XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4533
Onorevoli Colleghi! - Da Paese di emigrazione, negli
ultimi 10-15 anni, l'Italia è diventata Paese di immigrazione,
con flussi continui e diversificati a seconda delle alterne
vicende geopolitiche, delle crisi congiunturali e degli
accessi bellici. E' da prevedere per il futuro, a breve e
medio periodo, non solo una conferma di tale tendenza, ma una
stabilizzazione di comunità intergenerazionali sempre più
segmentate e ricche di componenti umane peculiari, ansiose di
trovare un loro posto a pieno titolo nella società
italiana.
Attualmente, gli immigrati in Italia sono circa 2.000.000
(i dati non sono definitivi, in quanto non si conosce ancora
il numero definitivo delle regolarizzazioni) e la realtà
migratoria è molto articolata (si contano almeno 130 diverse
comunità culturali).
A seguito degli eventi migratori, quindi, c'è stato un
crescente afflusso e uso dei servizi da parte di stranieri
provenienti da vari continenti ma la risposta dei servizi e la
preparazione degli operatori in materia di comunicazione
interculturale e le loro competenze non si sono adeguate alla
nuova domanda.
E' pertanto urgente un ripensamento dei servizi, della
loro organizzazione e delle modalità comunicative e
informative, allo scopo di poter rispondere in maniera
efficace ad una utenza multiculturale.
Servizi più attenti ai bisogni di specifici gruppi di
popolazione, specialmente di gruppi più fragili e svantaggiati
che facilmente restano esclusi dalla fruizione di diritti
fondamentali quali il diritto alla salute, alla libertà,
all'informazione, alla scuola, giocherebbero un ruolo
fondamentale nella riduzione delle crescenti disuguaglianze
tra le classi sociali cui si assiste oggi in Italia come in
altri Paesi "ricchi" del mondo. La realizzazione di servizi
più "flessibili", pertanto, avrebbe ricadute positive su tutti
gli utenti perché ciò comporta la reale assunzione culturale
da parte delle organizzazioni e degli operatori che in esse
lavorano, del concetto di "servizio per la persona tout
court" con un netto guadagno in termini di efficacia.
Si tratta, anche in Italia, di adottare logiche
innovative, di valorizzare le risorse esistenti - i migranti -
per favorirne l'inclusione nella società italiana e porli in
condizione di contribuire alla ricchezza non solo economica ma
anche culturale del Paese.
Già da tempo in altri Paesi europei, particolarmente in
Francia, vengono impiegate stabilmente, all'interno dei
servizi, figure professionali che fungono da "facilitatori"
nella relazione tra istituzioni e utenza straniera.
In Italia, in alcune realtà più avanzate (Piemonte,
Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Veneto, eccetera)
da più di un decennio i servizi si sono dotati di
collaboratori stranieri adeguatamente formati che svolgono una
attività di "mediazione interculturale".
La mediazione linguistico-culturale (MLC) è uno strumento
operativo a disposizione dei servizi per affrontare e gestire
le tante difficoltà riscontrate nella relazione tra operatore
e utente straniero, oltre che una strategia per facilitare il
processo di integrazione dei "nuovi cittadini" in un'ottica di
riconoscimento di diritti e di pari opportunità. Tale processo
di integrazione presuppone:
1) l'uso da parte degli immigrati di servizi "comuni" a
tutti i cittadini (pari opportunità);
2) il "riconoscimento" da parte del Paese di accoglienza
delle specificità proprie degli immigrati (integrazione come
"negoziazione" delle diversità).
Le finalità dell'intervento di mediazione sono:
1) l'integrazione, intesa come negoziazione delle
differenze;
2) il potenziamento della qualità del servizio, a
vantaggio di tutta la collettività, italiana e straniera;
3) la flessibilità e la varietà delle modalità di
intervento in un'ottica di rispetto delle specificità;
4) l'"empowerment" dell'utente straniero, quindi
un graduale raggiungimento dell'autonomia nell'accesso e
nell'uso dei servizi;
5) la realizzazione di una condizione di pari
opportunità nel rispetto delle differenze per migliorare la
qualità della convivenza.
L'intervento della MLC si situa su tre piani:
1) piano orientativo-informativo, rivolto
contemporaneamente all'immigrato (e/o alla comunità etnica) e
all'operatore;
2) piano linguistico-comunicativo e culturale, che si
esplica attraverso attività di traduzione e interpretariato,
tecniche di gestione e di prevenzione dei malintesi e dei
conflitti, strategie mirate ad esplicitare l'implicito o il
sommerso;
3) piano psico-sociale, attraverso un ruolo propositivo
e di cooperazione all'interno dei servizi in cui si opera,
attraverso azioni di cambiamento sociale per una migliore
convivenza civile e attraverso attività di mediazione tra
l'esistente e le nuove esigenze in ottica multiculturale.
L'articolo 1 della proposta di legge prevede interventi di
coofinanziamento, per un importo pari a 2 milioni di euro
annui, per specifici programmi volti all'integrazione di
cittadini extracomunitari tramite mediatori
linguistico-culturali.
L'articolo 2 istituisce la figura professionale del
mediatore linguistico-culturale e ne descrive le funzioni.
L'articolo 3 demanda alle regioni e alle provincie
autonome di Trento e di Bolzano la disciplina dei profili
professionali nonché i corsi di formazione professionali e le
modalità di accreditamento delle istituzioni e delle
associazioni che desiderano organizzare specifici corsi.
L'articolo 4 concerne la copertura finanziaria della
legge.