spiegato dal
conflitto d'interesse scaturente dal fatto che le banche
italiane hanno collocato tra i risparmiatori circa 14 miliardi
di bond, di cui una grossa quantità detenuta in
portafoglio dagli stessi istituti.
L'offerta è poi proseguita fino agli ultimi mesi prima dei
default, quando ormai lo stato di crisi dell'Argentina
era evidente!
Per le ragioni esposte, si ritiene opportuno che le
medesime banche siano chiamate in causa e provvedano ad una
forma di risarcimento seppur parziale dei risparmiatori
italiani, vista anche la considerevole mole di introiti
generati dalle commissioni percepite sulle transazioni di
titoli. Aspetto, quest'ultimo, che deve impedire al sistema
bancario, operante in Italia, di aumentare i costi dei servizi
bancari a seguito dell'operazione di riacquisto prevista dal
presente progetto di legge.
Del resto la disciplina in materia bancaria e creditizia è
ispirata alla massima protezione della fiducia per le risorse
che i risparmiatori affidano al sistema bancario.
Infatti, oltre alla tutela della vigilanza sul credito
degli organi preposti, è prevista l'obbligatorietà per le
banche e per le SIM di aderire ai sistemi di garanzia,
previsti dall'articolo 96 del testo unico delle leggi in
materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo
n. 385 del 1993, e dall'articolo 59 del testo unico delle
disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui
al decreto legislativo n. 58 del 1998.
La soluzione che si propone consiste nell'obbligo a carico
degli istituti di credito, che hanno collocato obbligazioni di
emittenti pubblici argentini, di riacquistare dai propri
clienti sottoscrittori i medesimi titoli, liquidando il 70 per
cento del prezzo a cui i risparmiatori li hanno acquistati,
prevedendo tale rimborso fino ad un limite massimo non
superiore a 50.000 euro.
I risparmiatori beneficiari della presente soluzione
devono avere determinati requisiti, ossia essere persone
fisiche, avere la cittadinanza italiana ed essere titolari dei
bond pubblici argentini alla data certa del 20 dicembre
2001, al fine di evitare un utilizzo speculativo delle
presenti disposizioni.
E' data facoltà ai risparmiatori di aderire o meno al
beneficio del "riacquisto parziale".
In caso di accettazione si prevede che il beneficiario
rinunci a qualsiasi azione legale nei confronti dell'istituto
bancario.
Tale soluzione si dimostra interessante anche e
soprattutto per quanto riguarda la trattativa con la
Repubblica argentina al fine della ristrutturazione del
debito.
Risulta infatti evidente la maggiore forza contrattuale
che può essere messa in campo da un sistema bancario come
quello italiano (partecipato tra l'altro dalle più importanti
banche europee) rispetto a quella di centinaia di migliaia di
piccoli risparmiatori indifesi e non coordinati. Le recenti
difficoltà dell'Argentina a percepire le nuove tranche
di prestito da parte del Fondo monetario internazionale
sottolineano la bontà di questa strategia a cui deve
ovviamente contribuire l'azione decisiva dello Stato italiano,
tramite il Ministero degli affari esteri e l'apparato
diplomatico.
I costi dell'operazione proposta sono posti in parte a
carico delle banche obbligate, in parte a carico dell'intero
sistema creditizio, compresa la Banca d'Italia. A questo
proposito è da rilevare la scarsa o quantomeno poco attenta
gestione della questione argentina da parte dell'istituto, sia
in relazione all'enorme quantità di titoli piazzati dal
sistema italiano, sia in merito alla pericolosità dello
strumento obbligazionario argentino.
Ciò sempre che tale informativa non sia stata fornita ad
esclusivo utilizzo del sistema bancario e non adeguatamente
pubblicizzata presso i risparmiatori.
Pertanto, i commi 2 e 3 dell'articolo 1 dispongono un
parziale sostegno economico agli istituti di credito mediante
il rimborso del 20 per cento del costo sostenuto per
l'acquisto delle obbligazioni, utilizzando risorse finanziarie
sia dei sistemi di garanzia, sia derivanti dagli utili netti
residui del bilancio della Banca d'Italia.
In merito all'utilizzo del sistema di garanzia di cui
all'articolo 96 del citato testo unico di cui al decreto
legislativo n. 385 del 1993, le norme prevedono l'utilizzo del
fondo per i rimborsi dei depositi nel caso specifico di
liquidazione coatta amministrativa degli istituti di credito.
Nel contempo, sono escluse dalla tutela le obbligazioni.
Il caso straordinario della questione dei bond
argentini impone una riflessione che evidenzia la necessità di
rivedere l'operatività del sistema di garanzia alla luce delle
seguenti osservazioni.
In primo luogo, la destinazione del fondo ad esclusiva
tutela dei depositi è coerente con le abitudini dei
risparmiatori e con il modo di operare delle banche degli anni
'90.
Nell'ultimo decennio, sia a causa della riduzione dei
tassi d'interesse che dell'ampliamento dell'attività di
intermediazione finanziaria e di consulenza finanziaria degli
istituti di credito nei confronti della propria clientela, i
depositanti e i piccoli risparmiatori sono stati indotti a
trasformare i propri depositi in varie forme di
investimento.
Pertanto, il risparmio degli investitori privati che si è
volatilizzato in bond argentini, in altri tempi sarebbe
rimasto "protetto" in semplici depositi bancari ordinari,
certificati di deposito e via dicendo.
Si ritiene dunque che la scarsa professionalità e
superficialità con cui le banche hanno collocato ad ignari
risparmiatori i bond argentini, creando loro un notevole
danno economico, debba potersi paragonare ai danni derivanti
dalla cattiva gestione degli istituti di credito, che nei casi
estremi porta alla liquidazione coatta amministrativa, e
giustificare pertanto il ricorso al fondo di tutela dei
depositi.
Inoltre, l'articolo 96-bis del citato testo unico di
cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, al comma 1,
dispone che "I sistemi di garanzia possono prevedere ulteriori
casi e forme di intervento".
Per consentire la possibilità di utilizzare il fondo
citato, con l'articolo 2 della presente proposta di legge si
modifica il citato articolo 96-bis, sopprimendo al comma
4 la citazione delle "obbligazioni" fra le categorie di
investimenti esclusi dal rimborso.
Considerata la necessità di sostenere "concretamente" i
risparmiatori coinvolti e di ripristinare un clima di
rinnovata fiducia nel sistema bancario e finanziario, si
auspica una rapida approvazione della presente proposta di
legge, nella speranza che la medesima rappresenti anche un
deciso ed inequivocabile segnale politico ai dirigenti e al
management del settore creditizio.
La prospettiva è che tali soggetti in futuro gestiscano i
rapporti con la clientela con maggiore professionalità,
correttezza e capacità informativa e che contribuiscano così
anche a formare un'adeguata cultura del risparmio, idonea ad
orientare il risparmiatore e a dissuaderlo da scelte tese solo
al conseguimento di un utile immediato, sensibilizzandolo
sulla pericolosità di investimenti del medesimo genere (ad
esempio titoli di Stato di Paesi emergenti).
Ciò anche in ragione del fatto che in futuro i
risparmiatori italiani difficilmente potrebbero nuovamente
beneficiare di interventi straordinari come quelli previsti
nel presente progetto di legge, viste le grandezze economiche
in campo.