XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4361
Onorevoli Colleghi! - La proposta di legge sulla
promozione e valorizzazione dei piccoli comuni, già approvata
dalla Camera dei deputati (atto Camera n. 1174), che è stata
realizzata attraverso un intenso lavoro di natura politica e
parlamentare, ampio e serrato, ha consentito di portare
all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale una delle
realtà fondamentali della nostra comunità nazionale, come è
quella proprio dei piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti,
creando le premesse per una inversione di rotta culturale ed
economica rispetto ai modelli prevalenti macro-urbani. Il tema
stesso dell'organizzazione sociale del nostro Paese è stato
riproposto, grazie al dibattito sviluppatosi in questi mesi,
alimentando nuove speranze proprio attorno ad un progetto
complessivo di riqualificazione delle comunità locali e dei
relativi territori.
La proposta di legge in oggetto si inserisce nella scia di
questi cambiamenti e tende a rafforzare le valenze produttive,
turistiche e socio-culturali delle cosiddette "realtà
marginali", offrendo una grossa opportunità di
razionalizzazione della risorsa "territorio", con una
significativa caratterizzazione di profilo ambientale oltre
che attraverso la promozione dell'agricoltura, come volano
qualitativo per la resistenza antropologica delle aree rurali
e di montagna e per il loro definitivo rilancio.
Difatti, l'Italia di oggi, all'inizio del XXI secolo,
registra una persistente concentrazione della popolazione
nelle aree urbane e, per converso, una fuga continua dalle
campagne e dalle zone meno favorite dell'interno. Ciò provoca
una lacerazione sempre più grave del tessuto sociale, ma anche
produttivo, accentuando le ineguaglianze tra città e campagna,
tra agricoltura e industria, tra zone costiere e zone interne,
tra pianura e montagna.
Una parte sempre maggiore del territorio nazionale è di
fatto esclusa da ogni concreta possibilità di mantenere alti
gli standard della qualità della vita e degli stessi
servizi pubblici.
Di fronte alla prospettiva reale di una condizione di
crescente dualismo territoriale, produttivo e sociale, non si
può restare indifferenti.
La ristrutturazione del territorio diventa, perciò, nel
presente, un dovere che tocca ogni cittadino, tanto più il
legislatore nazionale.
Consapevoli di questa esigenza, assumiamo a tema centrale
di questa iniziativa legislativa quello della ristrutturazione
del territorio, considerando questa scelta la caratteristica,
nuova e attuale, più funzionale allo sviluppo delle aree
rurali, di quelle più marginali e di montagna e all'evoluzione
armonica dei corpi sociali e delle comunità locali.
Naturalmente, la proposta di legge si sostanzia in un
progetto generale di rinnovamento e di sviluppo equilibrato
anche per contrastare la tendenza alla marginalizzazione del
settore primario. Appare evidente come la salvaguardia del
territorio riguardi, in primo luogo, gli agricoltori, ma è
altresì vero che la riqualificazione e la conveniente
utilizzazione di questa risorsa toccano ogni campo di attività
e interessano in via diretta tutta la comunità nazionale:
costruire una scuola, un ospedale, uno stadio, sopprimere una
linea ferroviaria o un asilo, definire un nuovo tracciato
autostradale, creare una nuova università o abolire un ufficio
postale, chiudere una fabbrica, progettare una nuova centrale
elettrica o una discarica, non sono fatti ininfluenti sulla
vita di ogni giorno di migliaia, milioni di cittadini.
La proposta di legge deve essere considerata, perciò, come
un impegno coerente volto a creare le condizioni di base
necessarie per il miglioramento della qualità della vita,
mediante la valorizzazione dell'agricoltura e la salvaguardia
del territorio, aiutando così il Paese a superare anche la
crisi economica in atto, che mantiene, come noto agli analisti
più accreditati, il carattere di crisi "epocale" e
strutturale.
L'Italia è una Repubblica delle autonomie nella quale le
competenze sono ripartite tra regioni, province, comuni e
Stato, e lo saranno sempre di più nei prossimi anni.
E' opportuno, tuttavia, riaffermare che lo Stato conserva
la funzione, anzi, il dovere ineludibile di assicurare la
coerenza tra gli interessi particolari locali e quelli più
generali della nazione.
Per far ciò occorre partire dal territorio e dalle sue
risorse, perché si facciano volano di un armonico sviluppo
della società italiana.
La ristrutturazione del territorio diventa, dunque, la
vera sfida del presente e del futuro; ben si può dire che si
tratta di una sfida di civiltà.
Dal modo in cui l'Italia saprà gestire il suo territorio
dipenderanno, in effetti, sia la vivibilità nelle grandi
città, sia la valorizzazione dei piccoli comuni, sia la
salvaguardia dello spazio rurale, sia la garanzia delle
condizioni sostanziali della unità nazionale.
La proposta di legge fissa le forme essenziali degli
interventi e indica due strumenti nuovi: un Comitato
scientifico, che dovrà definire una Carta per la corretta
utilizzazione del territorio, in modo da disegnare, in stretta
collaborazione con ogni singola regione, il volto nuovo
dell'Italia per gli anni Duemila; un'Autorità garante, con il
compito di controllare le compatibilità dei principali
interventi, produttivi e sociali, al fine di garantire uno
sviluppo equilibrato, capace di valorizzare tutte le risorse
presenti, rendendole esplicite e fruibili.
Uno degli obiettivi qualificanti del progetto di legge, è
l'istituzione, all'articolo 10, del marchio "prodotti rurali
italiani". Si tratta essenzialmente di un marchio di qualità
capace di promuovere la conservazione e la promozione di
prodotti autoctoni. E' un modo questo per difendere piccole
produzioni di nicchia che nelle aree rurali e di montagna si
rappresentano come prodotti tipici di forte caratterizzazione
storica, qualche volta persino capaci di far riconoscere
l'identità di una comunità.
In presenza delle pluralità di cause che direttamente o
indirettamente portano al consumo dello spazio agricolo,
occorre porre in atto una serie di interventi urgenti che
limitino al massimo l'abbandono o lo spreco dei terreni
agricoli e riportino l'agricoltura al centro di un nuovo
sviluppo dell'economia, che abbia nel riequilibrio
territoriale, produttivo e sociale, l'obiettivo finale.
Dunque, promuovendo il radicamento e il recupero
quantitativo (nella distribuzione geografica) e qualitativo
(nelle nuove modalità di produzione) del settore primario,
come previsto dall'articolo 9, vengono a rafforzarsi le
finalità sociali proprio a sostegno della presenza omogenea
dell'uomo su tutto il territorio nazionale.
Cosicché il territorio non deve essere più considerato
"terra di conquista" per lo sviluppo urbanistico e per i nuovi
insediamenti di attività extra-agricole; ma deve ritornare ad
essere fattore di produzione, che concili le tante e complesse
esigenze di una moderna società.
Occorre disciplinare la competizione tra i settori di
attività economiche sull'uso del territorio.
La proposta di legge, perciò, si riempie di contenuti
propositivi solo se la riorganizzazione del territorio saprà
ricollegare l'agricoltura, in modo organico, con altri
comparti dell'economia.
Le possibili linee d'intervento per una nuova
riorganizzazione del territorio italiano possono essere
schematicamente così elencate:
1) monitoraggio e classificazione del territorio;
2) suscettività del territorio;
3) riordino della normativa sull'assetto del territorio
(urbanistica, acque, parchi, caccia, proprietà dei terreni,
legge sulla montagna, aree interne, piccoli comuni,
eccetera);
4) riordino delle competenze decisionali;
5) riconsiderazione e riorganizzazione degli strumenti
di programmazione del territorio (Comitato interministeriale
per la programmazione economica, piani zonali, piani
integrati, piani operativi plurifondo, piano triennale
dell'ambiente, piano forestale, piani regionali);
6) legge quadro che indichi le caratteristiche
principali che dovrà avere il nostro Paese negli anni Duemila,
per lo sviluppo armonico dell'economia e della società;
7) potenziamento dell'agricoltura, come volano del
riequilibrio territoriale, produttivo e sociale;
8) recupero della centralità dell'imprenditore agricolo,
soggetto che si riappropria del suo ruolo di governo nei
processi di modernizzazione dell'impresa agricola e di garante
della salvaguardia del territorio.