XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3966
Onorevoli Colleghi! - Nelle legislazioni italiana ed
europea non esiste un corpo normativo specifico che consenta
di presentarsi sufficientemente preparati nel momento in cui
un'emergenza colpisce il comparto dell'acqua potabile, nel
momento in cui scoppia una crisi idrica e tutto il sistema
ordinario di prevenzione e di intervento si ritrova
improvvisamente inadeguato dal punto di vista
tecnico-operativo ed è incapace di rispondere alle domande più
elementari e pressanti della popolazione. Non esiste una norma
che possa dare un accettabile livello di garanzia alla
popolazione, una sensazione di preparazione ai possibili
incidenti, una efficace prevenzione e protezione, e che aiuti
gli operatori a gestire in modo ragionato e strategico le
emergenze, le crisi e gli atti di aggressione e terrorismo
contro il sistema idrico. Oggi, purtroppo, come noto, quando
scoppia una crisi idrica c'è sempre un'umiliante sensazione di
sconfitta, di sottomissione e di impotente sorpresa, siamo
costretti a rincorrere affannosamente gli eventi che incalzano
con prepotenza e che ci sovrastano, mentre, invece, è un
nostro dovere passare ad un ruolo di dominio degli eventi
stessi, attivo e di comando, pianificato nella conduzione e
nella risoluzione operativa dei fatti. La presente proposta di
legge nasce pertanto da questa riflessione tanto semplice
quanto preoccupante.
In tema di difesa dei corpi idrici naturali (falde,
sorgenti, fiumi, laghi) che sono destinati ad alimentare il
"sistema dell'acqua potabile" va osservato quanto segue:
a) attualmente in Italia circa il 90 per cento
delle acque potabili proviene da falde sotterranee
superficiali (generalmente dette acquiferi). In generale, le
attività di controllo ambientale sono il più delle volte
effettuate da enti (Agenzia per la protezione dell'ambiente e
dei servizi tecnici, regioni, province, università) che
operano per lo più per "comparti stagni" senza un'efficace
comunicazione e per interscambio dei risultati, senza
un'analisi e una sintesi dei dati per sfruttare al massimo la
loro grande utilità pratica nella quotidiana gestione delle
tematiche dell'acqua potabile. Quindi, spesso, i risultati di
tali analisi e attività sono nettamente sotto-utilizzati ai
fini della tutela reale dei corpi idrici e delle acque
prelevate a scopo potabile;
b) sul territorio oltre a numerose attività
ordinarie che possono causare l'inquinamento delle falde (zone
agricole, zone industriali, aree urbane, eccetera), un altro
serio rischio di contaminazione delle acque è dovuto a
incidenti vari (rotture di discariche, incidenti stradali
ferroviari con sversamento di sostanze nocive, rotture di
cisterne di idrocarburi interrate, eccetera) a errori umani
(errori di realizzazione e progettazione presso impianti a
rischio, avarie varie, negligenze decisionali, eccetera) a
possibili aggressioni divenute di urgente attualità
soprattutto dopo l'11 settembre 2001 (atti di sabotaggio e
terrorismo, azioni e perturbazioni intrusive attuate a vario
titolo).
Di fronte a tali situazioni e alle prospettive future
sempre più preoccupanti, gli attuali sistemi di monitoraggio e
di tutela delle risorse idriche operativi in Italia si
rivelano gravemente e colpevolmente inadeguati. Ciò perché, in
tutti questi anni, l'attenzione delle autorità preposte al
controllo dei corpi idrici si è concentrata soprattutto a
fornire una risposta piuttosto superficiale: descrivere le
caratteristiche idrogeologico-geologiche degli acquiferi e
limitarsi a dire il più possibile sul loro "stato di salute"
qualitativo. Così sono stati fatti notevoli passi in avanti
nel campo delle analisi chimico-fisiche delle acque, dei
monitoraggi delle falde e della raccolta organizzata dei dati,
ma, per quanto importante, questo genere di risposta soddisfa
solo la prima parte del problema: quella del "conoscere".
Sono state invece trascurate salvo pochi casi, attività
altrettanto importanti ai fini della tutela dell'ambiente e
della salute: "prevedere le conseguenze di una
contaminazione", "prevenire una crisi idrica", "sapere in
anticipo come si dovrà intervenire" e, quindi, evitare
inquinamenti e danni alla popolazione e all'ambiente. Anche
l'apporto della protezione civile, seppure fondamentale per
l'intervento in sito, non è finalizzato a rispondere alle
esigenze specifiche descritte nella presente relazione e
inerenti le acque potabili.
Per fronteggiare con successo una crisi idrica grave, è di
vitale importanza una buona "gestione dell'immediato". E'
fondamentale, cioè, saper agire con precisione e decisione
soprattutto nel brevissimo termine (le prime ore) e nel breve
termine (i primi giorni). In molti casi si è visto che ciò
vuol dire evitare che una semplice emergenza si trasformi in
crisi, o che una crisi si trasformi in catastrofe. La
conseguenza elementare di quanto sopra è che solo se già da
subito si sa cosa fare, ossia si dispone di un sistema e di
una strategia d'intervento già pronti e pensati nei periodi di
calma (per lo meno nei loro risvolti principali), lontani cioè
dallo stress tipico dell'emergenza, solo in questo modo
è possibile affrontare un evento anche molto grave in modo
preparato, sereno, efficace. Solo così facendo sarà possibile
affermare con forza, anche nel bel mezzo delle situazioni
caotiche e pesanti tipiche dell'emergenza, di aver agito in
modo ottimale, di aver fatto e di fare tutto ciò che è
umanamente possibile, di aver attuato la prevenzione e di aver
evitato il più possibile i danni della crisi sull'ambiente e
sulla popolazione.
In questo senso la proposta di legge è intesa sia come
strumento di pianificazione strategica e prevenzione delle
crisi, sia come vero e proprio strumento operativo di lavoro a
disposizione dei gestori dell'acqua potabile, degli enti
pubblici responsabili e dei soggetti interessati.
Operativamente è interessante analizzare i risultati che
la normativa proposta consente di raggiungere, una volta messa
a regime.
Misure per la gestione del rischio idrico.
Siamo nella fase della normalità, non esiste ancora
nessuna emergenza da gestire. Il problema è quello di
sfruttare adeguatamente le informazioni territoriali,
idrogeologiche e ambientali al fine di comprendere se una
certa attività o un sito, in qualche modo causa di
contaminazione, costituiscono un rischio per le acque
potabili. Se sì, attraverso un'analisi del rischio si deve
quantificare questo rischio e vedere se esso è accettabile. Se
il rischio non è accettabile, il passo successivo è quello di
individuare le misure per ricondurlo entro limiti accettabili
previsti dalle metodologie tecniche di lavoro. Fino ad ora la
normativa italiana applica questo metodo di lavoro unicamente
per i casi di siti soggetti a "bonifica con misure di
sicurezza (regolamento di cui al Ministro dell'ambiente n. 471
del 1999). A nostro avviso invece, apportando le opportune
modifiche tecniche, tale metodo di analisi dovrebbe essere
applicato anche a tutte le sorgenti contaminanti
potenzialmente importanti (discariche, industrie a rischio,
scarichi di acque reflue, eccetera) che hanno un impatto sulle
fonti idropotabili. Ciò per individuare le più opportune
misure di mitigazione e di controllo da apportare al sistema
idrico e alle sorgenti contaminanti, a garanzia della tutela
delle fonti d'acqua potabile.
A tale scopo l'articolato proposto consente di:
a) adottare misure per la protezione degli
acquiferi (aree di ricarica) dove avviene lo stoccaggio delle
acque potabili con l'obiettivo di proteggere preventivamente
le vaste aree regionali dove le acque delle piogge e dei fiumi
entrano nel sottosuolo e vanno ad immagazzinarsi in attesa di
essere emunte dall'uomo;
b) adottare misure per la prevenzione delle
contaminazioni delle acque naturali, ossia delle acque di
falda, sorgente, fiume, lago con particolare attenzione per le
acque destinate all'uso umano, in rapporto alla ubicazione dei
centri di pericolo:
c) definire le norme tecniche per l'applicazione
dell'analisi del rischio e la dichiarazione degli obiettivi
minimi che tale analisi deve raggiungere e che vengono
richiesti dall'ente pubblico preposto;
d) definire il campo d'applicazione dell'analisi e
delle tipologie delle attività a rischio da controllare. A
tale fine potranno essere interessate al provvedimento sia le
attività soggette a bonifica, sia le attività con pericolo di
incidenti rilevanti, sia le attività con pericolo di incidenti
ordinari (industrie contaminanti, discariche, scarichi idrici
particolari, serbatoi, interrati di idrocarburi eccetera).
e) definire le regole per attuare operativamente
le misure di prevenzione e mitigazione del rischio idrico.
Interventi per la gestione delle crisi e delle emergenze
idriche.
Siamo nella fase di stress, l'emergenza si è
manifestata ed è in corso. Il problema è quello di
organizzare, in via preventiva, una serie di attività che
permettano all'inquinatore e all'ente pubblico che controlla
di presentarsi preparati il meglio possibile per affrontare un
inquinamento, un'emergenza o, nel caso più grave, una crisi
idrica. La crisi, in via generale, può essere sia di tipo
qualitativo (dovuta a inquinamento) sia quantitativo (dovuta a
mancanza d'acqua per la popolazione). In ambedue i casi, per
una sua gestione efficace, sarà indispensabile possedere per
lo meno gli elementi tecnici minimi più elementari per poter
poi operare con efficacia in caso di necessità.
A tale scopo l'articolato proposto consente di:
a) applicare un concetto di "vulnerabilità attiva"
dell'evento contaminante in rapporto con l'acquifero colpito.
La vulnerabilità attiva (Droli, 1999) ha l'obiettivo di
individuare, a partire dalle caratteristiche idro-geologiche
dell'acquifero e da quelle sulle sostanze contaminanti, le
seguenti informazioni e di realizzare le seguenti azioni:
1) la previsione, vista la crisi in atto e le sue
caratteristiche di base degli scenari di contaminazione e di
crisi più probabili per l'acquifero considerato;
2) la pericolosità effettiva e reale dell'evento
contaminante che si è verificato;
3) le conseguenze attese per il sistema delle acque
potabili e, quindi, per la popolazione e per l'ambiente;
4) il numero delle persone che saranno coinvolte da
un'eventuale crisi e con quali effetti;
5) le aree più a rischio del territorio colpito;
6) la necessità di interventi immediati o urgenti per
la difesa delle acque naturali destinate all'uso potabile
poste nelle vicinanze del sito inquinato;
7) l'elenco delle azioni e decisioni principali da
attuare per la gestione/soluzione della crisi nel momento
dell'intervento pratico sul terreno;
8) le misure di protezione per gli uomini impegnati in
sito;
9) l'elenco degli enti e dei soggetti di soccorso da
contattare e delle azioni da intraprendere per la gestione
ottimale della crisi;
10) lo schema operativo d'azione (indicante le azioni,
i tempi, i responsabili e loro recapiti, i soccorsi e loro
recapiti, altro) e le regole per gestire i rapporti con la
popolazione e i mass media;
b) intervenire immediatamente con un piano di
decontaminazione e di gestione delle emergenze idriche già
predisposto e preventivamente collaudato;
c) individuare delle fonti idriche alternative da
utilizzare nel caso si verifichi una carenza idrica o una
contaminazione con chiusura dei pozzi potabili normalmente
utilizzati dal servizio idrico pubblico e dalla
popolazione;
d) attivare immediatamente ottimali misure per la
protezione delle popolazioni colpite.
Norme per la tutela da atti di aggressione.
La difesa delle sorgenti idriche pregiate e delle acque
potabili da atti di aggressione, sabotaggio o terroristici
divenuta prioritaria a seguito della recrudescenza del
terrorismo internazionale. La normativa proposta consente la
predisposizione di un sistema di controlli e di tutele
preventivi, che possono anche avere carattere di segretezza.
In sintesi, la normativa proposta consente di attuare, per la
prima volta in modo completo, il concetto della prevenzione e
della gestione pianificata delle emergenze e delle crisi
idriche. Il provvedimento consente di agire in modo completo,
pratico e assumendo finalmente un ruolo attivo e di comando
sugli eventi negativi che possono colpire il sistema idrico
potabile nella sua interezza.
Per mettere in opera un sistema efficace e integrale, sarà
inevitabile un certo aggravio finanziario e operativo per il
sistema sociale. Questa è una strada obbligata e già da tempo
indicata dalle nazioni più evolute dell'Italia nel campo
ambientale e dell'acqua (a tal proposito si veda le tariffe
del servizio idrico in nazioni come Germania, Francia, o le
tariffe medie dell'Unione europea che sono anche di 4-5 volte
superiori a quelle in uso in Italia). E' noto peraltro che, in
queste nazioni, il cittadino accetta di buon grado i sacrifici
imposti quando a ciò corrisponde una effettiva tutela
dell'ambiente e della sua salute, quando percepisce che i suoi
sacrifici fanno parte di una strategia generale chiara ed
efficace al servizio del suo benessere. Pertanto i maggiori
costi graveranno sul sistema delle tariffe, integrando le
formule con le quali questa è attualmente calcolata.
Conclusivamente è doveroso precisare che qualunque misura
venga adottata, per quanto esaustiva e rigorosa tecnicamente,
non potrà mai evitare la casistica di tutti i possibili
incidenti contaminanti e tutte le crisi idriche. Ci potrà
essere anche l'evento imprevisto e imprevedibile. Tuttavia,
l'applicazione della normativa proposta colmerà il vuoto
grossolano e rischioso attualmente esistente.
Il cittadino, il sistema produttivo dell'acqua potabile e
il sistema pubblico responsabile del servizio idrico si
sentiranno più protetti rispetto al passato, coinvolti in una
battaglia difficile, ma importantissima per il proprio futuro.
Siamo in tempo per agire con decisione e dobbiamo operare
uniti per la "conservazione dell'acqua per le generazioni
future" come recita la "legge Galli" (legge 5 gennaio 1994, n.
36) all'articolo 1, generazioni che non hanno né partiti né
potere, ma solo il futuro che noi decideremo di dare loro
ora.