XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3976
Onorevoli Colleghi! - Da una recente indagine che
l'Istituto nazionale di statistica ha condotto sulle donne
nate nel 1960, mettendole a confronto con quelle nate venti
anni prima, emerge che in seguito a trasformazioni
demografiche e del mondo del lavoro le quarantenni di oggi
hanno un carico familiare molto più pesante. Ciò soprattutto
in conseguenza del fatto che il numero di persone su cui oggi
le donne possono fare affidamento nella distribuzione dei
compiti, è notevolmente diminuito; infatti, mentre la donna
nata nel 1940 poteva dividere le cure da dedicare ai bambini e
agli anziani della casa con nove persone tra fratelli, sorelle
e cognate, la donna nata nel 1960 può essere aiutata solo da
cinque persone. Dunque, le madri di oggi possono contare su
poche persone per sbrigare le faccende di casa e per sostenere
le responsabilità legate alla crescita e all'educazione dei
figli.
Un'altra differenza sta nel fatto che mentre le donne
degli anni '40 accolgono in casa un anziano per circa dodici
anni, le donne nate negli anni '60 - grazie ad un generale
prolungamento della vita - condivideranno la casa con parenti
anziani per circa diciotto anni, prestando loro cura e
assistenza.
I successi ottenuti dopo le dure lotte per riuscire a fare
ingresso nel mondo del lavoro e per ricoprire figure
professionali di responsabilità, si sono tramutati, dunque, in
nuovi motivi di fatica, di stress e in mancanza di tempo
libero.
Se questa è la situazione delle donne "over quaranta", non
possiamo dimenticare che oggi, proprio in seguito al
miglioramento delle condizioni di vita, non solo viviamo più a
lungo ma lavoriamo anche più a lungo! Non è inusuale, dunque,
che donne di cinquantacinque anni ed oltre - magari già nonne
- si ritrovino con un carico maggiore di compiti: accade
infatti sempre più spesso che le nonne abbiano ancora in casa
i genitori, ormai molto anziani e bisognosi di assistenza, ma
anche i figli che non si sono sposati o che, in ogni caso,
hanno preferito rimanere a casa mantenendo la cattiva
abitudine di non collaborare nelle mansioni domestiche.
La struttura della famiglia è, dunque, cambiata
profondamente in questi ultimi anni: i componenti del nucleo
familiare si riducono (le famiglie composte da tre persone
sono il 71,3 per cento, quelle con quattro persone sono il 21
per cento e solo il 7,7 per cento delle famiglie risulta
composto da cinque o più componenti); le coppie giovani sono
in diminuzione (nel 20 per cento dei casi l'età media della
donna è di 34 anni); le donne che lavorano con figli sono pari
al 28 per cento delle occupate (35 per cento); aumenta la
permanenza dei giovani nella famiglia e la presenza di
anziani, con età superiore a 75 anni, riguarda oramai il 16,5
per cento dei nuclei familiari.
Il ruolo genitoriale, pertanto, non risulta più limitato
alle donne di quarant'anni ma si è esteso a quelle dai
cinquantacinque anni in su, ciò anche in conseguenza del fatto
che sono sempre più diffuse donne primipare che hanno
raggiunto i quarant'anni ed oltre.
L'impegno delle donne nella famiglia, infine, è fortemente
aumentato rispetto ai bisogni della società, con orari di
lavoro che coprono l'intero arco della giornata: il ruolo
della donna non si esaurisce più nell'arco dei primi dieci
anni di vita del bambino, anzi l'impegno e il lavoro crescono
negli anni successivi sia nei confronti dei figli adolescenti
sia nei confronti dei genitori sempre più anziani.
Una riforma della previdenza, mirata ad una maggiore
equità del sistema, deve necessariamente tenere conto dei
mutamenti che sono avvenuti nella struttura della società e
del conseguente mutare dei ruoli; un sistema pensionistico
equo è anche un sistema solidale: in quest'ottica la presente
proposta di legge mira ad agevolare l'accesso anticipato alla
pensione di vecchiaia per le madri lavoratrici in misura più
favorevole rispetto a quanto già previsto dal comma 40
dell'articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335.