XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3703
Onorevoli Colleghi! - Tutte le ricerche indicano come
le famiglie con abitazioni in affitto hanno, in gran parte,
redditi medio bassi che sono assolutamente incompatibili con
il mercato privato. L'intervento pubblico nelle politiche
abitative limitato all'edilizia residenziale pubblica si è
rilevato inadeguato sia dal punto di vista quantitativo
(esiguo il numero di alloggi offerti) che qualitativo (il
livello dell'offerta e i soggetti a cui si rivolge).
Così come prendendo a riferimento l'Europa non si può non
rilevare che in tale contesto l'intervento pubblico nelle
politiche abitative è questione assai più importante che in
Italia. Non a caso l'Italia ha il triste primato di fanalino
di coda dell'Europa nell'offerta di alloggi a canone sociale.
In questo caso i dati parlano chiaro; in effetti, per ogni 100
famiglie, risultano in abitazione in affitto a canone sociale:
in Italia 5; nel Regno Unito 26; in Olanda 36; in Francia 18;
in Austria 23; in Svizzera 24. Quindi la media europea delle
famiglie in abitazioni a canone sociale è di 16 famiglie su
100 famiglie. In Italia siamo tre volte sotto la media
europea.
E' da sottolineare, altresì, che in Europa la spesa per la
politica sociale della casa è di dieci volte superiore a
quella del nostro Paese, anzi con le ultime leggi finanziarie
siamo giunti in pratica all'azzeramento di fatto. Questo
diviene, nella realtà, un elemento di forte disuguaglianza e
di arretratezza dell'Italia rispetto all'Europa.
Con il trasferimento delle competenze alle regioni in
materia di edilizia residenziale pubblica si sono, certamente,
trasferite le competenze ma non è stato attuato alcun
trasferimento di risorse. Il risultato di tale "innovazione" è
devastante: le regioni dovrebbero intervenire non per
sostituire proprie imposte a imposte alle quali lo Stato
rinuncia, bensì, istituirne delle altre. Ciò non può che
acuire il divario tra le regioni più povere, dove l'offerta è
già più scarsa e degradata, le regioni più ricche e le regioni
che non avranno alcuna risorsa.
Addirittura il Governo non ha ancora attuato gli
interventi minimi dovuti sulla base di quanto disposto dal
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, emanato in
attuazione della "legge Bassanini". Il citato decreto
legislativo prevede che il Governo definisca: cosa si intende
per "servizio minimo" da garantire in tutto il Paese riguardo
all'edilizia residenziale pubblica; quali sono i piani di
edilizia pubblica da cofinanziare in quanto di interesse
nazionale; quale la quota di finanziamento dell'edilizia
residenziale pubblica da definire in sede di legge
finanziaria; quale l'assetto proprietario per l'edilizia
residenziale pubblica. In compenso si è solleciti anche oltre
il dovuto in fatto di dismissioni e di privatizzazione degli
enti gestori di edilizia pubblica.
La presente proposta di legge intende applicare quanto
previsto dalla "legge Bassanini" con una ulteriore
specifica.
In genere si è affrontato il problema dell'intervento
pubblico nelle politiche abitative relegandolo alla questione
dell'edilizia residenziale pubblica, tema oltretutto divenuto
sempre più marginale. Riteniamo che l'intervento pubblico
nelle politiche abitative debba rappresentare un ambito di
intervento più vasto e complessivo nel quale, oltre al tema
centrale e decisivo dell'edilizia residenziale pubblica,
emergano altre due questioni prioritarie: l'aumento di offerta
di alloggi a canone più basso di quello di mercato; la
politica fiscale delle casa e le agevolazioni.
A tale fine la proposta di legge da noi presentata
prevede:
a) la definizione di un finanziamento certo per la
politica sociale della casa pari almeno all'1 per cento del
bilancio dello Stato da stabilire nell'ambito della legge
finanziaria;
b) il pieno utilizzo delle rimanenze dei fondi ex
GESCAL, pari ad almeno 15.000 miliardi delle vecchie lire,
reintegrando le risorse sottratte incostuzionalmente alle
regioni. Tale piano deve prevedere la piena disponibilità per
le regioni stesse e per gli altri enti locali di utilizzare le
risorse anche per l'acquisto e l'affitto diretto di alloggi
già costruiti;
c) il mantenimento delle strutture di gestione
nell'ambito pubblico impedendo ogni privatizzazione del
settore;
d) la garanzia del principio del canone rapportato
al reddito dell'assegnatario e del canone sociale per i
redditi più bassi;
e) l'ampliamento dei soggetti destinatari
dell'intervento pubblico;
f) l'indirizzo a favorire nella costruzione e nel
recupero degli immobili l'uso di materiali ecocompatibili,
l'utilizzo di fonti di energia rinnovabile, nonché la
rimozione delle barriere architettoniche;
g) la specificazione dei compiti dell'Osservatorio
della condizione abitativa, istituito ai sensi dell'articolo
59 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
Come appare evidente, anche se esposto in estrema sintesi,
con la proposta di legge che presentiamo all'attenzione del
Parlamento intendiamo porre una questione rilevante che
attiene a una impostazione strategica relativa all'avvio di
una vera e articolata politica abitativa che non può non avere
come asse prioritario la questione del ruolo di promozione e
di intervento pubblico.