XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4104
Onorevoli Colleghi! - La IX Commissione permanente
della Camera dei deputati, nel corso della XIII legislatura,
ha dedicato particolare attenzione all'economia
marittimo-portuale elaborando norme che hanno prodotto
innovazione, sviluppo e sicurezza nella navigazione.
Riprendendo le conclusioni della Commissione d'indagine
conoscitiva istituita dopo l'immane tragedia della "Moby
Prince" e dell'affondamento, nel mar Tirreno, della "M/C
Haven", la IX Commissione prima e l'Assemblea poi, hanno
esaminato e approvato all'unanimità la legge n. 51 del 2001
recante "Disposizioni per la prevenzione dell'inquinamento
derivante dal trasporto marittimo di idrocarburi e per il
controllo del traffico marittimo".
Giova ricordare che in precedenza, il 12 dicembre 1999, la
"M/C Erika" è naufragata davanti alle coste della
Bretagna francese provocando danni gravissimi all'ambiente
marino e alle attività economiche e turistiche legate al
mare.
Il Parlamento, consapevole dei gravi rischi che potrebbero
produrre incidenti analoghi - sempre possibili nelle attività
umane - ha introdotto nel nostro ordinamento norme che
rappresentano quanto di più avanzato esiste negli Stati
dell'Unione europea, tanto che, per quasi un anno, la legge n.
51 del 2001 è stata sottoposta ad un controllo, quanto mai
penetrante, da parte delle competenti Direzioni generali della
stessa Unione.
La citata legge, tra l'altro, dispone il divieto di
iscrivere nei registri tenuti dalle autorità nazionali navi
cisterna, abilitate al trasporto di petrolio greggio o di
prodotti petroliferi e chimici, a singolo scafo la cui età
risalga ad oltre venti anni.
Inoltre, al fine di favorire ed accelerare l'eliminazione
delle unità a scafo singolo di età superiore a venti anni non
conformi ai più avanzati standard in materia di sicurezza
della navigazione, applicabili alle navi a doppio scafo, è
stato concesso alle imprese amatoriali che hanno deciso di
ritirare le navi a scafo singolo per demolirle, un contributo
risarcitorio pari a 250.000 vecchie lire per ogni tonnellata
di portata lorda, entro il limite massimo di 30.000 tonnellate
per singola unità navale.
La normativa si è rivelata molto efficace per le navi
cisterna medio grandi tanto che la flotta cisterniera italiana
risulta, nel 2002, la più "giovane" del mondo.
La stessa normativa non ha prodotto risultati
significativi per le navi cisterna da 600 a 10.000 tonnellate
in quanto il contributo alla demolizione non viene considerato
congruo rispetto al valore effettivo della nave. In effetti
una nave cisterna da 5.000 tonnellate ha un costo relativo più
alto rispetto ad una nave da 20.000 tonnellate, mentre
percepisce un quarto del contributo che viene riconosciuto
alla nave più grande.
Di qui l'esigenza di prevedere per le navi cisterna da 600
tonnellate a 10.000 tonnellate un contributo pari al doppio di
quello previsto dalla legge n. 51 del 2001. Inoltre, occorre
prevedere una norma che garantisca, per le navi da 10.001
tonnellate a 20.000 tonnellate, un contributo equivalente a
quello previsto per una nave da 10.000 tonnellate.
Il contributo a carico dello Stato è stimato in circa 140
milioni di euro, cui si fa fronte mediante un limite di
impegno quindicennale di 11 milioni di euro.
Tali modifiche si inquadrano coerentemente con le misure
recentemente emanate dalla Commissione europea a seguito del
grave disastro avvenuto il 19 novembre 2002 quando la M/C
"Prestige" è naufragata al largo delle coste spagnole.
Il 3 dicembre 2002 la Commissione europea ha presentato
una comunicazione al Parlamento e al Consiglio sul
rafforzamento della sicurezza marittima ed il Consiglio
europeo dei trasporti, nella riunione del 5 e 6 dicembre 2002,
ha adottato una serie di misure.
In particolare, si è concordato sulla necessità che il
trasporto di idrocarburi pesanti venga effettuato
esclusivamente mediante petroliere conformi alla Convenzione
internazionale per la prevenzione dall'inquinamento causato da
navi (MARPOL 73/78), riunita a Londra il 17 febbraio 1978,
resa esecutiva dalla legge n. 662 del 1980, regola 13/F,
cosiddetta del "doppio scafo" o assimilate, e si riconosce
agli Stati membri la facoltà di prendere qualsiasi misura per
vietare l'accesso nei loro porti alle petroliere a scafo
semplice. Invitano, pertanto, gli Stati a concludere un
accordo con l'industria per eliminare le petroliere monoscafo
più obsolete (intendendo quelle con un'anzianità superiore a
15 anni) e a dotarsi delle capacità operative necessarie per
fare fronte a possibili disastri ecologici provocati dagli
sversamenti in mare di ingenti quantità di petrolio.
In Italia, per affrontare le situazioni di emergenza, ove
è difficile prendere decisioni in maniera lucida e razionale,
si stanno approntando soluzioni originali ed efficaci.
Infatti, sono numerosi i fattori che possono risultare
determinanti: condizioni meteo-marine sfavorevoli,
stress, concitazione, senso di isolamento
dell'equipaggio, difficoltà di comunicazione interna,
difficoltà di capire cosa sta succedendo alla nave ed anche
difficoltà nell'applicare le procedure di emergenza.
L'Associazione degli imprenditori privati italiani
proprietari di navi, la Confitarma, ha istituito a Genova un
centro di monitoraggio e di supporto per le emergenze
marittime. Il centro nasce proprio dall'esigenza di migliorare
la comunicazione e lo scambio di informazioni fra la nave, la
società armatoriale, gli enti competenti per l'assistenza in
mare, i registri di classifica e i soggetti esperti,
assicurando la necessaria tempestività, il coordinamento e
l'efficacia degli interventi, in modo da contenere il più
possibile le conseguenze negative e i danni derivanti da una
crisi marittima.
Il centro funzionerà 24 ore su 24 e sarà dotato dei
sistemi di comunicazione avanzati (sistema satellitare
Purplefinder, visualizzazione centralizzata mediante
video-wall, centralino con linee dedicate, eccetera, al
fine di monitorare in tempo reale la posizione della nave e di
altri parametri di navigazione necessari e/o richiesti (rotta,
velocità, eccetera); fornire automaticamente ad intervalli
prestabiliti le informazioni ARES alla centrale operativa MRCC
di MARICOGECAP del Comando generale delle capitanerie di
porto. Si tratta, come è evidente, di uno strumento
estremamente valido ed efficace per una corretta gestione
della crisi.
Per completare la difesa del nostro Paese dagli effetti
della "marea nera" è necessario dotare l'Italia di due mezzi
navali speciali in grado di rimuovere in tempi brevi il
prodotto sversato in mare. Sversamenti che rappresentano
sicuramente la conseguenza più grave - oltre a quella della
perdita delle vite umane - per i Paesi coinvolti. A tale
proposito basti considerare che a partire dal 1971, in una
quindicina di incidenti altrettante petroliere e alcune navi
speciali hanno fatto naufragio perdendo, tra il Sudafrica,
l'Alaska, i Carabi, il Canale della Manica, e il Mediterraneo,
centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio di bitume,
combustibile "Bunker" e di nafta. Sostanze tutte altamente
inquinanti e difficilmente bonificabili che sono andate in
parte, ma solo in parte, a ricoprire vasti fondali marini,
dove la vita è scomparsa, mentre il rimanente, grazie al gioco
dei venti, delle maree e delle correnti ha sfregiato e colpito
a morte la flora e la fauna costiera senza risparmiare alcuna
specie: uccelli, pesci, mammiferi. Ha avuto, inoltre, un
impatto devastante per le economie dei Paesi rimasti vittima
dei disastri, per un grande numero di attività essenziali alla
sopravvivenza di regioni che fanno grande affidamento sul
turismo e che si sono trovate menomate nell'industria ittica e
conserviera, in quella ristorativa, in quella turistica e in
tutti i rispettivi indotti.
Prendiamo a riferimento uno degli incidenti, l'ultimo in
ordine di tempo, che comunque non è stato assolutamente il più
pesante e devastante di quanti sono avvenuti: quello della
"Prestige", che il 13 novembre 2002 ha iniziato a perdere
il suo carico di 77.000 tonnellate di idrocarburi, da alcune
delle sue 51 taniche, per poi spezzarsi in due tronconi e
affondare a circa 2 miglia al largo della Galizia. Secondo le
stime elaborate entro la fine di dicembre, il disastro costerà
alla regione non meno di 2.000 miliardi di euro, la maggior
parte dei quali saranno da imputare al calo del turismo (il 90
per cento delle coste è tuttora inagibile), al crollo
dell'attività di migliaia di pescatori e di mitilicoltori.
Questo mare che ogni notte riempiva di pesce, ma soprattutto
di molluschi e di crostacei, un treno speciale diretto a
Madrid appositamente istituito, questo mare che riforniva le
pescherie, i mercati e i ristoranti di tanta parte di Spagna,
d'Europa, Roma e Milano compresi, sta boccheggiando.
E se - speriamo mai - un analogo incidente dovesse
verificarsi nel Mediterraneo, ad esempio nel mare Adriatico,
nel golfo di Trieste, le conseguenze sarebbero devastanti.
Per il gioco dei venti e delle correnti marine la marea
nera investirebbe Venezia e scendendo, Chioggia, Ravenna,
Rimini, Riccione, Pesaro, Senigallia, Ancona e la splendida
baia del Conero: Portonovo, Sirolo e Numana (assegnatarie di
bandiera blu), Pescara fino alla Puglia.
Le conseguenze economiche per le attività legate alla
pesca, al turismo e alle attività balneari, verrebbero stimate
in miliardi di euro.
Quindi occorre attrezzarsi bene e per tempo.
Proprio in Italia, ove è forte la sensibilità sul tema,
sono stati realizzati studi accurati e depositati brevetti
specifici di navi specializzate ad intervenire per rimuovere
la cosiddetta "marea nera" del petrolio sversato da navi
petroliere coinvolte in tragici incidenti.
Si tratta delle cosiddette navi "mangia petrolio" che
potrebbero essere utilizzate nel caso di ipotetici disastri
nei mari italiani e mediterranei.
Navi di grandi dimensioni, abilitate alla navigazione in
qualunque condizione meteomarina, capaci di imbarcare acqua
marina e petrolio, di separare i due prodotti trattenendo a
bordo il petrolio e scaricando in mare l'acqua pulita.
Due navi di questo tipo, utilmente collocate nel Tirreno e
in Adriatico, sarebbero in grado di intervenire in poche ore e
di prevenire i danni provocabili dalla marea nera.
Una simile iniziativa sarebbe sicuramente apprezzata dalla
Comunità europea e ripresa da altri Stati dell'Unione.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,
d'intesa con il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio, disciplinerà l'uso delle navi e l'affidamento
delle stesse ad un'apposita compagnia da individuare mediante
procedure ad evidenza pubblica.
Il costo di una nave speciale mangiapetrolio da 25.000
tonnellate di portata di prodotto recuperato è pari a circa
110 milioni di euro.
Il numero dei componenti l'equipaggio potrebbe variare
quando la nave non è operativa mentre sarebbe "a tutta forza"
in missione di recupero raggiungendo trenta unità compresi i
tecnici specializzati al funzionamento di tunnel
attrezzati alla raccolta, alla separazione dei liquidi e al
deposito dei prodotti petroliferi in stiva.
Ai fini del costo complessivo della gestione della nave
speciale sono stati considerati:
a) il rimborso del capitale anticipato e
l'ammortamento in venti anni;
b) il costo del personale navigante e della
struttura armatoriale;
c) le spese assicurative, dì certificazione, di
classifica e di manutenzione;
d) le spese dei "bunker" di nafta e di
acqua.
Stando ai più recenti dati dell'Istituto nazionale di
statistica, i prodotti petroliferi giunti in Italia via mare,
sono 150 milioni di tonnellate, Si tratta dì prodotti
imbarcati su navi cisterna di diversa portata.
Tutte pagano alti costi assicurativi anche per coprire le
conseguenze che potrebbero derivare da incidenti (collisione,
incaglio, incendio o affondamento). La proposta di legge
prevede l'istituzione di un fondo, alimentato da un modesto
contributo economico su ogni tonnellata dì petrolio
trasportato dalle motocisterne, pari a 18 centesimi di euro,
meno di mezza lira (delle vecchie lire) al chilo di petrolio.
Il fondo avrebbe una dotazione di 27.000.000 di euro annui,
sufficiente a garantire il costo di acquisto e di esercizio
delle due navi.
Di non secondaria importanza, ai fini della sicurezza
della navigazione, è la formazione professionale del personale
navigante.
I marittimi italiani vengono considerati, giustamente,
professionisti di grande valore e affidabilità tanto che le
grandi compagnie di navigazione nazionali o estere ricorrono
proprio ai nostri lavoratori del mare affidando loro il
comando e l'esercizio di navi di ogni tipo, crocieristiche,
mercantili, petroliere e chimichiere. Tuttavia è
indispensabile proseguire e favorire la formazione
professionale continua del personale navigante e la
possibilità di ottenere i brevetti e le specializzazioni via
via richiesti dalle norme comunitarie e internazionali.
Lo Stato italiano ha avviato e sovvenzionato
l'effettuazione dei corsi professionali con il decreto-legge
13 luglio 1995, n. 187, convertito, con modificazioni, dalla
legge 8 agosto 1995, n. 343, e con la legge 28 dicembre 1999,
n. 522.
I relativi contributi sono cessati il 31 dicembre 2001
mentre con il regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 9 maggio 2001, n. 324, sono stati resi
obbligatori, ai fini della navigazione, altri corsi
professionali con l'acquisizione delle relative
certificazioni.
Con la presente proposta di legge si intende prorogare gli
effetti della legge n. 522 del 1999 a tutto il 2005 e
ricomprendere la sovvenzione ai corsi resi obbligatori dal
citato regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica n. 324 del 2001.
A tale scopo viene prevista una dotazione finanziaria di
27 milioni di euro annui.
Per le argomentazioni esposte si ritiene utile, per gli
interessi del Paese e dell'Europa, la rapida approvazione
della presente proposta di legge.