XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3628
Onorevoli Colleghi! - L'accesso alla prima abitazione
da parte delle famiglie che sono escluse dal mercato privato,
sia della proprietà che dell'affitto, è un problema di cui il
legislatore deve farsi carico in modo responsabile.
Quello che invece è accaduto negli ultimi anni nel settore
della casa (da un lato con il decentramento realizzato dalle
cosiddette "leggi Bassanini", dall'altro con la riforma delle
locazioni operata dalla legge n. 431 del 1998) costituisce un
insieme di iniziative parziali che hanno trascurato i soggetti
più deboli, hanno fatto crescere la conflittualità e, alla
fine, hanno scaricato sui proprietari privati di immobili
residenziali (per lo più, piccoli proprietari) l'onere di
risolvere, a loro spese, quello che è un problema sociale: le
reiterate proroghe dell'interruzione delle procedure di
sfratto costituiscono un "malvezzo" indegno di un Paese
civile, risolvendosi nella compressione del diritto di
proprietà. Detto modus operandi ha determinato, inoltre
un effetto negativo su tutta l'economia del settore, riducendo
la propensione a concedere in locazione gli immobili,
contribuendo alla lievitazione dei costi delle locazioni,
funzionando come elemento depressivo di nuovi investimenti. Se
anche il Governo di centro-destra non ha potuto fare altro che
reiterare la proroga degli sfratti (pur apportando una
importante modifica normativa che mira a dare maggiori
garanzie ai proprietari degli immobili), ciò è dipeso solo
dalla necessità di evitare una soluzione ancora peggiore data
dal fingere che i problemi accumulatisi negli ultimi anni non
esistano. Ed invece i problemi esistono e sono gravi, se è
vero che il disagio abitativo, particolarmente nelle grandi
aree metropolitane, è fortemente aumentato negli ultimi anni e
il fenomeno dell'immigrazione è destinato ad accrescerlo
ulteriormente nei prossimi.
L'azione dei pubblici poteri, e quindi degli organi dello
Stato, delle regioni e dei comuni, deve essere coordinata per
la soluzione delle situazioni di maggiore disagio abitativo e
per la prevenzione del loro insorgere. Ciascuno deve fare la
propria parte. Se regioni e comuni hanno ormai conseguito una
quasi completa autonomia amministrativa in questa materia e se
anche sul piano legislativo lo Stato non ha più messo in campo
alcun intervento sistematico dopo la riforma delle locazioni
del 1998, ciò non significa che non sia necessario, invece,
riempire un evidente vuoto normativo.
Così come le regioni non possono scaricare sui comuni
l'intero peso del disagio abitativo, azzerando gli interventi
e gli impegni finanziari nel settore dell'edilizia
sovvenzionata ed agevolata, così pure lo Stato non può
ritenere chiuso il "capitolo della casa" con il solo Fondo
istituito dall'articolo 11 della citata legge n. 431 del
1998.
La presente proposta di legge intende corresponsabilizzare
le regioni definendo i princìpi di una legislazione che dovrà,
per il resto, svolgersi nella più piena autonomia. A tale
fine, anche le risorse finanziarie dovranno essere rese più
certe. Allo stesso tempo, anche lo Stato dovrà realizzare un
disegno ampio di riforma della fiscalità sulla casa,
finalizzato ad incentivare, in modo efficace, gli investimenti
di manutenzione e di ampliamento del patrimonio abitativo
pubblico, ma anche di recupero e di nuova costruzione di
immobili privati destinati ad aumentare l'offerta di alloggi
per le fasce sociali più deboli.