XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4372
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge,
mediante l'istituzione del Parco nazionale dell'Ofanto, è tesa
sia a salvaguardare un territorio importante da un punto di
vista storico, ambientale e culturale sia a incentivare lo
sviluppo turistico ed economico della zona, considerando tutti
i vantaggi che procurerebbe, nel medio periodo, la creazione
del parco in questione con la conseguente valorizzazione
economica e sociale dell'intero territorio.
Quadro storico e ambientale della valle dell'Ofanto.
L'Ofanto è il maggior fiume che sfocia nel mare Adriatico
a sud del Po e per importanza è il sedicesimo d'Italia. E'
comunque il fiume più importante della Puglia, oggi come
nell'antichità, essendo l'unico corso perenne della regione.
Il suo percorso delimita a nord la provincia di Foggia da
quella di Bari e a sud la provincia di Foggia da quella di
Potenza. I comuni ricadenti nel bacino idrografico del fiume
Ofanto sono undici nella sola Puglia, con un totale
complessivo di oltre 400 mila abitanti.
L'Ofanto, con la sua portata annua di circa 270 milioni di
metri cubi di acqua, oltre a costituire un'indispensabile
riserva idrica e quindi una considerevole risorsa economica
dell'agricoltura della zona, rappresenta un punto essenziale
dell'identità storico-culturale della Puglia. L'importanza
degli ecosistemi presenti e le vicende storiche che sin
dall'antichità hanno caratterizzato il fiume Ofanto lo fanno
assurgere al rango di vero e proprio bene culturale. I primi
insediamenti nella valle dell'Ofanto risalgono al V millennio
AC; nella zona sono stati trovati i resti di villaggi
preistorici e antichissime grotte risalenti al neolitico. E'
lungo l'Ofanto che si svolgeva il principale traffico fra i
pochi centri abitati i quali, non avendo un'adeguata rete
stradale per lo scambio dei loro commerci, utilizzavano la via
fluviale. Nel corso dei secoli le sponde del fiume sono state
teatro di numerose battaglie: quella più antica risale al 279
A.C.; la più famosa, combattuta nei pressi di Canne, fu quella
che vide fronteggiarsi, nel 216 AC, l'esercito romano a quello
cartaginese.
Il fiume Ofanto, per la sua caratteristica di attraversare
il territorio per diversi chilometri prima di giungere al
mare, è caratterizzato dalla capacità di mantenere un'alta
biodiversità, cioè un ambiente dove è presente un numero molto
elevato di differenti specie animali e vegetali. E'
eccezionale, infatti, l'assortimento di specie viventi
dell'Ofanto e la loro varietà e ricchezza rendono il fiume,
dal punto di vista naturalistico, una delle poche aree di
rilievo della Puglia, nonostante gli interventi di bonifica e
le deturpazioni a cui è stato sottoposto soprattutto negli
ultimi anni. Oggi, infatti, dopo anni di totale mancanza di
controlli e di interventi, lo stato della valle dell'Ofanto si
presenta profondamente degradato, soprattutto in seguito alla
distruzione di boschi secolari, alla lottizzazione abusiva dei
terreni demaniali, all'inquinamento delle acque contaminate da
reflui di natura urbana, industriale e agricola,
all'occupazione abusiva per scopi agricoli, al furto
sistematico di ghiaia. Una situazione talmente grave da
spingere la magistratura a sequestrare, nei mesi scorsi, 200
ettari dell'alveo del fiume.
Il Parco costituirebbe, quindi, l'unica possibilità di
ridare a tutta l'area del fiume la sua antica dignità e di
restituire alla popolazione un bene ambientale ed economico
che le è stato sottratto da un'inaccettabile incuria.
L'istituzione del Parco, infatti, da un lato salvaguarderebbe
il territorio affiancandosi alle attività ancora insufficienti
dell'Autorità di bacino e dall'altro promuoverebbe uno
straordinario sviluppo turistico-ambientale. Esperienze
recenti hanno dimostrato che soprattutto la foce di un fiume,
nel mantenimento e nella conservazione del suo habitat
naturale, può rappresentare un'eccezionale occasione di
promozione turistica.
Quadro legislativo di riferimento.
Il Parlamento, in linea con le esigenze espresse dalla
società civile, con la legge 6 dicembre 1991, n. 394,
legge-quadro sulle aree protette, ha adeguato la propria
legislazione alle direttive dell'Unione europea in materia di
valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche.
Precedentemente era stata approvata la legge 28 agosto
1989, n. 305, recante "Programmazione triennale per la tutela
dell'ambiente".
Queste normative erano il risultato naturale di quel
processo avviato con la cosiddetta "legge Galasso"
(decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431) che aveva
dato dignità e modificato radicalmente, nel nostro Paese, il
concetto di "ambiente".