XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3697
Onorevoli Colleghi! - Con il Concilio Vaticano II, le
feste di carattere popolare-religioso sono state in parte
soppresse o limitate alla sola zona di appartenenza alla
parrocchia, mentre veniva mantenuta la celebrazione per tutti
i credenti di quelle altamente significative per il culto e
per la Chiesa.
Tuttavia vi sono festività che pur trascendendo l'ambito
locale sono state soppresse dal calendario civile, ben dopo il
Concordato del 1929 con la Santa Sede, su iniziativa del
Governo italiano.
Per gli effetti civili, le festività religiose
riconosciute come tali, sono elencate dalla legge 27 maggio
1949, n. 260, recante "Disposizioni in materia di ricorrenze
festive". Tale legge è stata in gran parte modificata
dall'articolo 1 della legge 5 marzo 1977, n. 54, recante
"Disposizioni in materia di giorni festivi", che ha soppresso
alcuni giorni festivi validi "agli effetti della osservanza
del completo orario festivo e del divieto di compiere
determinati atti giuridici". Essi sono:
il giorno della festa di San Giuseppe;
il giorno dell'Ascensione;
il giorno del Corpus Domini;
il giorno della festa dei Santi apostoli Pietro e Paolo
ripristinata solo per il comune di Roma, quale festa del Santo
patrono.
Le modificazioni apportate dalla citata legge n. 54 del
1977 furono decise dal Governo di allora quale misura per
migliorare "la negativa incidenza sulla produttività sia delle
aziende che dei pubblici uffici", compromessa da una loro
celebrazione infrasettimanale.
Con la presente proposta di legge si intende ripristinare
le festività soppresse dal calendario civile e celebrare
nuovamente ciò che il sentimento popolare non ha mai
dimenticato, in un Paese, quale l'Italia, dove le tradizioni
cristiane e cattoliche sono radicate e fanno parte della
tradizione non solo spirituale ma anche culturale delle sue
comunità.
Mi rendo conto che quando si parla di "mescolamenti" tra
religione e Stato, sovente il pensiero laico tende ad
irrigidirsi, ritraendosi o attaccando simili proponimenti.
Ma lo sforzo odierno di costruire uno Stato laico a tutti
i costi, limitando qualsiasi comportamento o situazione che
possa ricordare o affermare i valori cristiani e cattolici
della maggioranza dei cittadini, è un'attitudine antistorica
(come il 1989 ha mostrato a molti governi dell'Europa
orientale) e ingiustificata, a meno che l'obiettivo non sia
quello di erodere gradualmente qualsiasi riferimento al nostro
passato e ai valori di vita e di pensiero dell'occidente.
L'Europa è un melting-pot di culture e di popoli,
elemento questo che la contraddistingue e che la ha arricchita
e continua ad arricchirla, ma un melting-pot che si è
sviluppato nei secoli, in larghissima misura, nella
condivisione di valori cristiani maturati e diffusi (è un dato
reale) dal cattolicesimo. E il passato non si dimentica con un
"colpo di penna" di un legislatore.
Vale la pena sottolineare che in altri Paesi dell'Unione
europea queste festività sono celebrate dal calendario
civile.
E' indubbio, inoltre, che reintrodurre la celebrazione di
queste festività, nei giorni loro propri, non possa incidere
in negativo, con livelli significativi, sulla situazione
economica del Paese.