XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3935
Onorevoli Colleghi! - Con la ristrutturazione delle
Forze armate e l'adozione del modello professionale, il
criterio di gestione dei "cosiddetti" alloggi di servizio deve
essere profondamente modificato. E' da premettere che il
modello in atto, così come definito dalla legge n. 497 del
1978 era già entrato in crisi per contraddizioni intrinseche
alle stesse regole adottate. In particolare è risultata di
difficilissima applicazione la norma che prevedeva la
concessione, per un periodo di tempo determinato, di durata
prefissata (6-8 anni) o in relazione ad un determinato
incarico.
Il sistema della rotazione temporale contraddice le
ragioni stesse dell'assegnazione, ragioni che sono, di fatto,
di carattere sociale: reddito familiare, numerosità della
famiglia, difficoltà di inserimento nella nuova sede. Il
fattore mobilità che avrebbe dovuto essere quello principale
ha finito per essere condizionato fortemente dagli altri
fattori. E' del tutto evidente infatti che in presenza di un
reddito familiare che di anno in anno sostanzialmente si
limita a recuperare l'inflazione, specialmente nei ruoli dove
la carriera militare si svolge all'interno dello stesso
livello retributivo, può accadere che nel tempo il carico
familiare sia modificato con l'aumento dei figli e quindi la
domanda di protezione sociale tende a crescere piuttosto che a
diminuire. E' questa la causa principale che ha portato molti
utenti a sostenere la richiesta di modificare le norme
originarie per prevedere forme di continuità nel titolo di
concessione.
Oggi soddisfare la domanda di protezione sociale nei
confronti del personale militare significa ragionare su numeri
decisamente più elevati di quelli del passato e mettere a
disposizione risorse più sostanziose, tenendo conto che il
"volontario di truppa" sarà l'utente più numeroso e con un
reddito che nel tempo tende a rimanere medio-basso.
Per queste ragioni crediamo sia necessario approvare norme
che consentano di valorizzare il patrimonio esistente
attraverso l'alienazione di parte di esso agli attuali utenti
e il reinvestimento degli utili da parte del Ministero della
difesa al fine di:
1) avviare un programma straordinario per arrivare alla
realizzazione di 30-40 mila alloggi nuovi da assegnare ai
volontari di truppa;
2) utilizzare la vendita diretta agli utenti di un primo
e significativo lotto del vecchio patrimonio facendo di questo
passaggio il primo passo di un progetto più ampio che potrà
coinvolgere anche capitali privati e gli enti locali;
3) semplificare il meccanismo di vendita per procedere
rapidamente, privilegiando l'alienazione di lotti interi,
garantendo sia la pubblica amministrazione sull'utilizzo del
ricavato (pensiamo ad una formula che garantisca il 60 per
cento del valore di mercato) sia gli attuali utenti.
Sono questi gli elementi qualificanti per affrontare la
questione degli alloggi militari che può essere risolta
soltanto in un quadro di azioni positive sospendendo quindi
per un periodo transitorio le procedure di sfratti
generalizzati, dalle quali scaturirebbe soltanto un forte
contenzioso amministrativo e sociale.
Non riteniamo che lo strumento della cartolarizzazione sia
applicabile agli alloggi di servizio della Difesa per molte
ragioni.
La prima di esse consiste nel fatto che il patrimonio
abitativo della Difesa deve essere rinnovato ed ampliato
proprio in relazione alle esigenze del nuovo modello di difesa
adottato dalla Forze armate italiane con l'abolizione della
leva obbligatoria.
Un'altra ragione di fondo è da ricercare nella condizione
socio-economica degli attuali assegnatari il cui reddito non è
sicuramente elevato. Infatti la continuità nella concessione è
subordinata alla presenza di un reddito familiare annuo lordo
non superiore ai 35 mila euro aumentato di ulteriori 1.109
euro per ogni familiare a carico, oltre il terzo.