XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3962
Onorevoli Colleghi! - Tracce della cura dei malati con
l'aiuto di animali si trovano fin dalla fine del XVIII secolo
in Inghilterra. Nella casa di cura di York, fondata nel 1792
dalla Società degli Amici per sottrarre i malati di mente alle
condizioni sub-umane dei manicomi tradizionali di quell'epoca,
veniva insegnato l'autocontrollo attraverso la cura degli
animali domestici. Un programma simile si ritrova nel 1867 a
Bielefeld in Germania per la cura dell'epilessia.
Il primo programma di pet-therapy venne sperimentato
nel 1944 dalla Croce Rossa Usa in un centro di convalescenza
per i militari dell'aeronautica. Nel 1961 lo psicologo Boris
Levinson scoprì che i bambini con disturbi psichici, una volta
entrati nel suo studio, si dirigevano facilmente verso il suo
cane: ne dedusse che l'animale fosse un mediatore utile e
cominciò ad utilizzarlo sistematicamente nella relazione
psicoterapeutica con i suoi pazienti con risultati
eccellenti.
Da quel momento il mondo scientifico ha approfondito,
studiato, ricercato il tema del rapporto uomo/animale (di
diverse specie) con fini terapeutici ed assistenziali, nelle
più svariate condizioni patologiche dell'uomo.
Dopo il cane sono venuti i cavalli, gli animali da
allevamento; il presupposto della pet-therapy è,
infatti, che interagire e prendersi cura di un animale, aiuti
ad aumentare il nostro benessere.
L'ippoterapia (terapia con l'ausilio del cavallo), per
esempio, ha abbondantemente dimostrato i suoi risultati
positivi sui trattamenti di turbe a livello psicomotorio,
della psiche e della socializzazione.
La pet-therapy si presta quindi come sostegno nelle
attività riabilitative per numerose categorie di utenti, in
particolare con bambini, anziani, degenti di ospedale, persone
affette da menomazioni visive, uditive, della deambulazione,
intellettive.
Inoltre, da un punto di vista psicologico, la presenza di
un animale migliora la vita dell'individuo, diminuendo la
solitudine e la depressione, agendo da supporto sociale, dando
un impulso alla cura di se stessi.
La sua presenza solitamente risveglia l'interesse di chi
ne viene a contatto, catalizza la sua attenzione, grazie
all'instaurazione di relazioni affettive e canali di
comunicazione privilegiati con il paziente, stimola energie
positive distogliendolo o rendendogli più accettabile il
disagio di cui è portatore. E' stato infatti rilevato da studi
condotti già negli scorsi decenni e oggi comprovati da sempre
più numerose esperienze, che il contatto con un animale è
particolarmente adatto a favorire i contatti interpersonali
dando l'occasione di interagire con gli altri per suo tramite,
svolgendo la funzione di ammortizzatore in particolari
condizioni di stress e di conflittualità e può
rappresentare un valido aiuto per pazienti con problemi di
comportamento sociale e di comunicazione, specie se si tratta
di bambini o di anziani, ma anche per chi soffre di alcune
forme di disabilità e di ritardo mentale e per pazienti
psichiatrici.
I bambini ricoverati in ospedale, ad esempio, soffrono
spesso di depressione, con disturbi del comportamento, del
sonno, dell'appetito e dell'enuresi dovuti ai sentimenti di
ansia, paura, noia e dolore determinati dalle loro condizioni
di salute.
Pensiamo inoltre alle persone anziane ospitate presso case
di riposo. Nei Paesi anglosassoni, sono stati introdotti, con
successo, animali di compagnia che, restituendo e
ricostituendo, anche se in maniera del tutto particolare, un
universo relazionale, hanno aumentato sensibilmente le facoltà
cerebrali e la stessa speranza di vita degli ospiti
anziani.
Sulle persone anziane si hanno effetti positivi sia per le
persone che vivono nella solitudine, sia per coloro che vivono
in una comunità. I benefìci del contatto con un animale in
questo caso possono essere sia di ordine medicale (riduzione
della pressione arteriosa e del ritmo cardiaco, diminuzione
dell'ansia), sia di ordine sociale (miglioramento delle
relazioni interpersonali e responsabilizzazione).
Numerose e variegate sono le esperienze. L'ippoterapia per
la riabilitazione di alcune forme di disabilità, l'impiego di
cani e gatti per combattere la depressione. Ottimi i
risultati, confermati a Napoli e nel Vercellese, nella
comunità delle Ville di San Secondo; al Niguarda di Milano si
fa riabilitazione con i cavalli; all'ospedale pediatrico Mayer
di Firenze si è sperimentata la presenza in reparto di tre
cani; da diverso tempo va avanti il progetto pilota
dell'ospedale Pausilipon di Napoli, dove per cinque ore ogni
giorno alcuni piccoli animali intrattengono i bambini
ricoverati del reparto di oncoematologia. A Roma è stato
inoltre avviato un progetto sperimentale presso "Casa Dago",
casa famiglia per il recupero dei post comatosi, dove i
ragazzi che cercano di riprendersi da eventi traumatici
trascorrono alcune ore della giornata con cani labrador
opportunamente addestrati. Nel giugno del 1994 il Centro di
collaborazione OMS/Fao per la sanità-pubblica veterinaria di
Roma interagendo con altre strutture, ha organizzato il primo
corso informativo di pet-therapy ed ippoterapia. Le
esperienze sono quindi molteplici e tutte estremamente
positive.
La pet-therapy, per definirsi tale, deve fondarsi
sull'individuazione di obiettivi ben precisi e sulla
registrazione continua dei miglioramenti e dei risultati
raggiunti dai pazienti, documentati da una scheda clinica. Per
poter realizzare ciò è assolutamente necessaria la creazione
di un'équipe che prevede la presenza e la collaborazione
continua degli psicologi e/o educatori, degli esperti degli
animali utilizzati (ad esempio, per i cani, educatori cinofili
di provata esperienza), dei proprietari o degli accompagnatori
degli animali e dei veterinari.
E' evidente che l'attività svolta dal "terapeuta animale"
nei confronti del "paziente uomo" è molto complessa e,
soprattutto, per il suo funzionamento richiede contributi
provenienti da diverse discipline.
Per questo motivo, ogni esperienza dipet-therapy è
il risultato di un lavoro sviluppato da un team
interdisciplinare composto di numerose figure professionali
che interagiscono sul campo, ciascuna con il proprio specifico
ruolo ma in modo complementare.
Non si deve pensare alla pet-therapy come a una
sorta di "medicina alternativi", essa infatti non sostituisce,
semmai affianca, le prescrizioni mediche tradizionali, non va
perciò considerata come terapia alternativa ma piuttosto come
coterapia. In questo senso va sottolineato che non è
l'utilizzo strumentale dell'animale a rendere possibile il
miglioramento della salute, bensì il triangolo paziente,
operatore, "pet".
Va sottolineato comunque che rispetto alla
"pet-therapy" o anche "terapia facilitata da animali", le
definizioni di "attività assistite dagli animali" e "terapia
assistita dagli animali" AAA e TAA), sono quelle più precise,
in quanto suggeriscono che l'animale è forza motivante che
rinforza il trattamento fornito dall'operatore.
Bisogna quindi parlare di terapie effettuate con l'ausilio
di animali - TAA - e di attività svolte con l'ausilio di
animali - AAA. Le prime sono vere e proprie terapie dirette a
soggetti depressi o a bambini autistici, finalizzate ad
eliminare uno stato di malattia o a ridurne gli effetti
negativi sulla salute del paziente; le seconde, invece, hanno
come obiettivo il miglioramento della qualità della vita e
dello stato generale di benessere. Sono quindi due pratiche
differenti nelle procedure e negli ambiti di operatività,
avendo le AAA un obiettivo essenzialmente di sostegno,
socializzazione, rieducazione, ricreazione, mentre le TAA una
finalità di tipo sanitario.
La presente proposta di legge ha l'obiettivo di promuovere
iniziative volte a favorire una corretta convivenza tra le
persone e gli animali per finalità terapeutiche, avendo però
come punto di partenza il pieno rispetto del benessere, delle
esigenze biologiche e delle caratteristiche comportamentali
degli animali stessi. Un ulteriore obiettivo della presente
proposta - complementare e non meno importante del precedente
- è quello di consentire a molte persone costrette al
ricovero, lontane dai loro familiari, dalla loro casa, dalle
loro abitudini, di poter avere al loro fianco - nelle
strutture dove sono ospitate - i loro animali domestici. La
possibilità per queste persone di poter tenere con sé il
proprio animale, soprattutto se tali persone sono ospiti di
case di riposo o comunque lungodegenti, può aiutare
sensibilmente a contenere fenomeni di abbandono o di ricovero
coatto per molti animali domestici.
Con la presente proposta di legge si vuole quindi
riconoscere i molteplici vantaggi che possono derivare dalla
presenza dell'animale, sottolineando contemporaneamente il
diritto di quest'ultimo ad essere rispettato e accudito nel
nuovo ambiente in cui svolgerà la sua azione "terapeutica".
L'idea di "benessere degli animali" implica infatti non
solo il concetto fondamentale di diritto alla vita per gli
animali, ma anche e soprattutto quello dei diritti degli
animali durante la loro vita. La Dichiarazione universale dei
diritti dell'animale, proclamata dall'UNESCO nel 1978,
rappresenta in questo senso un riferimento molto
importante.