XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4036
Onorevoli Colleghi! - Giorgio Gaber è stato una
personalità di assoluto rilievo nella storia della canzone
italiana. Della canzone e del teatro: perché Giorgio Gaber
insieme all'amico Sandro Luporini, è stato l'originale
interprete di un genere, il "teatro canzone", che è nato con
il grande artista milanese e che negli anni non risulta che
abbia trovato altri interpreti, degni dei padri fondatori.
Gaber si era accostato alla chitarra come momento di
divertimento, di svago, non ancora di professione. Il primo
ballo di capodanno come chitarrista, a quattordici anni, gli
frutta un compenso di 1.000 lire. Poi arriva l'incontro con
Celentano, che sceglie Gaber e Jannacci perché aveva bisogno
di musicisti che conoscessero il jazz, dato che i
musicisti delle balere in quel periodo suonavano solo tanghi e
valzer. Dal jazz al rock il passo era breve.
Poi arriva l'esperienza in un gruppo che si chiamava Rocky
Mountains Old Time Stompers e che faceva musica
western, che incideva anche dei dischi, di discreto
successo. Gaber continua ad essere soprattutto un chitarrista,
non autore e interprete. L'esordio discografico come cantante
avviene con Ciao ti dirò, scritta con Luigi Tenco e
incisa dalla casa discografica Ricordi; legata a questa
canzone è la prima apparizione televisiva di Gaber al
programma Il Musichiere di Mario Riva, nel 1959. Tenco è
genovese e non ha ancora scoperto la musica impegnata che
viene dalla Francia e dal Belgio: improvvisava molto ogni sera
sui temi rock americani, con una forte influenza di
Elvis Presley. Venne quindi l'idea di scrivere un testo su una
di queste improvvisazioni, e da tale lavoro è nata la canzone
Ciao ti dirò.
Qualcuno si accorge di questo talento, Giorgio Gaber, che
canta e allo stesso tempo interpreta le canzoni: è Giulio
Rapetti, in arte denominato Mogol, che lo chiama per fargli
incidere dei dischi. Gli anni '60 sono anni di grande attività
e successo per Giorgio Gaber. Non frequenta più i piccoli
locali, ma la televisione. Per la stesura di alcuni testi
Gaber collabora con uno dei parolieri di maggior successo, lo
scrittore Umberto Simonetta. Ballate ispirate al repertorio
popolare milanese (Porta Romana; Trani a gogò;
La ballata del CeruttiLe nostre serate, che piacque
molto a Eugenio Montale, come ricorda lo stesso Simonetta nel
libro Il signor Gaber di Michele Straniero del 1979;
Il Riccardo; Una fetta di limone, cantata insieme
a Jannacci nella versione duo I corsari). Gaber è molto
legato alla sua città. Ci fu anche un'altra formazione in
trio, sempre con Maria Monti: con Gaber c'era Jannacci ma si
trattava quasi di cabaret, con canzoni quali La
balilla, e Goganga. Jannacci suonava il pianoforte,
però era sempre molto brillante e spiritoso. Gaber diventa un
cantante televisivo. Conosceva già Sandro Luporini, che sarà
il coautore di tutti gli spettacoli teatrali dal 1970 in poi,
scrivevano già assieme alcuni pezzi, ma queste canzoni non
trovavano posto nel suo repertorio, poiché non erano adatte,
tranne la canzone Barbera e champagne scritta con
Luporini, ma era ancora una collaborazione sporadica.
Dopo gli inizi brucianti, Gaber amplia i suoi interessi
artistici e diventa molto popolare: partecipa a quattro
edizioni del festival di Sanremo (1961 Benzina e
cerini; 1964 Così felice; 1966 Mai, mai, mai
Valentina 1967 ...e allora dai!); ottiene il secondo
posto al festival di Napoli con 'A Pizza. Il
pubblico televisivo lo scopre e lo apprezza in spettacoli di
cui è ideatore-cantante-conduttore, come Canzoni di mezza
sera (1962); Canzoniere minimo (1963), una delle
prime trasmissioni dedicate alla musica popolare e d'autore;
Milano cantata (1964); Questo e quello (1964);
Le nostre serate (1965).
Nel 1965, nel momento del massimo successo, si sposa con
Ombretta Comelli (Colli) e nel 1966 nasce la figlia, Dalia.
Ombretta studiava cinese e russo all'università statale di
Milano. Per lei Gaber scriverà canzoni e testi teatrali. Una
collaborazione, quella tra Gaber e la moglie Ombretta Colli,
che dura molti anni: da Luigi e gli americani (Gaber,
Colli - Fonit Cetra, 1984) cantata da Ombretta Colli, fino
agli spettacoli teatrali in cui Giorgio Gaber fa da regista
alla moglie, quali Donne in amore di
Alloisio-Colli-Gaber con Ombrella Colli e la regia di Giorgio
Gaber e Io come persona di Gaber-Aloisio-Colli. Gaber
continua il suo successo e la sua produzione: Giochiamo
agli anni trenta (1968); Diamoci del tu (1968). Nel
biennio 1969-1970 è protagonista di una tournée teatrale
con Mina, poi della trasmissione televisiva E noi qui
(1970), varietà del sabato sera sulla prima rete televisiva
della RAI, nel quale propone alcuni pezzi scritti con Sandro
Luporini che troveranno poi un ambito più congeniale nel
teatro, con Il signor G. L'incontro con Sandro Luporini
è decisivo per la formazione di Gaber. Si erano, come
ricordato, conosciuti nel 1959: milanese Gaber, nato a
Viareggio, invece, Sandro Luporini. Un incontro, il loro,
assolutamente casuale. Sandro Luporini, infatti, è a Milano
per coltivare la sua grande passione che allora ancora non era
la prosa, ma la pittura. Si incontrano in un noto locale
milanese, il Santa Tecla, quasi una "cave"
parigina, Gaber ha solo diciannove anni. Luporini si è
trasferito a Milano perché aveva scelto di vivere dipingendo
quadri. Si era trasferito prima a Roma, poi aveva preferito
Milano. Va ad abitare con altri giovani pittori non lontano da
dove abitava Gaber. Iniziano a frequentarsi, parlano molto e
così si conoscono: Gaber suona in vari complessi, iniziano a
scrivere per gioco, ma i pezzi che producono non vanno bene
per il pubblico televisivo. Ognuno segue il suo percorso, fino
a quel 1970 che segna l'inizio della collaborazione tra i due.
Dagli inizi degli anni '60 qualcosa è cambiato in tutta la
musica italiana: arriva l'eco degli chansonnier
francesi, dapprima limitato solo a un pubblico raffinato e
colto e senza avere alcun impatto sulle composizioni degli
autori nostrani. E' solo verso la fine degli anni cinquanta
che quelle esperienze parigine iniziano a influenzare la
canzone italiana fino a provocarne un radicale mutamento. Pur
con diversità di accenti e di influenze, autori come Brassens,
Brel e Vian costituiscono i punti di riferimento di una
canzone che scopre la dimensione del reale e del quotidiano.
E' a Genova, città di frontiera e prossima alla Francia di
Brel (di origine belga, ma operante soprattutto a Parigi) e di
Brassens, che una generazione di cantautori, da Paoli a Bindi,
da De Andrè a Tenco, inizia il processo di rinnovamento della
canzone italiana. Giorgio Gaber aveva collaborato con Tenco,
conosceva bene l'ambiente genovese, conosceva gli autori
francesi; ne rimase impressionato, ma per qualche tempo
continuò con una musica ancora diversa. E proprio attraverso
la generazione dei cantautori genovesi inizia l'incontro fra
testo poetico e musica, dando l'avvio al gusto per una canzone
che parla di situazioni e di cose concrete e "vere".
L'influenza di Jacques Brel sulla canzone italiana è decisiva;
del cantante e autore di Bruxelles nel 1962 Gino Paoli incide
Non andare via, versione italiana di Ne me quitte
pas successivamente ripresa da Ornella Vanoni, Patty Pravo
e Dalida. Sempre negli anni sessanta Brel avrebbe avuto altri
interpreti nostrani fra i quali Bruno Lauzi, Herbert Pagani,
Dino Sarti. A Brel si ispira anche Giorgio Gaber, ma il Gaber
che sceglie il teatro e non più la televisione. Dallo
chansonnier belga egli eredita soprattutto il senso di
delusione e di disincanto proprio di tante sue commissioni. Ma
l'importanza degli chansonnier, sul rinnovamento della
canzone italiana non va colta solo nell'opera di divulgazione
che ne fanno i vari interpreti presso il pubblico italiano.
Più profonda è l'influenza che essi esercitano nel rinnovare i
desueti moduli della canzone introducendo categorie e concetti
fino ad allora assenti: in primo luogo quello relativo al
tempo del reale. A rendere poi più prossima l'esperienza
francese a quella italiana, soprattutto per quello che
riguarda la storia, è la contiguità di alcuni riferimenti.
Gaber rielabora queste esperienze: alla musica ridotta ad
accompagnamento, ai temi di impegno sociale, aggiunge una
componente che fa della sua opera un unicum, ovvero la
teatralità. Anche Brel accompagna la sua musica con i
movimenti delle mani. Gaber recita in tutto e per tutto. Ha
inizio la sua decisiva svolta artistica: l'impegno teatrale,
la rinuncia cosciente, oltre che alla televisione, anche
all'attività discografica, e la scelta del teatro, appunto,
come luogo di espressione diretta senza condizionamenti e
filtri tra l'artista e il suo pubblico. Da questo momento, il
percorso artistico di Gaber è lineare e conseguente: fare
della canzone non più un fine, ma un mezzo da adattare alla
forma della comunicazione teatrale.
In una intervista Gaber ricorda questo passaggio "Va beh,
ero molto più popolare di ora, c'era il danaro, la gente che
ti riconosceva. Ma non ho approfittato di quel momento perché
mi interessava altro. Dopo un tour di due anni con Mina
ho scoperto il teatro, la gente che ti viene a sentire e
guardare. Ho capito che volevo fare quello. Mi piaceva Dario
Fo, ma volevo essere diverso da lui. E poi il mio maestro, sa
anch'io ho dei maestri..., è stato Jacques Brel. Però devo
dire che non c'erano solo queste cose, si sentiva l'aria
dell'impegno. Nei primi anni '70 decisi, quasi spontaneamente,
di abbandonare la tv. Ebbi due occasioni che mi fecero
decidere: una proposta di un recital al Piccolo Teatro
di Milano nel quale mi potevo esibire come Jacques Brel (uno
dei miei grandi maestri e idoli) e poi una tournée di circa un
anno con Mina. Non fu né un sacrificio, né una scelta
ideologica: semplicemente avevo il godimento di potere andare
su un palcoscenico ed esprimere il mio pensiero. La
tournée con Mina ebbe la sua importanza. Io facevo il
primo tempo e lei il secondo: lei era una grandissima diva, io
solo lo sparring partner. L'attività più congeniale alle
mie aspirazioni ed al mio modo di essere ... era proprio il
teatro: lì si sarebbe potuto manifestare il mio eclettismo.
Così, decidemmo con Luporini di far nascere Il signor G
e di provare una piccola tournée teatrale. Capii che potevo
vivere così e che quella era la mia strada. Vivevo meglio. Per
questo" - continua Gaber nell'intervista - "ho abbandonato la
televisione. All'inizio ebbi un po' di paura, perché dopo i
"pienoni" con Mina nessuno veniva più a vedermi. Però,
nonostante lo shock, dentro di me sentivo che era giusto
farlo".
Era cambiato qualcosa in Gaber e nella società: c'era
stato il grande movimento del 1968, la scelta dei giovani
dell'impegno nella società. La trasformazione di Gaber non è
una moda, tanto che i primi spettacoli sono, per pochi
spettatori paganti, una scelta di impegno. L'originale
percorso artistico della "canzone a teatro" prende il via
dallo spettacolo Il signor G che debutta il 22 ottobre
1970 al Teatro San Rocco di Seregno, nell'ambito del
decentramento regionale del Piccolo Teatro di Milano, con la
regia di Giuseppe Recchia e la direzione musicale di Giorgio
Casellato (amico di Gaber fin dai tempi delle prime esibizioni
nei dancing di Milano e dintorni, nonché arrangiatore
musicale di tutti i suoi primi spettacoli teatrali). Gaber
scrive i testi assieme a Luporini, senza stile pratico, quasi
in prosa. La musica serve a dettare i ritmi dell'azione
teatrale. Il successo de Il Signor G è qualitativo ma
non quantitativo. Evidentemente il pubblico del Gaber
televisivo non era lo stesso che frequentava i teatri, ma alla
fine delle rappresentazioni gli applausi sono calorosi e il
pubblico presente si "passa la voce". Anche perché il circuito
del teatro era assai diverso da quello dei locali musicali,
molto ufficiale, legato ad una programmazione con autori di
solida tradizione e gli impresari teatrali inclini alla
sperimentazione erano assai pochi. "Era un'idea nuova",
ricorda in una intervista Giorgio Gaber, "Il Signor G
era uno spettacolo a tema, con canzoni che sviluppavano il
tema, con monologhi, racconti, situazioni. Erano canovacci
ricchissimi di spunti e provocazioni sulla situazione reale e
di collegamenti con le questioni "eterne" del vivere. La gente
si è vista arrivare addosso una forma ed un materiale di
spettacolo "strano" a cui ha reagito come pubblico teatrale.
Poi è arrivata la produzione discografica che era semplice
registrazione degli spettacoli. Insomma abbiamo aperto un
nuovo canale di comunicazione".
Insomma, teatro con musica e un disco che era la
registrazione degli spettacoli venduto solo in occasione degli
spettacoli; una novità dietro l'altra. Era nato un nuovo
genere musicale e teatrale. Quello del "teatro canzone" è il
genere più rappresentativo e assolutamente originale nel
percorso di Giorgio Gaber. Negli spettacoli degli anni '70, i
monologhi erano ancora solamente dei raccordi recitati tra le
canzoni. La crescita e l'affinamento del mezzo espressivo
modifica la scrittura dei pezzi in prosa, che assumono nel
tempo una dignità autonoma parallela alle canzoni, dando vita
ad una forma di recital che, attraverso il corpo scenico
di Gaber, dà ancora maggiori possibilità espressive della
commedia o del grande monologo. Mediante questa formula di
spettacolo, di cui, come si diceva, Gaber ha la paternità, i
monologhi e le canzoni, sono come tanti spunti collegati
emotivamente tra loro che affrontano le tematiche più
rilevanti, i problemi sociali più "urgenti" di un certo
periodo: Gaber analizza, di volta in volta, le istanze più
sensibili, propone degli interrogativi, smaschera le
contraddizioni e i disagi dell'individuo facendosene carico e
raccontando (da diverse angolazioni e spesso attraverso la
chiave dell'ironia) quello che accade, dentro e fuori di noi,
nel sociale e nel politico. I temi trattati variano:
dall'impegno e dalla problematica sociale degli anni '70 si
passa al disimpegno degli anni '80 dopo la delusione degli
anni del "consociativismo". Gaber, sempre lontano dai partiti,
denuncia la deriva della politica italiana, con la scelta di
parlare della dimensione umana, con spettacoli sempre più
intimistici. Non è l'addio all'impegno sociale, che tornerà
negli ultimi dieci anni della sua produzione, semmai è il
disincanto di un uomo e di un artista deluso dallo spettacolo
della politica. Gli ultimi due lavori sono dischi veri e
propri senza lo spettacolo che accompagnava e precedeva
l'uscita dell'LP, solitamente doppio.
Il "teatro canzone" è un genere a se stante che ha la
particolarità di avere un solo interprete: Giorgio Gaber. Con
la sua scomparsa il 1^ gennaio 2003, avvenuta nella sua casa
di Montemagno nel comune di Camaiore (Lucca), il genere che
lui e l'amico Sandro Luporini avevano inaugurato rischia di
andare perduto per sempre. La presente proposta di legge ha lo
scopo di conservare e di rilanciare il genere, promuovendo un
Festival del "teatro canzone" che si dovrà svolgere nei
luoghi più significativi per la produzione artistica di Gaber,
ovvero Milano, Genova, la Versilia. Nel 1975 scriveva in un
pezzo per il quotidiano Paese Sera "I miei spettacoli
nascono d'estate a Viareggio, non perché la Versilia sia
particolarmente congeniale all'ispirazione o perché io sia un
patito del sole e del mare (diffido della natura, il mio
rapporto con lei è difficile e precario). No, nascono a
Viareggio perché è li che abita Sandro Luporini. Fa il
pittore, dipinge delle marine invernali, dei particolari dei
carri di carnevale sospesi in un cielo livido e minaccioso. Le
canzoni, i testi, li facciamo insieme. Ci ritroviamo d'estate
e cominciamo a discutere, a raccontarci quello che ci è
successo, a commentare quello che è successo in giro, insomma
a mettere un po' di ordine in quello che si è raccolto. Sì,
per noi nell'aria c'è un brusio continuo, le masse esprimono
dei segnali molto precisi. E' necessario tendere l'orecchio al
brusio, annusare l'aria. Ecco, la nostra attitudine è quella
di raccogliere questi segnali e di restituirli attraverso lo
spettacolo. Io prendo la chitarra, nasce un clima, una
tensione, qualche parola che suona bene, e via, si parte. Si
parte per modo di dire perché i tempi di lavoro sono piuttosto
lenti. Alcune volte stiamo delle ore a cercare una parola, una
rima, e allora diventa anche pesante. Il Sandro è bravissimo -
continua Gaber nell'intervista - ha una capacità di
concentrazione straordinaria e sa scrivere. Il suo apporto è
determinante. Lo mettono un po' in crisi le metriche dei
versi. Ci si salva un po' con il sistema dei numeri. Direi che
seguiamo due filoni. Uno più vicino alla narrativa, con
immagini, racconti, situazioni. L'altro più vicino alla
saggistica, frutto delle nostre discussioni, delle nostre
elaborazioni da "filosofi ignoranti". Ogni tanto qualcuno
dice: "Si, ma questo lo aveva già detto Parmenide tremila anni
fa!". Accidenti, ci era sfuggito. A proposito, chi è
Parmenide? Leggiamo abbastanza poco e copiamo da tutti. Siamo
dell'idea che quando copi da uno solo è plagio, quando invece
copi da molti è ricerca".
Quello con la Versilia è un legame profondo: in Versilia
c'è anche la grande villa di Montemagno nel comune di Camaiore
dove Gaber risiede per lunghi periodi e dove morirà il 1^
gennaio 2003. Inoltre, Gaber e Luporini fanno ben due
spettacoli per la Versiliana, il festival estivo
che si svolge ogni anno dal 1979 a Marina di Pietrasanta,
Le storie del signor G n. 1 e n. 2. Producono insieme al
comune di Pietrasanta, una riedizione del Teatro canzone
che fa il giro di tutta Italia.
Il legame con Milano è quasi sottinteso: Gaber vi è nato,
ma soprattutto Gaber ha la possibilità di inaugurare il suo
"teatro musica" la sua canzone recitata grazie ad una
opportunità che gli viene data dal Piccolo Teatro di Milano:
in via Rovello, al Piccolo, sarà allestita la camera ardente
per l'ultimo saluto. Fu infatti grazie alla fiducia e alla
stima di Grassi e di Strehler che il cantautore divenne,
nell'autunno '70, con Il Signor G, un "cantattore",
inaugurando la formula dell'impegnato e non subito osannato
"Teatro Canzone". Che fu un modo originale per tramandare, con
testi e con titoli ormai proverbiali, frustrazioni, dubbi,
insicurezze della società, prima, durante e dopo il '68. A
Genova è avvenuta la sua trasformazione, il contatto con la
cosiddetta "scuola genovese" e con la musica impegnata di
oltralpe.
L'articolo 1 della proposta di legge stabilisce che lo
Stato e le regioni, ciascuno nell'ambito dei propri compiti di
tutela dei beni e delle attività culturali, stabiliti ai sensi
dell'articolo 117 della Costituzione, e rilevandone il valore
artistico, culturale e sociale, promuovono un'azione di
salvaguardia del genere espressivo-artistico, legato alla
teatralità, alla parola e alla musica definito "teatro
canzone". La legge istitutiva del Ministero per i beni e le
attività culturali 20 ottobre 1998, n. 368, all'articolo 2,
comma 2, lettera b), attribuisce al Ministero la
"promozione delle attività culturali in tutte le loro
manifestazioni con riferimento particolare alle attività
teatrali, musicali, cinematografiche, alla danza e ad altre
forme di spettacolo, inclusi i circhi e gli spettacoli
viaggianti, alla fotografia, alle arti plastiche e figurative,
al design industriale" riconosce il genere espressivo
"teatro canzone" degno di tutela e promuove tutte le
iniziative per la salvaguardia del genere espressivo.
L'articolo 2 istituisce, al fine di valorizzare il genere
artistico "teatro canzone", la "Fondazione Giorgio Gaber", che
di questo genere è stato il massimo interprete, con sede in
Versilia. L'articolo 2 prevede, inoltre, che ne facciano parte
di diritto la regione Toscana, la regione Lombardia, le
province di Lucca e di Milano, i comuni di Pietrasanta, di
Milano, di Viareggio, di Camaiore e l'associazione culturale
"Giorgio Gaber" di Milano, che aderiscono alla Fondazione con
proprie deliberazioni, nonché il comune sede della stessa
Fondazione.
L'articolo 3 stabilisce che ogni anno la Fondazione darà
vita al "Festival internazionale del teatro canzone" dedicato
alla memoria di Giorgio Gaber che si dovrà svolgere nelle
diverse sedi secondo un regolamento approvato dalla stessa
Fondazione.
L'articolo 4 prevede che, al fine di tutelare il genere
espressivo "teatro canzone", le regioni e le province di cui
all'articolo 2, nell'ambito delle proprie competenze,
istituiscano corsi di formazione con lo scopo di introdurre i
giovani artisti allo studio del genere. Le modalità di
svolgimento sono stabilite dalle stesse regioni e province.
Gli enti pubblici, con proprie deliberazioni, possono mettere
a disposizione per le attività legate al "teatro canzone"
proprie strutture, edifici e spazi.
L'articolo 5 prevede che agli spettacoli del "teatro
canzone" sia applicata l'aliquota agevolata IVA del 10 per
cento, come previsto per altre tipologie di spettacoli.
L'articolo 6 provvede alla copertura finanziaria della
legge.