XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3891
Onorevoli Colleghi! - In questi ultimi mesi, sugli
organi di informazione e in Parlamento, soprattutto a seguito
delle dichiarazioni del Ministro delle comunicazioni, vi è
stata grande attenzione in merito al codice deontologico
approvato e firmato dalla RAI, da mezzi di informazione
privata e dal Ministro stesso relativamente alla
regolamentazione dei programmi televisivi per ragazzi. Si
tratta di un argomento non marginale. Abbiamo potuto
constatare, in maniera ripetuta, nel corso degli anni, che vi
è stata una sostanziale disattenzione della nostra televisione
pubblica, e anche, in parte, delle reti private, nei riguardi
dei ragazzi.
Non sono sfuggiti a nessuno gli interessanti studi,
compiuti dall'università La Sapienza di Roma e,
successivamente, dall'università Bocconi e dalla Cattolica,
sul ruolo che la televisione riveste all'interno del nucleo
familiare e nei confronti dei bambini (quelli dell'età
prescolare, quelli in età scolare e gli adolescenti fino ai 16
anni). L'indagine ha dimostrato - e sono dati che non possono
non lasciare sconcertati tutti noi - che il ragazzo che segue
meno la televisione la guarda perlomeno per due ore, due ore e
mezzo al giorno, fino ad arrivare a picchi di circa cinque ore
con punte estreme (che riguardano un 25 per cento) di sei ore
e mezzo. Possiamo affermare senza ombra di dubbio, che in
questi casi, la televisione svolge, all'interno della
famiglia, un ruolo particolare: la televisione "baby
sitter" a cui lasciamo i nostri figli, a cui affidiamo il
compito di intrattenerli per certi versi e, per altri versi,
le attribuiamo anche il compito di aiutarli a crescere, a
svilupparsi in maniera armoniosa e le affidiamo la loro
informazione e anche la loro formazione.
Dal momento che i nostri ragazzi trascorrono sei ore al
giorno davanti alla televisione senza alcuna possibilità di
difesa e senza alcun controllo che non sia l'autocontrollo
dato dallo sviluppo della propria coscienza critica, ritengo
che noi, in qualità di parlamentari che hanno il compito di
legiferare su questo argomento, abbiamo una responsabilità non
indifferente nel contrastare il rischio di danneggiare
irreversibilmente i nostri figli. Gli studi cui si è fatto
riferimento riportano dati relativi ad alcuni aspetti ancora
più significativi: la pubblicità all'interno dei programmi per
ragazzi incide direttamente sulla creazione dei bisogni e
manipola le coscienze dei nostri bambini. Se pensiamo che
oggi, praticamente, non esiste alcuna concreta limitazione, se
non affidata al buon senso della RAI o delle reti Mediaset,
alla durata degli spot nei programmi per ragazzi, ci
rendiamo conto che si tratta di qualcosa che produce circa 79
miliardi di vecchie lire di introiti per la RAI e circa
170-200 per le reti Mediaset. Dunque, ci rendiamo
perfettamente conto di toccare un campo di grande interesse e
di grandi interessi economici. Basta poco per immaginare
l'effetto che può avere su bambini tra gli 0 e i 6 anni la
pubblicità all'interno dei cartoni animati o dei programmi per
ragazzi. Ci rendiamo conto che quel bersagliare continuamente
di spot pubblicitari crea nei bambini, che ancora non
hanno sviluppato il senso critico, l'esigenza di un bisogno
indotto che, molto probabilmente, non avrebbero mai avuto e
non avrebbero, di certo, sviluppato. Ci rendiamo conto che con
il ruolo da "baby sitter" assunto dalla televisione, la
formazione, che si dovrebbe sviluppare nel campo del gioco
come attività esperienziale, viene sostituita dal cartone
animato e dallo spot televisivo in esso contenuto. Nel
bambino, che non ha ancora senso critico e non ha capacità di
frapporre filtri, ciò crea un bisogno indotto che rappresenta,
per quel bambino, in quel momento, la possibilità di
realizzarsi o di appagare i propri interessi.
Dai dati risultanti dagli studi condotti da alcune
università risulta che i bambini, a causa della pubblicità
indistinta e indiscriminata, costano alle famiglie italiane
mediamente 500 mila vecchie lire e, alle famiglie più
abbienti, fino ad un milione 350 mila o un milione 400 mila
vecchie lire per acquistare ciò che il 50 per cento dei
genitori dichiara che non avrebbe mai acquistato per i propri
figli perché non lo ritiene né utile né opportuno. Purtroppo,
però, quei bambini, se non acquistano il prodotto di cui hanno
visto la pubblicità si sentono alienati e frustrati. Subentra
la sindrome di alienazione o frustrazione che un bambino prova
quando, all'interno della propria classe o all'asilo, si
confronta con gli altri compagni che, invece, riescono ad
ottenere ciò che la pubblicità ha loro somministrato
quotidianamente negli spettacoli cui assistono o cui sono
costretti ad assistere senza la capacità di rendersi conto
che, purtroppo, quella cosa spesso non serve, non li aiuta a
crescere o che, comunque la famiglia non è in grado di evadere
quella richiesta che, per lui, è diventata una necessità
incrinando il rapporto di fiducia verso il genitore. Abbiamo,
quindi, un duplice danno: bambini incapaci di sviluppare il
proprio senso critico, incapaci di dire "no" al bisogno creato
dalla televisione e, allo stesso tempo, una famiglia che non
può far fronte a quei bisogni, con il conseguente senso di
frustrazione e di alienazione per il bambino. Con la presente
proposta di legge vogliamo intervenire sull'ordinamento anche
perché il riassetto radiotelevisivo voluto e imposto dalla
maggioranza di centrodestra si occupa più degli assetti
proprietari delle reti radiotelevisivi che non della loro
funzione sociale nel Paese, soprattutto nei confronti delle
categorie più deboli della società come i bambini.
Il danno che la pubblicità inserita all'interno dei
programmi, e lasciata "libera" (il codice deontologico senza
sanzioni, infatti, non viene né applicato né rispettato),
provoca ai bambini è irreparabile. Non è facile per la RAI
rinunciare a 70-80 miliardi di proventi pubblicitari! Non è
facile per Mediaset rinunciare a 200 miliardi provenienti da
tale canale (entrambe le reti tendono infatti ad incentivare
questi proventi)! Proprio per tali ragioni riteniamo che
abbiamo il dovere di prevedere, con la presente proposta di
legge, la soluzione ottimale, cioè il divieto di mandare in
onda pubblicità all'interno dei programmi per ragazzi: ciò
perché essi non hanno sviluppato il senso critico e non sanno
distinguere tra ciò che viene loro proposto dalla pubblicità e
l'opportunità di acquistarlo, opportunità connessa anche alle
disponibilità economiche.
Accanto al divieto di spot pubblicitari nei suddetti
programmi televisivi, abbiamo ipotizzato altre tre soluzioni:
fare almeno in modo, come prevede la legislazione di tanti
altri Paesi europei nonché la legislazione australiana e
statunitense, di vietare gli spot pubblicitari nei
programmi per i bambini in età prescolare.
Rendiamoci conto di cosa vuol dire inserire, in un cartone
animato, lo spot che pubblicizza un prodotto associato
al personaggio interprete di quel cartone animato! Nella
maggior parte dei Paesi civili è vietato trasmettere
spot televisivi all'interno dei programmi per ragazzi
quando pubblicizzano lo stesso soggetto protagonista del
cartone animato o della fiction in onda. La nostra
proposta di legge considera anche un altro aspetto. Fino ad
oggi i programmi per ragazzi, nel nostro Paese, sono citati
programmi marginali, su cui investire soltanto poche lire. E'
molto più importante sperperare miliardi per i talk show
che spendere ed investire, considerato il numero di ore che
ragazzi e bambini trascorrono davanti alla televisione, in
questo settore! E' molto più utile spendere in altro e
lasciare che si acquistino i prodotti che costano meno e che,
forse, sono proprio quelli più dannosi per i nostri figli! Se
analizziamo il bilancio della RAI o quello della stessa
Mediaset, ci accorgiamo che ciò che viene speso in programmi
per ragazzi sono veramente briciole: si compera ciò che di
peggio vi è sul mercato o, comunque, ciò che di meno utile vi
è per i nostri ragazzi. Eppure, bisogna pensare che passano
ore davanti alla televisione! Prevediamo sanzioni per le
violazioni pubblicitarie e abbiamo il coraggio di evitare di
dare veleno televisivo ai nostri figli! Istituiamo una
commissione che stabilisca quali sono i programmi che possono
essere mandati in onda per i nostri figli sulle reti private e
pubbliche. In altri Paesi, dall'Australia alla Norvegia, agli
Stati Uniti, alla Francia questa commissione esiste ed è
operativa nell'interesse generale dell'offerta televisiva per
i bambini. In questi paesi vi è una commissione che valida i
programmi per ragazzi. La Commissione dovrebbe durare in
carica tre anni e ogni anno stabilire i criteri e visionare i
programmi che possono ottenere il bollino di validità
attestante la loro idoneità alla crescita, allo sviluppo
armonico, all'educazione e alla formazione dei nostri bambini
e dei nostri adolescenti. In questo modo, la RAI e Mediaset
non saranno costrette a "buttare" i propri soldi solamente su
alcuni programmi, ma riterranno che investire sui programmi
per ragazzi significa investire sul futuro di questo paese e
sulle nuove generazioni. Negli altri paesi tale bollino è
indispensabile per poter proiettare i programmi, le
fiction, i cartoni animati, sia sulle reti pubbliche sia
su quelle private. Senza il bollino non si va in onda e,
pertanto, lo stesso diventa un indispensabile elemento di
garanzia. La Commissione è composta da psicologi, esperti di
telecomunicazione, sociologi, vari rappresentanti dei cicli
scolastici e di associazioni dei genitori. Il nostro obiettivo
è metterli in condizione di valutare i programmi che devono
andare in onda per i nostri figli; tale valutazione, inoltre,
non deve essere basata su quelle "quattro lire" che mettiamo a
disposizione. Senza il bollino, i programmi non possono andare
in onda e, ogni anno, verranno aggiornati i criteri in base ai
quali valutare i programmi per i ragazzi. La proposta di legge
intende subordinare al bollino anche l'eventuale attribuzione
di finanziamenti pubblici per poter realizzare programmi per
ragazzi. Ci riferiamo ai finanziamenti dei Ministeri
dell'istruzione, dell'università e della ricerca, delle
comunicazioni, della salute, del lavoro e delle politiche
sociali. Anziché contributi a pioggia, erogati con criteri non
sempre trasparenti e comunque aleatori, finalizziamo quei
fondi alle programmazioni che hanno ottenuto il bollino di
utilità e di sviluppo in conformità alle esigenze dei nostri
figli e dei nostri adolescenti.
Il bollino non solo potrà portare finanziamento pubblico,
ma anche incentivare il finanziamento dei privati o di
fondazioni, perché è connesso a meccanismi di incentivazione
fiscale. Ciò vuol dire cambiare completamente l'ottica della
programmazione e quindi della produzione televisiva per
ragazzi. Consideriamo la televisione uno strumento che insieme
agli altri mezzi di comunicazione alla famiglia e alla scuola
possa concorrere ad educare, a formare e ad aiutare a crescere
i nostri figli. Fino ad ora abbiamo avuto una produzione
finalizzata solo all'interesse economico mirante a produrre
consumatori anziché cittadini, consumatori che hanno l'obbligo
di acquistare, consumare, spendere, ingerire veleni per la
loro coscienza, per la loro formazione e per la loro
educazione.
Per queste ragioni chiediamo che il Parlamento approvi al
più presto la presente proposta di legge e consenta al nostro
Paese di dotarsi di una normativa nel settore radiotelevisivo
che tuteli davvero i nostri ragazzi e crei una offerta
formativa centrata non sull'effimero e sul consumo ma sui
valori e la consapevolezza.