XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3878
Onorevoli Colleghi! - Nel panorama delle comunità di
origine italiana all'estero, le donne costituiscono una
presenza del tutto significativa sia sotto il profilo
quantitativo che sotto quello qualitativo.
Pur non essendo possibile una precisa quantificazione
della consistenza numerica delle donne di origine italiana
(gli unici riferimenti certi sono quelli desumibili
dall'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), che
però fornisce dati limitati e non sempre precisi), non si è
lontani dal vero se si ipotizza che la divisione di genere tra
i circa sessanta milioni di persone, ai quali si fa
abitualmente riferimento, ricalchi le percentuali esistenti
nella popolazione italiana. Ci si trova di fronte, quindi, a
una presenza numerosa, diffusa in tutte le aree di storica
immigrazione e ormai profondamente inserita nelle società di
accoglimento. Una rete di riferimenti articolata e radicata,
che può efficacemente concorrere da un lato a restituire una
fisionomia realistica e problematica delle nostre comunità,
dall'altro a irradiare l'immagine e l'iniziativa dell'Italia
nel mondo.
Indicazioni non meno importanti vengono dalla storia e dal
vissuto delle donne in emigrazione, che rispecchiano
visibilmente il lungo percorso compiuto dai nostri emigranti,
dal momento della separazione dai luoghi di origine a quello
del reinsediamento, dell'integrazione e, in molti casi,
dell'affermazione sociale.
Le donne sono state protagoniste silenziose e spesso
sacrificate dei nuovi percorsi di vita e di relazione avviati
con l'arrivo in una nuova terra, ma sono state anche i
soggetti nella cui esperienza più direttamente si è proiettata
la complessità dei processi di inserimento nelle nuove società
e del mutamento personale e collettivo vissuto dai
migranti.
Solo oggi, di fronte al diffuso protagonismo delle donne
di origine italiana nelle comunità di appartenenza e nelle
società di residenza, siamo in condizioni di misurare il lungo
cammino compiuto dall'iniziale condizione di subalternità
familiare e di marginalità sociale fino alla conquista di una
maggiore identità e autonomia. Senza sottovalutare, tuttavia,
i passi che restano da compiere per una piena emancipazione
sociale e culturale, soprattutto sotto il profilo della
scolarizzazione e della formazione professionale,
dell'inserimento nel mondo del lavoro, dell'emancipazione
civile e di costume, della partecipazione alla vita politica e
sindacale e della presenza nelle istanze di rappresentanza. La
condizione in cui versano gli anziani in alcuni Paesi
dell'America latina, per altro, induce a pensare che fenomeni
di regressione sono sempre possibili anche nelle situazioni
all'apparenza consolidate.
Il ruolo culturale che la donna ha svolto all'interno
della famiglia, di custode della tradizione e nello stesso
tempo di snodo verso un più ampio sistema di relazioni e di
valori presenti nelle società di accoglimento, ne fanno un
insostituibile testimone di un'idea di identità singolarmente
moderna, vale a dire consapevole della cultura d'origine e
aperta al confronto e al dialogo con altre culture.
Un'analisi della consistenza delle donne di origine
italiana nel mondo e una rilevazione delle trasformazioni
qualitative che hanno interessato la loro condizione sono,
dunque, utili e significative per diverse ragioni. Prima di
tutto per avere una più adeguata conoscenza delle dimensioni e
delle caratteristiche di una presenza a un tempo radicata e
dinamica. In secondo luogo per avere un quadro attendibile di
questa straordinaria risorsa, allo scopo di adottare e meglio
calibrare le azioni di valorizzazione e di promozione
individuale e collettiva. In terzo luogo, per sviluppare un
flusso bilaterale di comunicazione e di informazioni,
soprattutto allo scopo di fare conoscere alla più vasta
opinione pubblica del nostro Paese le numerose potenzialità
legate a questa presenza nel mondo. Per delineare, infine, la
rete delle possibili relazioni che possano facilitare, anche
per questa strada, una più moderna e incisiva
internazionalizzazione dell'Italia.
La proposta di legge cerca di tenere conto di tali
esigenze e di proporre soluzioni e strumenti volti a fare
conoscere e valorizzare la presenza delle donne di origine
italiana nel mondo, con la particolare preoccupazione di
sostenerne l'identità, di rafforzarne l'autonomia, di
affermarne la parità anche nelle istanze di potere e di
rappresentanza.
Essa, come altri progetti di legge in materia, assume il
"canovaccio" delle indicazioni venute dalle stesse donne in
emigrazione e ne rispetta le finalità e i suggerimenti
organizzativi, a partire dall'autonomia decisionale e
gestionale, che è l'indispensabile presupposto per
un'autentica esperienza di crescita e di affermazione. In
particolare, cerca di rispondere alle esigenze di conoscenza
della loro presenza nel mondo, nel rispetto delle differenze e
delle articolazioni sociali e territoriali derivanti dalla
diversa storia degli insediamenti e dei percorsi di
integrazione, di promozione delle iniziative di
vaporizzazione, di coordinamento delle attività di sostegno.
Nello stesso tempo, accoglie l'indicazione di una forma
organizzativa non centralistica, ma aderente alle molteplici
dimensioni territoriali (locale, di Paese e mondiale) nelle
quali la presenza femminile è distribuita. L'articolo 1
istituisce il Coordinamento delle donne italiane all'estero
(CDIE) e ne stabilisce le finalità di conoscenza,
monitoraggio, promozione e sostegno della condizione femminile
delle donne nei Paesi di residenza.
L'articolo 2 disciplina le attività attraverso le quali il
CDIE persegue le finalità di cui all'articolo 1.
L'articolo 3 prevede che il CDIE sia organizzato sulla
base dei princìpi di autonomia decisionale e gestionale e sia
strutturato in coordinamenti circoscrizionali, coordinamenti
di Paese e un coordinamento mondiale.
Gli articoli 4, 5 e 6 disciplinano la composizione e il
funzionamento rispettivamente dei coordinamenti
circoscrizionali, di quelli di Paese e di quello mondiale.
L'articolo 7 prevede la necessaria copertura
finanziaria.
L'articolo 8 prevede l'adozione di un regolamento da parte
del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro
per gli italiani nel mondo, per l'attuazione della legge.