XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4658
Onorevoli Colleghi! - L'attuale assetto della vigilanza
sul credito e sui mercati finanziari, incentrato su una
molteplicità di autorità dotate di diverse attribuzioni, è al
centro del dibattito politico di oggi e dell'attenzione
dell'opinione pubblica. I principali enti pubblici di
vigilanza, quali la Banca d'Italia e la CONSOB, sono apparsi
del tutto inadeguati a svolgere un'effettiva ed efficace
azione di tutela preventiva del pubblico risparmio, mostrando
la profonda necessità di una rivisitazione sistematica di
competenze, attribuzioni, poteri sanzionatori, ispettivi e di
controllo. Questa necessità, gia urgente dopo la vicenda del
collocamento presso i risparmiatori italiani dei bond
argentini, è divenuta indifferibile dopo i recenti gravi
dissesti finanziari del gruppo Cirio e del gruppo Parmalat,
con le disastrose conseguenze che ne sono derivate per
centinaia di migliaia di piccoli investitori. A questo fine il
Governo ha licenziato un apposito disegno di legge di riordino
delle autorità di vigilanza e delle loro rispettive
competenze. Parte non secondaria di tale opera di riordino
dovrà essere costituita dalla emanazione di norme mirate alla
prevenzione di potenzialmente disastrosi conflitti d'interesse
tra le proprietà incrociate di banche e imprese: nella vicenda
Parmalat, ad esempio, appare non chiarita la diretta
responsabilità di primari istituti di credito nazionali ed
internazionali operanti in Italia, a proposito dei quali gli
inquirenti stanno delineando un complesso intreccio di
solidarietà truffaldine che coinvolgerebbero le banche
stesse.
La proposta di legge che qui si avanza vuole, in maniera
sintonica, intervenire su un conflitto di interessi
attualmente in essere che appare altrettanto disastroso. Se è
infatti sintomo di una pericolosa commistione di ruoli la
concessione da parte di istituti di credito di fidi bancari ad
imprese che siano loro importanti azionisti, è altrettanto
grave che il principale ente di vigilanza sul credito, il cui
statuto risale al 1936, veda tra i propri maggiori azionisti i
più grandi gruppi bancari su cui dovrebbe vigilare. Ciò appare
contrario a tutti i princìpi di una corretta divisione dei
ruoli tra controllore e controllato. Nella sua audizione al
Senato della Repubblica il 27 gennaio 2004, davanti alle
commissioni riunite VI e X di Camera e Senato, il governatore
della Banca d'Italia Antonio Fazio, richiesto di un parere
circa questa commistione di ruoli, ha ammesso l'influenza
degli azionisti della Banca d'Italia sulla nomina dei vertici
della vigilanza, salvo poi derubricare tale stato di cose a
semplice conseguenza della normativa in vigore dal 1936 e
dichiararsi favorevole "all'eventuale" possibilità
dell'ingresso di nuovi partecipanti nella compagine azionaria
dell'istituto.
La normativa che qui si vuole introdurre mira a sanare
questa commistione di ruoli, restituendo al controllore la
piena autonomia ed indipendenza dai propri controllati, e a
riportare la Banca d'Italia nella pienezza della sfera
pubblica, impedendo che su di essa possano incidere interessi
privati o di parte. Questo passaggio, unito al disegno di
legge governativo, restituirà ai risparmiatori italiani il
senso della stabilità di un sistema correttamente costruito e
dunque affidabile.