XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4542
Onorevoli Colleghi! - L'anno venturo, il 2004,
ricorrono 1.700 anni dal martirio di S. Giustina (7 ottobre
304), patrona di Padova, prima martire veneta durante la
persecuzione di Diocleziano e di Massiniano.
Il complesso monumentale che costituisce l'abbazia
benedettina di S. Giustina di Padova, con i suoi quindici
secoli di vita ininterrotta, rappresenta uno dei più cospicui
esempi di continuità culturale del Veneto.
Tralasciando infatti la probabile presenza di una
primitiva struttura di culto nel IV secolo, nel luogo del
martirio della santa padovana, è dall'inizio del VI secolo che
si sviluppa con certezza un importantissimo complesso
monumentale del quale ci rimangono significative testimonianze
sia architettoniche (il sacello) che artistiche (resti di
mosaici pavimentali e parietali, importanti frammenti
scultorei, testi epigrafici, eccetera).
Attorno al primitivo nucleo, sorto per la volontà di
Opilione, prefetto del pretorio di Teodorico, di onorare
degnamente la memoria della martire padovana, che doveva
essere costituito da una grande e ricca basilica, dal sacello
e forse da un mausoleo, si raccolse la pietà dei padovani che
riconobbero in questa martire la loro patrona.
Da allora questa chiesa, riccamente decorata di mosaici
come le più alte basiliche paleocristiane, rappresentò nel
cuore e nella cultura padovana il luogo della più alta
sacralità e identificò il simbolo stesso delle origini
cristiane della città.
La crescita del complesso fu presto affiancata da un
cenobio di monaci: il primo documento che ne fa menzione è
dell'874, quando Rorio, vescovo di Padova, consegna all'abate
Cristiano da lui eletto ed ai suoi fratres l'edificio
fatto edificare presso S. Giustina, mentre nel 971 il vescovo
di Padova Gauslino stabilizza la comunità monastica sotto la
regola di San Benedetto.
La crescita del complesso, pur nei tumulti della storia,
continuò magnifica per secoli, e l'abbazia, beneficata da
continui privilegi e donazioni, soprattutto episcopali,
continuò la sua fioritura. In effetti la caratteristica del
monastero di S. Giustina fu di essere e di rimanere un
monastero episcopale, strettamente unito e incorporato alla
Chiesa patavina, così come la diffusione del cristianesimo si
lega al culto di S. Giustina: ricordiamo le Pievi di Santa
Giustina della Saccisica, ai margini della Laguna, di Santa
Giustina di Monselice, di S. Giustina di Solagna alla base
degli Altipiani prealpini, di Santa Giustina di Enego su
quegli stessi altipiani, di Santa Giustina di Montegalda
presso il territorio vicentino e di Santa Giustina di Teolo
nell'area collinare euganea.
Nel corso dell'XI secolo, probabilmente in relazione alla
continua crescita edilizia del complesso, si ripete il
rinvenimento di sepolture di santi all'interno dell'area
monastica: nel 1052 San Massimo Vescovo, San Giuliano, Santa
Felicita Vergine e i Santi Innocenti; nel 1075 San Daniele
Diacono e martire; nel 1174 lo stesso sepolcro di Santa
Giustina e, nel 1177, i corpi dell'evangelista San Luca e
dell'apostolo San Mattia, qui tradotti dalla basilica dei
Santi Apostoli di Costantinopoli in cui erano custoditi, dopo
la translazione dal primitivo sepolcro di Tebe.
Nel XIII secolo l'abbazia, splendida e potente, ospita il
lungo soggiorno padovano dell'imperatore Federico II e della
sua corte.
Il XIV secolo è invece un periodo di decadenza, quando
l'abbazia, con una comunità monastica assai ridotta, per il
suo ingentissimo patrimonio è continua preda degli interessi
privati, processo questo favorito e incentivato dall'istituto
degli abati commendatari.
Una fondamentale inversione di tendenza avviene però agli
inizi del XV secolo, con il nuovo abate Ludovico Barbo che,
nominato dal Papa Gregorio XII e professata la regola di San
Benedetto, prese possesso dell'abbazia agli inizi del 1409. E'
a questo abate che si deve la rinascita dell'ordine di San
Benedetto.
Infatti la penetrazione dei principali movimenti
riformatori d'oltralpe fu assai debole nel Veneto, con
l'eccezione di due soli esempi sicuri di monasteri
indirettamente collegati al movimento cluniacense: Santa Maria
di Praglia e Santa Croce di Campese.
Il movimento riformato dell'abate di S. Giustina, Barbo,
venne assunto come modello di una riforma più ampia dalla
stessa Santa Sede, tanto che si usò la denominazione dei
monasteri riformati italiani "Congregatio de observantia S.
Iustinae de Padua". L'abate ricevette l'incarico di
riformatore di monasteri maschili e femminili, di legato
papale al Concilio di Basilea nel 1433, assumendo pure la
carica di copresidente del Concilio nel 1434.
La vigorosa attività da subito intrapresa dal nuovo abate
restituì nuova vita all'abbazia che, in un rapidissimo
rifiorire, divenne ben presto modello per altre strutture
benedettine: molti commendatari affidarono così le loro
abbazie alla comunità di S. Giustina perché le
rivitalizzasse.
E' a questo grande periodo di rinascita che si deve una
grande espansione dei corpi di fabbrica monastici e la
realizzazione di edifici di grande pregio storico-artistico
tuttora conservati.
L'importanza dell'abbazia continuò a crescere, fino a
permettere la realizzazione, all'inizio del XVI secolo,
dell'attuale basilica, una delle più grandi dell'intera
cristianità.
Nei secoli successivi l'abbazia continuò la sua ascesa
culturale e morale, consolidando la sua posizione di
importantissimo centro religioso e di cultura.
Nel corso del XVI secolo, a causa dell'espansione turca,
si ha la nascita della Lega cristiana tra Venezia, la Spagna,
lo Stato Pontificio, l'Ordine di Malta e Genova: la flotta
della Lega, sotto il comando di Giovanni d'Austria, si scontra
con la flotta turca nel golfo di Lepanto, infliggendo ai
turchi una terribile sconfitta. La vittoria, avvenuta il 7
ottobre 1571, giorno di S. Giustina, portò grande entusiasmo
in tutta la cristianità. Il Senato veneto indisse allora
grandi celebrazioni e la vittoria fu dedicata a S. Giustina,
cui era dedicato il giorno della battaglia. Una statua
rappresentante la Santa fu collocata sulla porta dell'Arsenale
perché ricordasse la perizia, l'eroismo e l'abnegazione dei
marinai e di tutte le maestranza arsenalotte che avevano
contribuito al buon esito dell'impresa. Si deliberò inoltre
che ogni anno il Doge con la Signoria visitasse la Chiesa
dedicata alla Santa. Era anche tradizione che regalasse alle
monache agostiniane dell'annesso convento alcune monete dette
"giustiniane", fatte appositamente coniare ogni anno in
ricordo della vittoria.
Il XVIII secolo rappresentò un periodo di notevole e
prestigiosa crescita dell'abbazia, che stringeva relazioni con
importanti personalità del mondo intellettuale dell'epoca (il
Vallisnieri, il Morgagni, il Poleni, il Brunacci, il Muratori,
il Maffei, Apostolo Zeno, eccetera), mentre la biblioteca era
forte di oltre 80.000 volumi.
Nel 1797 la Repubblica cisalpina pose gli ingenti beni
dell'abbazia sotto sequestro ed i più importanti manoscritti
della biblioteca furono trasportati a Parigi. Nel 1806 i beni
mobili ed immobili vennero confiscati e nel 1810 furono
cacciati i monaci.
La grande basilica si salvò dalla demanializzazione grazie
alla sua costituzione in parrocchia, realizzata appositamente
nel 1812.
Nel 1919 il Papa Benedetto XV ricostituì il monastero e
nel 1923 una parte dei corpi di fabbrica monastici tornò in
gestione ai monaci.
Oggi circa metà del complesso monastico è ancora in uso al
demanio militare, mentre l'altra metà è in uso ai monaci.
L'abate è anche il conservatore del complesso demaniale e
nei corpi di fabbrica abbaziali ha sede una importante
biblioteca pubblica (Biblioteca statale del Monumento
nazionale di S. Giustina).
L'enorme estensione dei corpi di fabbrica monastici, quasi
sempre rappresentati da edifici di grande pregio
storico-artistico, rende assai complessa l'opera di
conservazione e manutenzione degli edifici: le più semplici
attività di manutenzione e di gestione quotidiana assorbono la
gran parte delle risorse economiche dei monaci, rendendo
impraticabili interventi di largo respiro o interventi di
manutenzioni straordinarie.
Il normale degrado causato dal tempo rende quotidianamente
urgenti interventi di diversa natura, che vengono di necessità
procrastinati o risolti in maniera provvisoria; eventi
catrastofali, pur di non particolare gravità, come
l'eccezionale grandinata che ha colpito Padova il 28 agosto di
quest'anno, si traducono in spese insostenibili per la
famiglia monastica (15.000 metri quadri di tetti sono stati
danneggiati dall'evento atmosferico ed ora porzioni
dell'abbazia anche di elevatissimo pregio storico-artistico
rimangono esposte ad infiltrazioni delle acque meteoriche che
procureranno, nel corso del periodo invernale, danni
irreversibili al patrimonio dell'abbazia).
In questi ultimi anni, oltre a rari interventi di somma
urgenza operati dalla competente soprintendenza per i beni
architettonici e per il paesaggio (nell'esiguità delle sue
disponibilità), alcune iniziative sono state promosse con il
concorso della cittadinanza e delle istituzioni pubbliche e
private, come nel caso del restauro e del consolidamento,
divenuto improcrastinabile, della torre campanaria
dell'abbazia.
Anche la valorizzazione del complesso richiede interventi
di ampio respiro, che consentano di dare una coerente
definizione alle opere, in base ad una valutazione delle
priorità, che rispondano però ad un unico programma
d'intervento.
Nonostante la primaria importanza che il complesso di S.
Giustina riveste sia dal punto di vista cultuale (è qui
custodito e venerato, come si è ricordato, il corpo
dell'evangelista San Luca) che da quello storico, artistico e
culturale, non è stato ancora possibile realizzare un organico
percorso di visita per fedeli e per turisti, non esiste
un'adeguata musealizzazione che illustri in maniera didattica
la secolare storia del complesso e ne esponga gli innumerevoli
tesori di arte e di fede; non esistono, infine, servizi
igienici di supporto al massiccio afflusso di visitatori.
Tali interventi divengono oggi ancora più urgenti in vista
della prossima scadenza delle celebrazioni del diciassettesimo
centenario del martirio di S. Giustina, che dall'ottobre del
2004, con diverse manifestazioni, si protrarranno fino
all'ottobre del 2005; in tale occasione, oltre al normale
afflusso turistico e di fedeli, visiteranno l'abbazia, per
esplicita indicazione del vescovo di Padova, gruppi di
pellegrini da tutte le parrocchie della diocesi di Padova,
oltre a rappresentanze di tutte le chiese che custodiscono
memorie della Santa.
La presente proposta di legge vuole promuovere una
effettiva rivalorizzazione del complesso abbaziale di S.
Giustina, attraverso un contributo straordinario all'abate del
complesso monumentale di S. Giustina di Padova, quale
legittimo rappresentante e conservatore dell'abbazia, in forza
di riconoscimento disposto dal Ministero delle finanze -
Direzione generale del demanio.
La ricorrenza delle celebrazioni per il diciassettesimo
centenario del martirio di S. Giustina ed il decoro di questo
eccezionale edificio monumentale, che custodisce
importantissime reliquie, rendono non ulteriormente
procrastinabile un sostanziale intervento di restauro.