XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3997




        Onorevoli Colleghi! - E' partita la seconda ondata di vendite di immobili degli enti previdenziali; migliaia di inquilini e di piccoli commercianti hanno già ricevuto la triste notizia. Rispetto alle vendite precedenti i prezzi sono aumentati del 40 per cento. E' una stangata ingiusta ed intollerabile. Migliaia di inquilini rischiano di trovarsi in mezzo ad una strada. Se non si modificano le leggi, le città italiane rischiano di tornare all'emergenza abitativa degli anni settanta: la stima è di quarantamila sfratti nei prossimi mesi. Infatti, con le nuove regole fissate dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 21 novembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 281 del 30 novembre 2002, emanato ai sensi del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, si prevede che neppure la metà degli inquilini saranno in grado di acquistare l'immobile che hanno in locazione. Con le regole in vigore nella prima ondata di vendite, invece, la maggior parte degli inquilini, ben l'84 per cento, è diventata proprietaria degli appartamenti. Inoltre, le grandi proprietà immobiliari stanno procedendo ad aumenti vorticosi dei canoni di locazione che molto spesso arrivano a livelli 2-3 volte più alti degli attuali. Questa situazione sta gettando nella disperazione migliaia di anziani che credevano di poter passare serenamente la vecchiaia nella casa di tutta la vita. Per le famiglie meno abbienti gli aumenti equivalgono alla comunicazione di sfratto, senza avere la possibilità di trovare un'alternativa. Non solo, le conseguenze di questa emergenza si riverseranno sui comuni. Negli anni passati, infatti, i sindaci avevano a disposizione uno strumento utile, il fondo sociale, per aiutare, attraverso un buono casa, le famiglie più povere a pagare gli affitti. La legge finanziaria per il 2003 (legge n. 289 del 2002) ha tagliato quel fondo sociale ed oggi possono usufruire del buono casa soltanto la metà dei cittadini rispetto a qualche anno fà. In questo modo, diminuiscono i buoni casa per le famiglie meno abbienti ed aumentano gli sfratti. Si creano tensioni sociali e allo stesso tempo s'impedisce ai comuni di fare politiche sociali vietando loro di acquistare gli immobili venduti dagli enti previdenziali. Per i piccoli commercianti, gli artigiani e i liberi professionisti "piove sul bagnato" anche perché stanno già affrontando la crisi prodotta dal calo dei consumi. Infatti, il citato decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 21 novembre 2002, rende, di fatto, inutile il diritto di prelazione per gli immobili ad uso non abitativo, limitandolo soltanto al primo turno d'asta, durante il quale i grandi gruppi finanziari avanzano una proposta "spropositata" - due o tre volte il valore - e una volta eliminata la proposta del commerciante o dell'artigiano, ottengono invece ribassi del 25 per cento o del 35 per cento. Tutto ciò avrà conseguenze disastrose sul piccolo commercio. Così si costringono i piccoli negozianti e gli artigiani ad abbandonare l'attività e, in tal modo, si spegneranno le luci delle vetrine. Le nostre città saranno più tristi e più anonime.
        Occorre una sterzata. Bisogna fare presto. Si deve intervenire prima che si facciano sentire gli effetti dannosi, prima che sia troppo tardi. La presente proposta di legge ha l'obiettivo di prevenire l'ondata di sfratti a danno di inquilini, commercianti e artigiani.
        Ecco, in sintesi, gli aspetti più importanti della proposta.
        Si ripristinano le regole precedenti, riportando al 50 per cento (invece dell'attuale 80 per cento) la percentuale di adesione all'acquisto necessaria per ottenere gli sconti di legge (articolo 1). Anche i prezzi di vendita vengono riportati ai livelli fissati nell'anno 2000, adeguandoli all'inflazione programmata fino alla data di vendita (articolo 5). Senza questo riallineamento si avrebbe una palese ingiustizia, poiché due cittadini che abitano negli stessi immobili si troverebbero a pagare cifre molto diverse, non per loro responsabilità, ma solo perché gli enti hanno venduto gli appartamenti in periodi diversi. Viene garantito il rinnovo dei contratti di locazione alle famiglie meno abbienti con redditi annui inferiori a 22.000 euro (articolo 2) e si assicura il contratto di locazione concordato con le rappresentanze sindacali per le proprietà di grandi società immobiliari, come ad esempio gli enti privatizzati, i fondi immobiliari e le società che dispongono di più di cento alloggi (articolo 6). Si stabilisce una particolare garanzia per gli anziani e i portatori di handicap che possono condurre serenamente la propria vita pagando il canone attuale. L'esperienza ha dimostrato infatti che l'attuale norma dell'usufrutto è inapplicabile praticamente e discutibile eticamente. Il prezzo dell'usufrutto, infatti, viene a dipendere dalla previsione di vita dei cittadini interessati, cosa piuttosto sgradevole. Si restituisce la facoltà ai comuni di fare politiche sociali acquisendo immobili da assegnare agli sfrattati. E' assurdo che, in tempi di federalismo, il Governo voglia impedire ai sindaci di investire nell'edilizia sociale, anche se essi sono in grado di farlo con i propri bilanci, senza chiedere neppure i soldi allo Stato (articolo 3). Si elimina la norma Tremonti garantendo effettivamente il diritto di prelazione ai commercianti e agli artigiani mediante l'offerta diretta di acquisto, da espletare prima di mettere all'asta gli immobili (articolo 7). Il prezzo di acquisto è fissato in base ai valori di mercato scontati di una percentuale, il 35 per cento, che già oggi il citato decreto Tremonti riconosce ai grandi gruppi finanziari. E davvero non si capirebbe perché quel medesimo sconto non si dovrebbe riconoscere al piccolo commerciante o all'artigiano che sta affrontando una durissima crisi di consumi e assicura con la sua attività la vivibilità dei nostri quartieri. Infine, si stabilisce una norma transitoria (articolo 8) che sospende le procedure di vendita in corso alla data di entrata in vigore della legge per adeguarle alle nuove regole che il Parlamento, come noi auspichiamo, vorrà approvare. Altrimenti sarebbe inutile intervenire quando "i buoi hanno lasciato la stalla".




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