XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 4527




        Onorevoli Colleghi! - E' tradizione solo poeticamente accettabile che l'invenzione del presepe sia di San Francesco nella Santa notte di Greccio del 1223. Il presepe non ha una precisa data di nascita, ma si è andato formando attraverso un insieme di usi, tradizioni, costumi, addobbi, quadri nelle chiese e sacre rappresentazioni. Il miracolo di Greccio ebbe sicuramente una vasta ridondanza.
        La presente iniziativa nasce dalla considerazione che a Napoli il presepe fa parte della tradizione di questa città dalla metà del cinquecento. La storia ne attribuisce il merito a San Gaetano da Thiene che, esaltato dal mistero della Natività, allestì nel 1534, nell'oratorio di Santa Maria della Stalletta, presso l'ospedale degli Incurabili, un grande presepio con figure lignee fisse, abbigliate secondo la foggia del tempo.
        Furono molti i presepi che ebbero vita, negli anni a seguire, nelle varie regioni d'Italia. Su questa scia si arrivò al secolo successivo che vide l'affermarsi del presepe mobile a figure articolabili, il cui primo esempio fu quello allestito dai padri Scolopi nel Natale del 1627. Ma il secolo d'oro dell'arte presepiale a Napoli sarà il '700: con Carlo III di Borbone e il suo mecenatismo, la città conobbe una meravigliosa fioritura culturale e artistica, della quale il presepe costituirà una delle espressioni più splendide.
        E' una vera febbre del presepe, una follia collettiva, quella che a Napoli nel '700, contagerà tutti, Sovrano compreso. Lo studioso Raffaello Causa nel suo "Il Presepe cortese": "(...) voce tipica della cultura artistica nella Napoli del '700 (...) il presepe che diremo cortese per differenziarlo dal vecchio presepe di chiesa (...) si rivela esperienza mondana, sostanzialmente disincantata e laica, giuoco alla moda della corte, dell'aristocrazia e dei ricchi borghesi (...) disimpegno di élite cui si attendeva nelle ore sfaccendate del giorno (...). La favola del presepe "cortese" si chiuse, definitivamente, con la partenza dei Borboni da Napoli. Nel corso dell'800, con l'ascesa della borghesia via via più folta ed attiva, il presepe si rinnova e rispecchia una vita pullulante di interessi e di mestieri. Si raffigurava la realtà napoletana in tutto il suo fascino. Tra gli elementi distintivi si ritrovavano la torre saracena, il variopinto e brulicante mercato, la taverna, l'osteria e via dicendo, il tutto in una profusione di colori e di immagini: miseria e nobiltà, figure comiche e drammatiche, animali, una corte di storpi, ciechi, deformi, invalidi che si contrappone al fasto orientale della corte dei Re Magi con odalische e schiavi. E' il trionfo, vero e proprio, di una varia umanità che stravolge il racconto evangelico.
        La presenza di un Museo del presepe a Napoli consentirebbe di raccogliere e di esporre tutti i presepi che ci sono giunti grazie a preziose donazioni di collezionisti italiani, per poi promuovere uno scambio con quelli che si trovano al di là del territorio nazionale così da valorizzare un'opera che ha una storia secolare e un fascino particolare alla quale il nostro pensiero corre con un sorriso alquanto nostalgico.




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