XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3589
Onorevoli Colleghi! - Il 2 agosto 2001 veniva istituito
un Comitato di indagine conoscitiva parlamentare bicamerale in
relazione a quanto accaduto a Genova nei giorni 19, 20, 21 e
22 luglio 2001 in occasione del vertice G8. I lavori del
Comitato si concludevano il 20 settembre 2001 con
l'approvazione di una relazione di maggioranza e due distinte
relazioni di minoranza. Le numerose audizioni e la
documentazione acquisita durante i lavori del Comitato hanno
consentito solo una sommaria e parziale ricostruzione dei
fatti accaduti a Genova. Ciò soprattutto in ragione del breve
tempo in cui si sono svolti i lavori e dei limitati poteri di
cui il Comitato disponeva. Si sottolinea, in particolare, la
circostanza che i soggetti che venivano escussi innanzi al
Comitato non avevano l'obbligo di deporre secondo verità, né
di fornire tutte le informazioni di cui erano in possesso. Si
è assistito così ad una serie di audizioni in cui i massimi
vertici delle Forze dell'ordine rilasciavano dichiarazioni
confuse, contraddittorie e reticenti su quanto accaduto nelle
piazze, all'interno delle caserme ove i manifestanti arrestati
erano stati condotti, nonché sull'episodio relativo alla
"perquisizione" alla scuola Diaz. La conclusione dei lavori
del Comitato di indagine confermava chiaramente la necessità
di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta che
procedesse all'indagine con i poteri propri della
magistratura, così come già richiesto dalle opposizioni.
In effetti, gli sviluppi delle inchieste della
magistratura avviate sui fatti di Genova e la documentazione
successivamente resasi disponibile sotto forma di video,
avvalorano ancora di più la necessità di istituire una
Commissione parlamentare di inchiesta. Per quanto accaduto
alla caserma di Bolzaneto, centro di detenzione temporaneo dei
manifestanti arrestati, è risultato chiaro dalle
testimonianze, che si sono via via aggiunte, che degli abusi
sono stati consumati, mentre a seguito delle audizioni rese
innanzi al Comitato e della relazione di indagine
amministrativa tutto era stato spiegato come una semplice
disfunzione organizzativa.
Ancor più eclatanti sono gli sviluppi relativi alla
"perquisizione" della scuola Diaz: in tal caso la reticenza e
il mendacio di coloro che hanno riferito al Comitato appaiono
di palmare evidenza. Si pensi alla "costruzione" di false
prove di accusa, operata da funzionari di alto grado della
Polizia di Stato, nei confronti dei ragazzi che occupavano la
scuola. Non può essere taciuto che taluni di quei funzionari
hanno rilasciato dichiarazioni quantomeno reticenti innanzi al
Comitato di indagine.
Per quel che riguarda, invece, la gestione dell'ordine
pubblico in piazza, anche in questo caso non si è riusciti a
fare luce sulla catena di comando e sulle dinamiche che hanno
innescato e perpetuato durante i giorni del vertice G8 una
spirale repressiva di inusitata violenza nei confronti dei
manifestanti, che nella giornata del 20 luglio ha determinato
cariche a freddo e ingiustificate nei confronti del corteo dei
disobbedienti mentre sfilava lungo il percorso autorizzato in
via Tolemaide (come risulta dai documenti esibiti dai
rappresentanti del Genoa Social Forum); ciò ha
determinato un precipitare degli eventi che ha condotto
all'uccisione di Carlo Giuliani. A riguardo merita di essere
sottolineato che sia il capo della Polizia che il questore
hanno dichiarato innanzi al Comitato di indagine che quel
corteo sfilava lungo un percorso non autorizzato e che ciò
aveva determinato le cariche di polizia. Lo stesso Ministro
dell'interno ebbe a dichiarare al Comitato che su tale
questione era stata disposta un'indagine amministrativa, ma in
una successiva occasione il medesimo Ministro dichiarò che non
era stato dato seguito all'indagine amministrativa a causa
della concomitante indagine della magistratura.
Sulla dinamica della tragica morte di Carlo Giuliani nulla
si è potuto appurare durante i lavori del Comitato di indagine
e i dubbi e gli interrogativi che aleggiano su quella vicenda
sono ancora oggi senza risposta. Fermo restando che
l'accertamento delle responsabilità penali individuali è
funzione esclusiva della magistratura, preme sottolineare che
è invece prerogativa del Parlamento e di una Commissione
parlamentare di inchiesta accertare eventuali responsabilità
politiche e amministrative che hanno contribuito, tramite
l'effettiva gestione dell'ordine pubblico, al verificarsi
della morte del giovane Giuliani. In particolare, meritano di
essere approfondite almeno due questioni emerse su tale
inchiesta. La presenza in piazza, a pochi metri dal
defender da cui partì lo sparo che uccise Carlo
Giuliani, di ufficiali e di sottufficiali dell'Arma dei
carabinieri, tutti collegati via radio, tra cui il tenente
colonnello dei carabinieri Giovanni Truglio, paracadutista del
"Tuscania" e comandante delle forze di intervento mandate a
Genova dal Comandante generale dei carabinieri dopo uno
speciale addestramento, pone interrogativi circa il ruolo
svolto dagli stessi in quel contesto. E' stato inoltre
accertato che il carabiniere Mario Placanica teneva la pistola
nella fondina posizionata nella coscia destra (a estrazione
veloce): è necessario conoscere, in generale, le direttive e
le regole di comportamento impartite sulla gestione
dell'ordine pubblico durante il vertice G8, e, in particolare,
se era regolamentare l'uso di fondine "a coscia" e, in caso
affermativo, i motivi per cui ne era stato autorizzato
l'uso.
Il perpetuarsi di abusi e di violenze si è verificato
anche nella giornata del 21 luglio fino a culminare
nell'irruzione alla scuola Diaz; alla fine del vertice G8 è
risultato che le Forze dell'ordine hanno impiegato oltre 6.000
candelotti lacrimogeni; dalle relazioni di servizio dei
carabinieri risulta che sono stati esplosi almeno 15 colpi di
arma da fuoco oltre quelli che hanno ucciso Carlo Giuliani. Un
bilancio impressionante e senza precedenti nella storia
repubblicana. Interrogativi inquietanti circa l'effettiva
gestione dell'ordine pubblico e l'operato delle medesime Forze
affiorano ormai anche dalle inchieste della magistratura.
"Last, not least" arrivano i rilievi del Parlamento
europeo. Con un documento adottato il 15 gennaio 2003, la
risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali
nell'Unione europea (2000/2014(INI)), il Parlamento europeo ha
ufficialmente mosso accuse nei confronti dell'Italia per i
fatti di Genova. Oltre all'esplicita deplorazione "delle
sospensioni dei diritti fondamentali avvenute durante le
manifestazioni pubbliche, ed in particolare in occasione della
riunione del G8 a Genova" (punto 44), la risoluzione (punto
45) "rileva in particolare che, per quanto riguarda i
disordini di Genova del luglio 2001, il Parlamento continuerà
ad accordare particolare attenzione al seguito delle indagini
amministrative, giudiziarie e parlamentari avviate in Italia
per accertare se in tale occasione si sia ricorsi a
trattamenti o punizioni disumane o degradanti (articolo 4
della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea)".
Riteniamo il documento adottato dal Parlamento europeo una
sorta di "invito vincolante" rivolto ai diversi livelli
istituzionali italiani affinché facciano piena luce su quegli
avvenimenti. L'istituzione di una Commissione parlamentare di
inchiesta rappresenta anche in questo caso lo strumento più
appropriato non solo per rispondere alle sollecitazioni
dell'istituzione comunitaria in quanto tale, ma anche per
rendere conto di quanto accaduto ai singoli Governi
dell'Unione europea, che pure hanno contato tra le vittime
delle violenze molti propri cittadini.
I risultati insufficienti e insoddisfacenti cui è
pervenuto il Comitato di indagine conoscitiva impongono allo
stato la necessità di istituire una Commissione parlamentare
di inchiesta che ricostruisca quanto accaduto a Genova in quei
giorni del luglio 2001, che individui le "catene di comando"
ed accerti responsabilità politiche e amministrative che hanno
condotto alla commissione di abusi di tale entità da annullare
i diritti civili dei cittadini. E' fuor di dubbio, infatti,
che in un Paese democratico le forze dell'ordine debbano
tutelare i diritti dei cittadini piuttosto che abusarne o
conculcarli. Riteniamo che questa sia materia di interesse
pubblico tale da giustificare l'istituzione di una Commissione
parlamentare di inchiesta, atteso che il funzionamento delle
Forze dell'ordine e la tutela dell'ordine pubblico nel
rispetto dei diritti costituzionali debbano essere patrimonio
condiviso da tutte le parti politiche, e solo dissipando le
ombre che ancora gravano su quei giorni si potrà raggiungere
questo obiettivo.