XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4465
Onorevoli Colleghi! - Un'altra vicenda, sempre legata
ai grandi business internazionali delle
telecomunicazioni, minaccia di ripetere il copione della già
nota Telekom Serbia. E' il 1995, la STET, colosso italiano
delle comunicazioni di Stato acquista il 25 per cento della
società messicana Citel e, attraverso questa, il 12,5 per
cento della società telefonica cubana Etecsa per 490 miliardi
di lire. Nel 1997, la STET acquista direttamente per 522
miliardi di lire un altro 17,04 per cento della stessa società
cubana, trovandosi così a controllare il 29,5 per cento della
società telefonica del dittatore cubano. Riepiloghiamo,
brevemente, quanto è accaduto: la STET sborsa 1.300 miliardi
di vecchie lire. O meglio, noi sborsiamo questa ingente somma
di denaro, perché, in quell'anno, la STET non era ancora
diventata Telecom Italia e quindi non era ancora stata
privatizzata. Per cui stiamo parlando di una societa pubblica
a tutti gli effetti. Abbiamo pagato 1.300 miliardi di lire. Si
è concluso un accordo che ha comportato un investimento
altissimo per un prezzo, in gran parte, ingiustificato se si
considerano i problemi in cui la compagnia telefonica versa:
strutture obsolete, pochissime linee e centrali. Per di più,
quelle pochissime linee sono sotto controllo, poiché è lo
stesso regime cubano ad installarle. La Etecsa non offre il
suo servizio se prima non ha ottenuto il placet di Fidel
Castro. A L'Avana, secondo i dati ufficiali, ci sono 5
telefoni per ogni 100 abitanti e solo l'1 per cento delle
telefonate arriva a destinazione, il resto si perde tra
centraline e cavi antiquati. A Cuba il "telefono" è per i
rivoluzionari castristi. Lo può avere solo chi è fedele al
regime. I dipendenti dell'Etecsa, inoltre, devono garantire il
doppio dell'affidabilità.
In conclusione abbiamo fornito a Fidel uno strumento per
far parlare i cubani, limitando la loro libertà. Quindi dire
"Etecsa" significa dire Castro. A Cuba è così, a Cuba regna il
socialismo reale. Tutto ciò che è pubblico è di Fidel Castro e
così anche l'Etecsa.
Da allora sono trascorsi sei anni e la situazione attuale
si presenta precaria ed instabile: l'Etecsa rientra nella
lista delle partecipazioni che Tronchetti Provera, da almeno
due anni, ha messo in vendita e che non trova acquirenti, pur
avendo la stessa STET svalutato il valore delle azioni a circa
600 miliardi delle vecchie lire.
Di fronte a tale situazione, si propone l'istituzione di
un'apposita Commissione parlamentare di inchiesta che accerti
i motivi e le ragioni per i quali è stato privilegiato il
dittatore cubano nell'ottenimento del finanziamento alla
compagnia telefonica cubana, accertando, al tempo stesso, la
veridicità dei fatti secondo regole di trasparenza e di
chiarezza.