XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 4335




        Onorevoli Colleghi! - L'attuale fase del ciclo economico ha un andamento preoccupante.
        In questi due anni il nostro Paese è diventato più povero, l'economia non è cresciuta, la disoccupazione non è calata e sono, invece, aumentate la insicurezza delle famiglie, la incertezza e la precarietà nel mondo del lavoro e il costo della vita!
        I bilanci delle famiglie sono stati falcidiati, per cui queste, più che aumentare e pensare a nuovi consumi, stentano, fanno i salti mortali per comprare l'essenziale, per sopravvivere.
        In Italia l'aggressività del processo inflazionistico è forte. Gli ultimi dati EUROSTAT indicano il nostro Paese al 2,9 per cento, contro il 2 per cento dell'insieme dei Paesi dell'Unione europea.
        La perdita di controllo dei prezzi è un dato inequivoco e inconfutabile, è un problema oggettivo e "molto italiano".
        Negli altri Paesi europei, anche se c'è una crescita negativa del prodotto interno lordo, l'inflazione è contenuta.
        Anche se vi è stata spesso un'automatica equiparazione dell'euro alle vecchie mille lire, la nuova moneta c'entra poco o niente. Le cause di tale equiparazione e dell'aumento fuori controllo dei prezzi al consumo sono da ricercare altrove.
        Il fenomeno dei prezzi, che grava effettivamente sulle singole famiglie, è un fenomeno complesso, che si manifesta in modo differenziato e che, ovviamente, risente soprattutto del reddito disponibile e anche di una serie di variabili individuali e sociali.
        Lapalissiana è la verità che l'incidenza dell'inflazione sul reddito dei pensionati, dei lavoratori a reddito fisso o, ancora più grave, dei lavoratori precari, è forte e in molti casi maggiore.
        Oggi si afferma che l'inflazione è del 2,9 per cento.
        Così non è. Quella reale è molto, molto più alta! L'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) non riesce a "fotografare" la realtà.
        Si sarebbe dovuta, e potuta evitare la "guerra del cartellino" scoppiata tra produttori e commercianti, se avesse funzionato il Comitato euro del Ministero dell'economia e delle finanze, istituito nel 1996 per predisporre e poi guidare il passaggio dalla lira all'euro. Tale Comitato, articolato per province, avrebbe dovuto operare fino al 31 dicembre 2002. Così non è stato!
        La situazione è diventata intollerabile. Sarebbe stato opportuno ed efficace mobilitare gli uffici territoriali del Governo, i comuni e il corpo della Guardia di finanza.
        Ciò non è avvenuto e i prezzi sono lievitati in misura eccessiva.
        La realtà spesso è ben diversa da quella risultante dai dati sull'inflazione accertati dall'ISTAT, i cui criteri andrebbero riconsiderati.
        Vanno riviste e rese pubbliche tutte le voci del paniere utilizzate dall'ISTAT, che dovrebbe coinvolgere le associazioni dei consumatori, le quali hanno il grande merito di aver posto il problema come una vera e propria emergenza cui fare fronte.
        Deve essere chiaro, comunque, che il costo della vita non dipende solo dai prezzi dei generi alimentari e dei prodotti ortofrutticoli, che hanno raggiunto livelli intollerabili.
        I ricarichi sui prezzi dal produttore al consumatore sono sicuramente eccessivi e non giustificati. Si pensi che nella prima settimana di settembre dell'anno in corso il ricarico medio per gli ortaggi è stato del 212 per cento e per la frutta del 150 per cento. Ma chi effettua tali ricarichi probabilmente governa i vari passaggi dal produttore al consumatore.
        Bisogna individuare queste responsabilità per contribuire allo sradicamento dell'attuale processo inflazionistico e rilanciare effettivamente una politica dei redditi a sostegno delle famiglie.
        Non ultimo è il caro polizze per la responsabilità civile, RC auto, il cui aumento, nel 2002, è stato in media del 9 per cento.
        La RC auto riguarda 40 milioni di veicoli e quindi interessa tutte le famiglie. Si aggiungano i costi dei servizi bancari e dei servizi locali e ci si rende conto della gravità della situazione.
        Occorre rendere il mercato più forte, più libero, più efficiente e trasparente ed evitare l'intollerabile spirale dell'aumento dei prezzi. Occorre, anzitutto, capire e indagare su quanto è avvenuto in relazione a tale aumento.
        E' necessaria una indagine seria e approfondita sulle cause che hanno portato all'attuale situazione, compito che può essere svolto opportunamente soltanto nell'ambito delle istituzioni rappresentative che, agendo con i poteri previsti dalla Costituzione, trovano in una Commissione parlamentare di inchiesta una riposta prudente e politicamente mediata dall'urgenza di approfondire la conoscenza del fenomeno e dalla necessità di trovare rimedio ai problemi enunciati.




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