XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3845
Onorevoli Colleghi! - Dai più recenti dati ISTAT
riguardanti il nostro Paese, la stima complessiva delle
persone con disabilità è pari a circa 2 milioni 800 mila, di
cui 2 milioni 600 mila circa sono i disabili che vivono in
famiglia, ovvero il 5 per cento della popolazione dai 6 anni
in su. Di questi, 221 mila non possono muoversi dal letto e
522 mila non possono uscire di casa. La popolazione femminile
risulta svantaggiata: è disabile il 5,9 per cento delle donne
contro il 3,9 per cento degli uomini. La disabilità riguarda
prevalentemente le persone dai 60 anni in su: risulta disabile
il 17 per cento degli ultrasessantenni (2 milioni 57 mila
individui) e il 37,7 per cento delle persone dai 75 anni in
su.
Le famiglie italiane che devono affrontare quotidianamente
i bisogni e i disagi che derivano dalla presenza di un
disabile sono l'11,5 per cento. Per quanto riguarda la realtà
scolastica, la percentuale degli studenti diversamente abili è
pari all'1,6 per cento. A livello europeo il numero di persone
diversamente abili è di circa 37 milioni di persone.
Dunque, un numero estremamente elevato di persone che si
trova, troppo spesso, nella condizione di non poter
beneficiare di quell'accesso all'informazione, che per il
resto della popolazione è invece scontato, per il solo motivo
di essere affetto da disabilità fisica, sensoriale, cognitiva,
o solo perché anziano.
Ricordiamo che le disabilità possono essere ricondotte ai
seguenti profili: disabilità sensoriali (vista, udito),
disabilità motorie, disabilità psichiche o cognitive. Spesso,
per individuare le persone con varie disabilità concomitanti
si usa una quarta categorie, quella delle disabilità
multiple.
La necessità di garantire a tutti i cittadini pari
opportunità e dignità sociale, è un obbligo sancito dalla
nostra Costituzione, la quale, all'articolo 3 stabilisce che
che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono
eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di
razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all'organizzazione politica, economica e sociale del
Paese".
In questi ultimi anni sono fortemente cresciute, a livello
internazionale, una sensibilità e una volontà sempre più
condivise circa la necessità di garantire una società senza
esclusi, che offra pari opportunità, rimuovendo, a tal fine,
tutte le barriere (sociali, ambientali, culturali, tecniche e
di altro tipo) che impediscono o frenano l'integrazione e la
piena partecipazione alla società di molti cittadini quali, ad
esempio, i diversamente abili e gli anziani.
Il rischio concreto è che proprio nel momento in cui,
grazie alle nuove tecnologie, buona parte della comunicazione,
dell'informazione e dei servizi, vengono trasferiti in rete,
su INTERNET, una fetta consistente della popolazione venga
marginalizzata. Una grande opportunità che, paradossalmente,
si traduce in una nuova e ulteriore forma di esclusione per
talune categorie di cittadini, che, forse, più di altre,
potrebbe e dovrebbe, invece beneficiare delle enormi
potenzialità offerte dalle nuove tecnologie.
La rapida evoluzione tecnologica, l'uso sempre più diffuso
del computer, di INTERNET, che hanno permesso di accedere
rapidamente alle varie fonti di informazione hanno anche
creato nuove barriere e nuove esclusioni, e questo è
inaccettabile. L'obiettivo è quindi quello di abbatterle per
dare agli utenti la possibilità di navigare in un sito
studiato per rispondere efficacemente alle loro necessità.
INTERNET è sicuramente uno strumento importantissimo per
l'accesso a notizie, informazioni, possibilità di
comunicazione, di collegamento e di contatto con il mondo
esterno.
Però, affinché le nuove tecnologie informatiche possano
rappresentare nuove ed effettive opportunità per tutti, è
indispensabile che i siti web siano progettati e
realizzati in modo da garantire la loro fruibilità anche da
parte di individui affetti da difficoltà o disabilità fisiche
o sensoriali, siano esse persone diversamente abili o anziani.
E questo vale ancora di più per quei siti, come quelli della
pubblica amministrazione, che mettono in rete informazioni di
pubblica utilità, che si rivolgono alla cittadinanza. In
questo caso le caratteristiche di accessibilità e di usabilità
dei siti web dovrebbero ritenersi obbligatorie.
La Commissione europea ha elaborato alcune comunicazioni
che sono state recepite da vari Paesi.
Nel giugno 2000 il Consiglio europeo di Santa Maria da
Feira ha adottato il piano d'azione eEurope 2002,
un'iniziativa volta ad accelerare la diffusione di INTERNET
per far sì che tutti i cittadini europei, senza alcuna
discriminazione, possano collegarsi alla rete per qualsiasi
loro esigenza, così da usufruire e trarre vantaggio dalle
opportunità offerte dalle tecnologie digitali. Uno degli
obiettivi specifici del Piano d'azione è di migliorare
l'accesso ad INTERNET, con particolare riguardo al
miglioramento dell'accessibilità dei siti pubblici per le
persone disabili.
Il W3C (World Wide Web Consortium), il consorzio che
si occupa di definire gli standard per i linguaggi
utilizzati sul web, ha avviato, fin dal 1997,
un'iniziativa denominata WAI per guidare gli sviluppatori dei
siti web alla realizzazione di pagine accessibili dal
maggior numero di persone possibile. In seguito a questa
iniziativa sono state pubblicate alcune linee guida per
l'accessibilità dei contenuti web.
"WAI", che sta per "Web accessibility iniziative", è
una modalità di navigazione omologata a livello
internazionale, che consente ad alcune categorie di utenti
diversamente abili - le quali si trovano spesso a dover
affrontare obiettive difficoltà nel reperimento di
informazioni tramite gli strumenti di comunicazione
tradizionali - di accedere ai servizi informatici. In pratica
sono definite le tecnologie da utilizzare su INTERNET affinché
l'informazione sia accessibile.
Se questo progetto affronta principalmente il problema
legato all'accessibilità di un settore specifico delle
applicazioni tecnologiche, che è quello dell'informazione
disponibile in INTERNET, è pur vero che esso costituisce un
valido esempio di come si possa affrontare con successo il
problema della accessibilità con risultati applicabili anche
in altri settori.
Le linee guida del W3C in materia di accessibilità dei
siti web hanno avuto un forte impatto soprattutto nei
Paesi anglosassoni dove, per primi, i governi le hanno
recepite rendendole di fatto obbligatorie per la realizzazione
dei siti INTERNET delle amministrazioni pubbliche.
Ogni sforzo deve essere quindi fatto affinché i siti
web dell'amministrazione pubblica, ma non solo di
questa, siano accessibili e fruibili da tutti i cittadini.
Attualmente, la stragrande maggioranza dei siti,
istituzionali e non, non ha queste caratteristiche.
Già nella scorsa legislatura l'allora Ministro della
funzione pubblica Franco Bassanini aveva provveduto con la
circolare n. 3 del 2001 indirizzata a tutte le amministrazioni
dello Stato, ad emanare delle linee guida per migliorare la
fruibilità dei siti web e l'accessibilità delle reti
informatiche delle amministrazioni pubbliche.
La presente proposta di legge si propone, dunque, di
contribuire a rimuovere barriere all'accesso della tecnologia
dell'informazione che oggi rappresentano un'ulteriore
discriminazione nei confronti delle categorie di persone più
deboli.
Con l'articolo 1, è stabilito l'obbligo per tutte le
pubbliche amministrazioni, nonché per le aziende pubbliche e
di pubblica utilità, di garantire le caratteristiche di
accessibilità e usabilità ai loro siti INTERNET. Ai soggetti
privati, che decidono volontariamente di adeguare i loro siti
web, viene riconosciuta una "certificazione sociale"
nonché specifiche agevolazioni di tipo fiscale in relazione
agli investimenti da loro effettuati in questo ambito.
Sempre per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni
all'articolo 2 si fa obbligo, laddove sia impiegato personale
diversamente abile, di dotarsi di una o più postazioni
informatiche di tecnologie ad hoc per le specifiche
disabilità. Sono altresì previsti adeguati corsi di formazione
per l'indispensabile aggiornamento professionale.
Agevolazioni fiscali sono inoltre previste per i soggetti
privati che volontariamente si adeguano alle norme di
accessibilità, e per le aziende produttrici di strumenti
informatici specifici sia a livello di hardware che a
quello di software dedicati a favorire l'accessibilità e
la fruibilità alle persone diversamente abili. E' infine
previsto un contributo ad personam per un importo
massimo di 500 euro, per l'acquisto, da parte di persone
diversamente abili, di strumenti informatici specifici
(hardware e software) opportunamente dedicati alle
diverse disabilità (articolo 3).
Sarebbe un segnale molto importante se il nostro
ordinamento recepisse queste norme proprio nel 2003 che
l'Unione europea ha proclamato "Anno europeo delle persone
disabili".