XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3783
Onorevoli Colleghi! - Il tema della responsabilità
sociale delle imprese e, di conseguenza, le questioni che
riguardano i diritti dei lavoratori e dei consumatori nonché
la tutela ambientale, da anni è oggetto di discussioni e di
riflessioni in ambito nazionale, europeo e mondiale.
La Commissione delle Comunità europee, nel luglio del
2001, ha presentato un libro verde, "Promuovere un quadro
europeo per la responsabilità sociale delle imprese", nel
quale è analizzata la situazione in ambito continentale, con
l'obiettivo di lanciare un ampio dibattito.
Già nel 1993, il Presidente della citata Commissione
Delors si rivolse alle imprese europee sollecitando un loro
impegno nella lotta contro l'esclusione sociale e, più
recentemente, il Consiglio europeo di Lisbona (23-24 marzo
2000), ritornando sull'argomento, ne ha sottolineato
l'importanza strategica affinché l'economia europea diventi
"(...) l'economia della conoscenza più competitiva e più
dinamica del mondo, capace di una crescita economica
sostenibile accompagnata da un miglioramento quantitativo e
qualitativo dell'occupazione e da una maggiore coesione
sociale (...)".
Essenzialmente il concetto di responsabilità sociale delle
imprese significa che esse decidono, di propria iniziativa, di
contribuire a migliorare la società, cioè di investire
maggiormente nel capitale umano, nell'ambiente e nei rapporti
con le parti interessate, al fine di conciliare le ragioni
della competitività con quelle dello sviluppo sociale.
Compito del legislatore è quindi quello di accrescere il
senso di responsabilità delle singole imprese, inducendo le
stesse a riconoscere l'aspetto sociale come una delle
componenti "dell'essere impresa" e a inverare il principio che
ciò può avere un valore economico diretto.
La definizione di una più forte identità delle aziende,
nel quadro delle grandi trasformazioni in atto, è cosa
particolarmente attesa dai cittadini europei ed italiani e si
trova in linea con le conclusioni del Consiglio europeo di
Goteborg (15-16 giugno 2001), nelle quali si afferma che, nel
lungo termine, la crescita economica, la coesione sociale e la
tutela dell'ambiente andranno di pari passo.
A livello mondiale sono certamente da assumere a
riferimento le iniziative realizzate dalle organizzazioni
internazionali, quali il Global Compact delle Nazioni
Unite, la Dichiarazione tripartita dell'Organizzazione
internazionale del lavoro sulle imprese multinazionali e la
politica sociale, i Princìpi direttivi dell'Organizzazione per
la cooperazione e lo sviluppo economico destinati alle imprese
multinazionali, l'attività del Council of Economic
priorities Accreditations Agency - CEPAA, e della Social
Accountability International - SAI, la cosiddetta
"certificazione etica", ovvero la norma internazionale
Social Accountability 8000. La certificazione di
responsabilità sociale delle imprese non deve perciò essere
considerata come una sorta di sostituto alla legislazione sui
diritti sociali o sulle normative ambientali, ma deve essere
vista come una base equa e universale, un punto di partenza
comune per tutte le aziende al fine di sviluppare le prassi
socialmente responsabili.
Attualmente la responsabilità sociale è realizzata, in
minima parte e quasi in via esclusiva, da grandi imprese; ma è
indubbio che essa riveste notevole importanza per tutte le
aziende e per tutti i settori di attività, a partire dalle
piccole e medie imprese (PMI) fino a quelle aventi valenza
internazionale.
Anzi, proprio tra le PMI e le microimprese, è essenziale
che essa sia sviluppata nel modo più ampio possibile, perché
soprattutto in questo ambito si registrano il più grande
apporto all'occupazione e la possibilità di migliorare l'idea
complessiva delle filiere di produzione.
Considerata la diversità dei codici di condotta da parte
delle imprese su scala planetaria, la SAI ha prodotto una
normativa sulle condizioni di lavoro ed un sistema di verifica
delle imprese, con certificazione di una parte terza
indipendente.
La norma in questione è la citata SA 8000 ed il suo
sistema di verifica fa riferimento a strategie già
sperimentate di garanzia di qualità, quali ad esempio quelle
utilizzate dalla norma ISO 9000.
Ma a ciò aggiunge numerosi elementi che gli esperti
internazionali dei diritti dell'uomo hanno considerato
essenziali per corrispondere ai requisiti della responsabilità
sociale.
Evitando di riportare pedissequamente tutta la norma
relativa alla SA 8000, alla quale si rimanda integralmente per
lo spirito che permea la proposta di legge, è tuttavia
necessario ricordare che l'azienda, al fine di conseguire la
certificazione, deve osservare le leggi nazionali e le
convenzioni ILO specifiche, nonché rispettare la Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo approvata dall'Assemblea
generale dell'ONU il 10 dicembre 1948 e la Dichiarazione dei
diritti del fanciullo adottata dall'Assemblea generale
dell'ONU il 20 novembre 1959.
Tra i requisiti essenziali di responsabilità sociale
figurano:
a) Il non utilizzo del lavoro infantile;
b) il non utilizzo del lavoro obbligato o svolto
sotto coercizione;
c) la salubrità e la sicurezza del luogo di
lavoro;
d) il rispetto della libertà di associazione e di
contrattazione;
e) la non attuazione di pratiche discriminatorie e
di esclusione;
f) il non utilizzo di pratiche disciplinari lesive
della dignità del lavoratore;
g) il rispetto dell'orario di lavoro;
h) il rispetto dei diritti relativi alla
retribuzione;
i) l'attuazione di sistemi di gestione
verificabili e comunicabili all'esterno.
Siamo in presenza di un ampio spettro di diritti che va
ben oltre la tutela di singole categorie o fasce di età, per
abbracciare il sistema generale della protezione sociale su
scala planetaria.
Tuttavia è indubitabile che assume particolare rilievo
nelle attività di prevenzione dello sfruttamento del lavoro
minorile, non solo nel nostro Paese dove è ancora presente, ma
anche nei Paesi che intrattengono rapporti economici con le
aziende italiane.
La proposta di legge intende dare più ampio e specifico
riconoscimento alle attività del CEPAA e incentiva
l'applicazione della certificazione SA 8000 attraverso
l'istituzione del marchio etico, inteso come elemento
distintivo delle aziende italiane socialmente responsabili.
Il marchio etico, rilasciato alle aziende in possesso
della certificazione SA 8000, può essere utilizzato per tutte
le forme di valorizzazione dei beni prodotti o dei servizi
resi e per qualificare la propria immagine rispetto ai
consumatori.
Si prevede l'istituzione di un Osservatorio nazionale
sulla responsabilità sociale delle aziende, composto da un
ufficio di presidenza e da un comitato consultivo nel quale
sono presenti i rappresentanti del mondo imprenditoriale e
sindacale, delle associazioni dei consumatori, degli organismi
di cooperazione internazionale e di difesa dei diritti umani e
dell'infanzia, dei Ministeri delle attività produttive, degli
affari esteri e del lavoro e delle politiche sociali, nonché
delle regioni.
All'Osservatorio sono riconosciute funzioni specifiche nel
campo della responsabilità sociale delle aziende e della
promozione e valorizzazione del marchio etico e per sviluppare
i rapporti con il CEPAA, l'ILO e gli altri organismi nazionali
e internazionali.
Sono previste specifiche misure di sostegno a favore delle
piccole e medie imprese, sotto forma di credito di imposta,
per il conseguimento della certificazione SA 8000 e il
riconoscimento del marchio etico, inoltre sono introdotte
alcune modifiche in materia di esportazione al fine di
attribuire una priorità nell'accesso ai benefìci alle aziende
titolari del marchio etico.
Stante l'importanza, e in considerazione della recente
discussione in Aula delle mozioni sul lavoro minorile, si
auspicano una rapida discussione ed approvazione della
proposta di legge.