XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4023
Onorevoli Colleghi! - Con la presente proposta di legge
costituzionale si intende inserire nella nostra Carta
fondamentale una disposizione in base alla quale i sistemi di
elezione dei membri dei due rami del Parlamento dovranno
essere disciplinati con legge approvata a maggioranza dei due
terzi dei componenti di ciascuna Camera.
In considerazione dell'importanza fondamentale che le
leggi elettorali assumono nella complessiva definizione
dell'assetto istituzionale nonché della possibilità che la
loro modifica possa essere strumentalmente utilizzata per
favorire una parte politica a discapito delle altre, si vuole
sottrarre la loro disponibilità alla maggioranza semplice di
ciascuna Camera, per riservare tale decisione ad una
maggioranza qualificata dei parlamentari.
Come è noto, infatti, oggi i sistemi elettorali della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica sono
regolati con legge ordinaria, e sono quindi modificabili con
la maggioranza dei presenti in ciascuna Assemblea
parlamentare. Si tratta, quindi, non soltanto di un
quorum particolarmente esiguo, ma anche variabile e - in
certa misura - casuale, essendo legato alla momentanea
presenza nelle Aule parlamentari dei deputati o dei
senatori.
Ciò però contrasta con il rilievo che le leggi elettorali
del Parlamento assumono per il fatto stesso di essere alla
base della formazione del massimo organo rappresentativo e
deliberativo dello Stato. E' infatti evidente quanto la
definizione del sistema elettorale possa incidere sulla
strutturazione della forma di governo e in che misura una sua
modifica possa influenzare anche in profondità i rapporti di
forza fra le diverse formazioni politiche.
L'affidamento alla semplice legge ordinaria delle regole
in base alle quali i voti dei cittadini vengono trasformati in
seggi parlamentari poteva essere accettabile in un quadro
istituzionale quale quello che era presente ai nostri
costituenti. E' infatti noto che essi, pur non avendo voluto
inserire alcuna disposizione sulla legge elettorale nella
nostra Carta fondamentale, facevano riferimento a un sistema
incentrato sulla proporzionale, intorno al quale hanno
costruito l'assetto della forma di governo.
Ebbene, in seguito alle modifiche intervenute nella
legislazione elettorale nazionale, e alla conseguente
previsione che una quota largamente maggioritaria di deputati
e di senatori venga eletta sulla base del sistema uninominale
maggioritario, il quadro istituzionale previgente si è
profondamente modificato, incidendo in particolare sui
quorum deliberativi delle Assemblee parlamentari.
E' infatti evidente che oggi - proprio attraverso le
maggioranze conseguibili grazie all'impianto prevalentemente
maggioritario del sistema elettorale - i quorum
deliberativi sono molto più facilmente raggiungibili. E,
quindi, anche le maggioranze qualificate previste dalla
Costituzione rappresentano una garanzia attenuata rispetto a
quanto poteva accadere prima della riforma elettorale
maggioritaria.
Appare dunque indispensabile provvedere quanto prima ad un
adeguamento della nostra Carta fondamentale, al fine di
preservare intatte le garanzie che sono sottese alla
fissazione dei diversi quorum ivi previsti.
Tale adeguamento deve partire dalla legge elettorale,
proprio in ragione del fatto che essa non solo costituisce uno
snodo fondamentale per la definizione della forma di governo,
ma può anche rappresentare un terreno privilegiato per
interventi diretti a favorire una parte politica a discapito
delle altre, così producendo, prima che un danno nei confronti
delle formazioni politiche volta a volta soccombenti, un
vulnus al grado di democraticità complessiva del
sistema.
A queste considerazioni si deve aggiungere che le continue
modificazioni della legge elettorale, conseguenti alla
facilità con cui tali riforme possono essere oggi approvate,
accrescono necessariamente il grado di instabilità del quadro
istituzionale e non consentono alle forze politiche di
stabilizzarsi, inducendo anzi a continui sommovimenti, proprio
in funzione del cambiamento delle regole elettorali.
L'instabilità del quadro politico, oltre a produrre
conseguenze negative sulla gestione della cosa pubblica e,
complessivamente, sulla vita istituzionale, fa venire meno la
possibilità, per i cittadini, di giudicare nel tempo l'opera
delle diverse forze politiche di maggioranza e di opposizione.
E, così, li priva del potere di premiarne o di sanzionarne
l'operato con il proprio voto, interrompendo il circuito che
in ogni democrazia necessariamente deve legare il consenso
popolare all'attribuzione del potere ed alla possibilità di
far valere le relative responsabilità.
E' dunque per evitare tali deprecabili conseguenze, nonché
il rischio di veder progressivamente ridotto il grado di
democraticità del nostro sistema istituzionale, che oggi si
propone di modificare l'articolo 60 della Costituzione e di
rendere più garantista la procedura di riforma elettorale.
Per tale ragione, all'articolo 1 si prevede che il sistema
di elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato
della Repubblica sia disciplinato con legge approvata a
maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna
Camera.
Si è dunque voluta definire una procedura che, pur essendo
maggiormente garantista di quella oggi vigente, eviti di
costituzionalizzare il sistema elettorale, assoggettandolo a
una disciplina particolarmente aggravata, quale quella
prevista dall'articolo 138 della Costituzione (doppia
deliberazione da parte di ciascuna Camera, la seconda delle
quali a maggioranza assoluta, con la possibilità che venga
indetto un referendum popolare qualora la legge sia
votata in seconda lettura da un numero di componenti inferiore
ai due terzi dei membri di ciascun ramo del Parlamento).
Per tale ragione, nella presente proposta di legge
costituzionale si è previsto che le leggi elettorali siano
approvate con un'unica deliberazione da parte di ciascun ramo
del Parlamento, stabilendo però che tali votazioni debbano
avvenire, non più - come oggi - a maggioranza semplice, ma a
maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna
Camera.
A tale riguardo, è importante sottolineare che questa
procedura è già contemplata dalla nostra Carta fondamentale.
Essa, infatti, all'articolo 79, prevede una disciplina in
tutto analoga, al fine di concedere l'amnistia e l'indulto.
Ciò assicura che la disposizione di cui si chiede
l'introduzione all'interno dell'articolo 60 della Costituzione
potrà inserirsi armonicamente nel contesto costituzionale,
provvedendo anzi - con riguardo alle leggi elettorali - a
ripristinare l'originario valore delle garanzie sottese ai
quorum deliberativi previsti.
L'articolo 2 contiene una disposizione transitoria e
finale, diretta a conservare la piena vigenza delle leggi
ordinarie che oggi regolano l'elezione della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica. Si prevede infatti che
esse resteranno in vigore fino alla loro modifica,
stabilendosi però che questa dovrà comunque avvenire secondo
le procedure di cui al novellato articolo 60 della
Costituzione.
Onorevoli colleghi, la quanto più possibile sollecita
approvazione di questa riforma rappresenta un obiettivo
imprescindibile per chi abbia veramente a cuore le sorti del
nostro sistema democratico e voglia difendere i valori più
alti che i Padri costituenti hanno trasfuso nella nostra Carta
fondamentale. Si tratta quindi di un imperativo che deve
vedere unite le diverse forze politiche, indipendentemente
dallo schieramento in cui sono inserite. Si tratta, insomma,
di un dovere morale e politico, di un compito che tutti noi
siamo chiamati ad assumere responsabilmente di fronte agli
elettori e al Paese.