XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4628
Onorevoli Colleghi! - A seguito delle segnalazioni di
aggressioni canine registrate in questi ultimi tempi il
Ministro della salute, ha elencato, per la "tranquillità e la
sicurezza" dei cittadini, un numero di razze di cani
"potenzialmente pericolosi". E' tuttavia evidente che
l'ordinanza del 9 settembre 2003, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 212 del 12 settembre 2003, è dettata da una
logica emergenziale e dall'intento di corrispondere, peraltro
non cogliendo il reale problema, all'allarme sociale provocato
dalle aggressioni e amplificato dai mass-media.
L'ordinanza del Ministro della salute Sirchia ha diviso
l'opinione pubblica e ha probabilmente sottovalutato la tutela
degli incriminati: i cani.
Il provvedimento è andato ad inserirsi, così, in un clima
di panico: i civili possessori di cani di grossa taglia
additati come potenzialmente pericolosi vengono penalizzati
dalle restrizioni e soprattutto dal pensiero popolare istigato
così alla cinofobia.
Si ha l'impressione che questo problema sia stato
notevolmente ingigantito e soprattutto mal gestito.
Né va dimenticato il benessere degli almeno 100.000 cani
definiti pericolosi e individuati come tali dall'opinione
pubblica, che sarebbero continuamente oggetto di reazioni
ingiustificate da parte di cittadini sovraeccitabili. Ben
presto il Ministero della salute potrebbe trovarsi di fronte
ad emergenze di ben altra natura quale quella della psicosi
sociale, con conseguenze gravi sotto il profilo
dell'abbandono, ma anche della sicurezza dei cittadini. Il
recente episodio dei colpi di arma da fuoco esplosi contro due
pit-bull in un giardino pubblico ci sembra indicativo di
tale rischio.
Prima dell'ordinanza del Ministro Sirchia ed ora
contestualmente ad essa, si registra una regolamentazione
frammentata del fenomeno, frutto di iniziative regionali o
locali, spesso diverse o in contrasto fra di loro, dettate più
da reazioni istintive a fatti di cronaca che da analisi
scientifiche del problema; non è stato adeguatamente chiarito
come l'ordinanza si ponga nei confronti dell'applicazione e
dell'applicabilità di questi provvedimenti locali.
L'ordinanza sembra, a parere dei proponenti, non avere
tenuto nella degna considerazione l'importanza e il ruolo del
conduttore di un animale etologicamente predisposto ad essere
gestito dall'uomo come se fosse il suo capobranco. Affrontare
il problema con risultati vuole necessariamente dire
intervenire sulla responsabilizzazione e sulla formazione dei
proprietari, degli allevatori e degli addestratori.
Bisogna partire da un dato di fatto e cioè che i cani
possano essere aggressivi, ma essi non vedono nell'uomo una
possibile preda e pertanto l'uomo non è in linea di principio
oggetto di attacco. Se ciò avviene o vi è alla base un
addestramento specifico per l'attacco e la difesa, oppure si
creano delle condizioni che disturbano l'animale e lo spingono
verso un comportamento non usuale.
Una discreta percentuale delle aggressioni è da attribuire
ad addestramenti alla difesa e all'attacco che sono di per sé
scorretti o, peggio, incompleti, da parte di addestratori o di
sedicenti tali che non sono quindi in grado di educare gli
animali in modo affidabile, come dovrebbero. Non sono pertanto
da sottovalutare controlli, verifiche e autorizzazioni
certificati alla categoria degli
allevatori-addestratori-educatori cinofili.
Certamente le condizioni di vita in cui l'animale cresce e
si sviluppa ne influenzano in modo determinante il modo di
essere. Il cucciolo, a partire dai primi giorni di vita,
riceve l'imprinting dalla madre (delicata ed
importantissima fase che determina un corretto sviluppo
psico-fisico) e, successivamente, sarà sottoposto alla
formazione dal proprietario il quale, vuoi inconsapevolmente,
per ignoranza o per incapacità, vuoi consapevolmente per
trarne guadagni (combattimenti, addestramento alla guardia) o
per migliorare il suo status symbol, può spingerlo
all'aggressività. L'aggressività, infatti, com'è noto, è una
forma comportamentale appresa.
Fatte queste considerazioni non si deve parlare di
predisposizione all'aggressività specie-specifica, ovvero
collegata ad una razza o ad un'altra. Certo vi è una
differenza nei danni che razze diverse possono provocare, nel
senso che cani di piccola taglia non possono che produrre
danni quasi irrisori a differenza di quelli dotati di apparato
boccale più sviluppato e forte.
Non esistendo una particolare predisposizione
all'aggressività in alcune razze piuttosto che in altre, non è
corretto parlare di razze più pericolose di altre, ma è
corretto rivolgere l'attenzione ai proprietari, possessori e
detentori di cani che devono essere informati della giusta
relazione uomo-animale e formati ad un equilibrato rapporto e
soprattutto responsabilizzati nei confronti di tale ed
importante ruolo.
Una notevole percentuale dei casi di morsicatura avviene
all'interno delle mura domestiche e soprattutto nei confronti
di bambini, a testimonianza del fatto che molti episodi non si
possono impedire tramite le norme attualmente previste o già
emanate che, infatti, vedono il citato provvedimento del
Ministro Sirchia tradursi in una serie di limitazioni
coercitive previste laddove il cane venga condotto all'esterno
dell'abitazione in cui l'animale vive.
Questi episodi sono da attribuire, purtroppo, alle diffuse
conoscenze imprecise e scorrette del comportamento canino, che
attribuiscono un feeling particolare al rapporto
cane-bambino. Tale importantissimo e formativo momento di
incontro tra specie diverse deve essere costantemente
sorvegliato e controllato da adulti responsabili.
Occorre trasmettere un'adeguata conoscenza del rapporto
uomo-animale ai bambini di età scolare e chiamare i
proprietari o detentori dei cani alle proprie responsabilità e
far loro comprendere che il cucciolo di oggi sarà domani il
soggetto adulto il cui sviluppo armonioso dipenderà
dall'educazione ricevuta e da come "l'uomo-proprietario o
detentore" sia stato in grado di educarlo ed avrà saputo
interpretare le sue richieste e rispettare le sue esigenze
socio-etologiche.
Queste considerazioni sono fondamentali e pregiudiziali
quando si voglia regolamentare una realtà complessa nella
quale possono verificarsi incidenti significativi in grado di
causare lesioni gravi. Il giudizio sull'aggressività deve
sempre scaturire da episodi che provochino danni valutabili
oggettivamente, poiché l'aggressività di un cane è determinata
da un concorso di cause quali l'addestramento, la cattiva
gestione dell'animale e, in ultimo, una selezione genetica
mirata a stimolarne l'eccitabilità. Gli studi compiuti negli
Stati Uniti dal Center of Disease Control indicano come
le razze considerate più "pericolose" varino a seconda della
moda e della loro popolarità e reputazione.
Pertanto, le disposizioni della presente proposta di legge
sono finalizzate alla corretta gestione e cura dei cani e alla
prevenzione di loro eventuali comportamenti di aggressione che
possano procurare danno all'incolumità pubblica.