XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3807




        Onorevoli Colleghe, Onorevoli Colleghi! - Il mondo bipolare, così come si era configurato dopo la fine del secondo conflitto mondiale, è stato profondamente stravolto dagli avvenimenti che hanno concluso il novecento. Un diverso ordine mondiale si va costituendo nel presiedere gli assetti internazionali e molti di quegli apparati e delle organizzazioni che sovrintendevano al mantenimento di quell'ordine, anche geopolitico del mondo, mostrano l'inevitabilità di essere ripensati e ridefiniti.
        Nell'ambito di quell'assetto bipolare il nostro Paese era zona di frontiera, luogo dal quale fronteggiare le eventuali minacce d'oltre cortina e controllare l'area mediorientale che si affaccia sul Mediterraneo. Il trattato NATO e l'insediamento delle basi militari USA sul nostro territorio nacquero dunque assecondando questa logica.
        L'articolo 80 della Costituzione stabilisce che le Camere autorizzino con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica e prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi. Quanto è accaduto è andato in tutt'altra direzione. Molte delle basi militari NATO e in particolare le basi militari USA, mascherate spesso da servitù militari italiane, ma progettate e gestite da comandi americani, sono sorte al di fuori della conoscenza del Parlamento, né il Parlamento ha potuto mai verificare il reale stato dei comandi delle stesse basi militari, né la natura delle installazioni e la loro finalità e tanto meno la loro destinazione d'uso e ciò che in queste basi militari viene custodito.
        Nei fatti molti accordi internazionali rientranti nelle categorie dell'articolo 80 della Costituzione non sono mai stati sottoposti all'esame del Parlamento e alla ratifica (in base all'articolo 87 della Costituzione) del Presidente della Repubblica. Sono stati sottoposti a ratifica solo gli accordi per i quali si prevedeva dovesse esservi uno scambio con un altro Paese contraente e che quindi necessitavano della ratifica da parte di quest'altro Paese. Alcuni trattati sono in realtà noti solo a livello governativo se non addirittura dei servizi segreti. Appare inconcepibile che in uno Stato democratico né il Parlamento, né il Capo dello Stato siano stati messi a conoscenza di taluni accordi fondamentali per la sicurezza del Paese ma, di fatto, è quanto è successo con il susseguirsi degli accordi bilaterali, dei Memorandum d'intesa e di quant'altro.
        Molti sono stati gli escamotage con cui si è ovviato a questo basilare principio di democrazia. E' stato, ad esempio, introdotto il concetto di "accordi in forma semplificata", la cui definizione dovrebbe spettare al Governo per effetto di delega, poiché nella questione interviene il problema della segretezza: si afferma, infatti, che tutto ciò che riguarda le basi militari è coperto da segreto e da una (non meglio precisata) "riservatezza", oltre ad essere sottoposto a protocolli segreti aggiuntivi della NATO che a distanza di oltre mezzo secolo ancora non conosciamo. Si tratta di una materia che lascia intravedere chiaramente la condizione di "sovranità limitata" in cui il Parlamento italiano è costretto a muoversi quando viene ad incontrarsi con tale realtà; ne fa fede il ritardo con cui si è provveduto all'emanazione della legge 24 giugno 1998, n. 206, nella quale si stabiliscono le norme per le visite di parlamentari alle strutture militari.
        La proposta di legge che presentiamo è uno degli strumenti che potrebbero consentire di fare luce sulla complessa situazione delle strutture militari straniere e plurinazionali presenti sul territorio italiano al fine di permettere al Parlamento un'esauriente presa di coscienza di tale realtà e di acquisire le informazioni necessarie e utili per la garanzia e la tutela del nostro Paese e della sua Costituzione.




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