XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3731
Onorevoli Colleghi! - Dovrebbe essere ormai noto il
problema concernente le occupazioni di suolo demaniale,
avvenute anche mediante costruzioni civili, industriali o di
pubblica utilità, in possesso di regolare concessione
edilizia. Queste costruzioni sono accomunate dal fatto che
formalmente (e quindi non abusivamente, dato che gli atti di
titolarità dei beni sono assolutamente regolari) sono beni di
proprietà ma di fatto, poiché situati in una zona demaniale,
bisogna pagare allo Stato canoni di locazione molte volte
esagerati.
Tale problema riguarda numerosi comuni, soprattutto nel
nord Italia, dove singoli cittadini o enti si sono visti
incredibilmente notificare, dalla nuova Agenzia delle entrate,
richieste di rilevanti e ingiustificati esborsi, talvolta per
modesti insediamenti abitativi e produttivi realizzati, a
seguito di regolare concessione edilizia, su aree demaniali da
decenni non più destinate ad uso pubblico.
Da un'indagine effettuata è emerso che in Italia sono
molti i casi di imprese o manufatti a destinazione pubblica
(ospedali, infrastrutture sportive ed altro) sorti su
territori demaniali abbandonati che, pur avendo ottenuto il
via libera dal Genio civile e dal Magistrato alle acque - e
sui quali le amministrazioni locali hanno fornito ai
richiedenti regolare concessione ad edificare - per anni hanno
atteso, dall'ufficio preposto dell'allora Ministero delle
finanze, un certificato di sdemanializzazione. A seguito della
reiterata mancata risposta, su tali terreni gravano ancora
oggi canoni di concessione di elevati importi.
In Veneto, ad esempio, sono molti i casi di occupazione di
piccoli corsi d'acqua, spesso privi da molti anni di funzione
idraulica. In altri casi, detti corsi conservano ancora una
reale, seppur modesta, funzione idraulica, peraltro mantenuta
anche dopo l'urbanizzazione dell'area e la costruzione
dell'immobile. In numerosi comuni simili situazioni si sono
verificate addirittura a seguito di lottizzazioni realizzate
direttamente dal comune interessato che ha, successivamente,
reso disponibili i lotti ad imprese industriali e/o
commerciali.
Sono ben note le difficoltà, i tempi biblici e i costi
elevatissimi necessari per sistemare, quando possibile, sul
piano della legittimità queste incredibili situazioni che
stanno determinando un diffuso contenzioso fra cittadini e
pubblica amministrazione, senza che vi sia una reale
giustificazione.
Appare quindi necessario un intervento legislativo che,
prendendo atto delle situazioni esistenti, regolarizzi
posizioni oggi prive di certezza, con grave danno per lo Stato
(contenziosi intervenuti), per la collettività e per i singoli
cittadini (accertamenti onerosi e non sempre giustificati
negli importi).
La presente proposta di legge ha, dunque, lo scopo di fare
chiarezza sull'annosa questione delle numerose costruzioni
civili e produttive sorte negli scorsi anni sulle aree
demaniali di tutto il territorio nazionale, avvenute a seguito
di regolare e conforme provvedimento urbanistico di
concessione.
Di conseguenza, al fine di consentire una parità di
trattamento, è opportuno estendere all'intero territorio
nazionale le disposizioni di cui alla legge 5 febbraio 1992,
n. 177, e successive modificazioni, riferita ad alcune
province e comuni del nord Italia.
Inoltre, prevedendo il trasferimento dei beni demaniali ai
comuni di appartenenza che possono decidere se alienarli ai
privati possessori, la presente proposta di legge permette
agli enti locali medesimi di introitare risorse economiche,
utili a superare le ristrettezze in cui versano.