XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3980
Onorevoli Colleghi! - Quando abbiamo deciso di
promuovere l'istituzione del tribunale di Albenga ci siamo
preoccupati di sgomberare la mente da ogni pulsione emotiva,
per mantenerla scevra dalle sollecitazioni, pur estese,
radicate, coinvolgenti, provenienti dalle popolazioni locali,
ed espresse, all'unanimità, da tutti i consigli comunali del
territorio interessato, unanimità infrequente e, comunque, in
assoluto, inusuale, solo che si consideri il numero,
trentasette, alquanto elevato, dei comuni.
Le aspirazioni degli amministratori locali, le
rivendicazioni degli operatori del diritto, le numerose,
spontanee iniziative popolari, estrinsecatesi anche in
pubbliche sottoscrizioni a sostegno dell'iniziativa,
costituiscono l'occasione, formano una concausa della nostra
decisione, ma non ne costituiscono il pilastro
fondamentale.
La nostra iniziativa poggia sul motivato convincimento di
evitare ogni intervento che, nel delicatissimo settore
dell'amministrazione giudiziaria, appaia non coordinato con le
linee riformatrici in atto e, sotto il profilo
economico-organizzativo, appaia dispendioso, anche in senso
relativo, avuto riguardo al rapporto costi-benefìci,
considerato in senso esclusivamente aziendalistico. Sappiamo
che è da molti auspicata una generale revisione della
geografia giudiziaria e conosciamo le proposte da varie parti
formulate.
Sappiamo che sono a tutti note le gravi disfunzioni dei
mega-uffici giudiziari, conosciamo le critiche ai piccoli
uffici e le proposte per ancorare le sedi giudiziarie alle
città capoluogo di provincia.
Rileviamo che, mai, si è tentato di determinare il costo,
per addetto, del servizio giustizia e siamo convinti, dopo
aver analizzato un campione modesto ma significativo, che
certe convinzioni, fondate sulla necessità degli accorpamenti
e legate al numero minimo di magistrati addetti ad un
tribunale, siano destinate a crollare, come il mitico muro,
ormai consegnato alla storia; valutate tutte le proposte
riformatrici in campo, abbiamo rilevato che esse presentano,
in buona sostanza, un denominatore comune.
In tutte le iniziative, infatti, è ben presente la
considerazione per i centri che, pur non essendo capoluogo di
provincia, per i cambiamenti economico-sociali e demografici
verificatisi negli ultimi decenni, hanno conquistato, sul
campo, più elevata dignità, ponendosi come polo di
coordinamento territoriale, di attrazione e sviluppo
produttivo, commerciale e turistico, come luoghi di
polarizzazione degli interessi e delle iniziative
imprenditoriali e come nucleo di sempre più ampi ed articolati
servizi alle imprese, alle famiglie, alla produzione e
all'economia in genere.
Del resto apparirebbe, all'evidenza, insostenibile, perché
legata ad una eccessiva staticità, ogni proposta che
risultasse legata esclusivamente alle sedi di provincia e non
tenesse conto, anche nella distribuzione geografica degli
uffici pubblici, delle pulsioni, delle spinte e delle
convenienze che determinano i comportamenti degli imprenditori
e delle famiglie, inducendoli a localizzare in alcuni comuni e
non in altri le nuove iniziative imprenditoriali o a
trasferire la sede del nucleo familiare.
Costituisce, invece, dovere inderogabile del soggetto
politico, assecondare le linee di sviluppo della società,
favorendo e non ostacolando ulteriormente tutti quei processi
spontanei, somma di migliaia di felici intuizioni, di rischi e
sacrifici individuali, di soddisfazioni economiche di tanti e
di drammatici fallimenti per alcuni, che, insieme, hanno
creato nuovi centri urbani, nuove comunità locali, costituite
da decine e decine di comuni, commendevoli per il livello di
vita, l'organizzazione sociale, le motivazioni a migliorarsi e
crescere, a cercare e diffondere ricchezza e benessere.
Orbene, non è seriamente contestabile che le comunità
dell'albenganese e del finalese, rientranti nella
giurisdizione dell'istituendo tribunale, appartengano a questa
categoria.
Lo dimostrano le centinaia di sportelli bancari -
numerosissime banche operano nella sola città di Albenga - e
le migliaia di imprese turistiche, agricole, industriali e
commerciali operanti sul territorio.
Lo testimoniano recentissime analisi socio-economiche, le
quali hanno verificato, come linea costante dell'ultimo
ventennio, che i comuni costieri dell'albenganese hanno
manifestato una crescita della popolazione residente, ed hanno
ulteriormente sviluppato un ruolo di attrazione e che le
funzioni in essi svolte si sono caratterizzate per un'elevata
efficacia, identificabile in migliori livelli di qualità della
vita; analoga la linea di tendenza del finalese, pur in
assenza di incremento demografico.
Al contrario la città capoluogo di provincia si
caratterizza per il costante decremento della popolazione; ma
il volto più grave della crisi della città di Savona non è
stato tanto la perdita di residenti quanto piuttosto il venire
meno del suo ruolo di attrazione; ovvero, terminata la fase di
urbanizzazione conseguente allo sviluppo dell'apparato
produttivo e quella successiva di decentramento demografico
causate dal congestionamento urbano, Savona non è più
riuscita, a differenza di altre città di dimensione analoga,
da un lato e creare la "massa critica" di attività e funzioni
necessarie per attuare processi di sviluppo e, dall'altro, a
coordinare tali attività in maniera efficiente ed efficace per
la collettività residente sul territorio.
L'esatto opposto è avvenuto nell'albenganese, in cui sono
sorte, praticamente, tutte le più rilevanti iniziative
economiche dell'ultimo trentennio, per lo più ad opera di
operatori privati, come il campo di golf di Garlenda,
l'ippodromo di Villanova, l'ampliamento del porto di Loano, i
villaggi turistici, i parchi acquatici, le imprese commerciali
di import-export, anche dirilievo internazionale, il
costante adeguamento dell'offerta turistica alla domanda, con
rimodulazione delle strutture e miglioramento delle quote di
mercato, pur in assenza di cicli negativi, a livello
nazionale, attraverso migliorie di strutture ricettizie di
tutti i tipi.
Per fornire un quadro del tessuto economico commerciale è
utile evidenziare che nella sola città di Albenga da un
recente censimento risulta che hanno sede ben 2.054 unità
locali di imprese, industriali, commerciali ed artigianali,
1.639 nell'attigua Alassio, 1.170 in Finale, 1.274 in Loano,
826 in Pietra Ligure, 684 in Andora, 519 in Borghetto S.
Spirito, 516 in Ceriale, 373 in Laigueglia, 216 in Borgio
Verezzi, 157 in Villanova d'Albenga, 58 in Garlenda; un totale
di 9.486 imprese in un arco costiero di 40 chilometri, ed
escludendo dal computo i comuni, numerosi, dell'entroterra!
Le cifre (quasi diecimila imprese) si commentano da sole e
forniscono il quadro esatto della situazione, al di là di ogni
enfasi retorica.
Per fornire un quadro più analitico della situazione
economico-sociale, va evidenziato che il bacino che il nuovo
tribunale servirà ospita ben trentasette comuni con una
popolazione globale effettiva stimabile in circa 300.000
abitanti.
Questa cifra viene desunta dal computo dei residenti (130
mila) con la popolazione fluttuante, turistica e non.
La zona registra un flusso turistico poderoso, con milioni
di presenze ufficiali, che raggiunge la punta più alta nel
periodo estivo ma che è ormai distribuito durante tutte le
stagioni.
Nel territorio operano due comunità montane, l'ospedale di
Albenga, ed una azienda speciale ospedaliera di I livello (S.
Corona di Pietra Ligure), due compagnie di carabinieri, una
tenenza di guardia di finanza, una caserma di militari di leva
con strutture uniche in Liguria ed utilizzate da tutti i corpi
militari dislocati nel territorio ligure, un presidio della
capitaneria di porto, la dogana, la società di pubblico
trasporto (SAR) più importante del ponente ligure e tutti gli
uffici diversi da quelli aventi sede (ufficio territoriale del
Governo, questura, ufficio scolastico regionale)
esclusivamente nei capoluoghi.
Nel bacino territoriale sono ubicati un aereoporto di
secondo livello e ben quattro porti turistici.
Albenga è capo-tronco dell'autostrada
Savona-Ventimiglia.
Albenga è un centro viario importante, essendo
attraversato dalla strada statale n. 1 Aurelia, essendo punto
di irradiamento di altre due strade statali e punto di
incrocio di quattro strade provinciali; la sola rete di strade
comunali supera i trecento chilometri. Albenga, poi, è, da
secoli, sede vescovile.
E' utile, a questo punto, aggiungere che la città di
Albenga ha origini pre-romaniche, ed ha sempre svolto un ruolo
di primo piano nel ponente ligure, da quando era città
capoluogo della popolazione degli Ingaunii a quando, per tutto
il 1800, è stata capoluogo dell'omonima provincia.
Dal 1861 al 1927 Albenga fu capoluogo di circondario, come
Savona, nell'ambito della provincia di Genova che comprendeva
tutta la Liguria.
Dell'antico splendore, esaltato dai recenti, impetuosi,
sviluppi economici, Albenga reca notevoli reperti nel centro
storico medioevale, uno dei meglio conservati e più ampi
d'Italia.
Albenga, inoltre, è sede di tre musei,
storico-archeologico, navale e diocesano, di rilevanza
internazionale, come il centro sperimentale di archeologia
sottomarina.
Ma questa situazione storica e socio-economica non trova
riscontro nell'erogazione del servizio giustizia.
Nel solo territorio di Albenga nasce circa la metà, che
viene superata calcolando anche Finale Ligure, del contenzioso
giudiziario ed, in genere, di tutte le questioni, civili e
penali della provincia. Ma Albenga, come Finale, è sede di una
semplice sezione distaccata di tribunale, con presidio, dopo
la riforma del 1989.
Ma ciò che preme, in questa sede, evidenziare è lo stato
di degrado estremo in cui versa la giustizia, nel settore
civile di competenza del tribunale.
"Cause civili: venticinque anni per smaltire l'arretrato";
così titolava il Secolo XIX del 2 luglio 1994, per
definire lo stato del tribunale di Savona.
Sul periodico "Il contraddittorio", organo del
locale sindacato degli avvocati, nel passato è stato
evidenziato "il colossale arretrato di più di 11 mila cause
civili in corso" che "sulla base dei parametri di trattazione
e rilevati con l'attuale organico del tribunale di Savona,
potrà essere esaurito in un tempo non inferiore a quindici
anni, che salgono a venticinque con le procedure, più
complesse; ciò, beninteso, sempre che, per un periodo da
quindici a venticinque anni, al tribunale di Savona non si
faccia altro che trattare le oltre 11 mila cause esistenti nel
1994; in tal caso, quelle sopravvenute, ovvero circa 3.500
l'anno, esisterebbero solo per diventare arretrato a loro
volta al ritmo di 3.500 all'anno e così via; il che, in 15
anni, porterebbe il saldo passivo da 11 mila a più di 50 mila
cause e, in 25 anni, a quasi 90 mila.
Non possiamo regalare ai nostri nipoti un arretrato di 90
mila cause.
Non possiamo assistere, ulteriormente, alla negazione
della giustizia civile.
Non possiamo assistere passivamente al formarsi di nuovi
sistemi, ovviamente criminali, di definizione delle
controversie civili; non possiamo avallare il radicarsi di
sistemi sempre più sofisticati che sorgono, in modo
parassitario, sulle insufficienze pubbliche ed è a tutti noto
chi finisce per occupare gli spazi di sovranità che lo Stato
abbandona".
L'arretrato civile del tribunale di Savona supera le 11
mila cause e ciò costituisce la metà dell'arretrato del
tribunale di Genova ed un terzo di quello di Napoli, uffici
che hanno una ben maggiore dotazione d'organico ed un bacino
d'utenza enormemente più vasto.
In questo quadro si inserisce la proposta d'istituzione
del tribunale di Albenga, come giusto riconoscimento delle
aspirazioni locali e come rimedio realmente efficace e
potenzialmente risolutivo dei ritardi nell'amministrazione
della giustizia nel savonese, imputabile, si badi, non agli
addetti, la cui produttività è analoga a quella degli
operatori del tribunale di Genova, ma alla struttura come
tale, non più idonea, per dimensioni, a fronteggiare il carico
di lavoro formato dall'arretrato e dalla sopravvenienza.
Ma, si può obiettare, perché proporre un nuovo tribunale e
non il potenziamento di quello di Savona?
La ragione riposa sulla situazione socio-economica e sui
numeri.
Sulla situazione socio-economica, per ché è necessario
costituire una struttura pubblica nell'albenganese che tenga
il passo, per efficienza, tempestività e produttività, con la
realtà locale, la cui poderosa crescita deve essere
assecondata e non ostacolata.
Sui numeri, perché l'esame comparato del flusso di lavoro
dei tribunali e della corte d'appello di Genova evidenzia una
produttività per addetto dei cosiddetti "piccoli tribunali"
come Massa, La Spezia e Sanremo, del 50 per cento ed oltre
superiore rispetto a quella del tribunale di Genova.
Risponde, poi, ad una logica elementare la convenienza di
fornire il servizio giustizia nel luogo in cui il contenzioso
si forma ed in cui operano le parti ed i loro difensori, senza
costringerli ad inutili, costosi, lunghi spostamenti, con i
connessi disagi e le conseguenti perdite economiche.
Albenga, poi, dista da Savona circa 50 chilometri, ovvero,
una distanza prossima a quella che separa Savona da Genova ed
a nessuno è mai passato per la mente di sopprimere il
tribunale di Savona per la distanza "modesta" da Genova.
Si aggiunga, inoltre, che nelle più recenti e motivate
proposte di riforme, si è riconosciuta l'utilità di più
tribunali nella attigua provincia di Imperia ed è stata
respinta la proposta di accorpamento del tribunale di Sanremo
con quello di Imperia.
Si consideri infine che attualmente Albenga è sede
distaccata del tribunale di Savona e vede gli uffici
giudiziari in una struttura moderna e funzionale che è stata
costruita tenendo in considerazione la possibilità di un
facile ampliamento. Infatti il nuovo edificio agevolmente
potrebbe ospitare, con un modesto incremento di spesa,
attraverso la prevista sopraelevazione di un piano, i nuovi
uffici.
All'istituzione del tribunale consegue quella della
procura della Repubblica.
In sintesi la istituzione del nuovo tribunale di Albenga
porterebbe i seguenti, vantaggiosi, risultati:
1) per la collettività: deciso contenimento dei costi
riferibili alle pubbliche amministrazioni, connessi al non più
necessario spostamento degli utenti dal territorio di nascita
della controversia all'area savonese, già satura e carente di
strutture in termini di strade, parcheggi, mezzi pubblici di
trasporto ed altro;
2) per i singoli cittadini: eliminazione del disagio e
delle perdite economiche dipendenti dalla durata della
controversia, con recupero della certezza del diritto;
3) per l'ordine pubblico: evidenti effetti positivi,
derivanti dall'istituzione di una nuova procura della
Repubblica in una zona in cui, con l'avvento della ricchezza e
delle attività economiche, è cresciuta la presenza e
l'attenzione da parte della malavita organizzata. Dal migliore
controllo del territorio, dall'eliminazione di ogni stimolo a
farsi autonomamente giustizia o dal lucrare la rendita di
posizione derivante, all'obbligato, dai tempi biblici,
necessari per l'accertamento del suo dovere - con la
conseguente attenuazione od eliminazione di ogni tendenza
all'adeguamento spontaneo - non potrà non conseguire una più
armoniosa convivenza civile;
4) per l'amministrazione centrale: costi ridotti al
minimo per le strutture edilizie e compensazione dell'onere
derivante dal reperimento del nuovo personale con il beneficio
di una maggiore produttività individuale, con un migliore
rapporto costo per addetto-unità di prodotto, e, quindi, in
definitiva, con una spesa reale minore, eliminato il velo del
disservizio da quella che, oggi, appare una spesa minore.