XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4319
Onorevoli Colleghi! - Un'altra vicenda, sempre legata
ai grandi business internazionali delle
telecomunicazioni, minaccia di ripetere il "copione" Telekom
Serbia. In Brasile rivelazioni giornalistiche, dibattiti
parlamentari, indagini della magistratura stanno riaccendendo
i riflettori su Brasil telecom e sugli affari conclusi da
Telecom Italia, gestione Roberto Colaninno (durante il Governo
dell'onorevole Massimo D'Alema). Fu proprio con Colaninno che
l'investimento in Brasile subì un'accelerazione. Gli affari
sui quali si concentra l'attenzione della stampa e dei
politici brasiliani sono due.
Il primo risale all'inizio del 2000: la spagnola
Telefonica fu costretta dall'Anatel, l'authority
brasiliana delle comunicazioni, a vendere la CRT
(Companhia riograndense de telecomunicacoes) per non
incorrere in una violazione delle leggi anti- trust. A
comprare fu Brasil telecom, uno dei quattro gestori privati
della rete, di cui Telecom Italia possedeva il 19,7 per cento
delle azioni.
Brasil telecom (Bt) iniziò a trattare l'acquisto di CRT
offrendo una cifra attorno ai 700 milioni di dollari: il
consiglio di amministrazione aveva dato mandato ai vertici di
chiudere l'operazione sborsando tra i 550 e i 750 milioni di
dollari. Invece Telefonica, il venditore, ne esigeva 850, come
emerge da un dossier consegnato alla magistratura da
Josè Eduardo Cardozo, deputato del partito di maggioranza e
noto per le sue battaglie anticorruzione. Secondo l'esposto di
quest'ultimo, a quel punto intervenne un accordo tra Roberto
Colaninno e Juan Villalonga, "numero uno" di Telefonica: la
CRT venne acquistata a 800 milioni di dollari. A opinione
della stampa brasiliana, la chiusura di tale operazione era
auspicata dal Governo Cardozo.
Il secondo episodio risale al giugno del 2000, quando
Telecom Italia acquistò, per 810 milioni di dollari, il 30 per
cento di Globo.com, braccio INTERNET del gruppo Globo che fa
capo a Roberto Marinho, proprietario di Rede Globo (la
maggiore televisione del Paese) e in buoni rapporti con
Cardozo. Il costo, considerato eccessivo, attirò i rilievi del
collegio sindacale e le contestazioni di alcuni consiglieri di
Telecom Italia. Nel luglio 2001, con l'arrivo di Marco
Tronchetti ai vertici della società, fu decisa la svalutazione
della partecipazione per 685 milioni di euro e
successivamente, la stessa partecipazione fu azzerata. Nel
gennaio 2003, Telecom Italia ha ceduto la sua quota nella
Globo.com al gruppo di Marinho in cambio di pubblicità per Tim
do Brasil.
Senza giungere a conclusioni pregiudizievoli, si propone
l'istituzione di un'apposita Commissione parlamentare di
inchiesta che accerti se personaggi pubblici siano intervenuti
nei negoziati facendo pressioni affinché l'operazione si
concretizzasse in tempi brevi, e se non vi sia stato un
eventuale arricchimento illecito da parte di qualcuno.