XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4376
Onorevoli Colleghi! - I decreti legislativi nn. 196,
197, 198 e 199 del 1995 che equiparavano i ruoli delle Forze
di polizia a ordinamento civile e militare di fatto hanno
lasciato insolute molte problematiche, oltre a crearne di
nuove. Pertanto, occorre necessariamente promuovere idonee
iniziative legislative a sostegno di un generale riordino dei
ruoli del personale delle Forze armate, dell'Arma dei
carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di finanza
e della Polizia penitenziaria. Tali iniziative, ovviamente,
devono essere ricondotte in un ambito che non potrà escludere
nessuna categoria di personale appartenente al Comparto
sicurezza e difesa. Ciò a beneficio dell'unitarietà di
indirizzo giuridico ed economico recentemente raggiunta con la
legge n. 295 del 2002 e con il decreto legislativo n. 193 del
2003. Infatti, è evidente che il legislatore con tali
provvedimenti ha sancito un principio di totale
equiordinazione all'interno del Comparto sicurezza e difesa.
Quindi, iniziative legislative tendenti a modificare o a non
tenere conto di tale principio, sono destinate a creare nuovi
disallineamenti di settore, faticosamente raggiunti,
alimentando nuovi e conflittuali contenziosi amministrativi.
La presente proposta di legge, tenendo presente l'importanza
di un riordino dei ruoli, include volutamente tutti i ruoli
del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ad
ordinamento militare e civile.
Le motivazioni alla base della proposta di un riordino dei
ruoli del personale in parola sono di diversa natura. In
particolare si segnala che i gradi apicali degli ispettori e
dei marescialli, e quindi i più anziani, hanno subìto una
notevole penalizzazione poiché nella soppressione di alcuni
gradi e nel conseguente accorciamento delle carriere sono
avvenute proiezioni verso l'alto che, di fatto, hanno
annullato il concetto gerarchico ponendo insieme giovani ed
anziani con differenti anni di servizio. Tale aspetto,
peraltro, ha già prodotto migliaia di ricorsi presentati dagli
operatori delle Forze di polizia ai tribunali amministrativi
regionali per avanzamenti, carriere e retribuzioni. Non va
sottaciuto, inoltre, che se tutto ciò si è verificato in una
fase transitoria, a regime, poi, si sono mostrate altre gravi
carenze. La prima delle quali consiste nell'abbreviazione
della carriera; infatti, in quindici anni ogni appartenente
del ruolo non direttivo raggiunge il grado apicale,
permanendovi per ulteriori trenta anni. In tal modo vengono a
svilirsi le attività e le funzioni del grado apicale nonché le
motivazioni di carriera ed economiche.
Altri motivi risiedono nell'interesse di avere uomini
motivati, che possano esercitare le loro funzioni in modo
preciso, senza sovrapposizioni e confusione di ruoli. Cioè un
modello di carriera più vicino allo standard europeo
dove, anche nei ruoli direttivi fino ad un determinato
livello, si possano andare a collocare coloro che per decine
di anni hanno frequentato quell'istituto di istruzione unico
ed incomparabile nel suo genere che è l'esperienza sul campo.
La professionalità acquisita in tanti anni di carriera non può
essere paragonata ad alcun corso formativo e dovrebbe poter
essere posta anche al servizio di coloro che della carriera
dirigenziale hanno fatto una scelta di vita. Ecco l'ulteriore
peculiarità della proposta di legge, laddove il ruolo
direttivo "normale", quello delle accademie, viene affiancato
per 7 anni, 6 mesi e un giorno dal ruolo direttivo "anziano",
quello dei sottufficiali, con lo scopo di consentire al
personale del primo di poter attingere anche dalla esperienza
maturata per anni sul campo dai colleghi "anziani", per un più
completo sviluppo delle basi necessarie allo svolgimento di
una corretta carriera dirigenziale. E' fondamentale infatti
che ci sia una progressione di carriera nel corso della vita
professionale che dia stimoli anche dopo decenni di servizio
ed eviti l'appiattimento ingenerato dalla situazione attuale.
Considerati le leggi e i decreti che si sono succeduti, emerge
la necessità di operare un riordino complessivo di tutti i
ruoli e, quindi, di prevedere la possibilità per gli appuntati
scelti e gli assistenti capo di transitare nel grado di
vicebrigadiere previo concorso interno per esame dei titoli e
relativo corso di aggiornamento. I marescialli e gli ispettori
potranno immettersi, previo concorso interno per titoli ed
esami, nel ruolo direttivo sino al grado di capitano o di
commissario capo. Per gli ufficiali è prevista l'equiparazione
giuridica ed economica ai diplomatici e prefettizi, prevedendo
l'acquisizione del grado di capitano e di commissario capo
all'uscita dalle accademie e dal corso per funzionari. E'
importante anche prevedere la prospettiva di progressione di
carriera per i vertici: generali di divisione e di corpo
d'armata e dirigenti generali della Polizia di Stato
attraverso la nomina a prefetto. Nella fase transitoria
particolare attenzione deve essere data agli appuntati scelti
o assistenti capo per il passaggio a vicebrigadiere o a vice
sovrintendente, dei luogotenenti e sostituti commissari che
dovrebbero essere collocati, previo concorso interno per
titoli ed esami, nei direttivi, nei ruoli di capitano e di
commissario capo, e così a scendere per i gradi apicali degli
ispettori e dei marescialli. I ruoli speciali rimangono ad
esaurimento delle unità presenti. Ulteriore ed importante
aspetto è quello che riguarda l'allineamento degli attuali
capitani con i commissari e la possibilità di transitare, dopo
7 anni, 6 mesi e un giorno, nel grado di maggiore o di vice
questore.