XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4126
Onorevoli Colleghi! - In questi ultimi cinquanta anni
l'evento della nascita, al pari della società, ha subìto
cambiamenti, condizionamenti, manipolazioni e contaminazioni
assai profondi.
Un tempo l'interazione tra madre e bambino e con esso
l'evento della nascita erano vissuti soprattutto in ambito
familiare, nella quotidianità, sostenuti dalla solidarietà di
tutte le donne della collettività cui la neo mamma
apparteneva. Oggi, purtroppo queste situazioni sono in via di
veloce declino e sempre più vengono sostituite da altre prassi
e da altri valori, non sempre positivi. Anzi va detto che la
gravidanza, il parto, la nascita, la prima infanzia e tutto
ciò che vi è correlato, nell'inseguire nuovi princìpi e
aspirazioni, rischiano seriamente di diventare un grande e
proficuo mercato senza alcun rispetto dei soggetti
direttamente interessati, andando a compromettere in maniera
irreparabile il valore di eventi che rappresentano le
fondamenta della storia personale di ognuno e gli elementi
principali su cui si basa la coesione di ogni società
civile.
Se si dovessero effettuare dei paragoni di carattere
sociale ed etico tra ciò che era il rito del parto in passato
e ciò che è oggi, sarebbe molto difficile esprimere un
giudizio condiviso e netto a favore dell'uno o dell'altro.
Certo è che il contesto attuale non vive momenti
entusiasmanti: al fianco di innegabili progressi e risultati
di grande valore, convivono anche vaste situazioni di
malessere e preoccupanti punti di crisi che proiettano ombre e
incertezze nel settore materno-infantile. Il motivo per cui
l'evento del parto, considerato sia durante la fase della
gravidanza, sia durante la fase del puerperio fino ai primi
mesi dopo la nascita, va ripensato, è da cercare proprio nelle
diverse condizioni di vita: ritmi frenetici, obbligo
all'efficienza sempre, competizione, riuscita, soddisfazione
immediata dei bisogni e dei desideri, rifiuto della sofferenza
e dei risultati imperfetti. Il rapido sviluppo della
tecnologia ci ha creato illusioni di benessere e di sicurezza,
il cui prezzo cominciamo solo ora a intravedere.
L'importanza delle espressioni umane e delle relazioni tra
individui è passata in secondo piano, dimenticando che il modo
di stare in relazione con gli altri è parte integrante delle
malattie o della salute. Non sappiamo più produrre salute e
sappiamo poco curare le malattie; sappiamo bene invece
constatare i danni avvenuti attraverso una sofisticata
diagnostica. La medicina è fortemente orientata sulla
diagnostica piuttosto che sulla prevenzione.
Anche l'ostetricia, da un punto di vista "fisiologico"
(parto uguale miglioramento della salute), è in crisi: il
numero dei parti cesarei è aumentato a dismisura, siamo il
terzo Paese al mondo con il numero più alto di parti cesarei e
il primo in Europa, e con essi è aumentata la morbilità
materna e neonatale; la tecnologia in sala parto ha prodotto
solo in parte miglioramenti significativi nella mortalità
perinatale negli ultimi quindici anni e ha peggiorato e
intaccato la qualità del legame madre-figlio, e quindi la
qualità della vita e della salute dei bambini. Mai come in
questi anni stanno esplodendo le problematiche attorno al
malessere dei bambini in età prescolare e scolare, ai problemi
crescenti degli adolescenti, ai fenomeni di crisi e di
rigetto, psicologico e materiale, dei neonati da parte delle
mamme durante i primi mesi dalla nascita.
Le tecnologie della riproduzione, proposte e usate in modo
spesso selvaggio, presentate all'opinione pubblica come
scorciatoia facile verso la maternità, si stanno dimostrando
di scarso successo, di notevole stress per la donna e
per la coppia, di dubbia etica e producono problemi per i
bambini.
Ma vediamo più da vicino come e in cosa consiste l'evento
del parto oggi. La quasi totalità dei neonati viene tolta alle
loro madri, aspirata della vernice caseosa e posta nella culla
termica per essere poi trasferita nelle nurserie dopo
aver permesso ai padri di dare un rapido sguardo. Tutti
subiscono lo stesso rituale, anche quelli sani, ovvero la
maggioranza. Queste e molte altre pratiche introdotte si
mostrano più funzionali all'organizzazione della struttura e
dei sanitari piuttosto che ad un effettivo miglioramento
dell'assistenza al travaglio e al parto, come dimostra una
dettagliata e ampia ricerca scientifica internazionale.
Partorienti e ostetriche subiscono uno stesso destino, perdono
il loro reale ruolo e l'ambiente, da privato, accogliente e
rassicurante, diventa spersonalizzato, affollato, freddo e
ostile. Le indicazioni e le limitazioni dei sanitari, spesso
inutili e controproducenti, lasciano posto alla sfiducia della
donna nelle proprie capacità di partorire. Le donne sembrano
aver perduto anche la capacità di scegliere strumenti,
modalità e tempi per affrontare al meglio questo evento tanto
impegnativo quanto gratificante. Aumentano in compenso le
tensioni, le paure e le insicurezze, il processo della
nascita, così intimo e soggettivo, vissuto in maniera passiva,
come un intervento, ha generato nelle donne un enorme e
deleterio senso di inadeguatezza e tante ansie ad esso
connesse. Le sale parto diventano come catene di montaggio
dove in fretta si deve "far" partorire, la donna diventa un
utero da svuotare e il neonato un potenziale malato da curare.
Pochi gesti veloci, spesso violenti, che nulla hanno a che
vedere con le esigenze della madre e del bambino. Le persone
sono ridotte a solo corpo.
Ogni donna porta con sé la sua cultura, il suo modo di
essere, il suo pudore, la sua emotività, tutta la sua storia e
non tenerne conto durante la gravidanza e il travaglio può
condizionarne lo svolgimento e lasciare tracce indelebili.
Pazienza, condivisione, sostegno, rispetto, calore,
intuizione ed entusiasmo, qualità che un tempo erano proprie
della professione ostetrica, scompaiono. Si fanno sempre più
numerosi gli interventi, l'uso di tecnologie e i tagli
cesarei.
Con la presente proposta di legge si intendono affrontare
tutte queste questioni, cercando di dare indirizzi e sostegni
affinché tutto ciò che appare come un rischio o che sta per
diventare un pericolo conclamato per la tutela dei diritti
della madre e del neonato, venga rimosso e si ridoni
all'evento della nascita il valore e l'importanza positiva che
di fatto gli appartengono.
E' dalla fine degli anni settanta che in Italia si
diffonde la consapevolezza dell'"esproprio" del parto e la
richiesta, dapprima isolata, poi sempre più massiccia, del
rispetto dei propri diritti, di quelli del proprio bambino e
di quelli di genitori che necessitano del sostegno e della
valorizzazione delle proprie competenze.
Con la presente proposta di legge si cerca anche di dare
uniformità e coerenza alle tante lodevoli iniziative che in
tale materia realizzano le nostre regioni e gli organismi di
volontariato. In tale senso essa detta princìpi e norme di
indirizzo fondamentali cui tali enti potranno adeguarsi
secondo le proprie prerogative e le proprie prassi interne.
A volte basta un segnale per innescare cambiamenti
rivoluzionari. Già diverse strutture, pubbliche e private,
stanno modificando l'assistenza a madri e a neonati, ma a
parte qualche isola felice, soprattutto al nord, vi è ancora
molto da fare.
Il provvedimento, al fine di non essere un semplice
proclama di buone intenzioni, prevede anche l'istituzione di
un fondo atto a sostenere le politiche positive che si intende
perseguire in favore della tutela dei diritti della
partoriente e del neonato.
Con la nuova legge si propone di promuovere un maggiore
benessere psico-fisico della donna e del nascituro durante la
gravidanza, il parto e il puerperio, oltre alla diffusione
dell'informazione sulle modalità di assistenza e di gestione
del parto, soprattutto tenendo conto delle pertinenti
raccomandazioni che su tale argomento sono state e vengono
promosse dall'Organizzazione mondiale della sanità.
La proposta di legge tende anche ad affrontare il grave
fenomeno del malessere profondo che in certi casi colpisce le
neo madri dopo il parto, quando, per questioni psicologiche,
assumono comportamenti di rifiuto del proprio bambino, fino a
determinarne il rigetto fisico.
Si ritiene che la presente proposta di legge possa
concretamente contribuire a risolvere i tanti problemi che da
qualche anno si stanno ponendo contro il sistema
materno-infantile e nello stesso tempo concorrere, insieme
alle regioni e alle province autonome, a ridurre i fattori di
rischio che incidono sulla morbilità perinatale, nonché a
migliorare la continuità del rapporto familiare-affettivo e lo
sviluppo psichico del minore, durante i periodi successivi
alla nascita.