XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 4010
Onorevoli Colleghi! - La Convenzione europea del
paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000, rappresenta un
passo importante verso la salvaguardia e la promozione degli
ideali, dei princìpi che sono parte fondamentale dell'identità
europea. Segna, infatti, un importante avvicinamento delle
istituzioni ai cittadini che chiedono un sempre maggiore
coinvolgimento nei processi di trasformazione del territorio,
da cui dipende il mantenimento della qualità del "loro
specifico ambiente di vita". Qualità che è strettamente legata
alla percezione che le popolazioni hanno dell'ambiente fisico
che le circonda, ovvero il paesaggio. Il paesaggio quindi non
è solo un elemento concreto e visibile: tra le sue pieghe è
possibile scorgere molte cose tra cui i segni lasciati da ogni
generazione che si è succeduta nel tempo e nello spazio,
"(...) è come il volto di una persona cara, se ti concentri
senti di poter entrare nelle rughe, nelle pieghe, nelle
espressioni ed allora quel viso ti racconta di sé e del suo
passato" come scrive Claudio Magris. E' lì a raccontarci il
nostro passato e a rappresentare un'enorme ricchezza per il
nostro futuro. Siepi, viti maritate, colture tipiche, muretti
a secco, filari frangivento, terrazzamenti: queste sono le
parole che ogni dialetto locale ha saputo trasformare ed
adattare al proprio contesto, realizzando nei secoli la più
grande opera per dimensioni e per bellezza, ovvero il
paesaggio italiano.
Ed è anche e soprattutto al nostro paesaggio che la
Convenzione sembra riferirsi quando definisce all'articolo 1
il paesaggio come "parte di territorio, così come è percepita
dalle popolazioni il cui carattere deriva dall'azione di
fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni", o
all'articolo 2 quando definisce il suo campo di applicazione
"(...) si applica a tutto il territorio delle parti e riguarda
gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Essa
comprende i paesaggi terrestri, le acque interne e marine.
Concerne sia i paesaggi che possono essere considerati
eccezionali, sia i paesaggi della vita quotidiana sia i
paesaggi degradati".
Una nuova interpretazione che favorisce il superamento di
concezioni tradizionali basate sulla divisione tra valori
strettamente naturali e valori identitari che spesso,
soprattutto nel nostro territorio, si trovano strettamente
interconnessi.
Il paesaggio visto sotto questa nuova luce diviene un tema
di interesse generale, testimone vivente del nostro passato,
realtà presente e preziosa risorsa con cui costruire il
futuro.
Con la ratifica e l'esecuzione della Convenzione si
estende il concetto di paesaggio a tutto il territorio,
andando ad interessare, oltre ai paesaggi straordinari,
selvaggi o preservati, anche quelli comunemente definiti
"ordinari", come i paesaggi urbani, oppure quelli soggetti a
fenomeni di forte degrado ambientale, come le porzioni di
territorio aggredite dall'abusivismo edilizio, ma anche quelle
sottoposte ad una pianificazione inadeguata, priva di
qualsiasi criterio qualitativo, che non ha saputo o voluto
cogliere i reali valori del territorio che andava a
regolamentare. L'assunzione di questo paradigma porta al
superamento di quel concetto di tutela passiva per vincoli
puntuali (per categorie) che ha caratterizzato per molti anni
gli strumenti di controllo del territorio verso un nuovo
concetto di tutela innovativa integrata e stratificata estesa
a tutto il territorio, articolata in relazione ai diversi
paesaggi ma soprattutto ispirata ai princìpi di sussidiarietà,
che innescherà dinamiche favorevoli allo sviluppo di nuovi
sistemi ed economie locali che faranno della qualità
ambientale e del paesaggio il loro prerequisito
fondamentale.
Il passaggio verso questo nuovo approccio territoriale
potrà attingere al nostro grande bagaglio di idee e di
esperienze maturate a partire dalla legge Galasso, legge n.
143 del 1985, passando per la fondamentale legge quadro sulle
aree protette, legge n. 394 del 1991 e sul grande risultato in
termini di gestione del territorio che tale legge ha
conseguito, fino ad importanti progetti di valore strategico
come il progetto "Appennino Parco d'Europa", che portano
l'Italia ad assumere un ruolo di riferimento rispetto ad altri
Paesi.
La Convenzione adottata dal Comitato dei Ministri del
Consiglio d'Europa il 19 luglio 2000, aperta alla firma a
Firenze il 20 ottobre 2000, firmata da ventiquattro Paesi e
ratificata da quattro (Norvegia, Moldova, Irlanda, Svizzera),
è ancora lontana dalla entrata in vigore essendo necessaria la
ratifica di almeno dieci Stati membri del Consiglio d'Europa.
Tra gli Stati che non hanno ancora ratificato la Convenzione
compare il nostro "Bel Paese", nonostante la Carta
costituzionale contempli all'articolo 9, tra i princìpi
fondamentali, la "(...) tutela del paesaggio e del patrimonio
storico e artistico della Nazione".
Riteniamo quindi di notevole importanza per le peculiarità
del nostro Paese, la ratifica della Convenzione, auspicando
una reale collaborazione tra Stato, regioni ed enti locali
nella definizione di un nuovo quadro di riferimento adeguato
all'enorme valore del nostro patrimonio territoriale.