XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4366
Onorevoli Colleghi! - La presente iniziativa nasce
dalla considerazione che la pizza è per gli italiani, al pari
di Michelangelo, il Colosseo e le note di "O sole
mio...", una gloria nazionale. La sua fama è planetaria ed
è ormai uno dei simboli dei costumi del XX secolo.
Numerose sono le tracce di questo alimento, che nel corso
dei secoli va sempre più avvicinandosi alla forma attuale,
anche in epoca medioevale e rinascimentale, ondeggiando tra
gusto aristocratico e consumo popolare, tra i banchetti regali
e la mensa del povero. La parola "pizza" è già attestata in
epoca altomedievale e nei secoli successivi si rinvengono
svariate forme locali di questo termine indicanti variazioni
culinarie sul tema, dal dolce al salato, e differenti metodi
di cottura.
Ma è nell'800 che la pizza si afferma sempre più come uno
dei piatti della cucina napoletana preferiti dal popolo. E fu
sempre in questa epoca che cominciò ad affermarsi l'abitudine
di gustare la pizza anche presso i forni oltre che per strada
o in casa, segno del crescente favore che incontrava questa
vivanda entrata ormai a pieno titolo nell'alimentazione del
popolo napoletano.
La pizza, non volendo qui dar credito ad altre fantasiose
ipotesi sulla sua origine, si presenta così come un alimento
tipico delle culture che storicamente si sono affacciate sul
bacino del Mediterraneo. E in una delle città del mare
Mediterraneo, Napoli, essa troverà la sua patria e il punto di
partenza per una diffusione che può ben dirsi planetaria.
Sono tanti, inoltre, i poeti, gli scrittori, i musicisti
che hanno dedicato alla pizza qualche favilla del loro ingegno
e del loro estro: D'Annunzio scrisse i versi di una delle più
stupende canzoni napoletane "A vucchella"; Salvatore Di
Giacomo ha dedicato alla pizza, più volte, i suoi versi; De
Bourcard, autore francese scrisse una celebre opera "Usi e
costumi di Napoli" in cui si parla molto di pizza e così
via.
Ed allora, perché non istituire un museo a Napoli dove
questo alimento possa "piantare", una volta per tutte, le sue
radici?