XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4597
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge
nasce dall'esigenza di permettere agli elettori dei diversi
partiti e schieramenti di esprimersi ai fini
dell'individuazione dei candidati alle elezioni ai diversi
livelli istituzionali.
Negli ultimi dieci anni i sistemi elettorali sono stati
profondamente innovati. Le nuove regole - dall'elezione
diretta del sindaco e dei presidenti di provincia e regione -
hanno in genere conseguito l'obiettivo di rafforzare la
stabilità degli esecutivi, ma hanno influito negativamente nei
rapporti fra i cittadini e le istituzioni, accentuando il
fenomeno delle candidature sovente estranee al territorio
imposte dalle segreterie dei partiti o dagli accordi tra esse.
I cittadini al momento del voto il più delle volte hanno come
unica opzione un "prendere o lasciare", ciò che li ha
progressivamente e in misura sempre più massiccia disamorati
dalla politica e non ha giovato - non stimolandolo - ad un
miglioramento qualitativo della classe dirigente del Paese.
Un sistema basato sui collegi uninominali e sull'elezione
diretta dei vertici degli esecutivi funziona correttamente dal
punto di vista democratico se le candidature sono legate
fortemente alla comunità locale, quale che sia lo strumento
che si vuole adottare per la scelta del candidato.
Il tema della rappresentanza è uno dei più difficili da
affrontare, tanto dal punto di vista teorico che dal punto di
vista pratico. La presente proposta di legge mira a introdurre
nel nostro sistema le "elezioni primarie", a completamento
dell'importante processo di riforma iniziato negli anni
novanta, che ha come punto di arrivo la realizzazione nel
nostro Paese di istituzioni democratiche dotate di processi
decisionali più efficienti ma senza indebolirne la
legittimazione democratica, che anzi chiede di essere
rafforzata.
Questo tema assume particolare rilevanza nel momento in
cui sta giungendo a maturazione la "riforma federale dello
Stato", che postula un ruolo sempre più attivo e partecipe
delle comunità locali e dei cittadini.
Sullo sfondo c'è una corretta interpretazione del
principio di sussidiarietà, oggi troppo spesso interpretato
sulla base delle opportunità del momento.
I problemi che si pongono sono di ampiezza straordinaria
ed estremamente concreti, soprattutto se visti nella
prospettiva.
Non è casuale che la presente proposta di legge abbia
ricevuto, già durante la sua elaborazione, un forte sostegno
da parte degli amministratori locali, primi fra tutti molti
sindaci, che più di tutti soffrono per il distacco tra il
territorio e la rappresentanza istituzionale ai livelli più
alti. Questi, che in passato erano un tramite reale tra il
territorio e l'esecutivo nazionale o regionale, oggi hanno
meno autorevolezza, e meno capacità di interlocuzione: verso
il territorio perché spesso non conoscono la comunità che li
ha eletti; verso l'esecutivo, perché scarsamente in grado di
decidere sulle sue scelte, giacchè per essere riconfermato non
deve dispiacere a chi lo ha indicato quale candidato.
Se questa tendenza non si corregge potremmo andare
incontro ad una grave crisi della democrazia. Come è nella
natura e nella storia di questa, un'iniziativa necessaria per
la difesa delle comunità locali risulta essere strategicamente
essenziale per la stessa vita democratica del Paese.
La proposta di legge prevede:
a) l'introduzione delle elezioni primarie come
strumento obbligatorio per giungere alla candidatura, e nel
frattempo (poiché l'istituto delle primarie richiederà un
certo tempo per la sua effettiva applicazione);
b) l'obbligo di residenza nel territorio o nel
collegio da almeno cinque anni per ogni candidato.
L'obiettivo di quest'ultimo limite è quello di mettere da
subito un freno al fenomeno delle candidature "paracadutate".
E' il tentativo di cancellare le storture che derivano da una
pratica ormai consolidatasi e che mortifica gravemente le
legittime aspirazioni dei cittadini-elettori che, con il loro
voto, cercano di vedere rappresentate in Parlamento le istanze
del territorio.