XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4665
Onorevoli Colleghi! - Il massofisioterapista, operatore
sanitario che possiede la necessaria formazione e le adeguate
competenze per svolgere attività di riabilitazione, è una
figura particolarmente diffusa in molti Paesi, basti pensare
al masseur francese.
Anche in Italia è sempre esistito il massofisioterapista
ed è anche grazie ad esso che si è verificata negli ultimi
decenni una rapida espansione delle attività riabilitative,
soprattutto in regime ambulatoriale.
Sin dalla sua istituzione, questa figura professionale ha
avuto un importante sviluppo, come numero e capacità
operativa, dando le migliori risposte terapeutiche alla
crescente domanda dei pazienti. Solo in un secondo momento
sono sorte ulteriori figure professionali (fisioterapisti,
logopedisti, terapisti occupazionali, terapisti psichiatrici,
eccetera) che nel corso degli anni sono andate accrescendo e
specializzando le proprie competenze.
Nel tempo il massofisioterapista ha saputo offrire anche
una grande risposta lavorativa ai non-vedenti che hanno tratto
indubbi valori positivi da questa attività, sia per loro
stessi che per le qualità peculiari che hanno saputo
applicarvi.
La formazione del massofisioterapista è sempre stato
affidata alle regioni con un curriculum di due anni di
corso da intraprendere dopo il completamento della scuola
dell'obbligo: talvolta si è scelta la strada dei tre anni di
corso. Tutto ciò ha consentito l'inserimento di migliaia di
massofisioterapisti nel mondo della sanità. Ancor oggi,
nonostante la grande confusione normativa alla quale la
presente proposta di legge intende finalmente porre termine,
alcune regioni proseguono in questa attività formativa e i
diplomati trovano immediatamente un soddisfacente cammino
lavorativo di fronte a loro.
Purtroppo negli anni dal 1995 al 1998 nel nostro Paese,
con la definizione dei curricula formativi e delle
competenze professionali di nuovi operatori sanitari con
laurea triennale, è prevalso l'errato concetto che il
massofisioterapista non era più necessario.
In particolare, si affermò che il fisioterapista potesse
svolgere, accanto alle sue peculiari competenze di carattere
riabilitativo orientate a problematiche più complesse, anche
le attività tradizionalmente affidate al massofisioterapista,
che invece ha una formazione diversa, per certi versi un po'
più semplice e anche dei costi salariali altrettanto
diversi.
Allo stesso tempo - in una situazione in cui erano le
regioni ad occuparsi della formazione professionale di tale
figura - si cominciò ad affermare il principio che solo le
università dovessero esercitare tali competenze, al fine di
garantire una maggiore efficacia ed efficienza rispetto alla
"domanda" del Servizio sanitario nazionale. In tale senso è
stato sostenuto che tutti i massofisioterapisti esistenti
dovessero essere "sanati" (come titolo e posizione
professionale) al pari dei fisioterapisti, quasi nella volontà
di cancellare persino il nome dell'operatore da
riqualificare.
Al riguardo non furono prese in considerazione le numerose
prese di posizione contrarie di regioni, strutture sanitarie,
associazioni e società medico-scientifiche, tra cui quella
della Società italiana di medicina fisica e riabilitazione,
secondo cui la figura del massofisioterapista è indispensabile
alla organizzazione del lavoro e alla ottimale erogazione
delle prestazioni.
Nella definizione del progetto riabilitativo è il fisiatra
l'unico specialista in grado di stabilire quali competenze
siano utili nel trattamento delle persone affette da varie
disabilità, tutto ciò in un'ottica di adeguatezza e di
congruità rispetto al fine riabilitativo.
Si è finito in tale modo per svilire profondamente queste
attività (perché non c'erano più operatori competenti e in
qualche modo orgogliosi del proprio lavoro) pregiudicando
fortemente il diritto alla salute di moltissimi disabili:
attività estremamente importanti sia sul piano quantitativo
(circa l'80 per cento nelle strutture riabilitative
ambulatoriali e il 30 per cento nelle strutture con degenza),
che sul piano qualitativo, come testimoniano le evidenze
scientifiche che comprovano la loro validità terapeutica e
riabilitativa e la loro potenzialità nel prevenire esiti molto
spesso invalidanti e nell'evitare ricoveri ospedalieri
incongrui.
L'errore commesso è stato tanto macroscopico e grave da
far sì che lo stesso Ministero della sanità, su grande
pressione di tutto il mondo medico e scientifico, preparò una
bozza di regolamento, condivisa da tutte le regioni, e che
ebbe il parere positivo del Consiglio superiore di sanità in
data 19 gennaio 2000.
Purtroppo la proposta, molto valida e condivisa, fu
bloccata dalle pressioni operate da alcune categorie di
operatori, che all'epoca furono vincenti, che miravano e
mirano a concentrare solo su di sé tutto il mercato e tutte le
competenze, con evidenti effetti deleteri sulla congruità e
complessità delle attività da garantire ai cittadini e sulla
misura del finanziamento di queste prestazioni.
L'effetto più pesante l'ha subìto il Servizio sanitario
nazionale, dovendo rinunciare negli anni successivi ad
assumere in organico operatori di questa formazione e
posizione professionale per affidare ad altri lo svolgimento
delle attività di loro competenza (dato che veniva fatto
scomparire il profilo nelle possibilità di selezione pubblica)
ed essendo costretto ad affidare le medesime attività ad
operatori più "costosi" e privi in parte della necessaria
specifica formazione come i fisioterapisti. Le strutture
private accreditate hanno giustamente continuato ad utilizzare
questi operatori ma si pone comunque una esigenza di
pariteticità e di omogeneità sul piano del costo delle
prestazioni e del valore qualitativo delle stesse.
Peraltro la struttura tecnico-burocratica del Ministero
della sanità (ora della salute) ha proseguito sul piano legale
nella sua battaglia (del tutto incoerente e infondata) contro
la "residua" presenza di scuole regionali di formazione per
massofisioterapisti, perdendo a tutti i livelli di giudizio e
questo sta ulteriormente a dimostrare l'assoluta infondatezza
della posizione sostenuta. Tale atteggiamento degli organi
tecnici del Ministero della salute ha inoltre prodotto
l'esclusione degli attuali massofisioterapisti dalle procedure
e dagli obblighi di formazione permanente, precostituendo
anche una situazione di oggettiva distorsione rispetto alla
qualità complessiva che deve anche, in questo senso, essere
garantita ai cittadini-utenti dei servizi pubblici e privati
del settore.
E' giunta l'ora di ripristinare una normativa completa e
compiuta che consenta di utilizzare in tutto il Servizio
sanitario nazionale questo operatore, dotato di una formazione
congrua e solida, per rispondere al meglio alla domanda di
salute e di riabilitazione, nel quadro del progetto
riabilitativo individuale indicato dal fisiatra e come
prevedono le linee guida ministeriali e tutta la normativa
vigente.
Alla luce di quanto premesso, si auspica una rapida
approvazione della presente proposta di legge.