XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 4456




        Onorevoli Colleghi! - Il fenomeno terroristico in Italia, a dispetto di quanto ritenuto sino a pochi anni fa, dimostra ancora tutta la sua forza e la sua pericolosità.
        Vittime degli ultimi, violenti attacchi allo Stato sono state personalità di spicco impegnate, come studiosi, nella ricerca delle soluzioni migliori ai problemi del mercato del lavoro in Italia.
        Dopo l'assassinio avvenuto il 20 maggio 1999 del professor Massimo D'Antona, consulente dell'allora Ministro del lavoro e della previdenza sociale Antonio Bassolino, le nuove Brigate Rosse hanno colpito il 19 marzo 2002 il professor Marco Biagi, altro insigne studioso impegnato nella riforma del mercato del lavoro come consulente dell'attuale Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
        La mancata individuazione a quasi tre anni di distanza dei responsabili dell'uccisione del professor D'Antona ha sicuramente contribuito a favorire l'aggressione terroristica al professor Biagi, poiché le indagini hanno mostrato fin dal primo momento una stretta relazione tra i due attentati ed i loro autori.
        Vi è stata una complessiva sottovalutazione, a tutti i livelli, del rinnovato potere di iniziativa del gruppo terroristico riconducibile alle Brigate Rosse.
        Ma l'uccisione del professor Marco Biagi è stata caratterizzata anche da un'altra sconcertante vicenda: l'iniziale revoca della scorta quando il professor Biagi era evidentemente un potenziale bersaglio del terrorismo, vista la delicatezza degli incarichi da lui assunti, e la successiva mancata riassegnazione del servizio di protezione nonostante le sue reiterate proteste e persino le segnalazioni provenienti dai servizi di informazione e sicurezza.
        Il professor Biagi era stato sottoposto ad un servizio di protezione in diverse città (Bologna, Milano, Modena e Roma) a partire dal 6 luglio 2000, in relazione a minacce ricevute per la sua attività di consulente per il patto del lavoro siglato dal comune di Milano.
        Il dispositivo di protezione fu revocato a Roma l'8 giugno 2001, a Milano e a Bologna alla fine di settembre, infine a Modena il 3 ottobre 2001. Il 15 settembre 2001 il Ministro dell'interno, onorevole Scajola, diramò una circolare volta a recuperare personale di polizia a compiti operativi, riducendo, tra l'altro, anche le scorte.
        In quel periodo il professor Biagi era consulente del Ministro del lavoro e delle politiche sociali ed era sicuramente una persona a rischio anche in relazione al precedente costituito dall'uccisione del professor D'Antona.
        Il professor Biagi protestò vivacemente per l'intenzione manifestata di revocargli la protezione, e si rivolse ai questori e ai prefetti delle città in cui era in vigore il provvedimento di protezione, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Maroni, e ad altre personalità politiche a lui vicine, senza ottenere purtroppo il riesame delle decisioni assunte.
        In quel periodo egli fu sottoposto a minacce telefoniche, che le più recenti indagini hanno confermato.
        Successivamente la tensione politica intorno alle iniziative di riforma del mercato del lavoro crebbe, e nel marzo del 2003 - poco prima dell'uccisione del professor Biagi - nella relazione semestrale dei Servizi di informazione e sicurezza inviata alle Camere si indicavano tra i possibili obiettivi dei terroristi "tecnici e consulenti" impegnati nelle riforme del mercato del lavoro.
        Quella relazione fu pubblicata sul settimanale Panorama.
        Le informative cui si ispirava la relazione sono sicuramente di un periodo antecedente, e ciò nonostante non fu assunto alcun provvedimento di riassegnazione del servizio di protezione al professor Marco Biagi, determinando in lui e nella sua famiglia un senso di solitudine e di angoscia di cui vi sono numerosissime testimonianze.
        Tutta questa drammatica e sconcertante vicenda è stata oggetto di un'indagine amministrativa disposta dal Ministro dell'interno, onorevole Claudio Scajola, e condotta dal prefetto Sorge, di numerose iniziative parlamentari e di un'inchiesta della procura di Bologna.
        La citata inchiesta della procura si è conclusa all'inizio del mese di luglio 2003 con la richiesta di archiviazione nei confronti dei funzionari che ai vari livelli decisero la revoca del servizio di protezione del professor Marco Biagi.
        Ma il provvedimento della magistratura contiene un duro atto di accusa per il sistema di attribuzione delle scorte: si parla di "colpe esorbitanti" dell'apparato, si cita la testimonianza della signora Marina Biagi che definisce "inqualificabili" le risposte ricevute dai Ministri, Scajola e Frattini.
        Alle iniziative parlamentari assunte sin dal primo momento successivo all'uccisione del professor Biagi non è stata data risposta e si è negato l'accesso alla citata relazione del prefetto Sorge.
        Lo stesso Governo ha poi provveduto ad emanare un decreto-legge, successivamente convertito in legge, (decreto-legge n. 83 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2002) per la completa revisione del sistema delle scorte, ammettendo implicitamente le gravi carenze e disfunzioni che si sono registrate nei confronti del professor Biagi.
        Solo dopo le dimissioni del Ministro dell'interno Scajola, causate da una frase sciagurata pronunciata a proposito del professor Biagi e pubblicata su alcuni organi di informazione, il suo successore e attuale Ministro dell'interno onorevole Giuseppe Pisanu ha inviato al Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza la relazione del prefetto Sorge, dalla quale emergono comportamenti gravi e omissivi degli apparati preposti alle decisioni sui servizi di protezione al professor Marco Biagi.
        Per tutte le ragioni fin qui esposte si ritiene necessario istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause della revoca e della mancata riassegnazione di un servizio di protezione al professor Marco Biagi.
        Senza volersi sovrapporre alle indagini condotte dagli inquirenti, la Commissione parlamentare d'inchiesta avrebbe il compito di accertare tutte le responsabilità e le cause delle gravissime disfunzioni che si sono verificate e che hanno sicuramente agevolato l'attentato terroristico al professor Biagi.
        Le indagini sugli assassini di Marco Biagi stanno compiendo rilevanti progressi.
        Ora è il momento di dimostrare che le istituzioni democratiche sono più forti del terrorismo, che il confronto politico e sociale non si fa condizionare come vorrebbero gli autori dell'uccisione del professor Marco Biagi, che l'unità si rafforza nel rigore dei comportamenti e nella chiarezza delle risposte agli interrogativi che sono drammaticamente aperti.
        E' parte integrante del dovere delle istituzioni democratiche nella lotta al terrorismo fare piena luce sulle ragioni per le quali Marco Biagi non è stato adeguatamente protetto, sul perché lo Stato lo ha lasciato drammaticamente isolato di fronte ai suoi assassini.
        Solo una democrazia che non ha paura della verità, anche la più scomoda, è una democrazia forte e credibile, capace di chiamare i cittadini al massimo impegno e all'unità nella lotta al terrorismo.
        Ed è l'unico modo per onorare davvero la memoria del professor Marco Biagi e per essere vicini alla sua famiglia così duramente colpita negli affetti più cari.
        La proposta di legge prevede, all'articolo 1, l'istituzione e i compiti della Commissione parlamentare d'inchiesta. Essa presenta al Parlamento una relazione sull'attività svolta e sui risultati dell'inchiesta, prevedendo la possibilità di eventuali relazioni di minoranza.
        La Commissione è composta da venti senatori e da venti deputati eletti proporzionalmente ai gruppi. Il periodo assegnato alla Commissione parlamentare per concludere i propri lavori è di dodici mesi, rinnovabili per un uguale periodo e per una sola volta (articolo 2).
        I successivi articoli disciplinano, rispettivamente, l'attività di indagine (articolo 3), l'obbligo del segreto (articolo 4), l'organizzazione dei lavori (articolo 5) e l'entrata in vigore della legge (articolo 6).




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