XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4190
Onorevoli Colleghi! - Il nostro Paese presenta
percentuali di rappresentanza femminile nel mondo del lavoro,
della rappresentanza politica e dei livelli decisionali del
settore privato e pubblico quasi imbarazzanti. L'Italia
detiene, infatti, il triste primato di una percentuale di
parlamentari donne dell'appena 11 per cento, mentre si
posiziona nella classifica redatta dall'ONU, nell'ambito del
Programma di sviluppo per la parità, al trentaduesimo posto,
dietro al Botswana.
Il virtuoso contesto comunitario, in cui le percentuali di
presenza femminile negli organi rappresentativi e di governo
sono quasi prossime al 30 per cento, evidenzia, ancor più,
l'anomalia italiana, sebbene si profili nella nuova bozza di
costituzione europea un inspiegabile silenzio sui diritti di
parità.
Innegabilmente la recente approvazione della modifica
dell'articolo 51 della Costituzione, dopo la battuta d'arresto
impressa dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 422 del
1995, rappresenta un passo in avanti decisivo, almeno per la
possibilità di prevedere nuove politiche di partecipazione
delle donne alla vita istituzionale.
Ciò che la Commissione parlamentare per le pari
opportunità, che la presente proposta di legge intende
istituire, si propone, però, è di affrontare tutti gli aspetti
della ineguaglianza e della discriminazione. Occorre dunque
un'azione più incisiva delle politiche di parità, che copra
trasversalmente tutti i settori interessati.
A tale fine, la riorganizzazione degli organismi che si
occupano della materia, avviata dall'esecutivo, deve
rappresentare la spinta propulsiva per un rinnovato ed intenso
impegno nel settore, da parte di tutte le forze politiche.
Tale riassetto potrà dirsi completo soltanto se affronterà
in primis la lacuna istituzionale, resa ancor più
evidente dalla recente soppressione della Commissione
nazionale di parità, data dalla assenza di una sede
parlamentare di discussione e coordinamento delle politiche
legislative e del Governo in materia.
La Commissione bicamerale è senz'altro strumento
adatto.
L'organo, a composizione paritetica, costituirà momento
fondamentale di raccordo tra il livello parlamentare e le
istanze provenienti dai vari settori in cui tale problematica
si presenta in maniera più acuta.
La Commissione procederà, infatti, periodicamente, ad
un'attenta attività di ricognizione e monitoraggio dello stato
della rappresentanza femminile nei settori chiave, al fine di
documentare i progressi o l'emergere di ulteriori
problematiche; promuoverà attività di sensibilizzazione sulla
condizione femminile nel mondo, acquisirà informazioni, dati e
documenti sui risultati delle attività svolte dalle pubbliche
amministrazioni o da organismi che si occupano di pari
opportunità e politiche di genere. Una tale attività
consentirà all'intero Parlamento di procedere ad un lavoro
legislativo più consapevole.
La Commissione potrà formulare, infatti, osservazioni e
proposte sugli effetti, sui limiti e sull'eventuale necessità
di adeguamento della legislazione vigente.
Tale organo costituirà, inoltre, un luogo di confronto e
coordinamento dell'azione di tutti gli organismi che, a vari
livelli, nell'ambito della pubblica amministrazione, si
occupano di questioni attinenti ai diritti di parità.