XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4134
Onorevoli Colleghi! - Finalmente, oggi, grazie agli
enormi passi in avanti compiuti del progresso tecnologico, le
persone disabili hanno la possibilità di disporre di strumenti
per lo svolgimento delle attività quotidiane, della vita
scolastica e per un produttivo inserimento nel mondo del
lavoro.
Le normative attualmente in vigore, si pensi alla legge 23
dicembre 1978, n. 833, (Istituzione del Servizio sanitario
nazionale), alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, (Legge-quadro
per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle
persone handicappate), alla legge 12 marzo 1999, n. 68 (Norme
per il diritto al lavoro dei disabili), alla legge 8 novembre
2000, n. 328 (Legge-quadro per la realizzazione del sistema
integrato di interventi e servizi sociali), non garantiscono
però alle persone disabili di disporre, in tempi veloci e con
certezza, delle tecnologie adeguate.
Questo, molto spesso, penalizza la persona disabile
rendendola incapace di fare e di essere produttiva come un
qualsiasi normodotato, rinforzando l'atteggiamento della
società che vede le persone portatrici di handicap più
come un peso che come una risorsa.
Bisogna comprendere che nell'epoca che viviamo non solo la
sanità in senso stretto, ovvero la medicina, realizza
condizioni di salute, ma anche e sempre più - soprattutto per
quelle persone che la medicina non può più curare - la qualità
della vita, lo star bene, il poter essere autonomi, dipendono
da altri ambiti tra cui, al primo posto, la tecnologia.
Nel nostro Paese non esiste, inoltre, un comparto
industriale degli ausili tecnologici, dato che questo settore
produttivo continua ad essere considerato come un mercato di
nicchia, la gran parte delle risorse, oltre l'87 per cento
della spesa pubblica, è destinata a pensioni e indennità e
neppure gli indennizzi assicurativi per gli incidenti, sia
automobilistici che sul lavoro, sono orientati alla
ricostruzione di una vita attiva.
Accade, quindi, che oltre il 90 per cento delle persone
disabili, non sono educate a beneficiare dell'apporto
tecnologico per essere indipendenti e per rappresentare,
quindi, sempre meno, un costo assistenziale. In questo modo,
se non sarà operata un'inversione di tendenza, in
considerazione del fatto che la condizione di disabilità è in
aumento a causa di incidenti automobilistici, sportivi e
dell'aumento dell'età media della popolazione, ben presto la
spesa assistenziale nel nostro Paese sarà insostenibile.
L'altro grande ostacolo ad una migliore qualità della vita
delle persone disabili è l'educazione scolastica. La scuola
italiana non ha ancora trovato un orientamento chiaro per
sviluppare efficacemente il potenziale dei giovani disabili,
né utilizza diffusamente le tecnologie compensative dei
deficit.
Inoltre, i disabili sono discriminati poiché per le
aziende rappresentano, comunque e sempre, un maggiore costo.
Bisogna quindi dare alle aziende la possibilità di effettuare
l'adattamento del posto di lavoro, ovvero di affrontare le
spese relative all'acquisto delle tecnologie compensative per
ottenere pari opportunità tra lavoratori disabili e altri
lavoratori, interamente a carico di un fondo pubblico. In
questo modo le imprese non avranno più l'alibi dei maggiori
costi, giacché essi saranno a carico della collettività.
Dunque, la proposta di legge della quale si auspica una
rapida approvazione, istituisce il "Fondo per l'autonomia
delle persone disabili" al fine di potenziare la ricerca e la
diffusione delle tecnologie compensative in modo tale da
avvicinare lo stile di vita delle persone disabili italiane a
quello degli abitanti del Nord Europa, dove ormai, già da
tempo, si preferisce impiegare le risorse economiche in modo
da permettere una reale integrazione delle persone disabili
nella vita attiva della società invece di pensare unicamente a
politiche assistenziali ormai superate dai tempi.