XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 4503




        Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge nasce dalla consapevolezza che il cammino di adeguamento della norma ordinaria al dettato costituzionale non si debba mai arrestare.
        Esso è infatti l'indice più rappresentativo della evoluzione culturale e democratica che il nostro Paese ha affrontato ed affronta, anche per rimanere all'altezza della sua storia, nell'ormai prossimo momento di definitiva integrazione culturale europea.
        Questo appuntamento con la realtà europea deve trovarci pronti e, affinché si possano effettivamente affrontare i nuovi ambiti della politica, che sempre di più non sarà solo nazionale ma dovrà essere raccordata con la dimensione europea, la nostra società civile deve trovare un rapporto, con i propri rappresentati politici, il più possibile stretto e sentito, deve sentirsi effettivamente rappresentata, pena la sempre maggiore difficoltà di poter comprendere scelte politiche, che si dovranno confrontare con realtà sopranazionali.
        Ecco dunque la necessità di rendere realmente rappresentativo il quadro di insieme delle cariche elettive, con la effettiva realtà imprenditoriale, professionale ed umana del nostro Paese, che vede sempre più donne presenti.
        Ecco come può diventare concreta la modifica della norma costituzionale, là dove all'articolo 51 sono dettati i criteri per regolare la partecipazione alla vita democratica.
        E', infatti oggi, legge del nostro Stato, e legge di rango costituzionale, la previsione che impone alla Repubblica di "promuovere con appositi provvedimenti le pari opportunità tra uomini e donne" che costituisce il precetto di chiusura del richiamato articolo 51, primo comma, che così recita: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive, in condizioni di eguaglianza secondo i requisiti stabiliti dalla legge".
        Il provvedimento di integrazione e modifica del dettato costituzionale (legge costituzionale n. 1 del 2003) si è reso necessario per poter dare concretezza alla, fino ad oggi, solo ideale previsione delle "condizioni di eguaglianza" all'accesso alle cariche elettive, e ciò perché la problematica di una effettiva partecipazione femminile alle cariche elettive, problematica sentita già da tempo, aveva trovato una sua prima, inefficace, soluzione con le leggi che avevano affrontato la medesima questione nell'anno 1993.
        Tutte le norme infatti erano cadute sotto la censura della Corte costituzionale che, con le pronunce del giugno 1995, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale, 1^ serie speciale n. 39, del 20 settembre 1995, avevano deciso per la "illegittimità costituzionale" delle norme ordinarie di modifica delle leggi elettorali che, nel tentativo di rendere effettiva la pari opportunità dell'accesso di uomini e donne alle cariche elettive, avevano stabilito un precetto con "azione positiva" e non con un mero carattere programmatico e di indirizzo.
        Tutto questo accadeva, ovviamente, prima della modifica del dettato costituzionale richiamata.
        La modifica dell'articolo 51, con la previsione, per la Repubblica, di "promuovere con appositi provvedimenti le pari opportunità tra uomini e donne nell'accedere alle cariche elettive" muta il quadro di riferimento delle pronunce di illegittimità costituzionale prima richiamate.
        E' stato, infatti, autorevolmente considerato che la modifica-integrazione della Costituzione è stata voluta, votata ed approvata dal nostro Parlamento al fine di dare copertura costituzionale a tutti quei provvedimenti, legislativi e amministrativi, con i quali si volessero garantire forme di paritaria partecipazione tra donne e uomini, in particolare alla designazione di cariche elettive.
        Dunque il mutato precetto normativo di livello costituzionale, anche a parere della dottrina costituzionalista, consentirebbe di avere "copertura di rango costituzionale" a tutte quelle norme elettorali nelle quali venissero garantite, in modo eguale ad entrambi i sessi, condizioni di pari accesso alle cariche elettive, con la previsione quindi di una "identicità ai blocchi di partenza".
        La modifica introdotta, sempre a parere della dottrina più autorevole, consentirebbe di assimilare le norme, come quella in esame, non alle previsioni di "azioni positive" vietate, in quanto attribuenti vantaggi speciali ad una categoria (le donne), ma a norme con funzione "antidiscriminatoria", miranti cioè a regolare in modo eguale le posizioni di uomini e di donne.
        Quindi, in buona sostanza, precetti diretti a promuovere l'eguaglianza di chance e non misure che abbiano a garantire direttamente il risultato, creando una incompatibilità costituzionale "in tema di diritto all'elettorato passivo, rigorosamente garantito in egual misura a tutti i cittadini in quanto tali" che è la motivazione di tutte le censure di incostituzionalità mosse alle leggi del 1993.
        Il significato più profondo e le motivazioni più autentiche di questa proposta di legge risiedono, dunque, proprio nella volontà di rendere più effettivi e pregnanti i princìpi di eguaglianza di partecipazione e di efficacia, del nostro assetto istituzionale, nonché nella volontà di dare una nuova legittimazione ai poteri democratici, a partire dalla loro effettiva capacità di rappresentanza sociale e politica, fino a giungere alla ridefinizione del sistema delle garanzie, in relazione alla nuova democrazia maggioritaria. L'efficienza e l'efficacia delle istituzioni non si misurano solo sul piano organizzativo o funzionale, ma sulla loro capacità di tutelare l'interesse generale, il bene comune, la cosa pubblica.
        La sfida per gli uomini e le donne della nostra nazione è quella di inserirsi nei processi politici e decisionali, soprattutto in una fase di transizione e di cambiamento come l'attuale; e la via maestra, non può non considerarsi quella di inserire nel "mainstream", che è il momento nel quale, nel processo politico, coesistono volontà e responsabilità personali, uomini e donne effettivamente rappresentativi della realtà politica sociale e imprenditoriale.
        Dunque la proposta di legge che si presenta interviene in ordine alle elezioni del Parlamento europeo, della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica, dei consigli regionali, comunali e provinciali.
        Per la Camera dei deputati, anzitutto si pone il problema di assicurare una presenza alternata delle donne e degli uomini nelle liste proporzionali.
        Per ciò che concerne le candidature nei collegi uninominali, il testo prevede che nell'ambito delle liste recanti il medesimo contrassegno, ogni sesso sia rappresentato in misura non superiore ai due terzi.
        Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, è previsto che, nei gruppi di candidati di cui all'articolo 9 del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, ogni sesso sia rappresentato in misura non superiore ai due terzi.
        Analoga disposizione è prevista per le liste dei candidati per le elezioni dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo e per le elezioni regionali.
        Infine, per garantire l'effettività delle suddette disposizioni è comminata la sanzione del mancato rimborso elettorale, ove le liste contravvengano alle disposizioni di legge.
        Sia per le elezioni provinciali che per quelle comunali, è disposto che il numero dei candidati di uno stesso sesso, non possa essere superiore ai due terzi del totale dei candidati.
        I partiti e i movimenti politici che non ottemperano alla disposizione in oggetto sono tenuti al pagamento di una sanzione pecuniaria calcolata in proporzione ai voti conseguiti per l'attribuzione dei seggi.




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