XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 4138




        Onorevoli Colleghi! - In questi giorni il Gestore della rete di trasmissione nazionale dell'energia elettrica ha fatto ricorso in numerosi casi alla sospensione dell'erogazione dell'energia elettrica per far fronte agli eccezionali consumi di energia, in buona parte dovuti - secondo quanto asserito dallo stesso ente gestore e dal Governo - all'uso di condizionatori d'aria per l'ondata eccezionale di caldo. I maggiori disagi si sono verificati nella giornata del 26 giugno 2003, durante la quale sono state effettuate le prime sospensioni dell'erogazione di energia, senza che alcuna comunicazione chiara e tempestiva sulla durata e la zona di buio, fosse giunta per tempo ai molti comuni interessati, né agli uffici territoriali del Governo, né alla protezione civile, così da consentire la predisposizione di un piano di emergenza e la possibilità all'utenza privata di potersi organizzare di conseguenza. Le conseguenze sono ben note e sono stati segnalati moltissimi casi di gente rimasta chiusa negli ascensori, traffico nelle città "in tilt" per lo spegnimento dei semafori, banche bloccate, aziende ferme, prodotti alimentari resi inutilizzabili, eccetera. Secondo il Gestore la domanda di elettricità rischiava di essere superiore all'offerta disponibile e non potevano essere adottate altre misure se non quella - drastica - del taglio indiscriminato della corrente elettrica ad alcune zone del Paese.
        Quanto avvenuto pone molti interrogativi sulle politiche energetiche del nostro Paese, in cui solo pochi anni fa l'Ente nazionale per l'energia elettrica aveva lanciato una campagna per fare aumentare agli utenti la potenza disponibile da 3 a 4.5 kwh, evidentemente senza tenere conto degli effetti sul carico finale che un aumento dei picchi di consumo avrebbe inevitabilmente provocato. O ancora sulle incomprensibili ragioni per cui non sia tecnicamente possibile, anziché una sospensione tout court dell'erogazione di energia, introdurre una sorta di limitatore che impedisca ad ogni utenza di superare un determinato valore di consumo quando si concentra la domanda di energia sulla rete. Ma anche non è ben chiaro per quale ragione - atteso che, secondo quanto afferma nei suoi rapporti lo stesso Gestore della rete di trasmissione nazionale, l'Italia dispone di una capacità di generazione "istantanea" di oltre 70 mila Megawatt - vengano adottate misure di emergenza quando i consumi presunti sono di gran lunga inferiori a 55 mila Megawatt. Ed è sufficiente analizzare i dati di consumo in tempo reale del nostro Paese per accorgersi che non vengono quasi mai superati i 50 mila Megawatt.
        Il timore è dunque che si sia trattato di interventi strumentali e scorretti attraverso i quali convincere l'opinione pubblica della necessità di realizzare nuove centrali, se non addirittura di proporre l'utilizzo della tecnologia nucleare a cui gli italiani avevano detto chiaramente "no" attraverso i referendum del 1987. Ci troviamo quindi di fronte all'evidente inconsistenza della politica energetica del Governo, nella quale spiccano l'assenza di razionalizzazione e di risparmio dell'energia elettrica e di iniziative per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, attraverso cui sarebbe possibile far fronte senza difficoltà ad eventuali situazioni di "picco" della domanda di energia.




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